20 giugno 2016

NO BREXIT, SI’ EUROPA! Il referendum nel Regno Unito sull’Unione europea, timori e rischi. di Antonio Laurenzano


NO BREXIT, SI’ EUROPA!
                     Il referendum nel Regno Unito sull’Unione europea, timori e rischi.
    di Antonio Laurenzano

“Leave” o  “remain”? E’ questo l’amletico … dubbio che sarà sciolto giovedi 23 giugno nel Regno Unito  per decidere se lasciare o rimanere nell’Unione europea. Un referendum dai tanti risvolti economici e politici con il fondato timore che possa provocare un effetto domino su altri paesi dell’Unione in cui l’euroscetticismo è in aumento, alimentato dai problemi legati ai flussi migratori e alla  crisi  dell’economia europea. A distanza di settant’anni dal discorso pronunciato da Winston Churchill all’Università di Zurigo in cui l’ex Primo ministro inglese auspicava la nascita degli “Stati Uniti d’Europa” l’orologio della storia del Vecchio Continente rischia di fermarsii ad opera dei suoi … nipotini, per molti dei quali l’Ue, con i suoi  vincoli burocratici,  è una gabbia di regole e di tasse. Ma il nodo centrale della Brexit è politico per la dura lotta di potere in atto a Londra fra laburisti e conservatori che  comunque non può rimuovere la posizione di privilegio del Regno Unito all’interno dell’Unione consolidatasi con negoziati condotti spesso sul filo del compromesso istituzionale.
Una partecipazione  comunitaria del tutto singolare quella britannica.  Il “Regno di Sua maestà”, per sua scelta, è fuori dall’Unione monetaria e dai suoi parametri, è fuori dal sistema Schengen con la libera circolazione delle persone provenienti dall’Unione, beneficia di un trattamento di favore sul contributo che ogni Stato membro versa al bilancio Ue rapportato al suo pil, può non applicare la Carta dei diritti fondamentali dell’Unione, fruisce di significative deroghe in materia comunitaria di giustizia e affari interni. Un mix di “benefit” che nel tempo hanno alleggerito sempre più i vincoli comunitari del Regno Unito il cui peso decisionale è rimasto però inalterato! Una posizione di privilegio rafforzatasi lo scorso febbraio a seguito del riconoscimento dell’ impegno non vincolante di procedere verso  “un’Unione sempre più stretta”. ottenuto a Bruxelles dal premier  Cameron. Nell’accordo con i leader europei è prevista inoltre una riforma del Trattato di adesione che concederà a Londra uno status speciale di autonomia su una serie di questioni: potenziamento della competitività europea, promozione degli atti di libero scambio, limitazione dell’accesso ai servizi del welfare per lavoratori immigrati comunitari (!) che vivono in territorio britannico, oltre alla garanzia di pari trattamento per i Paesi non aderenti all’Eurozona.
Appare dunque in odore populistico, fortemente emotiva,  la posizione dei sostenitori della Brexit i quali, in caso di successo referendario, dovranno  fare i conti con i tanti riflessi economici negativi. Goldman Sachs prevede una fuga dalla sterlina inglese. Secondo i suoi analisti, la valuta britannica potrebbe registrare un tonfo del 12% nei confronti delle principali valute, con gravi ripercussioni sul commercio internazionale. L’ultima analisi dei giorni scorsi  del Fondo monetario internazionale parla di “rischio recessione nel 2017” per il Regno Unito con l’uscita dall’Ue. Per il Fondo un addio all’Europa avrà sull’economia britannica un “effetto negativo e sostanziale nel lungo termine” associato a “una considerevole incertezza, con potenziali implicazioni per il commercio e gli investimenti, la produttività, il mercato del lavoro e le finanze pubbliche”, un buco nero stimato da Cameron fra i 20 e i 40 miliardi di sterline. Sulla stessa linea la Banca d’Inghilterra che ipotizza “volatilità e instabilità finanziaria”. “Un atto gratuito di autolesionismo”, secondo il Financial Times, voce autorevole della City finanziaria londinese.

Come finirà? Paolo Scaroni, già numero uno di Enel ed Eni, intervistato su Radio 24, ha rievocato il pensiero di Napoleone,  secondo il quale “gli inglesi sono una nazione di bottegai. Quando vanno a votare non votano con il cuore, votano con il portafogli”. Ergo, secondo Scaroni, “per il portafogli Brexit sarebbe un disastro e, quindi, voteranno a favore di rimanere nell’Unione europea”. Ma che sia comunque un’occasione di riflessione generale per “rifondare l’Europa”, con iniziative pragmatiche e lungimiranti. Una nuova alleanza tra gli Stati sovrani dell’Unione per rilanciare, con il ritrovato spirito originario, il progetto di una reale integrazione dell’Europa , un’Europa della crescita e della solidarietà, fuori dagli orpelli burocratici, dagli egoismi nazionali e dai diktat finanziari. La fallimentare governance politica europea impostata sul metodo intergovernativo lasci il posto a una reale governance comunitaria della sovranità condivisa per tornare a un’Europa fedele al suo motto: “Unita nella diversità”.     

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