15 novembre 2006

"Percorsi. Gli specchi dell'anima" di Alfredo Maestroni

di Miriam Ballerini
PERCORSI
Gli specchi dell’anima, di Alfredo Maestroni
Dialogolibri 2006 – Collana l’anima dei poeti.

pag. 69

Raramente capita di avere fra le mani il libro di un poeta le cui poesie sono state scritte in età giovanile, per poi essere pubblicate ben quarantacinque anni dopo!

Ma ancor più raro è che questo poeta, oltre ai testi stampati in questo libro, non abbia mai più scritto una sola poesia!

E' quanto accade ad Alfredo Maestroni, che scrisse le sue poesie a diciotto anni, sotto l’influenza dei testi di Ungaretti, Montale e Quasimodo; autodidatta e dotato di una maturità e serietà che hanno donato ai suoi testi un’impronta sorprendente.

Nella raccolta Percorsi gli specchi dell’anima i testi sono stati inseriti in ordine cronologico e dopo le prime poesie in rima, ma dai significati sentiti, via via assistiamo a una maturazione poetica; a un evolversi di tematiche, di parole ricercate da incastonare le une nelle altre con sapiente e ponderata metodicità.

Vediamo un breve estratto da Dimensione

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T’appesantisce la violenza del sole

puoi restare inerme e pensoso

per un giorno ma la sfera

non si rompe e passa oltre

Sei come un panno appeso

che non asciuga mai

Sei sfiorato appena

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I testi di Maestroni recano con sé le ansie e la ricerca di se stesso; le sensazioni di un giovane ragazzo maturo che si guarda intorno, cercando un proprio senso.

Un altro estratto da Dove andrò

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Dove me ne andrò solo

questi anni verdi ti infossano le spalle

le occasioni rubate al tempo pare ritornino

come d’autunno il senso

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E' un osservatore attento della natura e della società che lo circonda di quegli anni, gli anni sessanta. Dove le stagioni e gli oggetti da lui visti trovano un senso e un paragone nel suo sentire.

NEBBIA

Sale la nebbia, si posa

sulle cose vicine, su quelle lontane

nell’abbraccio spettrale, invaghita

e persa per ogni dove, se stessa rimpiange

Di sereni l’immobilità che trafigge

o stupita tristezza

nella notte buttata, stanca

Le vaganti corolle, doloranti

tacite, mutevoli

Si cancella la sferza d’ottobre

e più nulla rimane

Non sono più i giorni del vento

sui lucidi campi brulli

E tanta tristezza

che scivola sul dorso delle foglie

L’ultimo fiore è il sole

I testi non sono di facile lettura, con frasi descrittive e altre più ermetiche, da comprendere, magari, con una seconda lettura. Classicheggianti.

Maestroni gioca con le parole, spesso usando l’anàstrofe, cioè inverte l’ordine naturale delle parti del discorso, teso alla ricerca dei termini appropriati.

In questa raccolta troviamo poesie che mai sono banali, ma sempre significative e intense, e che nel lettore lasciano una profondità di pensiero.

All’inizio del libro troviamo la prefazione di Manrico Zoli, Presidente del Circolo Culturale Dialogo di Olgiate Comasco.

E un breve avvio che l’autore ci vuole dare: “Un piccolo … grande “mondo”, uno spunto prezioso, l’inizio di un percorso”.

Inevitabile porgerci un quesito: se l’Alfredo diciottenne ha saputo porsi poeta tanto maturo, quali versi potrebbero nascere dall’Alfredo odierno?

© by Miriam Ballerini

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