03 giugno 2014

Il sacco di Lauria di Vincenzo Capodiferro


IL SACCO DI LAURIA

Drammatico evento dell’8 Agosto 1806


Nel 1806 i francesi marciavano di nuovo verso il Regno di Napoli. Nel 1799 avevano ritirato i presidi dalle repubbliche. Ferdinando IV di Borbone invia il cardinale Ruffo alla riconquista di Napoli. All’esercito della Santa Fede si uniscono fra Diavolo, i contadini, mentre la flotta inglese, guidata dall’ammiraglio Nelson appoggia la spedizione. La stessa flotta inglese poi nel 1860 darà manforte a Garibaldi nell’eroica impresa dei Mille. Nel giugno la repubblica partenopea capitola innanzi alle truppe sanfediste. Ferdinando non garantisce l’espatrio ai patrioti e ne seguono inevitabilmente più di 100 condanne a morte, tra cui quelle di Mario Pagano, Domenico Cirillo, Eleonora Pimentel, l’ammiraglio Caracciolo. Il 30 marzo del 1806 Giuseppe Bonaparte è nominato dal fratello Napoleone re di Napoli. Nel luglio del 1808, alla sua partenza per la Spagna, Gioacchino Murat diventa re di Napoli. È in questo turbolento contesto che dobbiamo inserire il sacco di Lauria da parte delle truppe francesi nell’agosto del 1806. Ferdinando era riuscito per breve tempo a riconquistare il regno delle due Sicilie. È forte che quando sale al trono si fa chiamare Ferdinando IV, quando scappa in Sicilia si fa chiamare Ferdinando III, più tardi ancora Ferdinando I. Tanto che, come riporta anche Raffaele Viceconte, in Il Sacco di Lauria, Zanichelli, Bologna 1905, da dove abbiamo ripreso molte testimonianze, era uscito un simpatico indovinello: Pria fu Quarto, poi fu Terzo, diventato ora è il Primiero, se continua questo scherzo, finirà per esser Zero. Sarebbe diventato, in pratica, Ferdinando 0. Giuseppe Napoleone nel febbraio del 1806 già entra trionfale a Napoli. Ricomincia di nuovo il brigantaggio antifrancese nel regno di Napoli. A reprimere le rivolte delle Calabrie fu inviato il glorioso generale Massena. Con un esercito di 13.000 uomini il 4 agosto del 1806 già si trova a Lagonegro, che lo acclama. Molti ribelli dalla Calabria subito accorrono a Lauria, piazzaforte filoborbonica e importante punto di passaggio verso il sud del sud. Il 7 agosto prendono Antonio Segrati, una spia dei francesi, lo fucilano insieme al figlio Pietro, che è innocente, e lasciano i corpi sulla riva del fiume Cafaro. Pensate che ancora oggi c’è una storica rivalità tra Lauria e Lagonegro. I ribelli con barricate ostruiscono il ponte che porta alle porte di Lauria inferiore. La regia strada delle Calabrie, che poi è diventata la statale n. 19, passa dall’abitato inferiore e poi prosegue per Rotonda. Il generale Massena dispone una parte dell’esercito verso la porta inferiore della città, mentre l’altra parte accerchia Lauria superiore dai monti e dall’alto. Il primo scontro si ha verso la porta della città inferiore. I francesi subito sferrano un attacco di artiglieria, ma hanno la peggio. Molti eroi di Austerlitz cadono sopraffatti da un’accozzaglia disordinata di rivoltosi, che per la maggior parte sono semplici contadini. Angela Perrone, una donna molto coraggiosa, sale sul campanile della chiesa di san Nicola e si mette a suonare le campane. È il segno dell’adunata generale. Dopo tanti scontri la porta della città inferiore viene sfondata. Entra l’esercito. I soldati si mettono a fare atti efferati. Uccidono tutti, soprattutto malati, donne e bambini indifesi. Molti si nascondono. Una donna porta in braccio un bambino, Luigi Alagia, che viene preso di punta da una baionetta e buttato tra le spine. Miracolosamente poi si salva e per voto si fa sacerdote. Un’altra mamma, invece, raccoglie la testa del figlio fatta a pezzi. Tutte le case sono saccheggiate. Viene oltraggiata persino una statua di san Giacomo nella chiesa del Purgatorio. Alla fine di tutto è appiccato il fuoco. L’incendio si propaga per tutta la città. Tutto è ridotto in cenere. Il vescovo, monsignor Ludovici, si trova a Lauria per l’estate e di persona si reca all’accampamento di Massena per chiedere la pace, ma invano. Pare proprio Agostino che si reca dal duce dei Vandali per salvare Ippona. Anzi, visto che era filoborbonico, viene esiliato in Assisi. A pensare che poco prima del sacco di Lauria un battaglione di soldati polacchi è sconfitto dai briganti. 50 persone sono trucidate e poi sepolte da gente pietosa che si trova nei paraggi. Molti altri riescono a fuggire ed una ventina è prigioniera. Anche dopo il sacco, Lauria è messa d’assedio per molto tempo ancora. Forte è la repressione francese. Una volta uccidono cinque ribelli e ne appendono i cadaveri per monito alla popolazione. Intanto il brigantaggio, unica protesta politica e sociale, da quelle fiamme di Lauria divampa a macchia d’olio in tutto il circondario. È la stagione del brigantaggio francese che anticipa foriera quella del grande brigantaggio postunitario. Nel maggio del 1807 un drappello di 26 soldati francesi viene fatto prigioniero. Vengono sgozzati ad uno ad uno nella valle dell’Inferno, vicino Tortora, in Calabria, poco sotto la fiera cittadella di Lauria. Non risparmiano neppure la povera fidanzata di un ufficiale francese. Rapita dai briganti calabresi muore tra le torture nei boschi. Una volta i soldati francesi danno la voce che passa per la regia strada un carro carico di polvere da sparo. È una trappola. Quando si avvicinano i malfattori per rubare le munizioni, viene dato fuoco e muoiono tutti nell’esplosione. Il sacco di Lauria è stato un evento drammatico. La storia non ricorda. L’inconscio collettivo ha ricoperto i morti e le piaghe. Non possiamo dimenticare però il martirio delle nostre città, vittime di barbarie, ancora nel XIX secolo. E poi dovremmo riflettere tanto, quando leggiamo le lapidi nostre, come quella in piazza Monte Oliveto, nel quartiere di San Giuseppe, a Napoli:  «Napoli sgombera alfine dal secolare servaggio e costituita a franco reggimento di Nazione tramanda in questa pietra alle generazioni venture i suoi vergini e pertinaci e santi odii contro l’immane esarchia della Giunta di Stato che qui nel 1799 sotto casa Borbone spegnendo per violenza di carnefice in Piazza di Mercato nobilissime vite si avvisò di avere con esse spento ad un tempo e per sempre la sete inestinguibile di libertà e di giustizia onde sono ab antico agitati e fatalmente compressi gli animi napoletani. Per decreto del Consiglio. Provincia di Napoli. Die 22 settembre 1864».

Vincenzo Capodiferro

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