17 luglio 2018

Montanelli: il coraggio dell'esempio a cura di Angelo Ivan Leone

MONTANELLI: IL CORAGGIO DELL'ESEMPIO di Angelo Ivan Leone

Indro Montanelli smise di essere fascista nel 1936-1937 all'inizio della campagna di Spagna, quando il Fascismo, dopo la campagna di Etiopia e le sanzioni, aveva raggiunto il massimo del suo consenso. Premesso questo e cassata quindi, la stucchevole pregiuziale fascista, c'è da aggiungere che per questo suo rifiuto al Fascismo Montanelli pagò con l'ostracismo e con l'esilio in Estonia. Tornò alla ribalta grazie alle cronache fatte sul Corriere della Sera della guerra tra Finlandia e URSS e da allora iniziò la sua parabola come giornalista più amato dagli italiani, tanto che lo definirono: il principe. Montanelli pagò il suo rifiuto al Fascismo con la condanna a morte che gli diedero i nazisti che lo imprigionarono nel carcere di San Vittore e, dal quale, solo fortunosamente riuscì ad evadere. Montanelli pagò, ancora di più se è possibile, il suo rifiuto al Comunismo con le 4 pallottole che i brigasti rossi gli spararono mentre si recava alla sede del Giornale da lui diretto e fondato per 20 anni. Montanelli, dopo svariati anni, perdonò i suoi sicari e strinse loro la mano perché, frase sua, indimenticabile: con i nemici sconfitti si brinda. Montenelli pagò il suo rifiuto al berlusconismo lasciando il Giornale da lui diretto e fondato per 20 anni e fondando la Voce. Lasciò la sua creatura editoriale amata e venerata di cui lui era stato padre e bandiera per ricominciare un avventura a 85 anni suonati. Sfido chiunque dei vegliardi attuali di questa macilenta e tremebonda italietta a fare altrettanto. Le opere scritte da Montanelli, la sua storia d'Italia in particolare, ebbero un immenso successo di pubblico e questa fu la sua opera più grande avendo reso un servigio immenso al popolo e alla nazione di cui era un immenso figlio. Il servigio reso fu quello di avvicinare gli uni (il popolo) all'altra (la nazione), quella di aver fatto conoscere la storia del proprio Paese ad un popolo che se ne è sempre strafotutto, proprio perché ha trovato quegli intellettuali di cui fu sempre acerrimo nemico, quasi tutti di sinistra seppur con parecchi soldini, che hanno reso la cultura italiana distante e lontana dal popolo, proprio il contrario di quello che dovrebbe essere e hanno reso lo stesso circuito culturale una sorta di grossa mafia. Come se non ce ne fossero già abbastanza in questo Paese che è mafioso nel suo dna. Sul fatto, infine, che il comunismo di Mosca, come tutti i comunismi che sono arrivati al potere, fosse: inumano, violento, persecutore e creatore di povertà non è che aveva ragione Montanelli, è stata la storia a dimostrarcelo, altrimenti non si spiegherebbe il perché il comunismo sia imploso dal di dentro, lasciando partita vinta al regime capitalista che non è certo il paradiso in terra, eppure si è rivelato, alla prova dei fatti, migliore e più duraturo del regime nato in URSS. Per quanto riguarda la sua prosa che era semplice, pulita e bellissima io mi auguro che anche uno solo, uno soltanto dei tanti soloni e intellettuali engagé e non, che abbiamo in Italia, sappiano scrivere bene anche solo la decima parte di come scriveva Montanelli e, sopratutto, che abbiano anche solo un millesimo delle palle che aveva lui.
Indro Montanelli smise di essere fascista nel 1936-1937 all'inizio della campagna di Spagna, quando il Fascismo, dopo la campagna di Etiopia e le sanzioni, aveva raggiunto il massimo del suo consenso. Premesso questo e cassata quindi, la stucchevole pregiuziale fascista, c'è da aggiungere che per questo suo rifiuto al Fascismo Montanelli pagò con l'ostracismo e con l'esilio in Estonia. Tornò alla ribalta grazie alle cronache fatte sul Corriere della Sera della guerra tra Finlandia e URSS e da allora iniziò la sua parabola come giornalista più amato dagli italiani, tanto che lo definirono: il principe. Montanelli pagò il suo rifiuto al Fascismo con la condanna a morte che gli diedero i nazisti che lo imprigionarono nel carcere di San Vittore e, dal quale, solo fortunosamente riuscì ad evadere. Montanelli pagò, ancora di più se è possibile, il suo rifiuto al Comunismo con le 4 pallottole che i brigatisti rossi gli spararono mentre si recava alla sede del Giornale da lui diretto e fondato per 20 anni. Montanelli, dopo svariati anni, perdonò i suoi sicari e strinse loro la mano perché, frase sua, indimenticabile: con i nemici sconfitti si brinda. Montenelli pagò il suo rifiuto al berlusconismo lasciando il Giornale da lui diretto e fondato per 20 anni e fondando la Voce. Lasciò la sua creatura editoriale amata e venerata di cui lui era stato padre e bandiera per ricominciare un avventura a 85 anni suonati. Sfido chiunque dei vegliardi attuali di questa macilenta e tremebonda italietta a fare altrettanto. Le opere scritte da Montanelli, la sua storia d'Italia in particolare, ebbero un immenso successo di pubblico e questa fu la sua opera più grande avendo reso un servigio immenso al popolo e alla nazione di cui era un immenso figlio. Il servigio reso fu quello di avvicinare gli uni (il popolo) all'altra (la nazione), quella di aver fatto conoscere la storia del proprio Paese ad un popolo che se ne è sempre strafotutto, proprio perché ha trovato quegli intellettuali di cui fu sempre acerrimo nemico, quasi tutti di sinistra seppur con parecchi soldini, che hanno reso la cultura italiana distante e lontana dal popolo, proprio il contrario di quello che dovrebbe essere e hanno reso lo stesso circuito culturale una sorta di grossa mafia. Come se non ce ne fossero già abbastanza in questo Paese che è mafioso nel suo dna. Sul fatto, infine, che il comunismo di Mosca, come tutti i comunismi che sono arrivati al potere, fosse: inumano, violento, persecutore e creatore di povertà non è che aveva ragione Montanelli, è stata la storia a dimostrarcelo, altrimenti non si spiegherebbe il perché il comunismo sia imploso dal di dentro, lasciando partita vinta al regime capitalista che non è certo il paradiso in terra, eppure si è rivelato, alla prova dei fatti, migliore e più duraturo del regime nato in URSS. Per quanto riguarda la sua prosa che era semplice, pulita e bellissima io mi auguro che anche uno solo, uno soltanto dei tanti soloni e intellettuali engagé e non, che abbiamo in Italia, sappiano scrivere bene anche solo la decima parte di come scriveva Montanelli e, soprattutto, che abbiano anche solo un millesimo delle palle che aveva lui.

RONALDO, SCELTA DI CUORE O … DI FISCO? di Antonio Laurenzano

                           
 RONALDO, SCELTA DI CUORE O … DI            FISCO?  di  Antonio  Laurenzano

Italia bianconera nel pallone, è arrivato il Ronaldo Day. Mister “pallone d’oro” a Torino per la presentazione alla stampa. Dal Real Madrid alla Juventus per 112 milioni, guadagnerà 30 milioni netti all’anno per quattro stagioni. Un calciatore che gestisce un impero finanziario ramificato tra Lussemburgo, Jersey, Panama e Isole Vergini britanniche. Una fitta rete di paradisi fiscali per rendere invisibile un patrimonio  sul quale ha indagato il fisco spagnolo accertando una maxi evasione per la quale l’asso portoghese ha patteggiato lo scorso mese una multa di 18,8 milioni. Il potere commerciale del brand CR7 è testimoniato dai social: Ronaldo batte tutti  con 74 milioni di follower solo su Twitter, e oltre 311 milioni se si considerano tutte le piattaforme social. Numeri da capogiro per  il promoter del marchio bianconero nel mondo, un marchio poco diffuso rispetto a quelli dei maggiori club europei. Uomo immagine della Juve del futuro, ma anche fattore di successi sportivi (Champions League?) e finanziari (incassi, proventi, Borsa). Grande attesa fra i tifosi: già vendute dallo store ufficiale Juve più di 500 maglie di CR7. Un rilevante indotto economico.
Nasce nel segno del grande business una delle più importanti operazioni di mercato del calcio italiano. “E’ stato Ronaldo a scegliere la Juventus e a credere nel nostro progetto”, ha dichiarato raggiante nei giorni scorsi l’ad Marotta. In molti , soprattutto club e tifosi avversari, ancora non si capacitano del suo clamoroso addio ai blancos madrilisti con i quali ha vinto ogni trofeo. Non riescono a capire come mai CR7 abbia deciso di trasferirsi nel Belpaese, alla Juventus. Una scelta di cuore? Forse. Ma soprattutto una …. scelta di fisco! Se al cuore non si comanda, nemmeno al conto in banca si comanda dopo una super multa fiscale!
Paese che vai, fisco che trovi. E se il fisco è amico è un vero affare lasciare Madrid e mettere tenda all’ombra della Mole Antonelliana. Sì, è anche una questione di imposte la scintilla che ha fatto scattare il grande amore di Ronaldo per i colori bianconeri della Juventus, grazie a un poderoso assist del fisco italiano. La chiave di lettura è in una norma contenuta nella Legge di bilancio 2017 che, modificando l’art. 24 bis del testo unico delle imposte sui redditi (Tuir), permette a Cristiano Ronaldo di beneficiare di un regime fiscale particolarmente vantaggioso riservato ai “paperoni” che trasferiscono la propria residenza fiscale in Italia. I cospicui redditi del “fenomeno” prodotti all’estero saranno tassati con un’unica imposta forfettaria di 100 mila euro all’anno! Per CR7 una pacchia: un’imposta sostitutiva di una manciata di euro per guadagni milionari da diritti d’immagine, proventi da pubblicità e sponsorizzazioni, redditi di natura finanziaria e immobiliare. Con buona pace del fisco spagnolo! Quando si dice … una scelta di cuore.  

TERRE DESOLATE di Stephen King a cura di Miriam Ballerini

TERRE DESOLATE di Stephen King
(c) 1992 Sperling & Kupfer
ISBN 88-7824-655-7 86-I-99 Pag. 542 € 7,50

Terzo volume della serie La torre nera.
Terre desolate riprende dal cammino di Roland, Eddie e Susannah, alla ricerca della torre nera. Eddie e Susannah fanno loro la causa dell’ultimo cavaliere, e se ne convinceranno ancora di più quando, sulla strada del vettore, aiuteranno Roland a riportare nel suo mondo Jake, il bambino incontrato da Roland alla stazione di posta nel primo volume; in seguito sacrificato dallo stesso cavaliere, per continuare nel suo compito di trovare la famosa torre.
Si unisce a loro Oy, un bimbolo, cioè un incrocio fra una cane semiparlante e un procione. Il quale diverrà amico inseparabile del piccolo Jake.
Nel loro peregrinare, giungono alla cittadina di Crocefiume, ultimo baluardo di vecchi sapienti. Saranno loro a informarli dell’esistenza di Blaine il Mono, un treno che viaggia alla velocità di 800 miglia orarie. Così da poter attraversare le terre desolate.
Arrivati a Lud, Jake viene rapito da uno dei cittadini, uno dei tanti destinato presto a morire, perché sopraffatto da degenerazione fisica in seguito a delle radiazioni. Il bambino verrà ritrovato e portato in salvo grazie a Oy e Roland; mentre Susannah e Eddie, troveranno Blaine: un treno dall’intelligenza umana che tiene in scacco la città e gli abitanti di Lud. Accetterà di trasportare i quattro pellegrini e Oy, in cambio di una serie di indovinelli, la sua passione.
Il finale del libro termina proprio in questo modo, troncato in modo brusco da una frase pronunciata dal treno e che lascia il lettore con una serie infinita di interrogativi: “ALLORA”, esclamò la voce di Blaine. “GETTATE LE VOSTRE RETI, MIEI CAVALIERI ERRANTI! METTETEMI ALLA PROVA CON LE VOSTRE DOMANDE E CHE ABBIA INIZIO LA GARA”.

Nel terzo volume comincia a delinearsi la spiegazione di come mai il mondo di Roland sia andato avanti. Pare in seguito a una catastrofe nucleare, o comunque a delle radiazioni sprigionatesi in seguito a qualche incidente che hanno apportato delle modifiche sostanziali alle persone e agli animali. E proprio in questo, King, dimostra la sua fantasia nell’inventare nuove strane forme di vita.
Come nella maggior parte dei suoi romanzi, sa creare suspence, introducendo personaggi sempre nuovi e particolari. Sa sdoppiarsi, raccontando a tratti , ad esempio, la vicenda di Roland e Oy al di sotto della città, alla ricerca di Jake, e allo stesso tempo procedendo con la ricerca di Eddie e Susannah.
Indubbiamente ci regala delle trovate geniali.

Miriam Ballerini


16 luglio 2018

Shady Show - Corn79, Fabio Petani, Wayne Horse Galo Art Gallery – Via Saluzzo 11/g, Torino a cura di Marco Salvario


Shady Show - Corn79, Fabio Petani, Wayne Horse
Galo Art Gallery – Via Saluzzo 11/g, Torino

Marco Salvario


Dopo la bella mostra dedicata alle opere di Artez, la Galo Art Gallery ha aperto il suo spazio espositivo a tre artisti le cui produzioni, benché frutto di ricerche, studi e interpretazioni personali e autonome, s’integrano e armonizzano in modo sorprendente e piacevole. Le opere sono contrassegnate semplicemente da un numero, da 1 a 33, e si deve consultare un foglio fornito gentilmente all’ingresso con la presentazione della mostra per conoscere autore, titolo, dimensioni e valore iva esclusa; malgrado questo, basta poco esercizio per riconoscere e distinguere un autore dall’altro.
La mostra, dal titolo Shady Show, è aperta dal 9 giugno al 21 luglio 2018.


Wayne Horse




Le opere di questo eclettico artista tedesco, che divide la sua attività in numerosi filoni artistici, sono d’immediato e violento impatto visivo. Due soli colori, nero e giallo oro, che si scambiano tra sfondo e disegno. Immagini che sembrano deformarsi nelle onde dei movimenti e dei suoni, scivolando in atmosfere macabre e decadenti.
C’è vita e dissoluzione, abbandono tragico ai propri sensi. Siamo in un instabile bilico tra sogno, delirio, estasi, allucinazione e, al tempo stesso, ci troviamo a riscoprire quanto delle realtà passate è rimasto nei nostri ricordi.
Atmosfere torbide, che richiamano, scaraventandole nel futuro, le opere di Toulouse Lautrec e, in parte, anche di Degas.


Fabio Petani



Artista torinese che sembra spesso rielaborare l’influenza della pittura cinese floreale. L’interpretazione è raffinata e personale, prediligendo luci e ombre al gioco dei colori. Un sole giallo o rosso o anche blu scuro e nero, come in un controluce violento e accecante, di una precisione assoluta, è quasi sempre uno dei punti focali delle opere, mentre piante e fiori sembrano pagine di un antico erbario, aperte e sovrapposte a una realtà viva.


Corn79



Autore anche lui piemontese, molto attivo a Torino, presenta in questa mostra lavori su metalli realizzati con una nuova tecnica realizzativa. Il risultato, diciamolo subito, è vincente. L’armonia delle linee e dei tratti viene impreziosita da colori che a volte sembrano brillare di luce propria, gli sfondi rendono una spazialità indefinita di livelli. Il pensiero vaga libero in uno spazio limitato e si perde in suggestioni e ricordi. Io, ad esempio, mentre osservavo, ho pensato ad antiche pitture rupestri, a fossili prigionieri negli strati della pietra, a frammenti di antichi vasi greci, ma nulla impedisce di lasciarsi trasportare in una dimensione futura di spazi e nuovi mondi.


Eventi a Olgiate Comasco (CO)


cliccare sulle locandine per ingrandirle

10 luglio 2018

PENSIONI, QUALE FUTURO? di Antonio Laurenzano

        PENSIONI, QUALE FUTURO?
                 di  Antonio Laurenzano

“L’occupazione è salita, ma servono ancora i migranti per pagare le pensioni. Pochi giovani al lavoro e troppi anziani in pensione.” La relazione del Presidente dell’Inps Tito Boeri per la presentazione del XVII rapporto annuale fotografa un quadro preoccupante dell’Italia: un Paese in cui povertà e precarietà aumentano, un Paese in calo demografico che invecchia al punto che “il sistema pensionistico rischia di saltare senza il contributo degli immigrati”. Oggi abbiamo circa 2 pensionati per ogni 3 lavoratori, ha ricordato Boeri, un rapporto destinato a peggiorare con la cancellazione della Legge Fornero e il ripristino delle pensioni di anzianità. Un’operazione pericolosa per la tenuta dei conti pubblici: 750.000 nuovi pensionati e una spesa annua a regime di 18 miliardi. L’abbassamento dell’età pensionabile, contraendo l’occupazione, riduce il reddito netto dei lavoratori per l’aumento del cuneo fiscale, con ricadute sul costo del lavoro. Uno scenario che rende incerto il futuro del sistema pensionistico “in grado di reggere solo con maggiore occupazione e con l’adeguamento automatico dell’età pensionabile alla longevità.”
Da queste premesse, l’invito del presidente dell’Inps al Governo a “pensare al futuro”, a riflettere sulla fuga all’estero di tanti giovani, a programmare scelte di politica socio-economica legate all’andamento demografico. La popolazione italiana, nell’arco di una sola legislatura, potrebbe ridursi di circa 300.000 unità e, osserva Boeri, “dimezzando i flussi migratori, si appesantirebbe il già precario rapporto fra popolazione in età pensionabile e popolazione in età lavorativa.” Una tesi fortemente contestata dal ministro Salvini: “Boeri vive su Marte”! Secca la replica del … “marziano”: “La storia ci insegna che quando si pongono forti restrizioni all’immigrazione regolare, aumenta l’immigrazione clandestina e viceversa e il nostro Paese ha bisogno di aumentare quella regolare per i tanti lavori per i quali famiglie e imprese non trovano lavoratori.” Nel lavoro manuale non qualificato sono oggi impiegati il 36% dei lavoratori stranieri in Italia, contro solo l’8% dei lavoratori italiani.
Messaggio chiaro che fa luce sulle tante ombre di un sistema previdenziale lasciato per anni in balia degli interessi elettorali dei partiti e che vuole ora misurarsi, responsabilmente, con le proposte legislative, perché “previdenza significa visione a lungo termine, tutela del risparmio tanto nell’orientare le scelte individuali quanto nel valutare le scelte collettive attraverso  l’azione dei governi.” Questione di civiltà giuridica e di equilibrato “welfare state”.  

06 luglio 2018

RIFLESSIONI SULL’INDIVIDUALISMO a cura di Franco Carenzo




LAGART
LABORATORIO FILOSOFICO ARTISTICO
ALOISIANUM – GALLARATE

RIFLESSIONI SULL’INDIVIDUALISMO

“Individualismo non è solo disordine ... è guardarsi negli occhi e non incontrarsi … ognuno cerca solo di salvare se stesso … ma in un pomeriggio piovoso entra un raggio di sole.”1

Il testo “Il disagio della modernità” di Charles Taylor esamina alcune forme di disagio presenti nella nostra epoca che hanno origine nella modernità, soprattutto la perdita di punti di riferimento morali dovuto ad un individualismo egoista.
Sul Dizionario di filosofia di Nicola Abbagnano troviamo la seguente definizione di individualismo:
“Ogni dottrina morale o politica che riconosce all’individuo un prevalente valore di fine (non assoluto altrimenti sarebbe anarchia) rispetto alle comunità di cui fa parte”. È una reazione all’assolutismo degli stati moderni, ai privilegi nobiliari, ed anche al fanatismo religioso.
“È il fondamento teorico che il liberalismo politico si è dato al suo primo affacciarsi nel mondo moderno… È il fondamento del liberismo economico, proprio della scuola classica dell’economia, è la lotta contro l’ingerenza dello stato negli affari economici e la rivendicazione all’individuo dell’iniziativa economica. Vien connotato come “egoismo” perché voleva che le attività economiche si svolgessero secondo le direttive dell’interesse privato”.
Se l’individuo ha un prevalente valore di fine rispetto alle comunità di cui fa parte, è evidente che non si può non giungere alla libertà di coscienza e di pensiero.
Si può comprendere la nascita dell’individualismo. Si può anche riconoscere la funzione di iniziativa economica, di dinamismo sociale e culturale svolta grazie a questa visione, ma oggi non si possono non vedere anche i limiti di essa: eccessive diseguaglianze economiche, materialismo pratico, catastrofe ecologica incombente, difficoltà e violenze nelle relazioni interpersonali. ecc.
Talvolta si può correggere un errore con un altro errore, ed è proprio quello che è accaduto! Al posto di statalismo e privilegi: l’individualismo borghese!

L’individualismo, caratterizzato dalla scissione tra natura e cultura (intesa anche come tecnologia), dalla valorizzazione eccessiva della cultura a scapito della natura, da un predominio esagerato della ragione sugli istinti o dalla non integrazione di questi ultimi con la personalità, ha raggiunto livelli mai visti.
Siamo troppo soli: “c’è un modo di essere assenti, pur con tutta la nostra presenza. Nell’atto di non guardare, di non ascoltare, di non toccare l’altro, lo spogliamo sottilmente della sua identità; siamo con l’altro, ma lo ignoriamo, questa squalifica, cosciente o inconscia, racchiude la patologia dell’individualismo”2.
Occorre un’aperta trasgressione dei valori culturali contemporanei, e della società dei consumi per restaurare nell’essere umano il vincolo originario con la natura, i nostri simili, e Dio.
Non basta una mera riformulazione dei valori, bensì una trans-culturazione: un apprendimento a livello affettivo e comportamentale.
L’amore non è solo una parola: occorre sentire l’altro come parte di te. Quando stanno uccidendo delle persone, stanno uccidendo te.
Affettività è la capacità di creare connessioni con se stessi, gli altri e l’universo. È capacità d’incontrare l’altro a partire dall’empatia.
Gli esseri umani hanno bisogno di esser nutriti con emozioni che fanno rinascere la loro identità.

Come cambiare il mondo senza cambiare noi stessi? Nel cercare le cause del fallimento delle rivoluzioni sociali è necessario considerare che le persone che le hanno promosse non avevano realizzato in se stesse il necessario processo evolutivo personale. Le trasformazioni sociali possono condurre a esiti positivi solamente se hanno origine da un contesto “sano”, e non da nevrosi o da risentimento, altrimenti avranno il solo effetto di sostituire una patologia con un’altra.
La gente vive nel suo piccolo mondo, per questo l’abbraccio è un atto politico.
Verranno tempi migliori: il destino dell’uomo non è accumulare denaro e sviluppare tecnologia, ma l’amore.

Un altro aspetto importante della modernità è la difesa della libertà di coscienza e di pensiero come reazione all’intolleranza. Il cattolicesimo è stato visto, purtroppo spesso a ragione, come una forma di fanatismo religioso che ha portato chiusura mentale, indottrinamento, stagnazione culturale, guerre. Ancora oggi quando si è molto cristiani, si viene percepiti come dogmatici. Il cristianesimo però non è un’ideologia, un apparato concettuale, ma è un’esperienza spirituale che salva.
Si è creato il “relativismo morbido”. Esso sta a significare che non esistono valori assoluti, sulla base del rispetto reciproco; viene definito morbido perché almeno un valore assoluto c’è: il rispetto delle idee altrui.
Ci sono due forme di questo “atteggiamento”: una “popolare” ed una colta. Taylor non descrive la prima, ma si può ragionevolmente pensare che sia quella basata su frasi come: “ognuno la pensa come vuole”. La seconda ha una base filosofica e porta spesso ad una sorta di nichilismo.
Gli studenti sono il punto di giuntura tra cultura popolare e alta cultura. In essi, questa teoria rafforza ulteriormente le loro modalità egocentriche e, conferendo una giustificazione, diventa la premessa di una sorta di auto indulgenza morale.
L’esigenza di opporsi al fanatismo religioso, propria dei pensatori illuministici, ha fatto progressivamente smarrire la ricerca di un contatto con la trascendenza. Ma perché privarci di una parte di noi, e propri della dimensione che ci eleva maggiormente?
Invece di difendere il relativismo morbido, dato che nessuno contesta più la libertà di pensiero, non sarebbe meglio ragionare, anche solo da un punto di vista laico, su ciò che rende la vita degna di essere vissuta e su come creare rapporti migliori tra le persone?
In ambito laico non c’è solo il modello dello studente “relativista morbido e auto-indulgente moralmente”, c’è anche la “persona rispettabile” che, a prezzo di tanti sforzi, si è fatta apprezzare professionalmente o socialmente, è riuscita a costruirsi la sua cerchia di amici, ma proprio per questo si sente in diritto di giudicare gli altri. Non è empatica, o meglio: lo è solo con chi vuole. A volte attua deliberatamente strategie distruttive verso qualcuno con la complicità di altri. Fa distinzioni tra le persone. È inconsapevolmente l’espressione dell’individualismo a cui avevamo accennato, però in chiave moralista. La sua moralità è una forma mascherata di autoaffermazione. Sa essere scaltra. Anche questo è un tipo umano che deve essere superato perché non percepisce di avere legami con tutti gli altri simili, crea implicitamente gerarchie, distinzioni ed esclusione tra le persone, e quindi sofferenza.

Un detto popolare dice: “quando la gente non ce la fa più , si rivolge al buon Gesù”. Come mai l’incontro con Cristo avviene spesso dopo periodi di difficoltà esistenziale e non prima? Cosa manca al Cattolicesimo per essere “naturalmente” attrattivo, in quanto sviluppa possibilità di crescita e di realizzazione esistenziale interessanti?

Cosa dire, come dialogare, con chi ha fatto una scelta individualista?
Taylor propone implicitamente di utilizzare il concetto di autenticità: è il risvolto positivo dell’individualismo, di contro all’egoismo che è la sua manifestazione negativa.
Autenticità (o autentico) è un termine utilizzato da Jaspers (insieme a quello opposto e simmetrico di inautenticità – inautentico) per indicare l’essere che è proprio dell’uomo contrapposto allo smarrimento di sé o della sua propria natura, che è l’inautenticità. “l’inautenticità è ciò che c’è di più profondo in contrapposizione a ciò che è più superficiale. Per es.: ciò che tocca il fondo di ogni esistenza psichica di contro a ciò che rimane a livello epidermico, ciò che dura di contro a ciò che è momentaneo, ciò che la persona ha sviluppato contro a ciò che la persona ha imitato o accettato acriticamente. Anche Heidegger riprende questa dualità di concetti, anche se non pone nessuna valutazione preferenziale per una condizione rispetto ad un’altra, e afferma che l’esistenza inautentica è caratterizzata dalla chiacchiera, dalla curiosità e dall’equivoco, che costituiscono il modo di esser quotidiano e “anonimo” dell’uomo.

Il modo di dialogare con chi ha assunto una posizione individualista, utilizzando il concetto di autenticità è quello di affermare che ciò che tutti cerchiamo veramente, anche se non ne siamo pienamente consapevoli, è l’autenticità, perché solo con essa siamo in connessione profonda con la nostra coscienza, abbiamo integrato tutte le dimensioni del nostro essere, senza parti dissociate o in conflitto tra loro. Utilizziamo le nostre facoltà anche a servizio degli altri, riusciamo a dare un senso alla nostra vita, cresciamo come persone, diventiamo creatori di felicità, e di conseguenza quest’ultima “arriva” anche a noi.

“Individualismo non è solo disordine ... è guardarsi negli occhi e non incontrarsi ... ognuno cerca solo di salvare se stesso … ma in un pomeriggio piovoso entra un raggio di sole”3.

Franco Carenzo

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