18 giugno 2013

"Espressioni" - arte contemporanea all'Hotel Corallo di Sperlonga (Lt)


Le Associazioni culturali “I Graffialisti” e “Melodia in Movimento”, con il patrocinio del Comune di Sperlonga, propongono la rassegna d’arte contemporanea “Espressioni”.
L’evento espositivo è il frutto della sinergia tra i due sodalizi che, nel perseguire i comuni intenti della promozione dell’arte e della cultura nel mondo giovanile e non, hanno unito le loro idee per regalare emozioni uniche ai visitatori.
La preziosa collettiva - organizzata presso la hall dell’Hotel Corallo situato nel cuore del centro storico della splendida cittadina turistica di Sperlonga, riconosciuta come uno dei i Borghi più belli d’Italia, per il sedicesimo anno consecutivo Bandiera blu d’Europa e insignita delle 4 Vele della Guida Blu 2013 - renderà fruibili al pubblico eccezionali opere pittoriche e scultoree realizzate dai membri delle due associazioni culturali.
Gli autori, provenienti da varie zone della Regione, sono Massimiliano Battista, Mariangela Capotosto, Sabrina Cibelli in arte Sabry, Americo Conte, Erasmo Di Florio, Milena Ferruzzi, Vito La Rocca, Mario Liberace, Antonella Magliozzi, Iole Magliozzi, Roberta Tafuri in arte BorkiArt, Iris Vellucci in arte Iris.
Gli artisti coinvolti nell’esposizione presenteranno tecniche originali e affronteranno temi diversificati, spaziando dal surreale al minimalista, dal figurativo all’astratto, lasciando all’immaginazione dell’astante ampi spazi di riflessione; filo conduttore della mostra è quello della condivisione di esperienze d’arte e di vita.
L’appuntamento per il vernissage è previsto per sabato 29 giugno alle ore 18.
La mostra, a ingresso gratuito, sarà visitabile fino al giorno 8 settembre, tutti i giorni dalle ore 17 alle 22.
 
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Fonte: Ufficio stampa I Graffialisti

17 giugno 2013

Creo ergo sum di Maria Consiglia Santillo

Quarto libro del cammino mirato al risveglio delle coscienze: CREO ERGO SUM di Maria Consiglia Santillo, fondatrice e responsabile scientifico del “Centro Studi Psyche”.
“Essere o non essere. E’ questo il dilemma”.
La mano di Amleto che accompagna l’immersione del lettore dentro uno dei monologhi più conosciuti nella storia del teatro è la medesima mano che l’autrice di questo quarto libro, la psicoterapeuta Maria Consiglia Santillo, tende verso il lettore curioso ed interessato alla consapevolezza del proprio Sé e di quello dell’Universo. (dalla prefazione di Anna Laura Chierichetti)
CREO ERGO SUM
Attraverso l’analisi dei miti, gli scritti sacri, la visione di filosofi, scienziati e psicologi. La ricreazione dell’uomo e dell’universo è letta in una visione intrigante e completa. Liberarsi dalla Matrix attraverso un “atto di creazione”. I volumi, organizzati in modo da poter essere consultati singolarmente, sono singoli passi di un unico cammino mirato al risveglio delle coscienze: il progetto Crisalide.
Il “Progetto Crisalide”, attraverso un programma di conferenze e seminari, si pone l’obiettivo di aumentare il livello di consapevolezza delle persone riguardo alle “LEGGI” che regolano il funzionamento delle varie dimensioni del nostro mondo interno, del mondo esterno e del rapporto tra mondo interno e mondo esterno. Il fine del progetto è il “Risveglio delle Coscienze” affinché tutti possano riappropriarsi della propria vita e sottrarsi al controllo sistemico.
Un libro ALBUS è un viaggio che comincia nelle migliori librerie o direttamente dal sito www.albusedizioni.it

15 giugno 2013

Musica: Christian Salerno il 20 giugno alla Biblioteca Frera di Tradate (Va)




Il 20 giugno Christian Salerno sarà alla Biblioteca Frera di Tradate per continuare il tour di presentazione del suo omonimo disco: un cd di pianoforte solo in stile new age con 11 tracce il cui tema comune è l’amore.

La serata, ad ingresso gratuito, avrà delle sorprese al suo interno. Non sarà come le altre, avvenute in altre regioni italiane, ma avrà qualcosa di speciale, ovvero la partecipazione di Delia Carioti, una voce calda che creerà ancora più intimità alla serata.
 
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Inizio ore 20.45
www.christiansalerno.com
 
 

13 giugno 2013

La vocazione per il teatro tra passione, ragione e fede


LA VOCAZIONE PER IL TEATRO TRA PASSIONE, RAGIONE E FEDE
L’esperienza di Alessandra Aprea, una vita dedicata all’arte

 
Alessandra Aprea si laurea in spettacolo al Dams di Bologna con una tesi su Eduardo De Filippo. Il suo maestro, che la segue nella formazione teatrale è proprio Gino Maringola, uno degli attori della compagnia di Edoardo. Frequenta l’Accademia di Arte drammatica al Teatro Bellini di Napoli. La sua attività nell’ambito teatrale è dinamica e forte: è protagonista, regista, insegnante in corsi di teatro. Partecipa a Gli uccelli di Aristofane con regia di Lucio Allocca, a Masaniello di Tato Russo, al lorchiano Lamento per Ignacio Sanchez Mejias di Antonio Sirano. Forse è il suo impegno soprattutto a livello didattico. Ha presentato ultimamente un cortometraggio al festival di Giffoni, dal titolo Gocce di verità. Come ella stessa scrive: «Il teatro etico aiuta a riflettere su ciò che realmente conta nella vita. Mi svegliavo alle 6 di mattina per andare a lezione nei quartieri spagnoli dal mio adorato maestro Gino Maringola. Come ho scritto nel mio libro Carol. Un attore diventato santo, oggi mi manca più che mai la parte wojtyliana, il suo essere gentile. Egli mi ringraziava ed io lo ringraziavo. Una volta mi ha regalato una targa con su scritto Una vita per il teatro. Da allora ho capito che aveva acceso una fiaccola che non si spegne. Anzi di più! Come era solito dire il grande Eduardo: il mio cuore continuerà a battere anche quando si sarà fermato!  Attraverso il teatro io mi avvicino a Dio e lo ringrazio. Avverto intorno a me che la voglia di fare teatro si trasmette e coinvolge, soprattutto i giovani. Questa voglia ci fa ancor oggi pensare, come qualcuno più di una volta ha sottolineato, ottimisticamente al futuro dell’umanità. Il teatro deve edificare. Oggi molti programmi televisivi sono paralizzanti. L’arte deve elevare e creare energia positiva». Belle ed intense parole che significano vivamente il senso vero dell’arte. L’arte è vocazione, oltre che ispirazione divina. Come si fa una trovare una perla da Napoli a Villa d’Agri? Eppure la nostra terra offre dei tesori inestimabili, non solo il petrolio e l’acqua e i boschi. I suoi modelli sono due uomini che hanno cambiato la storia, in modo diverso, ma vero, Eduardo De Filippo e Karol Wojtyla. Tutti e due provengono da un’esperienza di rappresentazioni artistiche. Tutt’e due provengono dall’arte e l’arte ha il potere di sconvolgere il mondo. Nel ’68 era di voga il motto: fantasia al potere! La fantasia al potere può esprimere al massimo tutto il potere della fantasia, quando questa però è invogliata a buoni propositi ed a fini giusti. D’altronde la vita è sogno e non lo diceva solo de La Barca. «La vita non è che un’ombra in cammino; un povero attore che si agita e che si pavoneggia per un’ora sul palcoscenico e del quale poi non si sa più nulla,» poteva scrivere Shakespeare. Ma tutti si erano accorti di questa stretta unione tra sogno e realtà, tra vita e teatro, per usare la metafora di Alessandra, da Cartesio a Schopenhauer, fino a Nietzsche. L’arte, come diceva Aristotele, deve avere un grande ruolo catartico, altrimenti non serve a nulla. L’ideale estetico può condurre a Dio solo se c’è questa intrinseca finalità, altrimenti può anche allontanare dalla retta via. Ricordate a proposito il don Giovanni kierkegaardiano. Ma d’altra parte solo l’artista può cogliere l’Assoluto, lo diceva Schelling: «Ogni splendido quadro nasce per il fatto che si toglie quella muraglia invisibile che divide il mondo reale dell’ideale, e non è se non l’apertura attraverso la quale appaiono nel loro pieno rilievo le forme e le regioni di quel mondo della fantasia, il quale traluce solo imperfettamente attraverso quello reale». Questa forte dimensione dell’arte ha ritrovato al sua recondita e rilucente espressione in questa donna, Alessandra Aprea, che ha dato la vita per il teatro, oltre al fatto che la vita è teatro. E pure il grande nostro maestro Platone, che tanto condannava l’arte come imitazione dell’imitazione, a volte l’approvava come rivelazione della bellezza visibile  dell’Uno invisibile eterno: «Lieve cosa è veramente il poeta, alata e santa.» - scrive nello Jone - «il poeta è capace soltanto se posseduto da un Dio; privo ormai di ragione deve tutto esaltarsi ed, estenuata la mente sua, scomparire; fino al momento in cui nell’uomo le facoltà razionali rimangono intatte, l’uomo non sa comporre poesia, non sa cantar vaticini».

 

Vincenzo Capodiferro

12 giugno 2013

"MODIGLIANI E L’ÉCOLE DE PARIS": mostra a Martigny dal 21 giugno al 24 novembre



Con la mostra Modigliani e l’École de Paris, si ripropone la collaborazione fruttuosa tra la Fondation Pierre Gianadda e il Centre Pompidou di Parigi. Il prestigioso museo nazionale francese raccoglie in questa rassegna, che la sua direttrice Catherine Grenier ha voluto costruire attorno all’Ecole de Paris e alla figura emblematica di Modigliani, numerosi capolavori provenienti dalle sue magnifiche collezioni. E se Modigliani è indubbiamente il centro focale della rassegna, molto ben rappresentata risulta l’avanguardia parigina di quegli anni.
L’ École de Paris
Negli ultimi decenni del XIX secolo, l’insegnamento delle scuole di Belle arti non trova più grandi riscontri. La campagna e i boschi attorno alla capitale francese sono celebrate da pittori appassionati della luce e della pittura en plein air: gli impressionisti. Questo movimento apre le porte alle rivoluzioni artistiche che seguiranno. A partire dall’inizio del XX secolo, Parigi diviene una vera calamita, un faro, e attira gli artisti da tutte le parti del mondo. I musei sono apprezzati, l’architettura della città è piacevole, vi si respira un’aria di libertà e la gioia di vivere. Tutti questi elementi contribuiscono alla fioritura dell’arte. Parigi diviene un foyer artistico con poli di attrazione particolari come Montmartre, ben presto soppiantato da Montparnasse. Infatti dal 1900 alla prima guerra mondiale questi quartieri vedono affluire artisti, in particolare stranieri, molti dei quali provenienti dall’Europa dell’est. Da sempre ad uso contadino, le stalle e i depositi si trasformano in atelier per i pittori. I bar prendono piede e questi esuli si ritrovano al Dôme e alla Rotonde per confrontarsi sulla loro passione per l’arte e anche sulla miseria in cui vivono. Con il conflitto mondiale del 1914, i legami si spezzano bruscamente. Gli artisti francesi, italiani e tedeschi sono mobilitati, alcuni non torneranno più. Ma, finita la guerra, una fauna sempre più cosmopolita di artisti e di fêtards (festaioli) si ritrova: Pascin, Soutine, Foujita, Van Dongen, Derain, Modigliani,… Montparnasse diventa un vero crogiuolo dell’arte. L’apporto di tutti questi pittori stranieri, spesso ebrei, è innegabile nell’evoluzione dell’arte che trasforma Montparnasse nella “Babele dell’arte”. È nel 1925 che André Warnod, giornalista di Figaro, usa per la prima volta l’espressione “École de Paris” per designare gli artisti di Montmartre e di Montparnasse. Questa “École de Paris” non fa riferimento ad alcuna scuola, ma riunisce i pittori e gli scultori che hanno contribuito a fare di Parigi un luogo di grande creatività artistica e una capitale internazionale dell’avanguardia.
Alcune opere cubiste
È a Montmarte che Picasso fa il suo primo attacco alla storia dell’arte: nel 1907 egli dipinge Les Demoiselles d’Avignon i cui corpi sembrano tagliati a colpi d’ascia, con sguardi inquietanti, piedi smisurati, mentre dall’insieme si desume una brutalità che fa pensare a una caricatura barbara. Una nuova sorgente d’ispirazione per Picasso: la scoperta dell’arte negra al museo del Trocadero. Quest’opera si rivela per lui come “la sua prima tela d’esorcismo”. La prospettiva è sghemba e si assiste alla distruzione della figura umana. Il seguito: la riduzione di tutte le forme a figure geometriche. Nel 1908 Louis Vauxcelles, ispirato da Les maisons de l’Estaque di Braque taccia questa pittura di “petits cubes” (piccoli cubi): è il punto di partenza del cubismo. Nella mostra della Fondation Gianadda numerose composizioni segnano la storia di questo movimento, fra cui un capolavoro del periodo del cubismo analitico: Le Guitariste, 1910, di Picasso, con una frammentazione radicale del soggetto e dei piani scomposti in sfaccettature multiple, il tutto rappresentato con una tavolozza ridotta a toni di terra. Quando poi Picasso, con la sua scomposizione dell’oggetto approda quasi alle rive dell’astrazione, Juan Gris con la sua Nature morte au livre del 1913, riconsidera il passo cubista, recuperando colori vivi e la ricostruzione dell’oggetto. Quanto a Fernand Léger, affascinato dalla rivoluzione industriale e dalla tecnica, dipinge nel 1918 Le mécanicien, in una declinazione cubista dallo stile compatto e semplificato.
Utrillo, Brancusi, Modigliani. E tutti gli altri
Ritorniamo a Montmartre, con la sua vita movimentata dove il Lapin Agile diviene luogo di incontro di poeti, musicisti, umoristi, studenti e pittori. Nel 1910 Utrillo immortala il celebre cabaret situato sulla riva nord della Butte con un olio Le Lapin Agile in una atmosfera tipica del suo stile di quegli anni: strada deserta, alberi ridotti a scheletri, barriera sbilenca raffigurati in una tonalità un po’ grigia, dove il tutto porta a un’opera piena di fascino.
Brancusi è arrivato a Parigi nel 1904 a piedi dalla sua Romania - passando per Martigny! Zaino sulle spalle e un bicchiere in tasca. Dopo studi secondo tradizione, si evolve a partire dal 1908 verso forme sempre più semplici e spogliate. Margit Pogany, giovane artista ungherese, gli ispira la sua prima Danaïde nel 1910, ripresa in bronzo nel 1913: testa china su un piccolo collo, ridotta all’essenziale, “tutta negli occhi”. Nel 1906, il “pastore dei Carpazi”, come era chiamato, incontra il pittore e scultore Modigliani, con cui instaura una solida amicizia. Insieme alla cité Falguière, essi ricorrono al taglio diretto, di cui è buona testimonianza in mostra la Tête de Femme, in pietra del 1912. Con riferimento alle maschere africane, lontano dal modello di Rodin, Modigliani accentua i tratti verticali con una linea del naso esageratamente allungata, una bocca inesistente, risolutamente chiusa, il tutto evoca una effigie ieratica persa nella contemplazione. Ma Modigliani è anche quell’artista molto personale, lontano dalle turbolenze dei movimenti d’avanguardia, che si dedica soprattutto a dipingere dei ritratti con la testa inclinata, l’espressione malinconica, con un atteggiamento gotico che rimanda a Botticelli. Con quindici opere, da cui si deduce una sensibilità conturbante, Modigliani è ben rappresentato sulle pareti della Fondation.
Nel 1917, installato in rue de la Grande-Chaumière a Montparnasse, Modigliani era vicino di Soutine, Lipchitz, Kisling, Survage, pittori pure esposti a Martigny. E i visitatori potranno inoltre confrontarsi con opere di Matisse, Derain, Chagall, Zadkine e di numerosi altri artisti dell’École de Paris.
Un grande momento della storia dell’arte, quindi, per la prossima estate alla Fondation Gianadda, che introdurrà il pubblico nei primi vent’anni del secolo scorso in una Parigi invasa da artisti di talento.

Antoinette de Wolff-Simonetta
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Fonte: Uessearte - Como


La danza indiana di Sangeeta Isvaran il 17 giugno al PimOff



Nutrita dalla convinzione che la danza e l'arte siano uno strumento in grado di promuovere non solo bellezza e educazione ma anche una profonda trasformazione sociale, le coreografie di Sangeeta Isvaran, danzatrice, coreografa e ricercatrice, - vincitrice del premio nazionale ‘Bismillah Khan Yuva Puraskar’, trattano spesso di temi legati all'ingiustizia sociale e al possibile e quanto mai necessario rinnovamento della coscienza civile.
Lo spettacolo che presenta al PimOff alterna brani tradizionali a coreografie originali create proprio allo scopo di sensibilizzare le vittime dirette o indirette di quei problemi sociali che affliggono alcuni contesti, come l’alcolismo e la violenza sulle donne.
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Fonte: newsletter PimOff - Via Selvanesco 75 - Milano

Undici ore d'amore di Carmelo Musumeci


Due anni dopo “Undici ore d’amore di un uomo ombra”

“Che fareste se dopo vent’anni di carcere aveste solo undici ore per rivedere quelli che amate? Di queste undici ore Carmelo ci racconta, con un ritmo che toglie il respiro, nel moto ondoso delle parole. Ma ci racconta anche della notte prima, lui che nella sua branda gioca di continuo con la morte, la invoca fulminea perché lo salvi dalla sua condanna a morte a rallentatore di Uomo Ombra. Stanotte no, stanotte ha paura di morire prima delle sue undici ore da uomo libero, morire come Mosè un istante prima di toccare la terra promessa, hai visto un dispetto di Dio. Ma vive. È mattina. I cancelli che dovrà passare sono undici, come le ore eterne e sfuggenti che ha davanti, un film serrato che concentra ogni passione, ma senza lieto fine. Alle 22.00 varcherà a ritroso l’undicesimo cancello, e sarà di nuovo solo. “Io e l’Assassino dei Sogni”
(dalla Prefazione di Barbara Alberti a “Undici ore d’amore di un uomo ombra” di Carmelo Musumeci, Gabrielli Editori).

Sono passati due lunghi anni dalle uniche undici ore che ho trascorso da uomo libero in ventidue anni di carcere.  Nel frattempo ho continuato il mio attivismo per fare conoscere in Italia, Patria del Diritto Romano e della Cristianità, l’esistenza della “Pena di Morte Viva” (così chiamiamo l’ergastolo ostativo a ogni beneficio penitenziario, che ti mura vivo senza la compassione di ucciderti). In questo periodo mi sono anche iscritto a una nuova Facoltà ( Filosofia), ho avuto vari encomi, tre diversi direttori hanno chiesto la mia declassificazione dal regime/circuito Alta Sicurezza e il Direttore Ernesto Padovani di Spoleto si è così espresso: ”Parere favorevole sull’affidabilità individuale anche esterna” (Fonte: nota n°27107/M-C.F. del 03/06/2011).
Eppure sono ancora in regime/circuito di Alta Sicurezza e soprattutto non sono più riuscito a uscire “Carmelo sta scontando una condanna all’ergastolo con l’aggravante dell’ostatività, ovvero della impossibilità di accedere a qualunque tipo di beneficio, sconto di pena o pena alternativa al carcere. Questo istituto, inserito quale misura di emergenza contro il terrorismo e la criminalità organizzata, ha assunto un carattere permanente. Cosa questa che ferisce i nostri valori costituzionali, che legano la pena al recupero e al reinserimento del colpevole. (Agnese Moro).
Purtroppo alcune volte le leggi dei “buoni” sono uguali, o peggio, di quelle non scritte dei cattivi  e per gli uomini ombra (così si chiamano fra loro gli ergastolani ostativi) la nostra Carta Costituzionale è carta straccia.
Nonostante questo, non sono pentito che due anni fa mi sono presentato con le mie gambe davanti all’Assassino dei Sogni (il carcere come lo chiamo io) sapendo che non sarei più uscito, perché per una volta, una volta sola, ho voluto dimostrare di essere migliore di uno Stato che condanna una persona a essere cattiva e colpevole per sempre.

“Da fuori l’Assassino dei Sogni fa ancora più paura. Sembra ancora più brutto. Ad un tratto il suo cancello enorme di ferro si apre. Sembra la bocca di un mostro. Il suo rumore metallico rimbomba nelle mie orecchie. Quella è la sua voce. Ancora un passo e poi sarà tutto finito. Sarò di nuovo un uomo ombra. Un’ombra fra tante. Faccio quel passo. Provo la sensazione di non esistere più. E mi faccio divorare dall’Assassino dei Sogni, lasciando alle mie spalle la libertà, l’amore e la felicità.” (pagg 50-51).

Dopo due lunghi anni i ricordi di quelle “Undici ore d’amore” sono diventati sempre più piccoli: ho rivissuto quei ricordi nella mia mente tante di quelle volte che li ho consumati.

Carmelo Musumeci   www.carmelomusumeci.com

Carcere di Padova, 2013

"Escale du Women’s Art World": l'arte marocchina a Milano dal 13 al 16 giugno



Dopo il successo dell'evento artistico « Women’s Art World », organizzato  a Casablanca nel mese di marzo in occasione della giornata mondiale della Donna, l'artista pittrice Hayat SAIDI, ideatrice del progetto, persegue la sua missione artistica nella promozione promozione dell’arte marocchina,  questa volta valorizzando le artiste donne del Marocco attraverso una "Escale du Women’s Art World"  a Milano, dove le pittrici si ritroveranno dal 13 al 16 giugno 2013 per l'esposizione collettiva presso lo  « Spazio Museale Sabrina Falzone ».

Tra le artiste marocchine ci sarà la partecipazione di Aïcha Arji Lebbar, Yasmina Bargach, Hind Hajouji Idrissi, Kenza Lahlou Amine, Ilham Laraki Omari, Hayat Saidi e Maha Sefraoui.

E per restare fedele al carattere internazionale di W.A.W, la manifestazione conoscerà anche la partecipazione di artiste provenienti da vari paesi:  Marie Lourdes Da Silva, Martina Kolle, Nathalia Carrus, Françoise Ianna  e Isabelle Bouchot.

Il vernissage avrà luogo il 13 giugno e la presentazione  delle artiste sarà fatta dal prof. Aldo Maria Pero insieme alla curatrice della mostra Sabrina Falzone.
Un grande pubblico sarà invitato a questo evento che vedrà un confronto di popoli nell'arte dal Marocco al resto del mondo.
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Fonte: Galleria Spazio Museale Sabrina Falzone - Via Pallavicino Milano