22 settembre 2018

LEGGE DI BILANCIO, L’ORA DELLA VERITA’ di Antonio Laurenzano

      
LEGGE DI BILANCIO, L’ORA DELLA VERITA’ di  Antonio  Laurenzano

Giorni decisivi per la manovra finanziaria sui conti pubblici. Dopo le promesse elettorali e i tanti annunci è giunta l’ora della verità. La Legge di bilancio 2019, la prima del “Governo del cambiamento”, si preannuncia come una traversata nel deserto con i due azionisti di maggioranza alla ricerca di una  mediazione fra le reciproche priorità di programma lungo la linea del Piave segnata dal ministro dell’Economia Tria per il rispetto dei vincoli europei. Entro il prossimo 27 settembre il Governo dovrà varare la nota di aggiornamento del Def, Documento di Economia e Finanza, propedeutico alla presentazione del disegno di legge di Bilancio entro il 20 ottobre, con l’indicazione dei nuovi obiettivi programmatici rispetto al Def dello scorso aprile, e in particolare dei nuovi parametri macroeconomici riferiti al Pil.
Sarà una manovra “seria, coraggiosa e rigorosa” ha dichiarato il premier Conte, una manovra di circa 25 miliardi di euro, metà dei quali per sterilizzare le clausole di salvaguardia sull’aumento dell’IVA, che porterà il livello del deficit programmatico del 2019 all’1,6% rispetto allo 0,8% fissato dal Def di aprile. Questa flessibilità di bilancio (da concordare con Bruxelles) non sarà comunque sufficiente per realizzare in toto i punti centrali del “contratto di governo”: la flat tax con riforma delle aliquote Irpef, il reddito di cittadinanza, la revisione della Legge Fornero. Un mix oneroso di provvedimenti, in parte da rinviare perché reperire le risorse necessarie in un quadro di finanza pubblica fortemente segnato da un debito eccessivo non è operazione facile! La soluzione viene dal vicepremier Di Maio: “si attinge al deficit per mantenere le promesse”. Gli ha fatto eco Salvini censurando i diktat dei tecnocrati di Bruxelles. Ma far salire il deficit oltre il 2% del Pil comporta un peggioramento del “saldo strutturale”, un cattivo segnale per agenzie di rating e mercati.“Finanziare queste riforme ricorrendo a un aumento del deficit non avrebbe senso, ha commentato Carlo Cottarelli, direttore dell’Osservatorio dei conti pubblici alla Cattolica di Milano, perché causerebbe un aumento dello spread e quindi il pagamento di maggiori interessi agli investitori  sui nostri titoli di Stato, con ricadute sull’entità del debito”.
L’esasperata ricerca del consenso anche dopo le elezioni che continua a caratterizzare certe dichiarazioni da parte della strana coppia DI Maio-Salvini produce guasti profondi. La flessibilità di bilancio a livello comunitario si ottiene non con il “pugno duro”  con la Commissione europea, per la quale l’Italia rappresenta “il problema dell’Eurozona”, ma attraverso una credibile politica di riforme per far crescere l’economia, migliorando produttività e competitività, e attrarre investimenti stranieri. La lotta alla burocrazia, all’evasione e alla spesa pubblica improduttiva dovrebbe costituire il vero cambiamento di questo Governo, soprattutto in presenza di una lenta crescita economica, con previsioni al ribasso del Pil 2018 da 1,4 a 1,2%, secondo le stime di queste ore dell’Ocse.     
Annunci e (sterili) proclami hanno provocato un innalzamento dei tassi d’interesse: un punto percentuale in più  sui tassi decennali da fine maggio a oggi. Chi presta denaro all’Italia acquistando i suoi titoli pubblici evidentemente non crede nella reale volontà di Lega e M5S di ridurre il debito. Titoli pubblici più costosi significa tasse più elevate per i cittadini perché aumenta la nostra spesa pubblica per il pagamento di interessi sul debito (70 miliardi ogni anno!). Lo ha “certificato” il presidente della Bce Mario Draghi: “alcune dichiarazioni di uomini di governo hanno causato un rialzo d’interessi per imprese e famiglie, basta con le parole, ora i fatti.” Un invito a rispettare responsabilmente le regole di bilancio allontanando ogni accento demagogico nella valutazione della difficile situazione della finanza pubblica del Paese.
Al ministro Tria  il difficile compito di “trovare i soldi” , secondo l’imput del vicepremier Di Maio, per varare una Legge di bilancio per la crescita e la stabilità economica che a fine novembre dovrà affrontare il giudizio della Commissione europea, in attesa di quello dei cittadini italiani dopo le frenetiche promesse della campagna elettorale. Non è consentito bleffare!

21 settembre 2018

IL CAPOLAVORO DELLA MISANTROPIA a cura di Angelo Ivan Leone


IL CAPOLAVORO DELLA MISANTROPIA a cura di Angelo Ivan Leone
Si rimane stupiti e infinitamente ammirati dinanzi a questo manifesto della misantropia che ai più è passato come, paradossalmente, una sorta di inno all'amicizia diretto dall'immortale Monicelli. Naturalmente è una sorta di gioco di specchi e di rimandi come sempre è la ricerca della verità. Già quel titolo: "amici miei" può sviare e portare fuoristrada nell'opera della vera conoscenza di questo capolavoro. Il film, anzi, i tre film, vanno visti tutti e compresi fino in fondo perchè dicono e rammentano all'uomo l'eterna verità. Lungi dal ricordarli che "l'uomo è un animale sociale" come sosteneva il filosofo, il poeta più tragico, da sempre e anche, forse, più vero proprio per questa sua visione tragica della vita ricorda all'uomo che si è, fondamentalmente, soli e che la stragrande maggioranza delle volte dinanzi alla vita e alle sue scelte fondamentali c'è solo da avere il coraggio più grande: quello della solitudine.
Detto questo: CIPPA LIPPA, ora et semper e soprattutto: montala di più Rambaldo. Conte Mascetti: un amore che dura una vita.

19 settembre 2018

Promemoria a cura di Angelo Ivan Leone

Promemoria
Tratto da:Onda Lucana® by Angelo Ivan Leone-Docente di storia e filosofia presso Miur
Salvini è nato perchè il PD non volle andare alle elezioni nel 2011 quando Berlusconi fu costretto, perchè non aveva più la maggioranza in parlamento, a rassegnare le dimissioni. Al posto delle elezioni arrivò Monti. Il governo Monti non fu il peggiore della storia repubblicana, ma certamente fu sentito da tantissimi come uno dei governi peggiori perchè assunse misure draconiane, tagli orizzontali alla spesa pubblica e, soprattutto, alle pensioni in un Paese di vecchi. Tutto questo il governo Monti lo fece senza essere votato da nessuno.
A tantissimi italiani parve che Monti lo avevano mandato per commissariarci, proprio dall’Europa. Il PD pagò la sua mancanza di coraggio con la non vittoria di Bersani il 2013 alle politiche e 3 governi raccogliticci e malconci. Nell’ordine: Letta, Renzi e Gentiloni. In tutto questo Salvini nacque e nocque in quella fine 2011 che vedeva la Lega ridotta ad una larva per lo scandalo Belsito e i diamanti in Tanzania. Tuttavia Salvini ha saputo rialzarsi da quella disfatta e facendo leva sulle paure degli italiani per gli immigrati e sui macroscopici errori dei propri avversari è arrivato al Viminale oggi. Niente nella storia è inspiegabile. Nemmeno Hitler, pardon Salvini.

18 settembre 2018

I LUPI DEL CALLA di Stephen King a cura di Miriam Ballerini


I LUPI DEL CALLA di Stephen King
© 2003 Sperling & Kupfer Editori S.p.A.
ISBN 88-200-3574-X Pag. 864 € 7,50

Quinto libro della saga della torre nera.
Il romanzo ha inizio con la descrizione di Calla Bryn Sturgis e dei suoi abitanti. Dove ogni venti anni circa, i lupi del Calla giungono e rapiscono i loro figli gemelli, riportandoli, poi, spenti, anormali.
E ora ci risiamo: è il momento del ritorno dei lupi. Gli abitanti si riuniscono e decidono, per la prima volta nella loro storia, di reagire.
Si imbattono in Roland e il suo gruppo e chiedono loro aiuto, per combattere queste orrende creature che giungono su cavalli grigi.
Roland e i suoi compagni, accettano l’incarico e a Calla Bryn Sturgis, conoscono Callahan, un reverendo che per gli appassionati di King è una vecchia conoscenza. Qui, infatti, lo troviamo dopo che nel libro Le notti di Salem, ha combattuto contro un vampiro.
King è sempre molto abile nel ripescare personaggi di altri romanzi, facendoli proseguire sulla loro strada, quasi fossero davvero delle persone reali, con la loro vita che procede e che si amalgama con quella di altri.
Padre Callahan è in possesso della tredici nera, un’altra sfera capace di trasportare in altri “quando”. E sarà loro di grande utilità per tornare a New York e difendere Calvin Torre, proprietario di un terreno dov’è contenuta la rosa. E cosa mai sarà questa rosa?
Una “chiave” per condurre alla torre nera?
Il libro prosegue, crescendo con i protagonisti. Susannah aspetta un bambino, ma non “umano” e, proprio alla fine della storia, posseduta dalla personalità di Mia, la madre dell’essere, fuggirà per partorire.
Vediamo Jake crescere e, suo malgrado, farsi di giorno in giorno cavaliere, proprio come Roland. E Eddie farsi più uomo e responsabile.
Per tutto il romanzo, di racconto in racconto, King ci fa partecipi dell’attesa della venuta dei lupi, che solo durante la battaglia finale si scoprirà cosa siano in realtà, e per quale motivo rapiscono i bambini.
L’autore sa protrarre la narrazione, portandola alla lunghezza voluta senza mai stancare, sapendo quando sia l’ora di smettere.
La saga della torre nera prosegue sviluppandosi in questo mondo creato appositamente per contenerla, con i suoi particolari, il suo linguaggio, gli usi e i costumi, e i personaggi descritti in modo magistrale.

© Miriam Ballerini

L'ERGASTOLANO : UN TOPOLINO CHE GIRA NELLA RUOTA DENTRO UNA GABBIA a cura di Carmelo Musumeci


L'ERGASTOLANO : UN TOPOLINO CHE GIRA NELLA RUOTA DENTRO UNA GABBIA

Nessuno di noi sa dove e quando morirà. L’ergastolano sa dove: in galera. (Adriano Sofri)


Continuo ad avere un senso di colpa verso i miei compagni, perché io ce l’ho fatta, loro no; perché credo che molti di loro meritino la libertà più di me, in particolare quegli ergastolani che sono entrati in carcere giovanissimi (18, 19, 20 anni) e ormai hanno passato più anni della loro vita dentro che fuori. Molti di questi ex ragazzi sono stati usati, consumati e mangiati due volte, prima dai notabili mafiosi del territorio dove sono nati e cresciuti, poi da demagoghi di turno, sempre a caccia di emergenze, e da forcaioli e populisti. Alcuni di loro si sono ritrovati in mano una pistola e, forse per paura o per cultura, non hanno saputo dire di no. Una volta dentro, sono stati sfruttati dai politici di destra, di centro, di sinistra e dalla lobby dell’antimafia, per scopi e consensi elettorali i primi, finanziari e mediatici i secondi. Molti di questi giovani ergastolani sono nati colpevoli e sfigati, sono stati usati come carne di cannone da molti “onesti disonesti” e non si sono potuti permettere gli avvocati dei colletti bianchi. Per questo motivo continuerò a scrivere e a lottare per sensibilizzare l’opinione pubblica che il carcere dovrebbe servire a fermarti, ma poi la pena da scontare non dovrebbe essere solo il carcere, che alla lunga fa sentire innocente anche il peggiore criminale. Qualsiasi pena dovrebbe fare bene e non distruggerti, sia quando la sconti che quando l’hai finita. E, soprattutto, ti dovrebbe migliorare, o almeno farti sentire colpevole, invece una condanna crudele e cattiva come la galera a vita o il regime di tortura del 41 bis (carcere duro) non fa riflettere circa il male commesso. Non credo che le vittime dei nostri reati vorrebbero questo, piuttosto penso che lo vogliano certi politici per accrescere il loro consenso elettorale e che fanno finta di non sapere che i mafiosi di spessore non infrangono mai la legge, semplicemente la fanno infrangere agli altri e anche per questo in carcere non ci vanno mai. A meno che non si voglia ripristinare la pena di morte, penso che tutti gli ergastolani dovrebbero avere una seconda possibilità come la sto avendo io. Perché non dar loro l’opportunità di scontare la pena in modo intelligente, lavorando o aiutando gli altri? Perché tenerli chiusi per tutta la vita in solitudine in un bozzolo di niente? Perché impedirgli un futuro? Forse perché lo hanno tolto agli altri? Ma la legge non dovrebbe essere un’arma che a sua volta tortura e uccide. Che senso ha aver sostituito la pena di morte con l’ergastolo? Comunque sia, la pena dell’ergastolo non ti fa sentire colpevole, ti fa sentire innocente perché è una pena da assassini.
Una società che non uccide i suoi simili perché preferisce tenerli murati vivi dentro una cella tutta la vita è una società malata e cattiva alle radici. Credo che una persona non possa essere colpevole per sempre e che sia inumano punire una persona esclusivamente per un reato che ha commesso 20, 30, 40 anni prima. Penso che la pena dell’ergastolo, da qualsiasi parte venga esaminata, sia contro la logica e l’umanità.
La pena può finire, una volta liberi, ma la condanna continua, perché dopo tanti anni in gabbia anche la libertà sa di carcere e anche io adesso che sono libero (o quasi) ho dei momenti in cui soffro il carcere, perché quando ti abitui alla cattività per tantissimi anni poi la felicità ti stanca, dà ansia ed è anche difficile da gestire. In un certo senso, ti sei disabituato alla felicità. Credo che, sotto un certo punto di vista, la vera pena inizi quando esci fuori, perché a volte hai paura di sentirti felice, soprattutto se pensi a quanto sei stato infelice per tanti anni e quel dolore ora ritorna in mente e si fa sentire ancor più forte.



Carmelo Musumeci
Settembre 2018

DALLA TRISTE SCIENZA ALLA AD UNA SOLUZIONE A CURA DI MONICA SPLENDORI

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     DALLA TRISTE SCIENZA ALLA AD UNA SOLUZIONE                                                                                     

      Il problema economico in Italia è innanzitutto politico, della "polis", e non è un problema solo localizzato: l'Italia sta pagando più di tutte le altre Nazioni dell'Unione Europea. Questo perché? Perché siamo tanti Stati con ancora le proprie legislazioni in un'Unione economica gestita dalla politica americana di Trump e tedesca della Merckel, mentre nel nostro sud (ma, seguendo altre modalità, in tutta l'Italia) siamo in parte governati dalla mafia che si infiltra nel sistema attraverso la "burocrazia". La corruzione è figlia della burocrazia e non viceversa! Pensiamo alla corruzione impropria, anzi, spieghiamo in primo luogo la differenza tra le due: la corruzione può essere 1) propria quando oggetto del pactum sceleris è un atto contrario ai doveri d'ufficio; 2) impropria quando l'accordo ha per oggetto un atto d'ufficio. Ecco che qui già salta all'occhio il paradosso. In Svezia non hai bisogno per un atto d'ufficio (cioè un atto che ti spetta) di dover pagare. In Italia sì perché manca l'efficienza che permetterebbe di essere tutti uguali. In Italia la burocrazia permette di essere disuguali, nella giusta misura in cui il politico ci possa navigare al meglio. Lui (il politico) con le promesse elettorali, e noi con la nostra morale corrotta, proseguiamo alla ricerca del più semplice al momento, e siamo disposti anche a pagare o vendere voti a chi poi, attraverso la burocrazia non efficiente, ce la farà restituire in questo modo: esempio Ilva (ma ci sono milioni di altri casi in Italia di spreco, sperpero, ed inefficienza). Manca la trasparenza. Noi usiamo nei sistemi pubblici una burocrazia talmente contorta che la trasparenza serve solo per far trasparire quanto siamo in grado di farci del male. Pensiamo il ponte Morandi e gli appalti, nei quali le gare in revisione di spesa (spending review) facevano intascare al politico di turno un surplus da chi vinceva la gara, per poi (ovviamente) aumentare il debito pubblico attraverso le spese sostenute dal partenariato pubblico privato, tanto caro alla social democrazia europea dell'era Blair. Pensandoci, come può esistere un binomio di questo tipo?! Il pubblico è l'insieme, è della “polis”, è il comune, di tutti, il privato invece è di un proprietario, di un direttore generale, di un imprenditore. Come può un privato fare gli interessi di tutti? Se ha un bilancio, e questo si deve chiudere a fine anno con degli utili, gli utili debbono uscire dalle tasche dello Stato che con una mano, attraverso l'appalto, ha assegnato alla miglior offerta, e con l'altra toglierà alla "polis", ciò che con la corruzione avrà fatto avere agli italiani ossia: (le autostrade più costose e mal tenute di tutta Europa) sono quelle italiane, gestite da aziende che tagliano i costi e non investono nella manutenzione. Quando la logica della privatizzazione e della svendita dei beni ha prevalso il bilancio è stato terribile. Basta guardare a Roma, dove scrive il corriere della sera, c'è la “linea metropolitana più cara al mondo e sempre in ritardo, per non parlare dei collegamenti, a cosa serve un freccia rossa Verona Firenze, se il tempo che risparmi lo spendi aspettando il regionale che ti porta ad Orvieto? Oggi le strade della capitale, ma non solo sono pericolose, buche che distruggono auto, se non di peggio! Lo scandalo dei subappalti che coinvolge politici di vari schieramenti. Il fatto grave è che, anche se parte dell'infrastruttura italiana cade a pezzi ed il paese fatica a riprendersi dalla crisi, i pochi fondi sono costantemente stanziati per progetti costosi e poco funzionali. La corruzione propria, invece, è costituita da atti contrari ai doveri d'ufficio. Un esempio può essere l’avvocato che rischia di perdere il lavoro perché in base ad un decreto regio del 1931-34 la sua abilitazione era in scadenza. Anche in questo caso avremmo pagato pur di non perdere il lavoro. Quindi, la burocrazia e la sburocratizzazione sarebbero, come definizione, regolate dall'art. 97 della Costituzione, ma per capire quella italiana bisognerebbe leggerlo al contrario. Perciò, se i criteri per il buon andamento dell'amministrazione sono: efficienza, efficacia, ragionevolezza, trasparenza, ed economicità, per darne un’adeguata definizione per capire il significato dobbiamo leggerli al contrario. Pensiamo ai passaggi inutili che hanno fatto perdere soldi alla collettività, per esempio: a Malta, sempre per un avvocato, l'esame di abilitazione è orale e breve. Se rispondi bene sei abilitato alla professione. In Italia, dopo la laurea fai il praticantato con esame finale. A Malta sarebbe già concluso, ma in Italia non è finita qui: devi fare l'esame di difensore d'ufficio, poi l'esame di Stato che ha 9 prove, 3 scritte e 6 orali, con media di bocciatura del 90%. Beninteso che non è un concorso pubblico perché, come il medico, si rientra nella nozione di impresa art. 41 della Costituzione. Con la burocrazia, in Italia, un futuro avvocato lo sarai se fai parte del 10% dei più fortunati dopo la laurea nel 2002, praticantato nel 2004, e risultato degli scritti che slitta nel 2005, per obbligarti a sostenere la prova orale nel 2006/2007. Concludendo: a causa della burocrazia nello Stato Italiano se tu sei bravo ti laurei nel 2002 e diventi avvocato nel 2007. Quindi sburocratizzare in questo senso significherebbe stabilire una regola logica, in base alla quale chi ha superato una prova di esame non debba più ripeterla: quanto tempo risorse e soldi verrebbero risparmiati? Sono tantissimi gli avvocati che persero il lavoro in questo frangente, per non parlare degli operai dell'Ilva, e della strage di persone per il crollo del ponte Morandi, sempre a causa di questa Italia fragile, dove le pubbliche strutture crollano, mentre i costi negli anni sono triplicati. Italia di burocrazia, di privatizzazioni, di corruzione, Italia che ha appaltato a società private la gestione del suolo pubblico e delle infrastrutture: non solo strade, autostrade, e di conseguenza ponti, ma anche aziende, società di volo, per non parlare della sanità regionale (anche qui differenza di costi e trattamenti), Regioni che vengono premiate come eccellenze aumentando così la forbice tra sud e nord di pubblico utilizzo del servizio sanitario a causa della sfiducia nei confronti di cure non appropriate. Lo stesso vale per l'educazione e la scuola: la cosiddetta “buona scuola" ha aumentato i poteri ai dirigenti, stressati dal ruolo troppo di responsabilità. Gli stessi hanno possibilità decisoria sull'assunzione degli insegnanti precari, e la possibilità di mantenerli tali, e di recedere il loro contratto senza giustificato motivo. Per questo abbiamo alunni sempre meno formati, e qui possiamo introdurre anche l'inserimento (governo Renzi) dell’alternanza scuola-lavoro formulata in modo tale che spezzi l'anno scolastico, e nella maggioranza dei casi non porti a nessuna formazione perché l'istituto scolastico non riesce, anche per la necessità di percorsi burocratici enormi, a trovare un’azienda che si occupi di formare un ragazzo appropriatamente dal punto di vista lavorativo. Una soluzione per migliorare nel tempo l'economia italiana potrebbe essere la semplificazione burocratica, ossia l'eliminazione di quella parte di burocrazia che permette l'insinuazione di atti di corruzione nella maglia organizzativa. Altra possibilità da rivalutare è di riportare nel tempo il pubblico gestito pubblicamente, eliminando gli appalti costosissimi, i più costosi d'Europa, sia per gli accordi di gara, sia per la non manutenzione, ed in particolare per le stragi a causa dell'inefficienza delle ditte appaltanti e l'inerzia dello Stato. 

      (c) MONICA SPLENDORI 




15 settembre 2018

La nuvola testarda scritto e illustrato da Veronica Della Pietra


La nuvola testarda
scritto e illustrato da Veronica Della Pietra
Il piccolo Nicola ha un’impresa da compiere: riuscire a riportare il sole a Villasole, il suo bellissimo paese che sta rischiando di finire sommerso dalla pioggia di una nuvola che non se ne vuole più andare via. Riuscirà il bimbo a convincere la nuvola testarda a fare le valigie? La vicenda del bambino e della nuvola testarda è una favola semplice ma poetica, che ben si accompagna ai delicati disegni a pastello dell'autrice. La copertina rigida e lucida, con la bella immagine di Nicola in impermeabile giallo e della sua amica nuvola, attirerà tutti i bambini, che si incuriosiranno nello sfogliare e farsi leggere questa piccola e tenera storia.

11 settembre 2018

La triste scienza a cura di Angelo Ivan Leone


"La triste Scienza"

 Il problema della crisi economica è innanzitutto, come sempre politico.
 Aldilà delle figure professionali che mancano in Italia, il problema costituente che caratterizza la nostra fragilità economica è che manca una vera e seria programmazione industriale e, nello specifico, nel nostro Mezzogiorno questo è talmente palese da far essere sconcertante l'assoluto vuoti di silenzio e di proposte fatte dai singoli partiti e o movimenti politici nazionali.
 Siamo ancora fermi alle sempiterne promesse elettorali e alla concessione delle arcinote cattedrali nel deserto, o alla difesa strenua di alcune di esse, si pensi al caso Ilva. Insomma nulla di nuovo sotto il sole che possa smuovere lo sclerotizzato panorama industriale ed economico italiano cambiandone i difetti strutturali e macroeconomici: dall'estrema parcellizzazione delle aziende, al loro nanismo congenito per finire con il cronico e sempre più abissale ritardo meridionale.
 Concludendo si nota una difesa dello status quo antea che non dovrebbe nemmeno stupire più di tanto perchè, lungi dall'essere "nani che camminano sulle spalle dei giganti", come diceva l'immortale Guglielmo del Nome della Rosa di Eco, spesso, per non dire sempre, i nostri politici sembrano essere "nani che camminano sulle spalle di nani e che non vedono più in la di loro" sempre per rimanere nei ritmi di uno degli ultimi capolavori della letteratura italiana.
Con tanti saluti all'Unità d'Italia.
Per quanto riguarda, infine, il nostro amato sud, anche qui non c'è niente di nuovo sia nella storia nazionale che in quella eterna, parafrasando Tacito possiamo ben dire "avete fatto un deserto e lo avete chiamato: Sud".


(c) Angelo Ivan Leone