20 luglio 2019

Palermo 19/07/1992: la caduta degli uomini di Angelo Ivan Leone


Palermo 19/07/1992: la caduta degli uomini
 di Angelo Ivan Leone 


Dopo le ultime dichiarazioni desecretate che recano la testimoninanza del giudice Paolo Borsellino, si può amaramente concludere il titolo di quel film che recitava “La mafia uccide solo d’estate” con la più nera e tetra delle conclusioni “e lo stato protegge solo fino a mezzogiorno”. Ecco in questo titolo che, letto tutto insieme, sembra uno di quei film poliziotteschi degli anni ’70 “La mafia uccide solo d’estate e lo stato protegge solo fino a mezzoggiorno”, c’è tutta la tragedia di vivere in Italia.
Cosa accadde con quelle due stragi: quella di Capaci e quella di via D’Amelio non ci è ancora dato sapere. Esse furono davvero due stragi costituenti, come le guerre volte a creare un nuovo ordine politico-istuzionale in Italia? E se lo furono, come può essere credibile uno stato che tratta con la mafia dalla strage di Portella delle Ginestre 1/05/1947: primo maggio di sangue! e sacrifica i suoi migliori uomini, per creare un ordine che si regge sul sangue dei martiri? Infine la domanda più angosciante e dura da formulare che è, però, doverosa da fare a noi stessi sulla tomba del giudice Borsellino. Per chi è morto e per cosa è morto Paolo Borsellino, alla luce di uno stato sempre così contiguo alla criminalità organizzata da sembrare o esserne addirittura il complice?
A questa domanda, abbiamo una risposta certa: egli è morto per noi, per essere d’esempio a chi, come chi scrive, lo guardava da bambino e pensava, mentre vedeva morire Falcone e Borsellino con i loro uomini di scorta, la mia vita la dedicherò a voi che mi siete stati d’esempio. Ecco, è morto per dare l’esempio di come si vive e di come si lotta contro la mafia. Ed è morto senza paura, non come un eore, ma come un uomo perché: “chi non ha paura di morire muore una volta sola”.

17 luglio 2019

Il cuoco di Salò a cura di angelo ivan leone


Il cuoco di Salò a cura di angelo ivan leone

Un cuoco a Salò dove si consumò il dramma di una intera generazione.

C’era la guerra civile: italiani contro altri italiani. Famiglie lacerate, divise. Gli stranieri che calpestavano, stupravano e uccidevano i figli e le figlie d’Italia. C’erano le marocchinate, le rappresaglie dei tedeschi, le squadre nere di Pavolini, i titini che uccidevano gli italiani, non in quanto fascisti, ma in quanto italiani, i comunisti di Porzus, in questa strage fatta da partigiani contro altri partigiani solo perchè non comunisti, perse la vita lo zio del cantante.
C’era il re che scappava da Roma a Pescara e da Pescara a Brinidisi con una fuga che non si saprà mai se concordata o meno con i tedeschi, c’era Mussolini, spettro di se stesso, chiuso a Salò che disse:
“Io sono soltanto un podestà come gli altri”
tanto era cosciente di non contare più nulla, per poi morire trucidato e appeso a Piazzale Loreto in quella scena di “macelleria messicana” assieme alla sua amante che venne ammazzata e che quando disse “non ho le mutandine” si sentì rispondere dal fucilatore “colonello Valerio”
“Tanto puoi farne a meno, tu che ne hai fatto a meno per tutta la vita”.
E in tutto questo delirio di sangue c’era anche lui, e milioni come lui: il cuoco di Salò.

INTERNATIONAL ART FESTIVAL ART SAVE THE PLANET 2019 - IMAGINE new world a cura di Marco Salvario

INTERNATIONAL ART FESTIVAL
ART SAVE THE PLANET 2019 - IMAGINE new world
a cura di Marco Salvario

Museo MIIT – C.so Cairoli 4, Torino
28 giugno – 13 luglio 2019

 ART SAVE THE PLANET 2019 - IMAGINE new world è una mostra coraggiosa, frutto di una selezione attenta di opere e di artisti, come il MIIT (Museo Internazionale Italia Arte) è ha abituato a proporre ai visitatori nella sua area espositiva di corso Cairoli.
L’argomento scelto è desolatamente di moda: il destino del nostro pianeta che noi stiamo avvelenando e uccidendo. Può l’arte contemporanea salvare la Terra o, almeno, dare un suo efficace contributo a tale battaglia? Un invito quindi a mettersi in gioco con stimoli e provocazioni, una sfida da giocarsi non soltanto sui contenuti, ma anche sui materiali usati, spesso recuperati o riciclabili; opere che possono spaziare dalla denuncia alla proposta di stili, dal grido di dolore al sogno, alla ricerca di soluzioni immediate per scongiurare un futuro catastrofico che è sempre più incombente e inarrestabile. Un futuro che ormai è presente.
Questi i temi purtroppo non hanno trovato a mio giudizio una risposta efficace e completamente convincente, ugualmente la mostra ha lanciato la sua denuncia e offerto opere valide e d’impatto.
Da segnalare una stanza riservata alle opere di grandi artisti moderni come Guttuso, Messina, Modigliani, De Chirico e Dufy. Di particolare interesse la litografia su carta del 1960 “Donna velata” del maestro Renato Guttuso.



Qualche citazione di artisti e opere:
Giuseppe Oliva.
Pittore siciliano quasi settantenne, con una pennellata corposa sa cogliere i riflessi e il movimento di un mare profondo e vivo. Un gioco di tinte e di luci incantevole e tridimensionale, una meraviglia magica che in questo caldo luglio torinese ha un richiamo quasi magnetico.


Beatrice Coppi.
Modenese di nascita e romana di adozione, è un'artista completa, in grado di cimentarsi con eccezionale abilità tecnica nella pittura, nell’affresco e nella scultura lavorando ogni materiale. Le due sculture in bronzo presentate alla mostra, “Migranti” e “Violenza sulle donne”, hanno al tempo stesso linguaggio moderno e fascino classico, trasportando con drammatica crudezza e senza retorica, immagini dolorose e attuali i cui resoconti ogni giorno riempiono quotidiani e telegiornali, in un’atmosfera disperata da tragedia omerica.



Ultime citazioni veloci per “Running Sardines” di Barbara Pecorari, “How much?” di Lucia Tomasi, “Genesi” di Fonachi e per le strutture in ferro di recupero di Carlo Bellomonte.


15 luglio 2019

Press Release This is Now al RossoCinabro di Roma



Press Release This is Now
Via Raffaele Cadorna 28, Roma
16 – 31 luglio 2019

Preview: 16 luglio dalle 17 alle 19


‘This is Now’ Roma dal 16 luglio presso Rossocinabro  saranno visibili le opere di 35 artisti da tutto il mondo che hanno un grande impatto sul linguaggio visivo di oggi. La mostra dal titolo "This is Now" per indicare la rilevanza che rappresentano nel nostro tempo attuale. Tutti sono esperti nei loro rispettivi campi creativi e questi artisti hanno messo in rilievo con le loro opere le direzioni e le tendenze future. La mostra comprende pittura e fotografia. È invitato a partecipare qualsiasi appassionato di arte che ami le opere che stimolano la riflessione.

A cura di Cristina Madini
In mostra:  Marco Azario, Brian Avadka Colez, Carol Carpenter, Claracarat, Woon Hyoung Choi, Wendy Cohen, Benny De Grove, Cees Dert, Robert Doesburg, Jochen Dreckmann, Onno Dröge, Judith Filipich, Juliet James, Danny Johananoff, Marta Kisiliczyk, Kinga Lapot- Dzierwa, Rosana Largo Rodríguez, Candelaria Magliano, Gerlinde Marktl, Betsie Miller-Kusz, Elvio Miressi, Simone Monney, Makotu Nakagawa, Ana Nobre, Mehdi Oveisi, Irena Procházková, Fábio Salun, Sandra Schawalder, SirK, Sroka, Annette Elizabeth Sykes, Petra Tiemann, Vanessa Elaine, Irina Volova, Anna Wode

Img guida: I passi di Gabriela, scatto diretto per la fotografia digitale, Canson Infinity Baryta 310 gr paper, 2010 - Candelaria Magliano

11 luglio 2019

PAROLE ETERNE DI TIBERIO SEMPRONIO GRACCO POSTATE DA ANGELO IVAN LEONE



PAROLE ETERNE DI TIBERIO SEMPRONIO GRACCO POSTATE DA ANGELO IVAN LEONE




"Gli animali selvaggi che vivono in Italia, hanno le loro tane; ognuno di essi conosce un 
giaciglio, un nascondiglio. Soltanto gli uomini che combattono e muoiono per l'Italia 
non possono contare su altro che sull'aria e la luce; con la moglie e i figli vivono per le 
strade, anziché su un campo. I generali mentono quando, prima delle battaglie, 
scongiurano i soldati di difendere contro il nemico i focolari e le tombe, perché la 
maggior parte dei romani non ha un focolare, e nessuno ha una tomba dei suoi 
antenati. Soltanto per il lusso e la gloria degli altri, devono spargere il loro sangue 
e morire. Si chiamano i padroni del mondo, e non possono dire di essere padroni
 di una sola zolla di terra.
I nostri generali v'incitano a combattere per i templi e le tombe dei vostri antenati. 
Ozioso e falso appello. Voi non avete paterni altari. Voi non avete tombe ancestrali.
 Voi non avete nulla. Voi combattete e morite solo per procurare lusso e ricchezza agli altri"

Tiberio Sempronio Gracco (163-133 A.C.)

09 luglio 2019

Sotto il cielo d’Europa il risiko delle nomine comunitarie di Antonio Laurenzano

Sotto il cielo d’Europa il risiko delle nomine comunitarie
di Antonio Laurenzano
A poco più di un mese dalle elezioni europee del 26 maggio, i 28 capi di Stato e di Governo dell’Ue hanno disegnato a Bruxelles i vertici della nuova Europa: la presidenza della Commissione europea alla democristiana tedesca Ursula von der Leyen e la presidenza della Banca centrale europea alla francese Christine Lagard. Due donne alla guida delle due più importanti istituzioni comunitarie, in un ideale intreccio politico-economico.
Ma quanto è accaduto nelle estenuanti trattative in seno al Consiglio europeo ha sollevato dubbi e perplessità per il metodo seguito. Si trattava di comporre un puzzle complicato nel rispetto del risultato elettorale, ma l’ingerenza dei governi nazionali ha di fatto cestinato, dopo appena una legislatura, il “sistema degli spitzenKandidaten” (candidati di punta), utilizzato per la prima volta nel 2014 per nominare Jean- Claude Junker presidente della Commissione europea. In base a tale meccanismo, la presidenza dell’esecutivo comunitario viene assegnata al candidato principale del partito politico europeo che ha ottenuto il maggior numero di seggi al Parlamento Ue. Obiettivo del sistema, frutto di un accordo fra Consiglio, Parlamento e gruppi politici, è quello di rafforzare la legittimità democratica dell’esecutivo comunitario.
In tale ottica, il Ppe aveva incoronato lo scorso novembre a Helsinki come suo candidato di punta per guidare la prossima Commissione Ue Manfred Weber, 46 anni, deputato bavarese della Csu, convinto europeista (“riportare l’Europa alle persone”). Sul fronte socialista, l’olandese Franz Timmermans (“equità e lavoro”), classe 1961, primo vice presidente di Junker, è stato ufficialmente investito della candidatura dal Congresso del Pse, a Lisbona nei mesi scorsi.ca
Accordi e patti della vigilia clamorosamente smentiti dai fatti. Il Consiglio europeo, anche per il veto incrociato dei Paesi di Visegrad assecondati dai sovranisti di casa nostra sulla figura di Timmermans, ha rimescolato le carte trovando un’intesa, ispirata dal presidente francese Macron, per chiudere un negoziato che rischiava di avvitarsi su se stesso. Per il Parlamento europeo è una sconfitta che conferma il peso preponderante dei governi nelle decisioni europee. Ha prevalso ancora una volta la linea franco-tedesca per una discutibile distribuzione politica e geografica degli incarichi, tutti collocati nella parte occidentale dell’Ue, compreso quello del liberale belga Charles Michel, neo presidente del Consiglio europeo, e dello spagnolo Josep Borrel, nel ruolo di Alto Rappresentante per la Politica estera e di Sicurezza.
Ma la partita non è ancora chiusa. Martedi 16 luglio il Parlamento europeo dovrà votare sulla scelta di Ursula von der Layen alla presidenza della Commissione, ed esprimere il gradimento o meno dei candidati Commissari. Non ci sarà quindi da stupirsi se i parlamentari di Strasburgo, nel rivendicare la loro autonomia istituzionale, presenteranno il conto per la rottura del patto. Eloquente la dichiarazione del presidente uscente del Consiglio europeo Tusk: “l’esito del voto parlamentare è un enorme punto interrogativo, una vera incognita”.
L’accordo raggiunto a Bruxelles dai Ventotto difficilmente verrà accettato dai principali partiti, in primis i socialisti. E malumore serpeggia anche fra i verdi e parte degli stessi popolari, “tristi per una decisione poco trasparente, per niente rispettosa dello “Spitzenkandidat” e del voto degli elettori. La presidenza del Parlamento europeo affidata al socialista italiano Davide Sassoli non basterà certo a far rientrare le critiche dell’Assemblea di Strasburgo tenuta ai margini del “pacchetto” confezionato dall’asse Berlino-Parigi. Un inizio tutto in salita per la nuova Europa alla ricerca di una legittimazione democratica della sua leadership.

IL PIU’ AMATO DAGLI ITALIANI: SANDRO PERTINI di Angelo Ivan Leone

IL PIU’ AMATO DAGLI ITALIANI: SANDRO PERTINI
di Angelo Ivan Leone
L’8 luglio di 41 anni fa veniva eletto a presidente della Repubblica l’onorevole Sandro Pertini. Era il 1978. L’Italia era un Paese dilaniato dal terrorismo rosso, nero e dalla strategia della tensione, colpito dagli scandali che avevano addirittura costretto alle dimissioni il predecessore di Pertini alla presidenza della Repubblica, l’onorevole Giovanni Leone. Nell’anno che fu il punto apicale di quelli che passarono alla storia con la denominazione di “anni di piombo” la classe politica riuscì a scegliere un uomo che seppe, come scrisse Montanelli: “interpretare al meglio tutti i difetti degli italiani”.
E fu amore. Immediato, sconfinato e plebiscitario. Il Paese seppe riprendersi alla grande e risalì la china di uno dei periodi più bui della nostra storia repubblicana. Come non ricordare che il bellissimo ciclo di filmati dedicati a quegli anni girati dall’ex direttore della Rai Sergio Zavoli si chiamava, non a caso: la notte della repubblica?
Ecco, se riuscimmo ad uscire da quella notte, gran parte di quella vittoria sulle tenebre di una deriva “cilena”, per usare la terminologia del tempo, che sembrava dietro l’angolo, la ebbe proprio l’aver trovato nella semplicità, nella freschezza, nell’onestà, nel coraggio e, soprattutto, nella Resistenza di Pertini un sole che venisse a dissolvere queste tetre sciagure e figure dall’avvenire del Paese.
Gli italiani lo amarono e lui amò loro. Nella lettera in cui rifiutava la grazia che la madre chiese ai tempi del fascismo, essi videro un uomo come tutti avrebbero voluto essere e come pochissimi, purtroppo, sapevano di poter essere.
Fu l’uomo che riunificò il Paese. Un padre della patria che seppe riunire e portare avanti gli italiani. Italiani che non dimenticarono mai questo enorme servigio reso loro e con questo sentimento di eterna gratitudine e riconoscenza lo amarono. Di lui, ancora oggi, vogliamo e possiamo dire quello che Nilde Iotti sul feretro di Enrico Berlinguer, disse: “Grazie Presidente Pertini.”

08 luglio 2019

“Quali segni e prodigi Dio ha compiuto per mezzo di loro”

E’ giunto sugli scaffali delle librerie italiane il libro “Quali segni e prodigi Dio ha compiuto per mezzo di loro”, volume di 144 pagine edito dall’editore cattolico VIATOR, che raccoglie gli atti del V Forum Italiano dei Cristiani LGBT (Albano Laziale – 5/7 Ottobre 2018) sul tema dell’accoglienza pastorale delle persone LGBT nelle nostre comunità cristiane, contributi offerti dal padre gesuita statunitense James J. Martin, dalla suora domenicana Fabrizia Giacobbe, da Greetje Van der Veer, dal vescovo di Albano Marcello Semeraro, dalla pastora Daniela Di Carlo e dalla teologa Cristina Simonelli, con alcuni documenti e testimonianze inedite.
Scrive nella prefazione al volume Luciano Moia, giornalista di Avvenire, che: “Quando si parla di cristiani LGBT sono ancora in tanti ad attivare quelli che potremmo definire “meccanismi di difesa” di fronte all’ignoto. Le prudenze, i sospetti, le negazioni, se non le critiche esplicite verso le aperture in corso nella Chiesa di papa Francesco nei confronti delle persone omosessuali,[…]
Rispondere a queste semplificazioni, dopo tutto quanto detto, scritto e osservato a proposito della pastorale per le persone omosessuali, potrebbe sembrare ozioso, se non addirittura offensivo. Eppure è utile, anche a chi scrive, fare chiarezza su un argomento che rimane complesso e divisivo, non solo per rendere sempre più evidente il fondamento evangelico e magisteriale di questo impegno, ma anche per ribadire l’opportunità di un approccio che possa tradurre in prassi pastorale concreta la profezia della “Chiesa in uscita”. […] E non c’è alcun dubbio che per tanto tempo gli omosessuali siano stati guardati e trattati dalla Chiesa come persone da lasciare sulla soglia. Forse imbarazzanti, certo scomodi
”.
Dalle diverse voci raccolte nel volume emerge, non a caso, l’urgenza di un approfondimento nelle nostre chiese su questi temi, ma anche “la necessità di una pastorale inclusiva, capace di dare alle comunità cristiane l’occasione di vivere l’accoglienza e l’effettivo riconoscimento della dignità personale di lesbiche, gay e transessuali, dei loro genitori e delle loro famiglie“.
Per sintetizzare questi bisogni, il vescovo di Albano Semeraro  nel suo intervento ha voluto prendere spunto dal documento inviato da alcuni giovani LGBT alla Segreteria del XV Sinodo dei vescovi, già ripreso nell’Instrumentum Laboris del Sinodo, che viene qui pubblicato per la prima volta integralmente. Completano il volume alcune testimonianze ed il testo dell’appello lanciato alle comunità cristiane dai cristiani LGBT, dai loro genitori e dagli operatori pastorali presenti al Forum,  perché scoprano “Quali segni e prodigi Dio ha compiuto per mezzo di loro”.



“Quali segni e prodigi Dio ha compiuto per mezzo di loro”.
Atti del V Forum italiano dei cristiani LGBT (Albano Laziale – 5/7 Ottobre 2018) a cura di Gianni Geraci, Gruppo editoriale Viator 2019, pagine 144
Codice EAN: 9788885805156
INDICE
PREFAZIONE di Luciano Moia
Comitato per l’organizzazione del Forum 2018, Una introduzione: «Segni e prodigi»
Padre James J. Martin ,  Un ponte da costruire
Greetje Van der Veer , La mia esperienza con le persone LGBT
Suor Fabrizia Giacobbe  Il nostro cammino con i cristiani LGBT
Monsignor Marcello Semeraro  Ascoltare e accogliere
Daniela Di Carlo – Un ponte da costruire insieme
Cristina Simonelli  Per amore civile e politico
Partecipanti al V Forum italiano dei cristiani LGBT Quattro testimonianze
Documento-appello dei partecipanti al V Forum italiano dei cristiani LGBT «Signore! Sostieni il nostro sogno»
APPENDICE
Progetto giovani cristiani LGBT: Risposte al questionario allegato al documento preparatorio della XV Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi su I giovani, la fede e il discernimento vocazionale