02 luglio 2006

"Eravamo giovani in Vietnam" di Moore - Galloway

di Pamela Serafino

Tra le innumerevoli pubblicazioni su uno dei più tragici conflitti della storia contemporanea, quello del Vietnam, il best seller Eravamo giovani in Vietnam edito da Piemme si guadagna un posto di tutto rispetto per la lucidità descrittiva degli episodi, la lettura del fenomeno nel vasto contesto della politica americana, la spietata analisi delle contraddizioni di una guerra inutile, le ripercussioni sulla vita di chi sacrificandosi per la patria ritorna in una patria cambiata in cui il loro sacrificio non ha più senso. A raccontare questa storia sono i soldati che quella guerra l’ hanno combattuta, i figli degli anni Cinquanta, i seguaci di John Kennedy, quelli che hanno accolto il suo appello quando all’inizio degli anni Sessanta dichiarò dinanzi al mondo intero che “gli americani avrebbero pagato qualsiasi prezzo, sopportato qualsiasi fardello, affrontato qualunque traversia pur di difendere la libertà”. Quando i soldati americani, molti dei quali sono di leva, accolgono l’appello, John Kennedy è già morto, ma loro rispondono agli ordini del loro nuovo presidente Lyndon B. Johonson, “perché era una forma d’amore e di dedizione” verso la patria. Un amore che in seguito, secondo la testimonianza dei protagonisti, si è dimostrato inutile, incompreso, sia da parte di coloro che quella guerra l’hanno contestata, includendo nel loro odio anche chi è stato inviato a combatterla sia da parte dei capi del governo che si sono dimostrati incapaci di gestirla. Il libro è un racconto di guerra, in particolare è il racconto di un episodio centrale di quella guerra: la battaglia dello Ia Drang combattuta nel novembre del 1965. “Nella valle dello Ia Drang- affermano i protagonisti- entrambe le parti hanno gridato vittoria ed entrambe hanno ricavato lezioni, spesso pericolosamente ingannevoli, che sarebbero echeggiate lungo tutto il periodo successivo, un decennio di battaglie sanguinose e di sacrifici immani”. Accurata ed avvincente appare la descrizione delle tattiche di guerra, delle tecniche e degli armamenti utilizzati da entrambi i fronti. Durante questo combattimento l’esercito americano sperimenta su larga scala la guerra elitrasportata avvalendosi di una divisone sperimentale addestrata la 1° Cavalry Division . L’uso degli elicotteri agevolava gli spostamenti dell’esercito in un territorio impervio al punto che, alle volte, occorrevano quattro ore per percorrere 300 metri. L’armata del popolo dal canto suo sperimentava nuove tecniche di guerriglia per contrattaccare questo nuovo sistema di combattimento tecnologicamente ancora più avanzato. Dietro queste tecniche però ci sono gli uomini col loro eroismo, il loro terrore, il loro sacrificio. E tutto il libro è il risultato del dipanarsi delle loro storie, dal loro passato fatto di quello che amavano, di quello in cui credevano, e il loro futuro, sia di quelli che non lo hanno avuto sia di quelli che oggi osservano “i volti di giovani ormai vecchi, scavati dalle febbri e dalle notti insonni- che li – fissano impietriti, come estranei sperduti e dannati, dalle foto ingiallite che abbiamo conservato nelle scatole di cartone”. E’ proprio perché storia di uomini e non solo guerra di tecnica, perché storia raccontata da chi l’ha vissuta che questo libro è avvincente anche con il suo tragico epilogo, con l’amara riflessione conclusiva proprio di costoro che concordano con von Clausewitz quando 150 anni prima del conflitto del Vietnam aveva scritto “ nessuno dotato di senno comincia una guerra senza prima avere ben chiaro in mente cosa vuole ottenere con questa guerra e come vuole condurla”. Come per dire che la storia non insegna nulla.

(Eravamo giovani in Vietnam, Harold G. Moore- Joseph L. Galloway, Piemme, euro 5,90, p. 464, 2004)

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