24 settembre 2020

L'occasione persa a cura di Angelo Ivan Leone

 

L’occasione persa

Quando la classe politica si dimostra inferiore al Paese che dovrebbe guidare…

Governo di solidarietà nazionale. Nella storia d’Italia c’è stato un tempo in cui ha funzionato. La storia insegna, ma non ha scolari.

Governo di solidarietà nazionale, la storia

Durante i tragici e tetri anni di piombo, quello che molti sbertucciano ancora come il sistema partitico della I Repubblica seppe fare fronte comune. Furono gli anni tra il 1976 e il 1979, quelli dei governi passati alla storia con il nome di: governi di solidarietà nazionale.

Tali governi erano frutto di una alleanza tra Democrazia Cristina e Partito Comunista Italiano. Il fronte comune lo fecero contro il nemico esterno che era quello del terrorismo. Quello che accadde, grazie a tale accordo, è storia, e come tale dovrebbe essere conosciuta a tutti.

La fragile democrazia italiana riuscì a superare l’arduo ostacolo che la sfida terroristica poneva e seppe andare avanti. Vincendo. Lo riuscì a fare perché nel momento del bisogno e dell’emergenza i partiti che sempre si erano combattuti e che rappresentavano i due maggiori partiti italiani seppero fare, appunto, fronte comune.

Governo di solidarietà nazionale. La minaccia contemporanea

Oggi la minaccia esterna è quella della pandemia ed è molto più insidiosa, ma anche molto più esterna al Paese di quanto non lo fosse il terrorismo, non importa di che colore, che insanguinò gli anni di piombo.

È soprattutto questa l’occasione persa da parte delle nostre forze politiche di maggioranza e di opposizione, quella di non aver saputo e voluto fare fronte comune dinanzi al nemico. Tutto questo a fronte di un Paese che si è dimostrato molto più ligio a leggi, al dovere e al contenimento della malattia, di come in molti pensavano. E questo lo dicono i numeri della malattia in Italia, rispetto a quelli degli altri Paesi europei e del mondo.

Peccato, non va mai bene quando la classe politica, che dovrebbe essere sempre d’esempio, si dimostra inferiore al Paese e alla popolazione che dovrebbe e deve guidare.

Angelo Ivan Leone

[in copertina l’accordo tra Aldo Moro ed Enrico Berlinguer, ph. tratta da Wikipedia]

23 settembre 2020

Arte e ambiente a Varese


 

“ART '900 - 100 opere della collezione d'arte di Davide Lajolo” a cura di Marco Salvario

 

ART '900 - 100 opere della collezione d'arte di Davide Lajolo”

Esposizione permanente

Palazzo Crova Via Crova 2, Nizza Monferrato

A cura di Marco Salvario




Camminando nel centro storico di Nizza Monferrato, è inevitabile notare la raffinata architettura di Palazzo Crova, realizzato da Filippo Nicolis di Robilant nel 1775. Il Palazzo è oggi sede dell’Enoteca regionale, che offre ai visitatori sublimi assaggi gratuiti dei vini del Monferrato, di un validissimo ristorante, del Museo del Gusto e della collezione Art ‘900. Le opere esposte, tutte di grandi maestri italiani del novecento, sono state raccolte da Davide Lajolo e messe a disposizione del comune di Nizza dalla figlia Laurana.

Davide Lajolo nasce nel 1912 da una famiglia contadina, che compie grossi sacrifici per permettergli di studiare. Ragazzo dal carattere avventuroso e complesso, segue con passione l’avvento del fascismo, partecipa volontario alla guerra di Spagna, in seguito entra nell’esercito combattendo in Grecia e Albania. Fa carriera nel partito fascista e ne diventa vicesegretario ad Ancona.

Solo dopo la caduta del fascismo e la tragedia dell’8 settembre, a trentuno anni Lajolo sconfessa il proprio passato e aderisce alla resistenza, conservando lo stesso nome di battaglia di Ulisse che aveva scelto in precedenza. Tra i partigiani, superata la comprensibile diffidenza, si impone per le doti di comando e si segnala nella liberazione di molti comuni e, il 23 aprile del 1945, della stessa Nizza Monferrato.

Dopo la guerra è assunto dal quotidiano l’Unità e dopo due anni ne è il direttore, incarico che ricopre per undici anni. Stringe rapporti con molti esponenti della cultura e dell’arte legati all’ambiente della sinistra italiana e ne riceve a titolo di amicizia le opere, che fanno oggi parte della sua collezione.

Scrive numerosi libri, nel 1959 è eletto deputato nel partito comunista e lo resta fino al 1972. Muore per un infarto nel 1984.

Tra le sue opere letterarie ricordo: Quaranta giorni quaranta notti, Il "vizio assurdo", Il voltagabbana, I mé, Veder l'erba dalla parte delle radici.



In Art ‘900 è difficile fare una scelta tra tante opere importanti e tra maestri che hanno fatto la storia del secolo scorso.

I curatori della mostra hanno proposto una divisione in otto tematiche (Partigiani, Lavoratori, Terra, Pittori contadini, Figure, Maternità, Donne e Paesaggi), che non mi ha convinto e che semplicemente mi limito a ignorare.

Quasi ogni opera è accompagnata da una brevissima nota scritta da Davide Lajolo.



Accoglie il visitatore la testa di Davide Lajolo, giustamente in duro bronzo, realizzata da Sergio Unia, scultore capace sia di cogliere la dolcezza della figura umana, soprattutto femminile, sia di levare alto il suo grido contro la guerra e la sofferenza.

Accosto volentieri l’opera di Antonio Ligabue, che ha saputo rendere con grande tragica espressività la propria natura di artista malinconico, infelice e maledetto e quella di Francesco Messina “Volto del padre”, con la quale lo scultore siciliano ha reso omaggio al padre contadino di Davide Lajolo. Donandogliela ha detto: “L’ho costruita attraverso la tua descrizione e mi pare abbia i segni della fatica e dell’amore”.

Agenore Fabbri ci presenta una crocifissione, dove il dolore non è solo nell’agonia dell’Uomo crocifisso, ma soprattutto nello sguardo denso di domande senza risposte del bambino, forse il figlio, che lo contempla ai suoi piedi. Perché la guerra, perché tanta violenza?



Pittore naif di origine contadina, Pietro Ghizzardi con “Cristo sulle acque del Po”, riesce a rendere con efficacia la fede contadina, in bilico tra cristianesimo e paganesimo, tra spiritualità e natura.

Pietro Morando utilizzando il carboncino su carta, ci presenta una delle opere a mio parere più coinvolgenti dell’esposizione, “La madre del soldato morto”. Gli occhi chiusi e spenti, la bocca serrata senza espressione, le braccia abbandonate, la semplicità del vestito, il conforto scontato e un po’ distratto delle altre donne, tutto parla di un dolore enorme e solitario che la madre non riesce ad accettare. Impossibile non farsi commuovere.

Sembrano invece creature della luce, tra sogno e ricordo, le opere di Domenico Purificato, che a Lajolo ricorda il Masaccio. Può essere, ma Purificato è se stesso, orgogliosamente.



Sempre di Pietro Morando, “Viandante” mi richiama la carta del Matto dei Tarocchi. L’uomo che avanza solo e in povertà verso una strada lunga, ignota, simbolo della nostra vita.

Friulano, amico di Pasolini, pittore e saggista, Giuseppe Zigaina con “Operai in treno” apre uno squarcio sull’esistenza di lavoratori ammassati in un vagone e stremati dalla stanchezza.

Marino Mazzacurati è stato un assertore della funzione sociale dell’arte. L’acquaforte “Eccidio partigiano” è la cruda e inorridita testimonianza di corpi di giovani uomini ammucchiati dopo una fucilazione.

Voglio finire con “Incontro” di Luigi Biffi, pittore e grafico milanese. Nelle sue figure la crisi esistenziale della società lombarda, la difficoltà borghese di interagire con il nostro prossimo, circondati da un gelo più metaforico che reale, che ci fa chiudere in noi stessi.


22 settembre 2020

“Il dolore di Gesù nell’esperienza mistica di Maria degli Angeli (1841-1906)” di Vincenzo Capodiferro

 


Il dolore di Gesù nell’esperienza mistica di Maria degli Angeli (1841-1906)”

Nelle lettere e la testimonianza di vita dell’ultima priora del Carmelo di Bergerac



Il dolore di Gesù nell’esperienza mistica di Madre Maria degli Angeli priora del Carmelo di Bergerac” è un libro curato da Capodiferro Vincenzo ed edito da Segno editore, Tavagnacco, nel settembre del 2020. Madre Maria degli Angeli nasce il 24 maggio del 1841 a Périgueux, nella Nuova Aquitania, dipartimento della Dordogna, sede della Diocesi Petrocoricensis, suffraganea dell’Arcidiocesi di Bordeaux. Maria degli Angeli entra giovane, a 19 anni, il primo maggio del 1861, al Monastero del Carmelo di Bergerac. È ammessa a prendere l’abito il 21 novembre del 1861. Emette i suoi voti il 24 gennaio del 1863 e funge, a più riprese, la mansione di Priora, per 23 anni, dal 1883 fino alla morte, giunta nel 1906, cioè dall’età di 42. Il messaggio profondo di Suor Maria è legato al dolore di Gesù. Il Signore le manifesta tutto il disappunto per la corruzione della Chiesa e del clero, in particolare. Il lettore può seguire il seguito delle sue lettere, molto intense. Lo esprime pienamente in una lettera del 1901: «Guarda e vedi qual è il più grave e il più intimo dolore del mio cuore. Ebbene è quello che mi fanno provare i preti infedeli, quando ogni mattina mi divorano sull’altare e mi fanno discendere nel loro fango infetto, del quale sono insozzati». Ed ancora in una lettera al Padre Thuillier: «Egli si è presentato a me, durante l’orazione, con tre tavole, che mi mostravano tre categorie di Preti: i Preti indifferenti e tiepidi; i Preti ambiziosi, amanti del lusso; i Preti scandalosi. Sono rimasta esterrefatta!». Suor Maria diviene la discepola del dolore di Gesù, come Suor Faustina lo è stata della misericordia. In questa partecipazione profonda al dolore di Cristo, concessa per Grazia, Suor Maria prova l’abisso insondabile della Notte di San Giovanni della Croce, che in un certo senso è peggiore dell’inferno, ma anche la sublimità dalla pace dell’Eterno Trinitario. Le estasi di Suor Maria sono di dolore-amore-pace. Anche Paolo, come Francesco, era giunto a questo stato: Porto nel mio corpo le stimmate di Gesù. Il tradimento di Giuda addolora Gesù eternamente e si ripete eternamente in ogni celebrazione eucaristica. La vita di Suor Maria è nascosta, e si svolge quasi interamente tra le mura del Carmelo di Bergerac, in un luogo mistico. Il Monastero, fondato dai cordiglieri nel medioevo, subisce varie vicende: viene espugnato e trasformato in fortezza dagli ugonotti, poi nella Rivoluzione Francese viene di nuovo venduto e poi ripreso nell’Ottocento dal Vescovo De la Massonais, poi nell’età del Positivismo viene rivenduto e torna alla Chiesa solo nel nuovo millennio. Forse perciò le tracce di questa donna santa sono sparite. Ma Dio ha voluto che in qualche modo questo santo luogo, più volte sottrattogli dall’incuria umana, tornasse alla santa Madre Chiesa. Ringraziamo naturalmente Suor Monica di Atene per averci fornito delle preziose informazioni sulla vita di Suor Maria che abbiamo riportato nel testo. Suor Monica di Atene è stata l’ultima priora del Carmelo di Bergerac. Immersa nell’aere profondo della spiritualità carmelitana, Suor Maria, morta giovanissima, appena a 42 anni, come un albero fruttifero posto in un Eden, caccia gemme e pomi aurei. Vive intensamente il dramma della Passione, che Gesù le istilla nel suo seno amabile ed accogliente: il dolore di Dio è il tema centrale di tutta la sua esperienza mistica. Lasciamo al lettore la piacevolezza di poter seguire tutto il suo itinerario spirituale, intenso e forte, soprattutto per l’uomo d’oggi.

Vincenzo Capodiferro

DOUBLE FACE: SCRITTURA E SCRITTORE di Miriam Ballerini

 

DOUBLE FACE: SCRITTURA E SCRITTORE


Il covid ha interrotto, per la maggior parte degli autori, gli incontri già programmati col pubblico.

Nonostante ciò, Miriam Ballerini ha deciso di tentare questo esperimento per rispondere comunque alle esigenze dei suoi lettori.

Le ha fatto molto piacere ricevere richieste varie e di vario tipo su quando sarebbe uscito il suo nuovo romanzo.

Un romanzo che è pronto, ma che  vedrà la luce fra un paio di anni, perché prima desidera che tutta questa situazione di instabilità vada scemando.

Ha così deciso di far uscire, tramite un sito di self publishing un manuale.

Generosa la scrittrice a darsi in questo modo al suo pubblico.

Dopo avere scritto numerosi romanzi, ecco che dona questo libretto dove condivide il corso di scrittura creativa che ha portato in giro in diverse scuole, aggiungendo anche delle pillole riguardanti la sua storia personale.

Double face, per davvero una doppia faccia: una da studiare per chi voglia avvicinarsi al mondo della scrittura creativa, trovando suggerimenti e tantissimi esempi che fanno in modo di rendere agevole ed esplicativa ogni lezione.

L'altra per chi abbia la curiosità di conoscere il percorso di uno scrittore, quello che c'è dietro un lavoro che, da sempre, affascina chi vorrebbe scrivere un libro.

Dedicato ai curiosi, a chi voglia imparare qualcosa di più, a chi conosce la scrittrice perché, magari, nella propria biblioteca ha un suo romanzo.

Dal 21 settembre è in vendita sui canali amazon al link: https://www.amazon.it/dp/B08JLHPNR6

21 settembre 2020

Walter Fontana – L’uomo di marketing e la variante limone – a cura di Marcello Sgarbi


Walter Fontana
L’uomo di marketing e la variante limone

(Editore Bompiani)


Dettagli


Collana: I grandi tascabili 

Pagine: 158 p.

Formato: Tascabile

EAN: 9788845245794


Con questo piacevole e godibilissimo tascabile “quasi” pamphlet, ci troviamo di fronte a uno scrittore contemporaneo che definire eclettico è forse riduttivo. Dopo una lunga carriera come copywriter in molte agenzie di pubblicità, infatti, è stato sceneggiatore cinematografico di La leggenda di Al, John e Jack (2002),Tu la conosci Claudia? (2004), Mi fido di te (2006) e Ci vuole un gran fisico (2013). Inoltre è anche musicista, nonché attore e autore comico.

Intendiamoci: non è l’unico caso di un ex pubblicitario “prestato” allo spettacolo (ricordo, per fare un altro esempio, che prima di essere regista di Benvenuti al Sud e di altri film di successo, anche Luca Miniero è stato copywriter in alcune grandi agenzie).

Resta il fatto che una poliedricità come questa è rara.

La campagna pubblicitaria “del secolo”, quella del detersivo liquido per pavimenti BelloBellissimoLemonLemon, è il pretesto per mettere in luce con caustica ironia tutti i retroscena del mondo dell’advertising: invidie, rivalità, frecciatine ipocrite, meschinità, carrierismo si annidano nel confronto tra la Hax Corporation e la Coupre & Partners - agenzia che ha ricevuto dalla potente multinazionale il mandato per la realizzazione della campagna - fino a raggiungere il parossismo in un’escalation di situazioni al limite del grottesco e dell’iperbole.

Tanto per rimanere in tema, non ha bisogno di consigli per gli acquisti: è un prodotto editoriale che si vende da solo.


Durante il giorno la moquette degli uffici assorbe i pensieri segreti dei dipendenti.

Di notte li rilascia nell’atmosfera come fanno le piante con l’anidride carbonica.


Beve qualcosa?”

Un succo di frutta.”

Che gusto?”

Non ho tempo di star lì anche a pensare al gusto del succo di frutta.”

Pera, pesca, albicocca?”

Non posso fare tutto io. La delego. Si mantenga su uno standard di mercato.”


Fioccano le idee: il pulito al cubo, il dado del pulito è tratto, il pulito da tutti i lati,

un solido amico della pulizia, tutto il pulito in un volume,

la piastrella a tre dimensioni, sei facce pulite, dodici spigoli contro lo sporco,

fino alla trasgressione per i giovani: il pulito dal buco del cubo, con riferimento all’apertura che è necessario praticare nella confezione per far uscire il detersivo.


È una mattina chiara e bellissima, l’aria profuma di montagna e il cielo sembra nuovo come un settimanale appena tolto dal cellophane. 


(c) Marcello Sgarbi

19 settembre 2020

Gian Maria Ferrario “Le ragioni di una vita”

                                           


                                           Varese / SALA VERATTI - via Veratti 20

19 settembre – 29 settembre 2020

 

Gian Maria Ferrario

“Le ragioni di una vita”

Mostra d’arte retrospettiva a cura di Fabrizia Buzio Negri

Nel rispetto delle norme vigenti anti-covid19

 

OPENING: sabato 19 settembre - dalle ore 17.30

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evento: sabato 26 settembre - ore 17.30

“Nel tempo finito

romanzo di Gian Maria Ferrario (Macchione Editore)

Presentazione a cura Giuseppe Battarino

 

 

Orari: martedì, mercoledì, giovedì, venerdì | ore 15:00 -18:00 |

sabato, domenica | 10:00 - 12.30 e 15:00 -18:00 | INGRESSO LIBERO |

INFO: cell 335 5443223

 

pittura, poesia, letteratura

Verranno esposte oltre venti opere dell’artista Gian Maria Ferrario, avvocato molto conosciuto in vita come professionista e come artista.

Le opere, alcune delle quali inedite, metteranno in risalto la particolare formula espressiva,

rivolta soprattutto a raccontare e riportare alla luce la storia significativa dell’artista,

con temi esistenziali appartenenti al suo passato, in uno spazio compreso tra sogno e realtà.

Oltre al catalogo della mostra, curata dal critico Fabrizia Buzio Negri,

per l’occasione è stato pubblicato dall’Editore Macchione il romanzo inedito postumo “Nel tempo finito”,

che verrà presentato da Giuseppe Battarino nell’evento di sabato 26 settembre.

L'occasione persa a cura di Angelo Ivan Leone

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