13 luglio 2006

L'uomo di Mazzini

di A. di Biase

"Dio esiste. Noi non dobbiamo né vogliamo provarvelo: tentarlo ci sembrerebbe bestemmia, come negarlo follia. Dio esiste, perché noi esistiamo. Dio vive nella nostra coscienza, nella coscienza dell'Umanità, nell'Universo che ci circonda. La nostra coscienza lo invoca nei momenti più solenni di dolore e di gioia. L'umanità ha potuto trasformarne, gustarne, non mai sopprimerne il santo nome. L'universo lo manifesta con l'ordine, con l'armonia, con l'intelligenza dei suoi moti e delle sue leggi. Non vi sono atei fra voi: se ve ne fossero sarebbero degni non di maledizione ma di compianto. Colui che può negar Dio davanti a una notte stellata, davanti alla sepoltura dei suoi cari, davanti al martirio, è grandemente infelice o grandemente colpevole...... Io dunque non vi parlo di Dio per dimostrarvene l'esistenza, o per dirvi che dovete adorarlo: voi lo adottate, anche non nominandolo, ogni qualvolta sentite la vostra vita e la vita degli esseri che vi stanno intorno; ma per dirvi come dovete adorarlo - per ammonirvi intorno a un errore, che domina le menti di molti tra gli uomini delle classi che vi dirigono, o per esempio loro, di molti tra voi; esso è errore grave e rovinoso quanto è l'ateismo. Questo errore è la separazione, più o meno dichiarata, di Dio dall'opera sua, dalla Terra sulla quale voi dovete compiere un periodo della vostra vita. Da una parte avete gente che vi dice: «Sta bene, Dio esiste; ma voi non potete più che ammetterlo ed adorarlo. La relazione tra lui e gli uomini nessuno può intenderla o dichiararla. E' questione da dibattersi tra Dio medesimo e la vostra coscienza. Pensate intorno a questo ciò che volete, ma non proponete la vostra credenza ai vostri simili; non cercate d'applicarla alle cose di questa terra. La politica è una cosa, la religione è un'altra. Non le confondete. Lasciate le cose del Cielo al potere spirituale stabilito qualunque esso sia, salvo a voi di non credergli, se vi pare ch'egli tradisca la sua missione: lasciate che ognuno pensi e creda a suo modo; voi non dovete occuparvi in comune che delle cose della terra. Materialisti o spiritualisti, credete voi nella libertà e nell'uguaglianza degli uomini? Volete il benessere per la maggioranza. Volete il suffragio universale? Riunitevi per ottenere codesto intento; non avete per questo d'intendervi sulle questioni che riguardano il cielo». Avete d'altra parte uomini che vi dicono: «Dio esiste; ma è così grande, troppo superiore a tutte le cose create, perché voi possiate sperar di raggiungerlo colle opere umane. La terra è fango. La vita è un giorno. Distaccatevi dalla prima quanto più potete: non date più valore che non merita alla seconda. Che sono mai tutti gli interessi terreni a fronte della vita immortale dell'anima vostra? Pensate a questa: guardate al cielo. Che v'importa se voi vivete quaggiù in un modo o in un altro? Siete destinati a morire; e Dio vi giudicherà, secondo i pensieri che avrete dato, non alla terra ma a lui. Soffrite? Benedite al Signore che vi manda quei patimenti. L'esistenza terrena è una prova. La vostra è terra d'esilio. Sprezzatela e innalzatevi. Di mezzo ai patimenti, dalla miseria, dalla schiavitù, voi potete rivolgervi a Dio, e santificarvi nell'adorazione di lui, nella preghiera, nella fede di un avvenire che vi compenserà largamente, e nel disprezzo delle cose mondane».Di quelli che così vi parlano, i primi non amano Dio, i secondi non lo conoscono.L'uomo è uno, direte ai primi. Voi non potete troncarlo in due; e far sì ch'egli concordi con voi nei principi che devono regolare l'ordinamento della società, quand'ei differisca intorno all'origine sua, alla sua legge di vita quaggiù...... Agli altri che vi parlano del cielo scompagnandolo dalla terra voi direte che cielo e terra sono, come la via ed il termine della via, una cosa sola. Non dite che la terra è fango: la terra è di Dio. Dio la creava perché per essa salissimo a lui. La terra non è soggiorno d'espiazione o di tentazione, è il luogo del nostro lavoro per un fine di miglioramento, del nostro sviluppo verso un grado d'esistenza superiore. Dio ci creava non per la contemplazione ma per l'azione: ci creava ad immagine sua, ed egli è Pensiero ed Azione, anzi non v'è in lui pensiero che non si traduca in azione. Noi dobbiamo, dite, sprezzare tutte le cose mondane, e calpestare la vita terrena, per occuparci della celeste; ma cosa è mai la vita terrena se non un preludio della celeste, un avviamento a raggiungerla?Non v'avvedete voi, benedicendo all'ultimo gradino della scala per la quale noi dobbiamo salire, e maledicendo al primo, che ci troncate la via?"
La lettura de "I doveri dell'uomo" (1860) mostra l'aspetto più inedito, ma non meno interessante del pensiero di Giuseppe Mazzini: quello spiritualista. Pur senza mai essere visionario, Mazzini ebbe talune esagerazioni le quali possono far pensare ad una forma di profetismo che non fu, pensiamo, il meglio di quanto espresso in vita dal pensatore genovese. Quanto riportato - sui cui contenuti ci si potrebbe ancora oggi accapigliare - è invece espressione di una fede grande e lucida, nonché laica, che traina in definitiva tutto il suo pensiero sull'emancipazione dell'uomo. Mazzini fu piuttosto nitido nel proprio percorso ideale, probabilmente perché aveva chiaro il legame tra il mondo delle idee e la realtà. L'immagine della vita come un'ascesa continua degli individui e dell'umanità, nella sua personalità collettiva, verso Dio, è forse la più nitida rappresentazione dell'uomo teso alla cristallizzazione delle idee nelle opere che compie, dell'uomo fatto a immagine di Dio che è, secondo Mazzini, Pensiero e Azione. E' l'uomo dei Lumi che comprende il proprio limite e che vive operoso, chiedendo quella luce che non può trovare da sé.

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