15 giugno 2006

Sandro Penna e i fanciulli

20 gennaio 2006
di Augusto da San Buono

Sandro Penna era un poeta dai versi semplicissimi e perfetti (nacque a Perugia il 12 giugno 1906, vi frequentò le scuole con risultati alterni fino al conseguimento del diploma in ragioneria, quando ormai aveva superato i vent’anni), e come tale era assolutamente inadatto alla vita, come la maggior parte di coloro che la vita la "scrivono" invece di viverla (Pirandello docet). Penna trascorse quasi tutta la sua scassatissima vita in modo schivo e anonimo, a Roma, tranne un breve soggiorno a Milano, dove lavorò come commesso in una libreria del centro, ma lo cacciarono dopo meno di un anno, per scarso rendimento e inettitudine. Quando ormai aveva quasi trent’anni, trovò un modestissimo impiego a Roma (praticamente gli facevano fare il fattorino) presso l’ufficio di un avvocato. Lo pagavano talmente poco che era costretto, per arrotondare lo stipendio, a vendere oggetti i più disparati presso le varie osterie della capitale. Praticamente vendeva di tutto - dalle lamette da barba alle pentole e alla biancheria intima - e da venditore ambulante ci sapeva fare, perdeva la proprio innata timidezza e imbranataggine... soprattutto se capitava - e allora capitava di frequente - che riconoscesse qualche letterato o artista fra i frequentatori del locale... Era talmente povero che viveva in subaffitto presso una buia e tetra stanza di una vecchia casa nella periferia di Roma... Quando fu scoperto come talento poetico, da Montale e poi da Saba, con cui divennero amici epistolari, chiese dei soldi ad entrambi (500 lire gli sarebbero bastate), ma Saba si professò povero quanto lui e Montale si defilò alquanto... Certo, allora c'era una miseria generale ( parliamo del dopoguerra), ma lui ha sempre - e dico sempre, fino all'ultimo giorno della sua vita - il problema di mettere insieme il pranzo con la cena... (per intercessione degli amici più influenti, Pasolini, Pecora, Bellezza, Raboni, che avevano cominciato ad apprezzare la sua poesia, gli fu assegnato il premio Bagutta, ma solo pochi giorni prima della morte). Insomma possiamo ben dire che la sua non è stata una vita molto comoda e lieta... pur non avendo avuto situazione particolarmente gravi e drammatiche, tranne quelle che gli erano derivate dalla sua omosessualità (come pedofilo si limitò a desiderarli, i bambini, senza mai toccarli, almeno che ne sappia io, ma se andiamo in questo campo di artisti pedofili sai quanti ne trovi... millanta che tutta notte canta).

Felice chi è diverso
essendo egli diverso.
Ma guai a chi è diverso
essendo egli comune.


Sandro Penna è un lirico di straordinaria trasparenza formale, che riesce ad immettere a registro, in perfetta sintonia, una squisita contabilità (lavorata ma allo stesso tempo elementare) con una metrica e una sintassi apparentemente tradizionali.

Amavo ogni cosa nel mondo. E non avevo
che il mio bianco taccuino sotto il sole

Ma in realtà l’una e l’altra sono sottilmente scomposte da una sorta di lieve e struggente tremito interiore, il racconto di un’esperienza umana segnata da una dolorosa vocazione all’estraneità. Ma Sandro Penna è intriso di una strana gioia di vivere anche nel dolore, e tuttavia resa luminosa da una quasi mistica capacità di letizia. Le sue poesie sono, infatti, delle brevi folgorazioni, delle impressioni liriche, degli scorci di vissuto che il poeta tenta di carpire dalla realtà sfuggente del mondo. La rappresentazione dei sentimenti e delle immagini perciò non si fondano sulla memoria e la trasfigurazione fantastica, ma dalla percezione reale delle cose.

Ma il mio canto d’amore, il mio più vero
Era per gli altri una canzone ignota.

Il linguaggio usato dal poeta è chiaro e di facile fruibilità, la sua poesia all'apparenza semplice, vede coesistere in perfetto equilibrio un lessico aulico con un lessico più quotidiano. Contemporanea, ma sostanzialmente indifferente all’ermetismo, la sua poesia (una delle più perfette immagini espresse dalla poesia italiana del Novecento) è difficile da classificare, da catalogare. E’ stata avvicinata da alcuni critici a certi aspetti della poesia di Saba e da altri, forse a maggior ragione, ai frammenti degli antichi lirici greci; altri ancora hanno tentato di accostarlo, per certi aspetti a Pascoli, di cui ha risentito indubbiamente qualche influenza. In realtà, Sandro Penna, si esprime in modo assolutamente nuovo, singolare, e la sua poesia ha un carattere tutto particolare, che è suo proprio, “ diverso” da tutti gli altri, irripetibile, e sembra che la sua riuscita abbia del miracoloso, se consideriamo il suo back ground.

Nel sonno incerto
Sogno ancora un poco

S’aggirava nella capitale come una tenera povera ombra sconosciuta. Sbarcava il lunario vendendo oggetti, i più disparati, nei ristoranti romani. Viveva in una muffita polverosa stanza in sub-affitto, dove passava ore a spiare dietro le persiane i giochi rumorosi dei fanciulli dei quartieri popolari romani, quei fanciulli dal divino sudore erano sacri, come piccoli dei e sono i protagonisti della sua poesia piena di suoni delicati e malinconie sensuali…
La sua poesia attingeva alle sorgenti della vita più elementare, fatta di vibrazioni leggere e di inquietudini, che attraversavano il suo spirito e il suo corpo con sofferenti abbandoni velati... una poesia gentile ignara e di drammatica stupefazione, fatta di angoscia, ma anche di grazia e senso costante della fuga...

Ognuno è solo, ma con vario cuore
Riguarda sempre le solite stelle

Fuga dalla società, dagli uomini e da ogni responsabilità... Penna è un cantore fragile dell'uomo fragile nudo e indifeso, colpevole di essere nato, colpevole di... innocenza...

Forse la giovinezza è solo questo
Perenne amare i sensi e non pentirsene

Prima della seconda guerra mondiale collaborò alle riviste letterarie "Letteratura", il "Frontespizio", "Corrente" etc, dopodiché riuscì a pubblicare, a sue spese, alcune liriche nel libro "Poesie" (1939). Seguirono "Appunti" (1950), "Una strana gioia di vivere" (1956) e altri inediti.

Ma chi sa se la vita somiglia
Al fanciullo che corre lontano

Ma la sua poesia non ebbe critiche favorevoli, cominciò ad essere apprezzata successivamente quando cominciò a diffondersi una tendenza antiermetica, tanto che la sua influenza si fa subito sentire sulla "scuola romana" (Elio Pecora, Pasolini e Dario Bellezza, tutti omosessuali dichiarati).
Soltanto negli ultimi anni della sua vita, Penna era diventato un vero e proprio caso letterario e un mito, un modello per le nuove generazioni di poeti, ma morì egualmente povero e in solitudine, a Roma, nell’inverno del 1977 : “E allora ti verranno incontro i fanciulli, i marinai e il mare, e l’alba sui treni…”.
Come scrive Giulio Ferroni, Sandro Penna sembra affermare la sua condizione "irregolare" che sublima in un canto d'amore omosessuale che è come il rivelarsi della "luce d'oro", l'immergersi delle cose nel buio della notte". Egli ha espresso forse il canto più limpido e chiaro della poesia italiana del Novecento.

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