20 gennaio 2020

Inciampo a cura di Miriam Ballerini


INCIAMPO

Giovedì 16 gennaio 2020 anche nel mio paese, Appiano Gentile, in provincia di Como, è stata posizionata una pietra d'inciampo.
In pratica è una targa che riporta il nome di un nostro concittadino che ha operato contro il nazifascismo e che, per questo, ha pagato con la propria vita.
Cherubino Ferrario, al quale già è stata dedicata una via, pagò per aver stampato dei volantini per i partigiani.
Mi fa molto piacere che siano stati proprio i ragazzi delle scuole a impegnarsi a raccogliere materiale e a scoprire chi fosse questo signore e cosa gli fosse accaduto.
L'artista Gunter Demnig ha posato personalmente la pietra d'inciampo, così come sta facendo da anni in tutta Europa.
Cherubino era padre di due ragazzi, era sposato e di lavoro faceva il tipografo a Milano; inoltre suonava nella banda.
Ecco, da questo ritratto vediamo che non era un eroe, non indossava nessun mantello da superman, ma era un uomo comune. Ciò che di lui lo ha fatto diventare un grande è stato il coraggio di opporsi al regime. È stato ucciso perché sapeva bene da che parte stare, aveva capito quale fosse la parte giusta.
Ha avuto il coraggio di opporsi.
Oggi più che mai questi esempi vanno sottolineati, perché fin troppe persone tacciano davanti a vari fenomeni, oppure non fanno nemmeno la fatica di farsi un'opinione e di portarla avanti, lottando per le proprie idee. Fin troppi omertosi lasciano andare come viene; a posto loro, che importanza ha se viene coinvolto il negro di turno? O il Rom? O il povero disgraziato? Finché non vengono toccati personalmente, va tutto bene.
Ecco, Cherubino, ancora oggi, ci ricorda che non va bene affatto. Che ci sono state persone come lui che avevano tutta la vita davanti, ma che volevano vivere in un mondo giusto, non in un mondo che andava bene così.

© Miriam Ballerini


18 gennaio 2020

Emergenza Australia


L’opera pittorica di Domenico Mingione detto Mimmo a cura di Marco Salvario

L’opera pittorica di Domenico Mingione detto Mimmo.
a cura di Marco Salvario

Questa volta non è girando tra le gallerie d’arte torinesi che ho trovato spunto per ammirare e presentare ai lettori un artista che mi ha subito conquistato con la sua raffinata capacità espressiva, bensì navigando nell’oceano infinito di internet, comodamente seduto sulla mia poltroncina davanti al computer di casa.
Su facebook tanti gruppi sono dedicati al mondo dell’arte e lì si confrontano pittori diversi per stile, bravura, esperienza e motivazione, ma uguali per entusiasmo e voglia di mettersi in discussione. In genere scegliere e districarsi tra tanta offerta è impossibile, però davanti a una delle opere di Domenico Mingione detto Mimmo, è scattato in me quel misto di piacere e di curiosità che mi ha fatto fermare e indagare di più su questo personaggio.
Per chi volesse condividere questa mia esperienza, le opere dell’artista possono essere visionate sul suo profilo facebook dal quale, dopo averne ricevuta l’autorizzazione, e di questo lo ringrazio, sono state ricavate tutte le immagini del presente articolo.
Non è stato facile per me scegliere fra le più di duecento opere esposte nella sua galleria virtuale, tutte intriganti e di ottima qualità, quindi le mie illustrazioni non rappresentano una selezione effettuata sulla bellezza, quanto il tentativo di offrire una visione d’insieme il più possibile completa.



Poche le informazioni pubbliche disponibili su Domenico Mingione: è un professore di latino e greco ora in pensione e vive a Pomigliano d'Arco in provincia di Napoli; ha insegnato durante la sua carriera anche storia dell'arte e dipinge per passione, usando per lo più la tecnica a olio su tela. La sua maestria sa sfruttare al meglio i giochi di luce e i contrasti, affrontando con perizia i minimi dettagli, siano un ricciolo sottile di capelli, un filo di perle, il drappeggio del vestito, un minimo arrossamento sul candore della pelle, la profondità di uno sguardo.
Il gusto per il classico, sia come temi sia come impostazione pittorica, ben armonizza con la passione per la bellezza femminile e per interpretazioni di respiro moderno. Potremmo quindi riallacciare la sua opera alla felice esperienza della scuola napoletana che, sviluppatasi nel Seicento sulle orme di Caravaggio, il quale nell’ultima parte della sua vita trascorse nella capitale borbonica lunghi periodi, ancora era ben viva nel secolo scorso.
Molti i temi classici affrontati tra filosofia e storia. ''Platone elabora la teoria del mondo delle idee'', ''Il suicidio di Cleopatra'', ''Atlante'', ''Carità romana'': la narrazione pittorica è sempre all’altezza del soggetto e molto spesso accompagnata da un testo, faccio riferimento sempre a facebook nei commenti alle illustrazioni, in cui l’episodio è descritto e analizzato. Copio solo l’inizio dello scritto che accompagna l’opera ''La Cultura n.2'' ovvero ''Prosopopea della Cultura'':
''Io sono la Cultura, ed altri veri amici non avrai, fuorché me! Io sono bella, di una bellezza sottilmente fascinosa, pur senza orpelli od ornamenti. L'unico ornamento che amo indossare è quello della Verità che deriva dalla realtà dei fatti e non dalle semplici opinioni. Tu, se mi seguirai, avrai mille occhi e mille orecchie, e se coltiverai la mia sincera amicizia, avrai vissuto non una, ma cento vite, perché io sola e soltanto io ti darò la possibilità di conoscere il pensiero altrui.”
L’elogio della Cultura, e non si può non scrivere tale nome con la maiuscola, è, in queste frasi e in quelle che seguono, così vivo e sincero, che non posso non provare invidia per chi ha avuto la fortuna di avere il professor Mingione come docente.
Ritorniamo alle opere pittoriche. Temi classici ma non solo. Con lievità e fascino gustiamo la bellezza femminile, elegante, soave, sensuale e mai volgare.
'La bella bisbetica'', ''Signorina'', ''Pensierosa'', ''Il mantello verde'', Interpretazione personale del dipinto di Vermeer ''La ragazza con l'orecchino di perla'', ''Il medaglione'', ''La signora Ines'', ''La lunga collana'', ''Ragazza dal vestito grigio'', ''Il biglietto'': sono veri omaggi alle donne. Omaggi che a volte hanno un sotto inteso simpaticamente ironico, come ''Uh, che mal di testa mi fa venire il mio fidanzato''.
Rare ma sempre apprezzabilissime sono le scene di gruppo come ''L'esame di musica'', ''Nolite me tangere'' (Non mi toccate), ''I dissoluti'' o ''Susanna e i vecchioni''.



Per alcuni quadri l’artista ci permette di ammirare oltre all’opera, i disegni preparatori da lui realizzati, che sono lavori finiti e validi. Nell’ultima illustrazione dell’articolo le due opere ''La bella bisbetica'' e ''La Cultura n.2'' ovvero ''Prosopopea della Cultura'' sono precedute entrambe dal disegno preparatorio. Sinceramente non è facile scegliere tra le due proposte, tra la cura finale e la freschezza del progetto iniziale.



Jacques Toussaint a Bologna

chiesa di Santa Maria Assunta a Riola di Vergato (Bo).

Venerdì 24 gennaio ore 17- 21
Sabato 25 gennaio: ore 17-24  - domenica 26 gennaio: ore 17- 21
In concomitanza con Arte Fiera Bologna 2020.

Jacques Toussaint, artista francese che vive e lavora in Italia dagli anni settanta, realizza dall’inizio degli anni duemila una serie di interventi artistici site specific in edifici storici che si basano sull’interpretazione del luogo attraverso la realizzazione di installazioni video e di spazi immersivi.
Rielaborando con originalità lo spirito dei luoghi – L’Esprit des Lieux è il titolo di questo progetto che si declina in diversi capitoli – Toussaint si è confrontato in questi vent’anni con edifici religiosi ricchi di storia come l’ex convento di San Francesco a Pordenone, la chiesa di San Francesco a Como, la Cappella Valmarana di Andrea Palladio nella chiesa di Santa Corona a Vicenza, il complesso architettonico delle Sette chiese a Bologna e l’oratorio di San Francesco a Crespellano.
A proposito di questi interventi, la critica d’arte Monica Bonollo ha recentemente scritto che egli «mira ad una comprensione e relazione "spirituale" con il luogo, e con esso ad una comprensione e conoscenza dello spazio e del tempo e dei significati profondi della realtà. Questo tentativo di portare il visitatore a trascendere la fisicità del mondo per spingerlo verso l'essenza delle cose, sembra avere un risvolto inaspettato. Investe lo spettatore di un'emozione intensa, più vicina alla passione che al ragionamento razionale e all'astrazione.» (in L. Cavadini, Jacques Toussaint. Arte 1967/2017, Antiga Edizioni 2018. p 131).
Di recente l’attenzione dell’artista si è indirizzata verso le qualità intrinseche dell’architettura moderna, che pone indubbiamente questioni di diversa natura rispetto a quella classica con la quale si è confrontato fino ad ora. In questi spazi minimali, per lo più privi di ornamento, l’intervento artistico sarà proteso a sottolineare e a valorizzare gli elementi caratteristici dell’architettura stessa e in particolare modo i suoi volumi.
L’artista ha scelto come prima tappa di questa nuova fase di Esprit des Lieux la chiesa di Santa Maria Assunta di Riola di Vergato (1976-1978), frutto di una lunga progettazione dell’architetto finlandese Alvar Aalto (1898-1976).
La chiesa fu commissionata ad Aalto dal Cardinale Giacomo Lercaro, arcivescovo di Bologna, che apprezzò l’approccio innovativo, rispettoso della natura e a misura d’uomo, sviluppato dall’architetto finlandese. Il progetto suscitò da subito l’entusiasmo della comunità della vallata del fiume Reno, sulla cui riva si sviluppa la costruzione della chiesa che si può ammirare oggi nella sua completezza (il campanile fu costruito più tardi e inaugurato nel 1994).
L’apparente semplicità della Chiesa di Santa Maria Assunta (unica realizzazione dal grande architetto finlandese in Italia oltre al padiglione della Finlandia nei giardini della Biennale di Venezia) è il risultato conclusivo di un ciclo di ricerche sull’architettura religiosa.
Questo edificio ha suscitato la curiosità e la creatività dell’artista francese che spiega cosi il suo progetto per Riola:
«È proprio “il rigore francescano” espresso dal maestro finlandese, padre dell’architettura organica, e “il suo nordico spirito calvinista” che mi spingono ad esplorare con interventi minimi l’Esprit des lieux di questo suo edificio. Il progetto prevede un intervento discreto e puntuale nel pieno rispetto della Chiesa di Santa Maria Assunta. Ho intenzione di inserire pochi elementi artistici e di esaltare le grandi qualità architettoniche dell’edificio utilizzando un medium presente in tutte le mie installazioni, una luce di colore blu intenso emanata da tubi al neon con vetro tinto in pasta.Il mio intento è di attirare l’attenzione del visitatore sulle 12 piccole croci (che alludono alla presenza dei 12 apostoli secondo il desiderio di Alvar Aalto) collocate a destra e a sinistra sui pilastri della navata. Solitamente meno visibili perché di marmo bianco, saranno per l’occasione coperte da un vetro materico argentato e illuminate da una luce blu proiettata da terra, la rifrazione della quale metterà in evidenza l’insieme. Il presbiterio, inoltre,
sarà illuminato da 12 segmenti di neon blu, posizionati in maniera dinamica e ascensionale come ulteriore richiamo agli apostoli. Il tutto sarà avvolto dall’ulteriore luce blu emanata da una videoproiezione, che si protenderà sino al grande crocefisso in legno voluto da Aalto, che sarà per l’occasione fiancheggiato da due croci di vetro argentato poste ai lati dell’altare. Nella zona del battistero, posizionato da Aalto sul lato destro della navata centrale all’altezza dell’abside e prospettante sul Reno, sarà infine proiettato un video sul tema dell’acqua, in cui il fluire delle immagini seguirà il senso della corrente del fiume


 Ufficio stampa: uessearte via Natta 22  Como  -  tel. 031.269393   393.9853138  -  info@uessearte.it     LA CHIESA DI SANTA MARIA ASSUNTA DI RIOLA

17 gennaio 2020

Lucarelli a Roma

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15 gennaio 2020

Accademia teatro Franzato

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Museo in erba a Lugano

“Hervé Tullet… Si gioca!”

Un percorso di giochi, letture e creatività realizzato dal Museo in erba in collaborazione con l’artista Hervé Tullet.
Per inaugurare la stagione dei suoi primi 20 anni il MUSEO IN ERBA di LUGANO, fresco della recente collaborazione con Hervé Tullet all'Expo Idéale realizzata in occasione del Tanween festival in Arabia Saudita, si appresta a inaugurare la propria Expo Idéale a Lugano diventando parte di questo progetto internazionale che mette al centro la creatività come linguaggio universale, capace di unire i partecipanti in un momento di libertà, energia e gioia senza barriere culturali o sociali. 
Hervé Tullet… Si gioca!” è una singolare mostra/workshop che invita i bambini, e non solo, a giocare con la fantasia, le forme, i colori e a raccontare storie, esprimere emozioni, dando vita a un universo infinito di idee creative ispirate ai libri del famoso artista e scrittore per l’infanzia.
Improvvisazione, sorpresa, energia, colori, gesti sono le parole chiave dell’universo di Hervé Tullet nei suoi workshop che propone in tutto il mondo, nei suoi libri semplicissimi ma dove può succedere di tutto. Hervé è affascinato dal mondo dell’infanzia e tutto quello che fa è per regalare momenti di allegria e serenità, per invitare tutti a condividere il piacere di creare, giocare, inventare.
Del suo testo “Un libro” sono state vendute quasi 3'000'000 di copie! I suoi atelier collettivi e le “Expo idéale” stanno viaggiando in tutto il mondo!

Il percorso del Museo in erba prevede tre zone.

Si gioca! L’istallazione “Giochi di scultura” realizzata dal Centre de Création pour l’Enfance di Tinqueux: la struttura - con i suoi tagli, buchi, fessure - invita i bambini a manipolare, incastrare, sovrapporre, infilare, appendere, annodare... forme e materiali a disposizione per creare sempre nuove e sorprendenti composizioni. I bambini possono inoltre creare loro sculture grazie ai materiali di recupero messi a disposizione da ReMida Varese.
Si legge! Nell’ “Angolo delle storie” sono esposte dieci illustrazioni originali dell’artista ed è in questo spazio che i bambini sono coinvolti nella magia dei libri di Tullet che divertono e invitano all’interazione. È qui che si scoprono i modi diversi per potere raccontare delle storie, non solo attraverso le parole ma anche attraverso i suoni. 





Si crea l’Expo idéale! Dopo aver guardato alcuni filmati dove Tullet presenta le sue idee per giocare con la fantasia i visitatori sono invitati a sperimentare. Grazie a strappi, buchi, sovrapposizioni, colori, forme, ognuno potrà creare il suo piccolo pezzo di esposizione da

appendere nello spazio del museo. La collaborazione di tutti darà vita a una grande istallazione work in progress che crescerà di giorno in giorno in un’esplosione di colori fino ad occupare tutto lo spazio espositivo. Naturalmente le classi e le famiglie sono invitate a creare la loro Expo idéale che il Museo in erba condividerà nella piattaforma del progetto!

Hervé Tullet… Si gioca!
Mostra interattiva ideata dal Museo in erba in collaborazione con l’artista Hervé Tullet

18 gennaio – 15 marzo 2020
Lu - ve: 8.30 - 11.30 / 13.30 - 16.30
Sabato, domenica: 14.00 - 17.00
Chiuso: festivi cantonali

Programma atelier e documentazione docenti: www.museoinerba.com. Tel. + 41 91 835 52 54
Con il patrocinio della Città di Lugano.
Sponsor principale: Coop Cultura e il sostegno di BancaStato e Phosphor Asset Management SA


Ufficio stampa: Uessearte - tel. (0039)031269393 - info@uessearte.it

La Tv e il teatrino della politica di Antonio Laurenzano

La Tv e il teatrino della politica di Antonio Laurenzano
Impietosa verità quella rilevata dall’ultimo rapporto Censis sulla classe politica di casa nostra: oggi il 90% degli italiani vorrebbe vedere sempre meno politici in televisione. E non a caso, osserva Massimiliano Valerii, direttore generale del Censis, “c’è uno zoccolo duro di tre italiani su dieci che ha buttato via la tessera elettorale e non va a votare.”
Nei palazzi romani è caduta nel dimenticatoio la linea del Governo Monti di non mandare ministri e sottosegretari nei talk show televisivi per “essere più presenti a lavoro”. Si voleva “normalizzare” l’informazione politica, azzerando la sovrapposizione e identificazione tra il dibattito politico e la sua rappresentazione mediatica. Cancellare quindi il ricordo di partecipazioni a programmi tv con interventi poco eleganti, funzionali alle esigenze di share del conduttore di turno. Il compito di chi governa, sosteneva l’ex premier Monti, non è rappresentare se stesso e le proprie scelte, ma compiere quelle scelte e applicarle nel rispetto del mandato ricevuto.
Di acqua sotto i ponti del Tevere a Roma, in questi anni, ne è passata tanta, ma nulla è cambiato: il passato che ritorna. Oggi il politico è un volto noto, al pari di un attore televisivo, pronto a calarsi nel ruolo di “personaggio tv” appena davanti a una telecamera. Personalismo, rissosità e toni sempre più accesi per stare al passo con le “regole” della visibilità televisiva. Un chiacchiericcio politico che con l’approfondimento ha davvero poco a che fare, con tanti ringraziamenti a una chiara e corretta informazione. Tante parole in libera uscita, pochi elementi di dibattito serio e costruttivo con la sensazione generale, alla fine della trasmissione, che tutti quanti si capisca di meno. E’ il teatrino della politica! E’ il luogo in cui il dibattito fra i partiti, o presunto tale, prende “teatralmente” vita con “attori” che, lasciando il seggio di Montecitorio o di Palazzo Madama, liberano in uno studio televisivo ogni repressa forma di protagonismo, accantonando progettualità politica e concretezza d’azione. Spettacolo inquietante sul quale, ammonisce il critico televisivo Aldo Grasso, c’è poco da essere indulgenti: “Smettiamola di pensare che i politici siano i protagonisti di una grottesca sitcom, degli innocenti personaggi che abitano l’immaginario collettivo, anche perché i danni di questa classe politica sono concreti e sono sotto gli occhi di tutti.”
I politici ormai invadono a qualsiasi ora il piccolo schermo. Intervallati dai servizi in esterna, si snodano così interminabili girandole di pareri e soprattutto esternazioni di esponenti di partito chiamati a dire, a volte senza cognizione di causa, la loro verità e ancora di più a sconfessare quella altrui. Una finestra sempre aperta sulla politica nazionale da parte di tutte le reti: dalla Rai a Mediaset, a La7. Tutta la programmazione mattutina e pomeridiana, con forte presenza in prima serata, non è altro che un lungo (sfibrante) talk show politico. E più la politica si indebolisce, più si rafforza il ruolo della tv nel cercare di spiegarla, anche nell’era dei social media.
Decine di milioni di persone accendono giornalmente la televisione, a conferma dell’importanza strategica che ha assunto nel tempo lo spazio tv per ogni politico. Una campagna elettorale dal vivo, che non finisce mai: politica e tv, un’attrazione perenne. Un’attrazione favorita anche dalla progressiva erosione delle competenze legislative delle assemblee parlamentarti e dai relativi tempi del dibattito politico certamente poco televisivi. Si alimentano così di ambizioni personali e di una mediocrità dei palinsesti certe trasmissioni televisive che sono divenute il sintomo della malattia populista italiana: fake news, bufale e volgarità gratuita sono le “perle” di una tv spazzatura. Indignarsi non serve a nulla. Per fortuna c’è il telecomando, perché “nella vita comandi fino a quando c’hai stretto in mano il tuo telecomando”. Renzo Arbore docet.