13 settembre 2011

Una santa dimenticata di Vincenzo Capodiferro




UNA SANTA DIMENTICATA

Spiride Savini, presidente di Azione Cattolica di Lagonegro (1909-1936)



Spiride Savini nasce il 1 agosto 1909 a Piangipane, un sobborgo di Ravenna. Come addita il detto antico: nomen omen, la casa Savini veniva allietata dal sorriso di una bimba, che venne chiamata Spiride, quasi a presagio della sua vita, improntata ai più elevati sentimenti di bontà e di carità. La famiglia di cattolici osservanti dà alla piccola una forte impronta educativa secondo i più sentiti precetti cristiani. Spiride a otto anni fa la prima comunione. Questa prima esperienza resterà fortemente impressa nell’anima della ragazza, tanto è che in tenera età, come si può rilevare dai suoi diari, già scrive ad un’amica: «Senti freddo all’anima? Ascolta la santa messa ed accostati al fuoco ardente della santa eucaristia. La vera pace nel cuore non si trova che nel ricevere Gesù: fuori di lui non vi sono che affanni ed ingratitudini». Si iscrive all’educandato Ghiselli di Ravenna, dove compie la sua prima formazione intellettuale. Subito si distingue per la sua indole docile e mite. Nelle letterine

che invia ai familiari ed alle amiche non manca di suggerire sani e sapienti consigli dai quali traspare tanto il candore della sua anima eletta: «La preghiera ben fatta è odoroso vapore che sale al cielo e discende in pioggia benefica di grazie! Pace non regna in chi è dedito alle umane cose ma sì bene in chi pensa e desidera acquistare i celesti beni». A quattordici anni esce dall’Educandato e per seguire la madre, passata a seconde nozze, a Lagonegro, in Provincia di Potenza. Nella nuova residenza Spiride appare come un’anima benefica, che ama prodigare il tesoro della sua squisita educazione e la piena dei suoi effetti gentili. Quanti la conoscono, la rispettano e amano la ragazza buona, seria e modesta, che col crescere negli anni progredisce notevolmente nella virtù, schivando con assidua diligenza qualsiasi mondanità. Alla madre che le prospetta talvolta la visione di un avvenire di felicità, alle amiche che le parlano dei loro sogni dorati, Spiride risponde sempre: «Io voglio essere sempre e solo di Dio, e voglio servire a lui solo!». Costituitasi l’associazione di gioventù femminile di Azione Cattolica è prescelta e nominata presidente dalla fiducia del suo parroco che ne ha apprezzato le rare doti di mente e di cuore. Nella delicata mansione di dirigente Spiride è la consigliera affettuosa, l’amica sincera delle socie e ne promuove con zelo intelligente e fattivo la cultura religiosa e la pratica della vita cristiana. All’apostolato della parola, avvalorata dall’esempio, è caro al suo cuore aggiungere quello non meno importante della carità, sia verso i poveri, ai quali è larga di soccorsi, sia verso gli infermi, le cui sofferenze procura di lenire col balsamo del conforto. Verso la fine di dicembre del 1935 si ammala di broncopolmonite. Alla madre ed alle amiche che la assistono ripete: «Tutto è predisposto da Dio per il nostro bene». Con ammirevole rassegnazione sopporta quanto dalla scienza si tenta per strapparla alla morte e sembra che nel dolore trovi la gioia per rendersi più somigliante al suo Gesù. Nel vedere la madre afflitta per le sue sofferenze, le dice «Mamma, non addolorarti, Gesù ha tanto sofferto per noi! Rassegniamoci alla sua volontà!». E sorridente parla con un senso di soprannaturale letizia del suo prossimo viaggio per l’eternità. Il giorno 8 febbraio del 1936 chiama a sé vicini la madre ed il patrigno. Elevata insieme una preghiera alla Madonna di Pompei, ottiene il consenso di farsi suora, qualora guarisca. Intanto di giorno in giorno le sue condizioni di salute precipitano. Spiride presagisce la fine imminente, dicendo: «Domenica, quanti fiori e quanti ceri vi saranno a casa mia!...». Ad una signora che la esortava a cacciare dalla mente quelle visioni, risponde, rassegnata e commossa, che le era apparsa la Vergine di Pompei, avvertendola che la prossima domenica l’avrebbe premiata, se ella fosse stata senza febbre. Giunse la domenica del 16 febbraio, fra lo stupore di quanti amorevolmente la circondavano, Spiride è completamente sfebbrata, per cui si spera in una benefica fase risolutiva della sua malattia, ma l’ammalata non si illude ed alla madre piangente per la commozione dice ancora: «Coraggio mamma! Dovresti piangere se lassù avessi una figlia che non pregasse per te, ma io pregherò … La madonnina mia mi ha premiata». Una signora amica le si avvicina per salutarla ed ella le raccomanda di non abbandonare sua madre perché «oggi,» soggiunge, «alle tre pomeridiane dovrò lasciarla». Alle 14,45 dello stesso giorno ancora una volta vuole che la madre le stia accanto e stringendole tre volte la mano le chiede: «Presto! Mamma, non hai niente da dirmi?». Dopo qualche istante si agita, mentre le pupille si dilatano e con accento di gioia: «Guarda, mamma! Non vedi che vicino a me è il vecchietto che mi ha aperto la porta?». E tenendo il braccio in alto dice: «Ecco! La mia porta è aperta …». Popi non parla più, gli occhi le si chiudono, il respiro si spegne ed il suo spirito vola in seno a Dio. Scompare così dall’effimera scena della vita terrena a 26 anni nel fiore della giovinezza, tutta grazia e giocondità, tutta bontà e dolcezza. Abbiamo tratto queste brevi note sulla vita dal “Panegirico di Spiride Savini”, un opuscolo edito a Policastro, l’8 novembre del 1940, proprio quando l’Italia si era appena imbarcata in quella nefanda avventura della Guerra. Forse anche per questo la figura di Spiride Savini fu dimenticata, ma è rimasta sempre viva nello spirito della gente che ancora la considera come santa e la prega. E le grazie non sono mancate in tutti questi anni. La tomba di Spiride a Lagonegro è in stato fatiscente, nessuno si occupa di lei, tranne i devoti fedeli che l’hanno mantenuta dall’intemperie del tempo. I fiori non mancano però mai da quel piccolo altare. E questa perla di santità lucana è stata trascurata. Eppure anche questo ingrato suolo ha dato i suoi fiori. Come Lauria ha il grande faro di Domenico Lentini, così Lagonegro potrebbe reclamare la sua santa. Ma niente ancora si muove.

Vincenzo Capodiferro

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