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Insubria Critica
Libri, Arte, Teatro & Cultura: un fiume che scorre.
27 febbraio 2012
L'anima del poeta a Olgiate C.sco (CO)
IL CIRCOLO CULTURALE DIALOGO con IL PATROCINIO DEL COMUNE DI OLGIATE C.
PRESENTA
“L’ANIMA DEL POETA”
RECITAL IN CANTO DELLA POESIA DI
GIANCARLO DAL PRÀ
(Poeta vernacolare di Feltre – Belluno)
A CURA DI UMBERTO GATTI
MARTEDI’ – 6 MARZO 2012
ORE 21.00
con UMBERTO GATTI (voce e chitarra)
ALDO BULGHERONI (tastiere)
Centro Civico Medioevo Via Lucini, 4
OLGIATE COMASCO
Ingresso libero
24 febbraio 2012
Donne e totalitarismi
DONNE E TOTALITARISMI
Storie di ordinarie eroine
Riprendendo l’inserto di Lorenza Mondina su La guerra delle donne, volevo riportare sul sito delle testimonianze storiche su delle belle figure femminili, che hanno avuto il coraggio di sfidare i massimi sistemi della storia nel silenzio e nella quotidianità. In tempi in cui la cortina di ferro spartiva l’Europa coi suoi aculei acuminati, Sofia Sokolova, esule a Roma, denunciò la dolente condizione femminile in Russia nei suoi frequenti traumi dell’aborto imposto, nelle tragedie della coabitazione, della prepotenza maschile, dell’alcolismo, dell’abuso sessuale, di cui la donna russa era vittima. Quella donna russa che moriva in media a quarant’anni ed era già vecchia e grassa, era costretta a lavorare stacanovisticamente come una schiava ed a nutrirsi di pane e patate. Nel settembre del 1979 sei donne di Leningrado, rivoluzionarie antirivoluzionarie ebbero il coraggio di fondare una rivista dal titolo “Donne e Russia”. Queste sei eroine erano Tatjana Goriceva, Tatjana Marnonova, Iulia Vasnessenskaja, Vera Golubeva, Sofia Sokolova, Natalja Malakhovskaja. Le autorità sovietiche non permisero neppure il numero uno dell’almanacco: il Kgb lo sequestrò il giorno stesso del debutto. Le redattrici furono arrestate, interrogate, processate, internate ed in tempi non sospetti espulse dall’Unione Sovietica. Furono accolte in Europa, alcune a Parigi, altre a Roma. Anche la rivista “Maria”, di ispirazione religiosa, fu subito sequestrata. La questione femminile trovava nella figura di Maria il riferimento storico di una redenzione sociale ed umana. Il movimento femminista occidentale fu laico e di massa, quello russo oltre a ciò, fu soprattutto religioso ed elitario. L’età dei totalitarismi fu anche quella degli esasperati maschilismi, sia a destra, che a manca. E quanto dovettero soffrire le donne dei regimi, nelle famiglie dei regimi, anche quelle più vicine ai vari fuhrer dalle camice brune, nere o rosse e alle loro furerie, che non guadavano in faccia a nessuno, neppure ai loro cari. Pensiamo ad esempio ad Edda Ciano. Pensiamo a Svetlana, figlia di Stalin, la quale, si profonde ormai estenuata, in America secondo quelle sentite parole che le sono attribuite, parole di sollevazione e di liberazione da quel Padre-padrone: «Sono stata allevata in una famiglia in cui non si parlava mai di Dio. Ma una volta divenuta adulta, mi sono resa conto che è impossibile vivere senza avere Dio nel cuore. Sono arrivata a questa conclusione da sola, senza l’aiuto di nessuno, ma questa ha avuto una grande importanza per me, perché nell’istante stesso in cui l’ho raggiunta, i principali dogmi del comunismo hanno perso per me ogni significato». Il grande Dostoievskij aveva ammonito: «Togliete Dio dal cuore dell’uomo e l’uomo diventerà la peggiore delle bestie!». Ma quale comunismo si professava? Stalin, il nuovo zar, che copiava la corte dei Romanov, aveva distrutto quel genio profondo che aveva animato i grandi rivoluzionari bolscevichi: aveva ucciso lo spirito di Lenin e il corpo di Trotzkij, la vox clamantis: «La rivoluzione socialista non può esaurirsi nell’ambito nazionale … La rivoluzione socialista comincia sul terreno nazionale, si sviluppa nel quadro internazionale e si conclude a livello mondiale». Non certo Platone aveva voluto far regredire la donna, né certo Marx. La donna sarà del tutto eguale all’uomo, e non un semplice “mezzo di produzione” del capitalista, aveva profetizzato il filosofo della prassi. La famiglia nel senso borghese, essendo soltanto un’unità economica, cesserà di esistere. Sarà sostituita dalla piena indipendenza individuale e dal libero amore, mentre «la cura e l’educazione dei figli diventerà una funzione pubblica». Ed in una società più maschilista di quella greca antica, ove l’uomo veniva adorato al limite della pubblica omofilia, mentre la donna degradata a deformazione della natura, il filosofo delle idee aveva profetizzato la comunanza, oltre che dei beni, delle donne e dei figli. La donna nello Stato platonico ha gli stessi diritti e gli stessi doveri dell’uomo. Eppure Aristotele, il discepolo prediletto, quasi quasi obiurgava: «se in uno Stato vi sono mille fanciulli, e tutti appartengono del pari ad ogni cittadino, nessuno si curerà veramente di quei fanciulli». La donna nello stato dei mammiferi aveva fatto la natura, ma si era redenta nella lotta della storia per la libertà, contro il sopruso dei maschi. Quella lotta dell’autocoscienza muliebre nel progresso verso la liberazione è passata anche attraverso l’esempio silente ed obliato di queste sei eroine, che hanno avuto il grande coraggio di sfidare un regime per affermare il riconoscimento dei diritti umani e sociali della donna e per l’emancipazione femminile.
Vincenzo Capodiferro
22 febbraio 2012
Altr'arti 2012 incontri primaverili d'arte
Altr’Arti 2012. Incontri primaverili d’arte
L’INDIA
6, 13, 20, 27 marzo, 3 aprile 2012
Auditorium, terzo piano ore 18.30
USI, Via Buffi 13, Lugano
&
21 Aprile 2012, ore 15.00
Museo delle Culture, Lugano
Altr’Arti è il ciclo primaverile di incontri d’arte proposto dal 2006 dalla Società Ticinese di Belle Arti, che offre uno sguardo sull’arte delle cosiddette culture extra-europee, in un confronto utile anche alla comprensione dei linguaggi artistici dell’Occidente e dell’arte contemporanea in generale. Dal 2010 e fino al 2014, il ciclo si sofferma sulle grandi civiltà dell’Oriente.
Gli incontri si tengono presso l’Auditorium, terzo piano, Università della Svizzera italiana, Via Giuseppe Buffi 13, Lugano, ore 18.30.La quota di partecipazione alle 5 conferenze del ciclo è di: Fr. 10.– per serata per i soci STBA; Fr. 12.– per serata per i non soci. Gratuito per studenti e disoccupati.
Le serate si pagano direttamente sul posto.
La quota di partecipazione per la visita guidata al Museo delle Culture è di: Fr 8.- per i soci STBA; Fr 12.- (tariffa piena) e Fr. 8.- (tariffa ridotta) per i non soci
Per informazioni: Benedetta Giorgi Pompilio, tel. +41 (0)91 9104787, cell +41 (0)76 3846535,
e-mail benedetta.giorgi@ti.ch, www.stba.chIl primo appuntamento previsto è:
Martedì 6 Marzo 2012, ore 18.30, Università della Svizzera italiana, AuditoriumPrologo. Il paese dell’abbondanza: l’India e le sue arti
Relatore: Giulia R.M. Bellentani, antropologa e specialista di arte e cultura dell’India, collaboratrice scientifica del Museo delle Culture
Cristina Elia e Giovanni Zavaritt
Università della Svizzera italiana
Tel +41 (0)58.666.47.92
e-mail: press@usi.ch
Benedetta Giorgi Pompilio
Museo Cantonale d’Arte, Lugano
Tel. +41 (0)91.910.47.87
Cell +41 (0)76.384.65.35
e-mail: benedetta.giorgi@ti.ch
Anna Poletti
Dicastero Attività Culturali
Tel. +41 (0)58.866.72.16
e-mail: info.lac@lugano.ch
21 febbraio 2012
IL DODECANESO ITALIANO 1912-1947 di Luca Pignataro
Luca Pignataro
IL DODECANESO ITALIANO 1912-1947
I - L'occupazione iniziale: 1912-1922
Il primo volume esamina gli sviluppi dell’ordinamento giuridico delle isole sotto l’occupazione provvisoria (1912-1923), poi divenuta piena sovranità dell’Italia (dal 1923 alla seconda guerra mondiale), col passaggio da un’amministrazione diretta da militari a una di funzionari civili, evidenziando le sfere di autonomia di cui godettero sino al 1936 le tre comunità insulari: greca ortodossa (numericamente preponderante), turca musulmana, israelita sefardita (di quest’ultima viene delineata anche la situazione successiva alle leggi razziali del 1938).
Il libro passa poi a descrivere in quali ambiti le autorità militari italiane decisero a partire dal 1912 di intervenire nella realtà locale, organizzando in molti casi ex novo i servizi pubblici e riuscendo a superare il difficile periodo della prima guerra mondiale, per poi doversi confrontare con l’irredentismo ellenico.
Nel 1920, quando sembrava che solamente Rodi e Castelrosso sarebbero rimaste all’Italia, venne introdotta l’amministrazione civile: l’autore prende in esame le proposte di statuto elaborate dai governatori italiani per garantire una certa autonomia all’isola di Rodi. Nel 1922 tuttavia la catastrofe greca in Asia Minore e l’avvento al governo di Mussolini a Roma e di Kemal in Turchia avrebbero segnato il vero punto di svolta: tutto il Dodecaneso sarebbe divenuto definitivamente italiano.
Luca Pignataro
IL DODECANESO ITALIANO 1912-1947
I - L'occupazione iniziale:1912-1922
Edizioni Solfanelli
[ISBN-978-88-7497-712-3]
Pagg. 248 - € 20,00
http://www.edizionisolfanelli. it/ildodecanesoitaliano1.htm
IL DODECANESO ITALIANO 1912-1947
I - L'occupazione iniziale: 1912-1922
Il primo volume esamina gli sviluppi dell’ordinamento giuridico delle isole sotto l’occupazione provvisoria (1912-1923), poi divenuta piena sovranità dell’Italia (dal 1923 alla seconda guerra mondiale), col passaggio da un’amministrazione diretta da militari a una di funzionari civili, evidenziando le sfere di autonomia di cui godettero sino al 1936 le tre comunità insulari: greca ortodossa (numericamente preponderante), turca musulmana, israelita sefardita (di quest’ultima viene delineata anche la situazione successiva alle leggi razziali del 1938).
Il libro passa poi a descrivere in quali ambiti le autorità militari italiane decisero a partire dal 1912 di intervenire nella realtà locale, organizzando in molti casi ex novo i servizi pubblici e riuscendo a superare il difficile periodo della prima guerra mondiale, per poi doversi confrontare con l’irredentismo ellenico.
Nel 1920, quando sembrava che solamente Rodi e Castelrosso sarebbero rimaste all’Italia, venne introdotta l’amministrazione civile: l’autore prende in esame le proposte di statuto elaborate dai governatori italiani per garantire una certa autonomia all’isola di Rodi. Nel 1922 tuttavia la catastrofe greca in Asia Minore e l’avvento al governo di Mussolini a Roma e di Kemal in Turchia avrebbero segnato il vero punto di svolta: tutto il Dodecaneso sarebbe divenuto definitivamente italiano.
Luca Pignataro
IL DODECANESO ITALIANO 1912-1947
I - L'occupazione iniziale:1912-1922
Edizioni Solfanelli
[ISBN-978-88-7497-712-3]
Pagg. 248 - € 20,00
http://www.edizionisolfanelli.
20 febbraio 2012
Paolo Conte al Petruzzelli di Bari
CAMERATA MUSICALE BARESE – PRESTIGE 70°
PAOLO CONTE, L’ELEGANZA SENZA TEMPOAl Petruzzelli i due unici concerti al Sud
di Antonio V. Gelormini
Una vita spesa tra le suggestioni quotidiane della realtà e quelle più evanescenti dei ricordi, del cinema e della letteratura. Passioni smisurate per il jazz americano e le arti figurative, che hanno portato, Paolo Conte, dal suo vibrafono di Asti ai versi pennellati sulle scale di un pentagramma senza tempo. Rese acri dal fumo di un’eterna sigaretta e addolcite, tra un tiro e l’altro, dalla forza ambrata e aromatica di un nostalgico bourbon.
Un viaggio fatto di tableaux intramontabili, dai sottofondi arabescati, melodici e poetici. Talvolta irriverenti, altre liricamente provocatori, scritti magistralmente sulla tastiera binaria di un compagno inseparabile. Spesso per grandi amici in sintonia d’arte e di palcoscenico. “La coppia più bella del mondo” e “Azzurro” (Adriano Celentano), “Insieme a te non ci sto più” (Caterina Caselli), “Tripoli ‘69”(Patty Pravo), “Messico e Nuvole” (Enzo Iannacci), “Genova per noi” e “Onda su Onda” (Bruno Lauzi), solo per citarne alcuni.Grazie alla Camerata Musicale Barese e al doppio concerto di Paolo Conte (unico appuntamento al Sud), nel cartellone Prestige - 70° anniversario, il Nuovo Teatro Petruzzelli diventa tempio mediterraneo per questo artista-orgoglio nazionale nel mondo, al pari dell’Olympia di Parigi e del Blue Note di New York. E tra i lampioni del lungomare di Bari è come se anche Corto Maltese facesse capolino, per celebrare un appuntamento che la matita di Hugo Pratt non avrebbe certo esitato ad immortalare, tra i pontili dei circoli nautici, i campanili di cattedrali sul mare e i labirinti soleggiati della Città Vecchia.
Nella cornice suggestiva del Politeama barese la poesia lussureggiante di colori, immagini e fantasie, per due sere, si è sinuosamente diffusa tra palchi, poltrone e balconate, abbracciando un pubblico rapito ed entusiasta, ai ritmi eleganti e inebrianti del jazz, del tango e della musica nera, attraverso memorie, sogno e risveglio futurista. Punta d’iceberg: “Diavolo rosso”, 12 minuti di intensa esecuzione corale e di assoli “senza rete”, sfociati nell’immancabile apoteosi d’applausi, per un gruppo di musicisti dalla dinamica, poliedrica e raffinata personalità.
Versi e motivi inscindibili dalla sua raucedine, che trovano l’adattamento più alto nella stigmatizzazione di Nicola Piovani: “Canzoni scritte dalla sua voce”. Una voce a cui si adatta molto l’ozio creativo del tramonto, lo stesso che accompagnava le speculazioni intellettuali dei filosofi greci. In quella luce calda e ovattata, “musa” di atmosfere decadenti e voluttuose. Per cui, è consequenziale il rimando alla sua lectio doctoralis su: “I tempi dell’ispirazione: il pomeriggio”.
Avevo in mente di chiedergli come vivesse un artista come lui, da sempre abituato ad esaltarsi nelle declinazioni ritmiche della velocità, al riflusso contingente della società in cerca di forme di decrescita, di rallentamento e di approccio “slow” del quotidiano. Come tutti i grandi artisti, quasi leggendo nei pensieri del pubblico, Paolo Conte ha risposto “in diretta”, con una versione senza respiro di “Bartali”: col rallenty tirato nella prima parte, quasi irriconoscibile, e la ritrovata cadenza del ritmo (o della pedalata) nella seconda parte, quando “tramonta questo giorno arancione”.
Un concerto bissato che rimarrà incastonato tra i cammei più luminosi del Nuovo Teatro Petruzzelli e tra i poster più blasonati della ricchissima e nobile galleria della Camerata Musicale Barese. Paolo Conte resterà il riflesso brillante di questa stagione Prestige 70°. E chissà che il Politeama barese non possa, un giorno, ritrovarsi tra le sue “stelle del jazz”: nei versi ispirati di una prossima canzone, quale testimone solenne di rinata vitalità e persistente creatività. Nonché metafora e modello, per chi non vuole rassegnarsi alla noia e alla ripetitività del banale.
17 febbraio 2012
L'euro contro l'Europa di Roberto de Mattei
Roberto de Mattei
L'EURO CONTRO L'EUROPAVent’anni dopo il Trattato di Maastricht
(1992-2012)
La storia della costruzione europea ha una sua tappa decisiva nel Trattato di Maastricht, che prende il nome dall’accordo stipulato nel dicembre 1991 nel Consiglio Europeo tenutosi nella cittadina olandese di Maastricht e poi solennemente ratificato nel febbraio del 1992.
Il Trattato di Maastricht creava una nuova entità sopranazionale, l’Unione Europea, avviando la realizzazione di una “moneta unica” e di una Banca Centrale Europea. L’Euro entrò in vigore il 1° gennaio 1999 in 11 dei 15 Paesi dell’Unione Europea, segnando la prima rinuncia alla sovranità delle nazioni europee, destinate ad essere completamente esautorate dal potere di Bruxelles, attraverso una rigida concatenazione di cause e di effetti.
Il progetto europeista di Maastricht ha avuto, fin dall’inizio, un inflessibile critico nel prof. Roberto de Mattei che, fin dal 1990, ne descriveva i pericoli. A vent’anni di distanza, il suo libro ripercorre criticamente le fasi centrali di un processo che ha avuto la sua ultima espressione nel governo tecnocratico di Mario Monti.
Roberto de Mattei (Roma, 1948) insegna Storia del Cristianesimo e della Chiesa presso l’Università Europea di Roma, dove è coordinatore del corso di laurea in Scienze storiche.
Giornalista e scrittore, difende i principi e le istituzioni della Civiltà cristiana su numerose pubblicazioni come “Radici Cristiane”, “Lepanto”, “Corrispondenza romana” e “Nova Historica”. Ha fondato e diretto il Centro Culturale Lepanto (1982-2006) e presiede ora la Fondazione Lepanto.
Roberto de Mattei
L'EURO CONTRO L'EUROPA
Vent’anni dopo il Trattato di Maastricht
(1992-2012)
Edizioni Solfanelli
[ISBN-978-88-7497-752-9]
Pagg. 72 - € 7,00
http://www.edizionisolfanelli. it/eurocontroleuropa.htm
L'EURO CONTRO L'EUROPAVent’anni dopo il Trattato di Maastricht
(1992-2012)
La storia della costruzione europea ha una sua tappa decisiva nel Trattato di Maastricht, che prende il nome dall’accordo stipulato nel dicembre 1991 nel Consiglio Europeo tenutosi nella cittadina olandese di Maastricht e poi solennemente ratificato nel febbraio del 1992.
Il Trattato di Maastricht creava una nuova entità sopranazionale, l’Unione Europea, avviando la realizzazione di una “moneta unica” e di una Banca Centrale Europea. L’Euro entrò in vigore il 1° gennaio 1999 in 11 dei 15 Paesi dell’Unione Europea, segnando la prima rinuncia alla sovranità delle nazioni europee, destinate ad essere completamente esautorate dal potere di Bruxelles, attraverso una rigida concatenazione di cause e di effetti.
Il progetto europeista di Maastricht ha avuto, fin dall’inizio, un inflessibile critico nel prof. Roberto de Mattei che, fin dal 1990, ne descriveva i pericoli. A vent’anni di distanza, il suo libro ripercorre criticamente le fasi centrali di un processo che ha avuto la sua ultima espressione nel governo tecnocratico di Mario Monti.
Roberto de Mattei (Roma, 1948) insegna Storia del Cristianesimo e della Chiesa presso l’Università Europea di Roma, dove è coordinatore del corso di laurea in Scienze storiche.
Giornalista e scrittore, difende i principi e le istituzioni della Civiltà cristiana su numerose pubblicazioni come “Radici Cristiane”, “Lepanto”, “Corrispondenza romana” e “Nova Historica”. Ha fondato e diretto il Centro Culturale Lepanto (1982-2006) e presiede ora la Fondazione Lepanto.
Roberto de Mattei
L'EURO CONTRO L'EUROPA
Vent’anni dopo il Trattato di Maastricht
(1992-2012)
Edizioni Solfanelli
[ISBN-978-88-7497-752-9]
Pagg. 72 - € 7,00
http://www.edizionisolfanelli.
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