07 ottobre 2006

L’Apocalisse di Pasolini

di Camillo Massimo Fiori (tratto da "La Prealpina" del 26 settembre 2006)

Nel lontano 1975 Pier Paolo Pasolini scrisse sul "Corriere della Sera" un articolo con cui denunciò che qualcosa di terribile stava accadendo. Erano gli anni della trasformazione dell'Italia da paese agricolo a potenza industriale, da terra di emigrazione a rifugio per le masse di diseredati del terzo mondo. Il livello di benessere individuale raggiunto eguagliava lo standard americano, ma il prezzo pagato era stato altissimo.La terra era stata inquinata dai pesticidi e la campagna era sconvolta, sommersa dal cemento; gli azzurri fiumi e le rogge trasparenti si erano trasformati in cloache a cielo aperto; l'aria delle città era divenuta una miscela venefica di gas di scarico e di polveri sottili; le primavere erano diventate silenziose per la scomparsa della fauna. Le lucciole, che sono gli indicatori naturali della salubrità dell'ambiente, erano anch'esse sparite.Allora non si capì che la questione ambientale stava diventando centrale allo stesso modo che, addietro, lo era stata la questione sociale.
Solo adesso ci stiamo accorgendo che l'intero ecosistema è in sofferenza: le alluvioni hanno devastato mezza Europa; la lunga estate, torrida e secca, ha fatto morire i boschi, divenuti facile preda dei piromani e dei vandali; i laghi carenti di ossigeno sono divenuti la tomba dei pesci; i ghiacciai si ritirano e i mari si surriscaldano.Da secoli non si era mai visto nulla di simile e le conseguenze non sono limitate alla flora e alla fauna; anche gli umani ne soffrono e molte migliaia di persone anziane non ce l'hanno fatta, nelle passate estati, a sopportare le temperature tropicali a cui non erano abituate.Le cause sono note: è il mutamento della composizione chimica dell'atmosfera, legato all'aumento dei gas ad effetto serra, che determina il surriscaldamento dell'atmosfera, del suolo e degli oceani. I cambiamenti climatici hanno carattere generale, sfuggono in gran parte alle misure apprestate a livello locale (ogni anno vengono distrutte nel mondo foreste pluviali per un'estensione pari all'intera Svizzera), costituiscono una sfida globale perchè sono all'origine dei rischi di catastrofe ambientale. Occorre un sistema di governance globale sostenuto da un'opinione pubblica responsabile per spingere i governi nazionali ad una collaborazione internazionale.
E' su questo crinale che si colloca la metafora pasoliniana della scomparsa delle lucciole: quel "qualcosa" di terribile che stava accadendo, e che oggi è accaduto, non riguardava soltanto il paesaggio, la natura, l'ambiente, ma il cuore profondo degli uomini.La spaventosa trasformazione scatenata dalla modernità non ha soltanto degradato i fiumi e le rogge ma ha anche stravolto la mente e il carattere delle persone. Un "nuovo tipo di civiltà" ha scalzato i valori certi (chiesa, patria, famiglia, obbedienza, ordine, risparmio, moralità) che appartenevano all'universo agricolo e paleocapitalistico ormai tramontato.In tale vuoto di valori emerge un nuovo potere che "deformando la coscienza del popolo, ne favorisce una radicale mutazione antropologica". Quando Pasolini faceva questa considerazione eravamo agli albori del consumismo e stava nascendo la televisione commerciale che ha allevato una enorme audience spacciando volgarità aggressiva, allegria sguaiata, ignoranza esibita. Essa ha inoculato negli spettatori sentimenti e risentimenti in linea con il senso comune ma spesso in spregio del buon senso, azzerandone così l'attitudine al ragionamento e alla riflessione.Giovanni Sartori, professore emerito della Columbia University di New York, ritiene che "la televisione sta cambiando l'uomo e la politica". La persona video - formata è sempre meno un soggetto mentale capace di astrazione e in grado di capire al di là del vedere.
E' un fatto che la cultura scritta viene ad essere progressivamente soppiantata dalla cultura visiva e l'homo sapiens viene sostituito dall'homo insipiens; ne deriva che tutte le democrazie, secondo l'economista John Kenneth Galbraith, vivono nel timore permanente di essere condizionate dagli ignoranti istruiti.Ecco spiegato il paradosso: abbiamo davanti agli occhi la visione della distruzione dell'ambiente ma non siamo in grado di comprendere la radicalità della sfida.Non è più sicuro che il mondo e la civiltà abbiano un futuro!
Quasi vent'anni dopo Pasolini, un altro grande testimone del nostro tempo, il monaco don Giuseppe Dossetti, già eminente uomo politico democristiano, ha scritto che il vuoto ideale ed etico viene compensato con la ricerca spasmodica della ricchezza e dei beni, l'inappetenza di valori viene colmata da appetiti crescenti di cose. L'ossessione del piacere e l'eccesso di immagini mediatiche provocano così l'ottundimento delle facoltà superiori dell'intelligenza: la creatività, la contemplazione, il discernimento, la capacità critica.L'apocalisse pasoliniana trova conferma nella riflessione dossettiana; lo scrittore e il monaco dalle comuni radici cristiani sembrano concordi nel dire: "Questa è la notte delle persone". Ma c'è anche la speranza di un nuovo mattino.

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