03 dicembre 2019

Scacchi a colori di Pasquale Colucci a cura di Marco Salvario

Scacchi a colori di Pasquale Colucci a cura di Marco Salvario



Fig. Colucci

Illustratore: Carmela Piscopia
Editore: Messaggerie Scacchistiche
Anno edizione: 2019
ISBN: 8898503164
Pagine: 64 p., € 10,00

101 aforismi, racconti brevi, umorismo e giochi enigmistici”, il sottotitolo ci avverte subito che oltre gli scacchi c’è molto di più. Gli scacchi sono un gioco bianco e nero: bianchi e neri i pezzi, bianche e nere le sessantaquattro caselle della scacchiera; eppure sono un universo così pieno di sfaccettature che i colori saltano fuori per forza.
Grande appassionato del nobile gioco, presidente e tra i fondatori dell’A.S.I.A.S. (Associazione Scacchistica Italiana Amici Sumus), che annovera più di trecento appassionati del telegioco (il gioco per corrispondenza, una volta prevalentemente postale e oggi sempre più telematico), candidato maestro a tavolino e maestro per corrispondenza, istruttore della FSI – Federazione Scacchistica Italiana, Pasquale Colucci ha raccolto le sue esperienze e le sue analisi sul mondo scacchistico e non scacchistico in 64 pagine, il numero non è casuale, ironiche e graffianti, che divertiranno sia gli appassionati sia coloro che sempre hanno guardato dall’esterno il nostro mondo, senza riuscire a capirlo completamente. Vero che certi aforismi e certe morali per i non adepti risulteranno molto ostici, ma questo non è un limite quanto uno sprone.
Che l’autore sia tifoso dell’Inter può spiegare il tono spesso malinconico e frustrato che a volte si respira. “Gli scacchi sono sofferenza”, scrive infatti l’autore, ma la nostra vita è sofferenza e lo è di conseguenza ogni gioco, perché per bravo e determinato che uno sia, sempre ci sarà uno più bravo di lui; e se la sconfitta spesso si riesce a imputarla a cause aleatorie, una distrazione, stanchezza, sfortuna, è e resta uno schiaffo che abbiamo subito alla nostra intelligenza e alla nostra creatività.
Chi conosce e segue i post di Pasquale Colucci su facebook, sa che vivace e saggio provocatore troverà nel libro, chi non lo conosce può recuperare il tempo perso e, letto e riletto il libro, sentire il richiamo degli scacchi, dolce e pericoloso come il canto delle sirene.

Le idee sono forme di vita a Roma

Le idee sono forme di vita

10 – 31 dicembre 2019

L’arte è una delle forme principali che contraddistinguono l’intelligenza umana. Essa accompagna la nostra esistenza ed è praticamente da sempre una necessità che arriva dal nostro mondo interiore. Cercare di capire cosa muove l’animo di un artista verso la creazione di un’opera d’arte, quasi come una specie di miracolo divino, non è semplice.
Una cosa è certa, quando un’idea inizia a farsi strada, invia segnali fisici ed emozionali riconoscibili come ispirazione. Quasi fosse una forma di vita energetica e incorporea che interagisce con chi vuole lavorare con lei. Le idee sono una forza creativa, sono qualcosa di soprannaturale, mistico, inspiegabile, surreale, divino, trascendente che dona all’uomo un’esistenza incantata, interessante e appassionata.

Artisti: Florie Adda, Janice Alamanou,   Brian Avadka Colez,  Izabela Bierylo,  Frank Briffa, Udi Cassirer, Wendy Cohen, Benny De Grove, Cees Dert,  Onno Dröge,  Judy Filipich,   Stephan Fischnaller, Heidi Kaas,  Kinga Lapot-Dzierwa, Rosana Largo Rodríguez,  Greta Lorimer, Candelaria Magliano, Yellena Mazin, Elise Mendelle,  Bianca Neagu, Mehdi Oveisi, Ann Palmer, Ludwika Pilat, Sal Ponce Enrile,  Irena Procházková,  Daniela Rapisarda, Anna Reber, Joakim Sederholm,  Merja Simberg, Christine Stettner, Taka & Megu, Petra Tiemann, HowardArthur Tweedie,  Astrid Ufkes, Vanessa Elaine, Stéphane Vereecken, Diana Wahlborg,  Anna Weichert, Mike Yang, Xingzi

A cura di Cristina Madini

Rossocinabro
Via Raffaele Cadorna 28
00187 Roma
Tel 06 60658125

visitabile da lun a ven 11:00 – 19:00

img: Il sogno di Leon - fotografia digitale colpo diretto Carta Canson Infinity Baryta 310 gr 2010 di
Candelaria Magliano
  

CAPOLAVORI SVIZZERI Collezione Christoph Blocher in Svizzera

FONDATION PIERRE GIANADDA
MARTIGNY - SVIZZERA


CAPOLAVORI SVIZZERI
Collezione Christoph Blocher

6 dicembre 2019 - 14 giugno 2020
Tutti i giorni ore 10-18

Dal prossimo 6 dicembre la Fondation Pierre Gianadda celebra la pittura svizzera
e presenta un insieme eccezionale di capolavori provenienti dalla Collezione Christoph Blocher, una delle più prestigiose raccolte di pittura svizzera.

La mostra Capolavori svizzeri. Collezione Christoph Blocher, curata da Matthias Frehner, storico dell’arte, già direttore del Kunstmuseum di Berna, comprende oltre 130 opere rappresentative degli anni eroici dell’arte svizzera a partire dalla modernizzazione della Confederazione nel 1848 fino al giovane Alberto Giacometti.
Accanto ai celebri dipinti di Albert Anker (1831-1910) e di Ferdinand Hodler (1853-1918), di cui Christoph Blocher è indubbiamente il più importante collezionista, saranno presentate opere, fra gli altri, di Alexandre Calame (1810-1864), paesaggista dalle atmosfere serene o tormentate, del rappresentante del periodo romantico Giovanni Segantini (1858-1899) che propone l’esistenza umana in armonia con la natura e anche di Edouard Castres (1838-1902), pittore di temi militari e di scene di genere, Félix Vallotton (1865-1925), legato al movimento dei Nabis, Giovanni Giacometti (1863-1933), padre del celebre scultore Alberto (1901-1966), che descrive ambienti grandiosi delle montagne con effetti di luci e di colori intensi, Ernest Bieler (1863-1948), che in uno stile simbolista e realista influenzato dall’Art Nouveau si dedica a rappresentare il mondo contadino del Vallese, Cuno Amiet (1868-1961), colorista riconosciuto che annuncia la modernità. Poi una delle versioni di La Poste du Gothard di Rudolf Koller (1828-1905), dipinto che ha assunto lo statuto di opera emblematica dell’arte svizzera indagando l’immaginario. E ancora lavori di Augusto Giacometti (1877-1947), Adolf Dietrich (1877-1957), Max Buri (1868-1915).

L’esposizione si dipana per sezioni che mettono in luce diversi temi e generi: paesaggi, ritratti, nature morte, iniziando con un insieme eccezionale di opere di Anker e di Hodler.
Per Anker, pittore dal realismo minuzioso, l’accento è posto sui grandi fromati che raccontano la vita contemporanea della giovanissima Confederazione svizzera: la Winzerfest / Festa dei vignaioli, la Schulspaziergang / Passeggiata scolastica, la Turnstunde / Lezione di ginnastica, il Geltstag / Giorno di paga. Si rivela in essi la dote precipua di Anker nell’osservazione attenta dei bambini nelle loro azioni quotidiane, resi con un naturalismo esemplare. Le sue nature morte, dove mostra l’ammirazione per Chardin, mettono l’accento con una tecnica pittorica ammirevole sui prodotti locali: pane, noci, patate o su prodotti più sofisticati come il cognac o la “madeleine”
Le opere esposte di Hodler, dominate dai paesaggi, permettono di seguire la sua evoluzione artistica, cominciando dal realismo degli inizi, passando da un simbolismo dove regna l’unità fra uomo e natura fino al suo celebre “parallelismo” dove con la ripetizione delle forme crea un’armonia ritmica che si impone con forza come in Regard vers l'infini / Sguardo verso l’infinito.
Le vedute dei laghi, delle cime, del cielo sono dipinte con giochi di luci dai colori d’assoluto. Il Lac Léman vu de Chexbres / Il Lago Lemano visto da Chexbres, il Grammont vu de Caux / Il Grammont visto da Caux, il Lac de Thoune / Il Lago di Thoune e La chaîne du Stockhorn / La catena dello Stockolm così come i monti con la sua triade preferita: l'Eiger, il Mönch e la Jungfrau. Nei suoi ritratti Hodler non si preoccupa della somiglianza, ma cerca di lasciarvi una “impronta” come in quello di Berthe Jacques. La Retraite de Marignan / La ritirata
di Marignan lo ricorda come pittore di storia, possente, e la resa energica della forza sorprendente del Bûcheron / Boscaiolo lo propone come autore di scene di vita quotidiana.

Tutte queste opere fanno parte del vasto panorama frutto di una ricca selezione della collezione unica di pittura svizzera di Christoph Blocher, che si propone come un raro gioiello dell’arte figurativa.

L’ampio catalogo che accompagna la rassegna (CHF 35.- ; € 30,00)comprende schede scientifiche di vari specialisti e una importante intervista con Christoph Blocher.
L’esposizione si avvale del patrocinio di Ueli Maurer, presidente della Confederazione Svizzera

Con il sostegno di        e  


Fondation Pierre Gianadda
Rue du Forum 59
1920 Martigny (Svizzera)

Telefono: +41 (0) 27 722 39 78
Sito internet: http://www.gianadda.ch

Facebook : @fondationpierregianadda
Twitter : @pgianadda
Instagram : @fondationpierregianadda
#FondationPierreGianadda
Ingressi:
Adulti: CHF 18 - € 15.50
Senior (oltre 60 anni): CHF 16 - € 14,00
Bambini (dai 10 anni): CHF 10 - € 8.50
Famiglia (genitori e bambini): CHF 38 - € 33,00
Studenti (fino a 25 anni): CHF 10 - € 8.50

Bookshop
Caffetteria all’interno e ristorante nel parco (a partire da inizio marzo)

Oltre alla mostra sono visitabili alla Fondation Pierre Gianadda
- il Parco delle Sculture,
- il Museo gallo-romano  
- il Museo dell’automobile.

Tunnel del Gran San Bernardo: ritorno gratuito in Italia presentando il biglietto della mostra.

02 dicembre 2019

ANTONIO BRESSI: “AMATO. TRA GALANTUOMINI E BRIGANTI” a cura di Vincenzo Capodiferro

ANTONIO BRESSI: “AMATO. TRA GALANTUOMINI E BRIGANTI”
Opera di ricordo e di storia di una comunità silana

Amato. Tra galantuomini e briganti” è un’opera storica di Antonio Bressi, edita da Titani, London 2018. Antonio Bressi è nato a san Floro – CZ – ma vive e lavora a Roma: giornalista, scrittore, si dedica soprattutto alla storia ed agli studi demo-antropologici. «Per quasi un decennio Antonio Bressi,» scrive Silvestro Bressi nella prefazione, «per varie vicissitudini, è stato costretto ad accantonare nel cassetto della sua scrivania, una ricerca sul borgo di Amato che oggi, finalmente, grazie soprattutto alla costanza che lo contraddistinguer quando si tratta di omaggiare l’amata Calabria, ha deciso di dare alle stampe». E quasi di rimando risponde l’autore: «Con immensa soddisfazione offro questo lavoro agli amatesi, a tutta quella gene che mi ha visto nelle sue strade ragazzo e poi adulto, ospite dei miei zii, immacolata e Peppino Falvo. Quando si vive lontano dagli affetti e dai luoghi familiari, il ricordo del paese, delle costumanze, del nostro essere si rafforza e si arricchisce di particolari». È chiaro che questa opera nasce dall’amore per la terra, e quello che dice Antonio è vero: più stai lontano più l’amore si rafforza. La lontananza rafforza l’amore. Abbiamo conosciuto gente che da anni ha lasciato il paese, eppure pensa sempre al paese, ricorda i fatti del paese, i personaggi, la lingua, i racconti, le tradizioni. Il paese diventa una persona, che si ama: chi è questo paese? «Comune della provincia di Catanzaro, a metri 480 s. l. m., alle pendici meridionali della Sila piccola, di ettari 2.090… Le origini si possono far risalire all’avvento dei Normanni…». Antonio ricorda il paese degli affettuosi zii. Ricorda anche quei personaggi, che attorniavano quei nostri centri. Ognuno aveva un soprannome: come era bello! Come Jolanda ‘a pacchiana, o «il minuto marito della comare Iolanda, ‘u cumpare Turuzzu, dipendente dell’Ospedale Militare, molto stimato dagli Amatesi i quali lo chiamavano don Salvatore, quando parlava di Amato, era solito fare riferimento ad una sorgente di acqua solforosa indicata come “l’acqua santa” e a una cava di argilla, a suo dire, particolarmente adatta per la realizzazione di vasi». Ogni paese aveva la sua lingua, la sua cultura, le sue tradizioni, era un microcosmo all’interno dell’infinito macrocosmo. Peccato che i paesi stanno morendo, mentre crescono le anonime megalopoli. L’opera del Bressi è di indubbio valore storico, riporta dati interessanti di vario tipo: archivistico, economico, geologico, idrico, sociale. C’è un elenco sinottico dei vari personaggi, redatto, in base alle professioni, allo stato sociale. C’è un inserto molto bello sul medico-poeta Francesco Priolo (1908-1955). Il lettore potrà assaporare in uno sguardo d’insieme tutte le ricchezze di questa terra. Ma soprattutto c’è il riporto dell’ancestrale lotta tra galantuomini e cafoni: i briganti! Mai come nei paesi del Sud si applica integralmente la teoria sociale rousseiana e marxiana: oppressori ed oppressi, signori e servi, borghesi e proletari. La società dei paesi è profondamente dualistica: ecco perché qui è stata possibile questa mancata “lotta di classe”. I briganti sono i rivoluzionari, che si ribellano allo strapotere della borghesia, vendutasi ai nuovi padroni, i piemontesi, pur di mantenere in piedi i suoi privilegi sociali ed economici. Vediamo come il Nostro ce li descrive: «Come lupi affamati i briganti scendevano per procurarsi senza tanti riguardi le vettovaglie occorrenti. Naturalmente gliele davano spontaneamente o meno anche sotto minacce a mano armata di ritorsioni». Ad Amato circolava la banda di Pietro Bianco di Bianchi. Arrivavano anche ad effettuare stragi efferate di animali, anche cento alla volta. Perché arrivavano a tanto odio? Vorrei spiegarvelo raccontando anche qui un episodio personale che mi era capitato quando ero giovane ricercatore: accompagnato da don Peppino Cracas, cancelliere della corte d’Appello di Potenza, andammo a trovare lo storico don Tommaso Pedio, nella sua casa nei pressi di Via Pretoria, a Potenza. Egli lo conosceva bene e mi presentò a lui. Ed egli:
- di dove sei?
- di Castelsaraceno. Risposi.
  • Ebbene - riprese - non lo sai che il 1 febbraio del 1861 furono fucilati nella piazza del paese, 9 giovani, tutti figli dei cafoni, perché non si erano presentati alla ferma di leva?
  • Sono stati fucilati - ancora lui - per un mero errore giudiziario, perché il governatore Giacomo Racioppi, non ha comunicato all’esercito che il termine ultimo della presentazione alla ferma era stato rimandato di un mese, dal 1 febbraio al 1 marzo del 1861. La popolazione non ne sa nulla. Arrivano i soldati, rastrellano i giovani, figli di contadini e li fucilano per renitenza alla leva.
Come mi è rimasto impresso nella mente questo tragico ricordo riportato dal Pedio! Avevamo fatto fare anche una lapide in ricordo dei 9 giovani affissa in piazza, ma poi è stata divelta.
Molto bella è, a proposito, anche la storia che Antonio, ci riporta, della druda, Caterina Cappellano, detta Jotta, o Tota, l’amante del brigante Tallarico. Questa storia di Antonio Bressi smentisce così il mito dell’antistoricismo di Nietzsche e company. A che serve la storia antiquaria, o la storia monumentale? Eccome che serve! Un uomo senza storia è come un perenne malato di Alzheimer. Forse perciò Nietzsche uscì fuori di testa, perché dimenticò chi era se stesso. Senza queste testimonianze tutto sarebbe perduto ed i nostri paesi sarebbero tutti finiti nel “nulla eterno” della sera foscoliana. Plutarco ricorda che se nessuno avesse scritto su Sparta, sarebbe stata una città dimenticata, perché a Sparta nessuno scriveva. Nessuno ne avrebbe saputo niente. La storia di Bressi poi non è distaccata, ma è una storia affettuosa, ricca d’amore, che si perde tra ricostruzioni e ricordi infantili, tra storia critica e storia romantica. In appendice viene riportata un’ampia documentazione, molto interessante soprattutto la raccolta delle regole della Congrega di Maria SS. ma Immacolata. Concludiamo, dalla prefazione: «Pagine scritte con amore, a un tiro di schioppo dal “cupolone”, da una penna scorrevole che rende omaggio all’operosa e serena cittadina di Amato e ai tanti suoi figli emigrati e non, e che offre la possibilità agli studiosi di approfondire le ricerche che Antonio ha portato avanti con la stessa dedizione con cui ha curato gli studi dedicati alla sua san Floro». Pagine scritte con amore: non è una storia anonima, impersonale, ma una storia d’amore. Amato si vede che è l’amato per eccellenza, suscita amore. È il nomen-omen che ci ricorda lo stesso autore: «Amato con il suo fascino non poteva essere dimenticato soprattutto quando un amore fatto di gratitudine e di stima ce lo ha reso veramente tale, ossia nomen omen amato!»

V. Capodiferro

Autonomia regionale, rivoluzione in dirittura d’arrivo? di Antonio Laurenzano

 
Autonomia regionale, rivoluzione in dirittura d’arrivo? di Antonio Laurenzano
Autonomia differenziata regionale, atto finale? Il progetto di riforma, con la Lega fuori dalla stanza dei bottoni, è stato “revisionato” dal Governo giallorosso con una bozza di legge quadro che ha ottenuto il via libera dalla Conferenza Stato-Regioni. In cantiere un “regionalismo differenziato costruito intorno ai Comuni, in un quadro di coesione nazionale, che consenta allo Stato di intervenire in tutte le aree in cui c’è ritardo di sviluppo”. La legge quadro, ha dichiarato il Ministro per gli Affari regionali Francesco Boccia, “vuole evitare nuove forme di accentramento regionalista riconoscendo ai Comuni funzioni amministrative con relative risorse.”
A un Commissario sarà assegnato il compito di definire fabbisogni standard e livelli essenziali delle prestazioni (Lep) per assicurare uniformità su tutto il territorio nazionale attraverso la “perequazione infrastrutturale”. In attuazione del principio costituzionale di sussidiarietà, una quota dei fondi di finanziamento degli enti locali (una dote iniziale di 3 mld) sarà vincolata al riequilibrio territoriale in favore delle regioni più svantaggiate e, all’interno di queste, in favore di province e comuni dissestati.
“Un segnale forte alla lotta alla disuguaglianza, una riforma di tutti, senza colore politico”, ha commentato Boccia che vuole portare il testo della legge, con gli ultimi aggiustamenti, in Consiglio dei Ministri lunedì 2 dicembre, con l’ambizioso obiettivo di chiudere la cornice normativa, sotto forma di emendamento, con la legge di bilancio all’esame del Parlamento. A gennaio, pentastellati e imboscate parlamentari a parte, si potrebbero fare già i primi accordi (da convertire successivamente in legge) con Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna per il trasferimento delle nuove competenze e delle nuove risorse. Sono le tre Regioni che da sole contribuiscono a circa il 40% del Pil italiano e che nell’ultima Legislatura avevano sottoscritto una pre-intesa su un’autonomia di tipo amministrativa in cinque materie (politiche del lavoro, istruzione, salute, tutela dell’ambiente, rapporti internazionali con l’Ue) con la controversa ipotesi, per le nuove competenze acquisite, di calcolare i fabbisogni di spesa parametrizzati anche al gettito/risorse dei territori. E cioè fabbisogni più elevati in presenza di un gettito tributario più elevato da destinare per il 90% al territorio.
Qualche accademico aveva parlato di “secessione dei ricchi”. Oggi la richiesta di Lombardia e Veneto punta ancora più in alto: 23 nuove competenze (fra cui fisco e fiscalità locale, giustizia di pace, infrastrutture e trasporti, beni culturali), quella dell’Emilia è su 15 competenze.
laurenzano autonomia regioni lombardia
Antonio Laurenzano
Si tratta dunque di un progetto riformatore molto importante sul piano politico e complesso su quello istituzionale, nato con la riforma costituzionale del 2001 in materia di autonomie locali. “Un progetto, ha commentato il Governatore del Veneto Luca Zaia, che così come si articola nella bozza della legge quadro del Ministro Boccia non è sottoscrivibile, se non con opportune modifiche circa la definizione dei livelli essenziali delle prestazioni.” Riserve anche da parte di Attilio Fontana, Governatore della Lombardia, in merito alle modalità di distribuzione del Fondo di perequazione e all’iter legislativo della riforma a rischio di emendamenti: “ok alla legge quadro, ma a patto che non venga stravolta dal Parlamento e corra veloce”, ha dichiarato nell’intervista al Sole24Ore e ribadito venerdi al premier Conte al Forum Eusalp, a Palazzo Lombardia.
Nel rispetto della volontà popolare, espressa con il referendum consultivo del 22 ottobre 2017, per Fontana e Zaia “l’autonomia è una sfida per le istituzioni che siamo chiamati a governare, nella consapevolezza che la nostra vita quotidiana è fatta di salti a ostacoli contro la burocrazia che complica ogni attività e rende difficile sia fare l’imprenditore sia l’amministratore pubblico, con la conseguenza che senza un Nord capace di reggere la competizione internazionale, l’intero Paese ne pagherà gli effetti negativi.”
Per la Lombardia, in particolare, sarebbe salato il conto dalla mancata autonomia: 10 miliardi di euro. Il Pirellone potrebbe portare a casa 2,6 miliardi di euro, quale risparmio teorico ottenuto dall’applicazione di costi standard in tutte le regioni italiane, per quanto riguarda l’erogazione di beni e servizi. A questa cifra potrebbero aggiungersi gli introiti delle concessioni delle infrastrutture nazionali: aeroporti, autostrade, ferrovie, centrali idroelettriche: un dossier di almeno 7-8 miliardi di euro. Ogni più precisa stima finanziaria gira ovviamente attorno alle reali competenze che saranno attribuite dall’autonomia differenziata.
Sarà un percorso lungo e difficile. Conciliare le giuste esigenze di autonomia con l’eguaglianza dei diritti fondamentali della comunità nazionale è la sfida che la classe politica deve affrontare con trasparenza e chiarezza, superando ambiguità e localismi. Questione di maturità politica e senso dello Stato.

Mostra di pittura a Verbania

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30 novembre 2019

Enzo Bersezio a cura di Marco Salvario

Enzo Bersezio
a cura di Marco Salvario

CSA Farm Gallery – Via Vanchiglia 36, Torino


Durante la mia visita alla galleria CSA Farm Gallery per la mostra Emersioni di Andrea Cavallera, di cui ho parlato in un precedente articolo, ho avuto l’occasione di conoscere Enzo Bersezio, artista settantaseienne ma giovane nell’animo, che da più di cinquanta anni ricerca nell’arte il modo di comunicare i suoi pensieri e le sue analisi.
L’artista ha il suo studio proprio nella galleria CSA che in passato ha ospitato alcune delle sue molte esposizioni, e con la quale vive in un rapporto di ottima simbiosi. Da tempo Enzo Bersezio si è affermato soprattutto come scultore e modellatore del legno con opere astratte di profondo simbolismo; dell’arte è stato non solo creatore ma anche divulgatore, insegnando per decenni al Liceo Artistico Statale di Torino.




Esposti alla galleria CSA, ho potuto ammirare alcuni disegni a grafite che illustrano e condensano aspetti diversi delle ricerche dell’artista. Uno degli elementi creativi è maturato durante il viaggio nel Cile turbolento e socialmente instabile di questi anni, nazione vittima di quel profondo malessere legato alla grave diseguaglianza sociale che rende esplosiva gran parte dell’America Latina, con la lunga escursione di più di 3600 chilometri per raggiungere l’Isola di Pasqua, dove i grandi Moai guardano arcigni verso l’interno dell’isola. Un’esperienza che Bersezio ha legato a un altro suo studio tra magia e scienza, tra matematica e musica, tra fenomeni fisici e riti esoterici, che ha accompagnato la sua attività: quello che considera la strana e affascinante natura dei numeri primi.
Sotto la sua matita d’artista nascono, infatti, nuvole fitte di numeri, tutti rigorosamente primi, disposti casualmente o forse con un ordine nascosto, nella ricerca di una logica finora ancora non svelata, di associazioni e ritmi, dove le cifre tracciate in rosso e in nero, diverse nelle dimensioni, scatenano il loro sabba primordiale. E su tale vortice dominano solenni i volti inquietanti e per noi in parte ancora senza significato dei grandi busti di pietra.
Due enigmi apparentemente distinti che solo l’intuizione e la ricerca di un vero maestro potevano riuscire a coniugare e unire, offrendo non solo al visitatore ma anche allo studioso, risposte affascinanti che ci portano oltre la percezione dei nostri sensi.


Nino di Paolo a Pero (MI)

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