02 luglio 2006

Nicola Sacco e Bartolomeo Vanzetti

di Augusto da San Buono

John Dos Passos torna alla ribalta, in Italia, con “Davanti alla sedia elettrica”, un pamphlet scritto nel 1927, in favore di Nicola Sacco e Bartolomeo Vanzetti, condannati a morte negli Stati Uniti al termine di un processo a lungo contestato. Il libro è stato solo ora tradotto per la prima volta in italiano ed edito da Spartaco. Qui, John ricostruito le vicende processuali, smonta i capi d'accusa e racconta il suo incontro con i due italiani in carcere: infine fa suo l'appello di molti operai italo-americani e non, per salvarli dalla sedia elettrica. ”Con la loro morte - afferma - sarebbe morta la fiducia nella giustizia”.

Dos Passos, che era stato fatto conoscere al grande pubblico da Alessandro Baricco, nelle sue trasmissioni televisive “Circolo Picwick “ di vent’anni fa, viene riproposto con questo scritto amaro, rabbioso e graffiante, scritto nel suo periodo di radicalismo militante, in cui compì diversi viaggi come giornalista a Cuba, in Messico e in Russia, dove venne arrestato, proprio a causa della sua manifestazione di protesta a favore di Sacco e Vanzetti; il periodo in cui fondò inoltre il periodico di sinistra “New Mases”.

Ma chi era John Dos Passos?
Nato a Chicago nel 1896 da una famoso avvocato di origine portoghese, aveva trascorso la maggior parte della sua prima infanzia in Europa, in compagnia della madre. Al suo ritorno in America, l’undicenne John frequentò una scuola privata e si iscrisse all’università di Harvard, dove venne a contatto con l’estetismo di giovani collaboratori del “The Dial” e conobbe Thorstein Veblen, rimanendo conquistato dalla “sua elaborata ironia e dall’attacco distruttivo alla facciata istituzionale del capitalismo“.

Nel 1916, appena fresco di laurea ad Harvard, John se ne va in Spagna per studiare architettura, ma qui viene sorpreso dalla guerra e fa un po' l'Hemingway, s'arruola nell'esercito francese come autista di ambulanze e successivamente transita nel corpo sanitario americano. Da queste esperienze da “ addio alle armi”, nascono i suoi primi due romanzi: “One Man’s Initiation” (1920), storia di un conducente di ambulanze durante il conflitto, e “Three Soldiers “ (1921), che narra del mondo della guerra e i suoi effetti su tre tipi di personaggi. Poi scrive un volume di poesie, un libro di viaggi e alcuni saggi su scrittori spagnoli.

Il successo gli arriva con “Manhattan Transfer” (1925), in cui Dos Passos trova il suo primo grande personaggio corale, la metropoli moderna, ad un tempo realtà sociale concreta e simbolo di quella nuova e tragica condizione umana di cui egli aveva intuito da qualche anno i suoi elementi essenziali: "Ciò che c'è di più tremendo a New York è che quando ne avete fin sopra i capelli, non sapete più in quale posto andare. E' il tetto del mondo. La sola cosa che ci rimane è girare e girare come lo scoiattolo in gabbia". Il libro dimostra tutta la sua classe di narratore, il suo stile, il suo ritmo fluente, il linguaggio nuovo, conciso, vivido, ironico e tragico insieme, com'è il destino di tutti i suoi personaggi diseradati - vessati, sfruttati, di cui il sistema economico fa uso e abuso, sottoposti alla feroce ingiustizia del vivere quotidinano, senza alcuna speranza di riscatto.

Dos Passos, in quello che è stato definito “uno studio sinottico delle città”, impiega la città come luogo fisico che s’imprime nella mente e nei sensi di coloro che vi vivono, come atmosfera che condiziona emozioni e modo di vita. Egli rovescia il mito del sogno americano, convinto che il compito dell'artista sia quello di dire la verità e quello di assumere un preciso impegno politico.

Il resto è studio, ricerca dei giusti adeguati mezzi espressivi in grado di rendere, come in questo caso, la simultanea molteplicità delle varie esistenze vissuta in una metropoli cinica, balorda, corrotta e corruttrice, ma il ritmo scorre fluente, ora con effetti di potenza evocativa, ora sul filo di un contrasto tutto ironico, ora impersonale secondo il "flusso della coscienza joyciano e nella poetica squisitamente eidetica dell’imagismo"...

Di lui rimane sicuramente la “trilogia”: U.S.A. , 42° parallelo, Un mucchio di quattrini, che rappresenta la polivalenza dell’esperienza storico-sociale americana, in cui si racconta la storia di dodici personaggi principali e di molti secondari durante i primi trent’anni del 1900, con una struttura originale e assai complessa, alternando quattro diverse linee di racconto. Le singole storie dei personaggi sono inframmezzate da “biographies”, “ camera eyes” e “news-reels” (cinegiornali), consistenti in un montaggio di titoli di giornali, canzonette e slogan pubblicitari, che commentano l’azione dall’esterno e forniscono una pungente satira dell’immagine che l’America ha costruito di se stessa. Si tratta di innovazioni, espedienti narrativi, conditi da citazioni letterali di effetto potentemente evocativo, che influenzeranno tutta la narrativa americana e, in parte, europea (per esempio Sartre).

Scrittore straordinario, spregiudicato innovatore del linguaggio narrativo, Dos Passos attende tuttora che la sua opera venga studiata in vista di una valutazione complessiva della sua personalità letteraria. Per le nuove generazioni, che nulla sapevano di Dos Passos, è stata molto utile, come ho accennato all’inizio, l’iniziativa di Alessandro Baricco, che lo ha proposto (e continua a farlo, me par) nei suoi spettacoli culturali, così come è utile oggi l’iniziativa editoriale dell’editore “Spartaco”.

(Davanti alla sedia elettrica, John Dos Passos, Edizioni Spartaco, p. 215, euro 12, 2005)

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