16 settembre 2006

La latimeria di Giuseppe Mosca (tratto da "La Prealpina" del 12 settembre 2006)

Fu il celebre naturalista Charles Darwin a definire "fossili viventi" quelle specie tuttora esistenti che sono rimaste pressochè immutate per centinaia di milioni di anni: come se la natura le avesse "escluse" dai processi evoluzionistici che hanno modificato tutte le altre specie tra cui l’«Homo sapiens sapiens».Il più noto "fossile vivente" è la "Latimeria", un grosso e tozzo pesce appartenente all’ordine dei celacanti che apparvero circa 400 milioni di anni fa, nel periodo Devoniano, ossia molto prima dell’avvento dei dinosauri quando un immenso oceano circondava un unico enorme continente.Sino al 1939 si riteneva che tutti i celacanti fossero estinti da milioni e milioni di anni finchè non ne fu catturato un grosso esemplare nelle acque sudafricane presso la foce del fiume Chalumna. I primi ad intuirne l’importanza furono la naturalista Latimer e l’ittiologo Smith i quali hanno descritto scientificamente tale pesce emerso da un remotissimo passato. In seguito furono catturati e studiati circa duecento esemplari viventi nelle profondità marine del Madagascar nonchè presso la superficie come documentò una spedizione scientifica italiana.La "Latimeria" è un massiccio pesce, che può raggiungere la lunghezza di quasi due metri ed il peso di quasi un quintale, dal colore blu con macchie bianco-rosato. A differenza di quasi tutti i pesci tuttora esistenti presenta due pinne dorsali ed una particolarissima articolazione infracranica, è "ovovivipara", ossia trattiene le uova nel proprio corpo finchè non sono mature: femmine di "Latimeria" presentavano embrioni ben sviluppati similmente agli ittiosauri vissuti nei mari dell’era Mesozoica all’epoca dei dinosauri.Nella stessa epoca, oltre 200 milioni di anni fa, nel Mare di Besano (dove si trova ora il confine tra la provincia di Varese ed il Canton Ticino) vivevano celacanti di piccole dimensioni, quali il "Ticinepomis", la cui struttura scheletrica differisce ben poco dall’attuale "Latimeria".Ma la caratteristica più straordinaria della "Latimeria" consiste nelle sue pinne pari, ossificate e lobate, che si muovono in ogni direzione come fossero zampe. Da tali pinne derivarono molto probabilmente le zampe degli anfibi, i primi vertebrati che si avventurarono sulle terre emerse, i primi "tetrapodi" dai quali poterono evolversi successivamente (per centinaia di milioni di anni) rettili, uccelli e mammiferi. Dalle pinne dei celacanti alle zampe degli anfibi, agli artigli dei dinosauri, alle ali degli uccelli, agli arti delle scimmie... e dell’uomo!

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