23 maggio 2011

Già vinti nel cuore di Francesco Mancini

Francesco Mancini
GIÀ VINTI NEL CUORE
Un carteggio famigliare (1936-1944)
Presentazione di Lorenzo Ornaghi
Edizioni Solfanelli


«Le vicende di una famiglia e di uomini della terra d’Abruzzo, nella loro chiara filigrana, ci permettono di scorgere, comprendere meglio e amare di più – perché la percepiamo reale e precisa, proprio nei dettagli unici e irreplicabili della vita di ogni persona – quella che è stata la storia dell’intero Paese durante gli anni finali del fascismo e in quelli della costruzione della democrazia italiana.» (dalla Presentazione di Lorenzo Ornaghi)
La famiglia di cui si parla è quella dei fratelli Mancini, partiti dalla campagna abruzzese allo scoppio della Seconda Guerra Mondiale. Gli autori principali del carteggio sono Giovanni Armando e Antonio; del fratello Luigi rimangono purtroppo poche lettere, insufficienti per una biografia giovanile.
Giovanni Armando, il minore, volontario nei battaglioni della Gioventù Universitaria fascista, nelle quasi trecento lettere che scrive a casa è convinto della Vittoria, anche dopo la caduta di Mussolini. Eppure l’8 settembre 1943 combatte i nazisti a fianco degli inglesi. Si è cercato di capire il perché.
Antonio, il fratello maggiore, autore di un lungo diario, odiava la guerra e riteneva sbagliata quella al fianco dei tedeschi. Dopo l’8 settembre non parla di antifascismo, né di democrazia, ma di «enorme sventura per la Patria» e di «inizio del calvario». Perché, lui che non era fascista e che i tedeschi li aveva battuti, dice di sentirsi «già vinto nel cuore»?
Antonio sopravvive al conflitto mentre nell’Italia liberata tutto cambia; soffrendo diventa una persona del tempo nuovo e tuttavia conserva intatti i valori dell’Italia di sempre. Il suo diario, pieno delle convinzioni che hanno ispirato la sua opera e la sua vita, è il viaggio interiore d’un Orfeo cattolico.

   




Francesco Mancini
GIÀ VINTI NEL CUORE
Un carteggio famigliare (1936-1944)
Presentazione di Lorenzo Ornaghi
Edizioni Solfanelli
[ISBN-978-88-7497-732-1]
Pagg. 288 + 24 ill. - € 20,00
http://www.edizionisolfanelli.it/giavintinelcuore.htm

19 maggio 2011

L'impronta artistica di Dora Marchionni

L’IMPRONTA ARTISTICA DI DORA MARCHIONNI
di Antonio V. Gelormini

La creatività, sin dai tempi della Genesi, non ha avuto mai bisogno della funzionale praticità degli strumenti, quanto della ricchezza della materia, della forza della passione e dell’effetto catalizzatore di un amore infinito.
Dora Marchionni per le sue creazioni, opere d’arte che nascono e si moltiplicano come “riflessi” di uno stato d’animo diamantino, lascia scorrere le sua mani sul bianco di una tela, di un foglio o di una tavola, guidate dal silenzio dei suoi sentimenti o dal cadenzare melodico di scelte musicali raffinate. Per cui potremmo dire che le sue sono delle vere e proprie “carezze” ai colori, per dar vita ad emozioni, stimoli e reazioni che riescano a vivacizzare l’occhio di chi le guarda, provocandone una continua, attenta e sinergica impressione.
“Arte Aperta”, ha voluto definirla l’artista. Che al proposito ha lanciato anche un movimento, per fare dell’approccio all’arte un “bene comune”. Perché condividere l’arte è fare arte. In quanto ciascuno di noi, nella trasparenza nuda del giudizio spontaneo, è vetro-custode attraversato dai riverberi emotivi e, nel contempo, è anche specchio-diffusore di sensazioni e stati d’animo, declinati attraverso ogni sensibilità personale.
Le opere di Dora Marchionni si caratterizzano innanzitutto per l’immediata freschezza del tratto e la contagiosa allegria dei colori. Che, al di là del piacevole impatto visivo, trasmettono interamente l’intensità e l’eccitazione dell’ispirazione mediata, come sappiamo, dalla passione musicale dell’artista. Che oltre un’insospettabile attività da contabile, esprime la sua vocazione appassionata nella quotidiana collaborazione con l’Associazione Mozart Italia di Rovereto, organizzando e seguendo rassegne artistico culturali a carattere internazionale.
Fino al 3 giugno 2011 una delle sue creazioni più significative, “Onda”  olio su tela, cm. 80x60 – 2009, sarà esposta alla Galleria d’Arte “Il Borgo” di Milano, in una esposizione Internazionale d’Arte Contemporanea. Mentre col suo originale “Acqua – Tempo – Vita”, olio su tela , cm. 40x60 – 2010, nella triplice prospettiva dello stesso dipinto, è riuscita a realizzare una sorta di “Triplicazione in arte”, attraverso la sintesi di una goccia, l’abbozzo di una clessidra e l’attimo pulsante di un feto.
“Riflessi dell’anima” è il titolo della pubblicazione che cataloga buona parte della produzione artistica di Dora Marchionni che, nell’essenza tipica delle sue radici abruzzesi (nata a Chieti, 45 anni fa), dagli apogei della pittura si concede incursioni anche nella poesia e nel racconto.
Osservando e apprezzando i dipinti di Dora Marchionni l’animo si predispone serenamente a una sorta di benessere spirituale, favorito dalla fragile delicatezza di una sorridente sensibilità. Che è trasferita a volte con forza, altre volte con decisione, altre ancora con dolcezza su quell’orizzonte bidimensionale di una tela, seguendo i ritmi di un “adagio”, di un “allegro” o talvolta di un più sconvolgente “presto con fuoco”.

16 maggio 2011

Festival della poesia ad Appiano Gentile (CO)

Venerdì 13 maggio, nella Sala Consigliare del Comune di Appiano Gentile, si sono svolti i festeggiamenti dei dieci anni del festival della poesia “Appiano degli usignoli”.
Nato nel 2002 al Kalinka bar di Uggiate Trevano, si è poi spostato nella sua cittadina natale, donando di anno in anno, emozioni ai poeti che salgano sul palco per recitare la propria lirica.
La serata è stata, a detta del pubblico presente in sala, divertente e interessante, con momenti di musica con quattro musicisti giovani che hanno cantato le intramontabili canzoni di Lucio Battisti. Alternati alle letture di poesie vincenti nei dieci anni; oltre ai vari discorsi. Dal primo e commosso da parte dell’ideatore del festival: Dino Vullo. Seguito da quello del prof. Manrico Zoli, presidente del gruppo culturale Dialogo di Olgiate Comasco, che da anni sono associati al festival.
Quindi è stata la volta di Maria Chiara Sibilia e di Miriam Ballerini, entrambe facenti parte dell’odierno gruppo organizzativo, la Sibilia fin dal secondo anno, la Ballerini e il marito Aldo Colnago, da tre anni. Inoltre è stato citato anche Sergio Banfi, regista da circa otto anni dell’evento.
Da sottolineare la presenza del sindaco di Appiano Gentile dr. Gianni Clerici, e dell’ex sindaco prof. Domenico Giusto. Le due amministrazioni comunali, la presente e la storica, hanno risposto alla domanda della presentatrice Laura Negretti: cosa ha significato per voi il festival della poesia, come sindaci e personalmente?
Entrambe le risposte sono state positive su tutti i fronti, con grande soddisfazione da parte degli organizzatori.
Inoltre, nel mezzo della manifestazione, c’è stato l’intervento di Umberto Briccola, presidente della scuola professionale di Appiano Gentile, che quest’anno festeggia i suoi 60 anni! E che quindi non poteva mancare all’interno di una manifestazione culturale, quale segno di impegno e formazione.

Sabato 21 maggio, al cineteatro San Francesco di Appiano Gentile, si svolgerà la gara vera e propria di questo decimo anno, che vedrà salire sul palco 23 poeti; la giuria tecnica formata dalla prof. Stefania Clerici, la presidente dell’associazione Jubilantes Ambra Garancini, la giornalista Katia Trinca Colonel, premierà 2 poesie, oltre alla migliore lirica in vernacolo e della sezione giovani. Mentre il pubblico sceglierà la sua preferita.
Due premi speciali verranno assegnati dalla Universum Switzerland e dalla Università della pace della Svizzera Italiana, da parte del dr. Giovanni Valerio Ruberto e da Miriam Ballerini.
La giuria della sezione racconti, formata dalla capo redattrice di La gallina domani Elena Verga, la prof. Arcangela Palazzo, la prof. Gabriella Marinelli, di tutti i racconti  pervenuti ne premierà 3.
Molta carne al fuoco, con intermezzi musicali da parte di Elena Fasola e l’ospite d’onore Rosanna Pirovano.
La serata sarà sempre presentata da Laura Negretti e l’ingresso libero.



Miriam Ballerini


11 maggio 2011

Paolo di Sabatino - Voices

Paolo Di Sabatino - Voices





Paolo Di Sabatino è da anni considerato uno dei più interessanti pianisti jazz italiani, riconosciuto anche all’estero (è sotto contratto con l’etichetta giapponese Atelier Sawano) per la sua propensione alla valorizzazione della melodia, infatti il suo penultimo album per il mercato giapponese si intitola Atelier of Melody.
Di Sabatino da alcuni anni collabora stabilmente con artisti quali Mario Biondi (ci sono 2 brani di Paolo nel cd If) e Antonella Ruggiero (con la quale ha partecipato a Sanremo 2007 e per la quale ha arrangiato e suonato il pianoforte nel cd Souvenir d’Italie e Regali di Natale).
La propensione melodica di cui abbiamo parlato sopra ha portato Paolo, in maniera molto istintiva e naturale, a pensare di tradurre in canzoni le sue musiche.

Il cd Voices è il risultato di questo percorso.

Il cast cantanti: Gino Vannelli, Fabio Concato, Grazia Di Michele, Iva Zanicchi , Peppe Servillo, Awa Ly, Sandy Müller, Gegè Telesforo , Wendy Lewis, Pilar, Massimo Guerini, Linda Valori




I musicisti sono Paolo al pianoforte, Marco Siniscalco al basso e contrabbasso, Glauco Di Sabatino alla batteria, Luca Colombo alle chitarre, Sergio Quarta alle percussioni, più un’orchestra (diretta da Massimiliano Coclite) e una sezione di Modern Brass.



Fabrizio Bosso e Javier Girotto, collaboratori storici di Paolo, sono i solisti, ai quali si aggiunge il fisarmonicista Davide Cavuti nel brano Milango.
Gli arrangiamenti sono tutti di Paolo Di Sabatino, che firma anche l’ultima traccia del cd, Voiceless, nella quale pone la propria firma su questo importante e ambizioso lavoro discografico, reinterpretando in piano solo alcune delle melodie del cd.

Voices verrà pubblicato dalla prestigiosa Irma Records, etichetta discografica bolognese distribuita in Italia e all’estero dalla Edel.

La promozione dell’album è affidata alla Red & Blue, agenzia di stampa tra le più importanti italiane, collaboratrice, tra gli altri, di artisti quali Renato Zero, I Pooh, Fiorella Mannoia, Mario Biondi e molti altri.




www.paolodisabatino.it    www.myspace.com/paolodisabatino www.facebook.com/paolodisabatino

03 maggio 2011

Petruzzelli, il futuro è già oggi


PETRUZZELLI, IL FUTURO E’ GIA’ OGGI
La prima de “Lo stesso mare” di Fabio Vacchi
di Antonio V. Gelormini



Va dato atto a Giandomenico Vaccari, Sovrintendente della Fondazione Lirico Sinfonica Petruzzelli e Teatri di Bari, della caparbietà (da oggi “(gian)domenicana”) nel perseguire il lungimirante obiettivo di caratterizzare il suo mandato di Direzione Artistica, nel delicato momento della rinascita del Politeama barese, all’insegna della coerente modernità del Nuovo Teatro Petruzzelli. E quindi, di accompagnarne la programmazione tradizionale con una serie di scelte coraggiose, per fare del Petruzzelli “una grande vetrina della musica contemporanea italiana ed internazionale”.
L’intero progetto, culminato con la prima mondiale, de “Lo stesso mare” del maestro Fabio Vacchi, (il compositore di musica contemporanea italiano più eseguito nel mondo e ora “Composer in residence” al Petruzzelli), tratto dall’omonimo romanzo di Amos Oz, con la regia di Federico Tiezzi, la direzione d’orchestra di Alberto Veronesi e le scenografie di Gae Aulenti, corona un percorso impervio e proietta il Teatro, la sua Orchestra e la stessa giovane Fondazione in una dimensione internazionale insperata solo due anni fa. Per cui, è stata già anticipata dal Presidente e Sindaco, Michele Emiliano, la richiesta al CdA di riconferma dell’incarico in scadenza.
All’evento barese non ha voluto mancare lo scrittore israeliano, famoso per il suo altrettanto caparbio impegno per la Pace, che non ha smesso di ringraziare il compositore bolognese, per aver realizzato il sogno dell’autore. Un lavoro che “avrebbe voluto fare il musicista mancato Oz, ma che non avrebbe saputo fare meglio”.
Il mare, il deserto, il giardino. Tre elementi della più intima identità ebraica, uno per ogni atto dell’opera, che fanno da sfondo a una quotidianità israeliana molto più universale di quanto in troppi ancora non vogliono riconoscere. Un Eden, una culla di pescatori e una landa di sabbia, per celebrare l’amore e la vita in tutte le loro declinazioni. Perché anche il deserto diventa vita, quando si decide di abitarvi per amore di un figlio asmatico, come è successo allo stesso autore quando decise di stabilirsi nel Neghev.
Tre simboli dei regni canonici della Natura: animale, minerale e vegetale che si fanno incubatori di vita e ingredienti della più autentica identità mediterranea. Così lo stesso mare bagna Tel Aviv e Bari, ed è lo stesso sale ad arricchire sapienze e sapori di antiche radici comuni. Lo stesso vento a contaminare i profumi di giardini lontani tra loro e, attraverso il lamento delle diomedee, a rimandarci echi mediorientali di affascinanti e sconosciuti arabeschi musicali. Così come, nel silenzio più assoluto del deserto, sarà emozionante percepire il suono delicato di un flauto che accompagna il volo di un bruco fattosi farfalla, il borbottio vellutato di un fagotto che accarezza le angosce di spiriti mai rassegnati, o l’agrodolce acuto di un violino che sostiene l’esile filo di una speranza.
Nell’efficace, funzionale e “futurista” sintesi scenografica di Gae Aulenti, la sezione di umana realtà quotidiana, raccontata in prosa e poesia ma pensata in musica e danza da Amos Oz, si scompone come in un quadro di Picasso, di Braque o di Mondrian. Per andare oltre gli stereotipi del passato e nella modernità reinventare nuove forme di linguaggio, anche musicale, più in sintonia col contesto e le prospettive “digitali” delle nuove generazioni.
Trattandosi di una “opera nuova”, sarà necessario rivederla e soprattutto riascoltarla più volte, ma questa è la cifra del lavoro di Fabio Vacchi, della regia di Federico Tiezzi e dell’interpretazione fedele di Alberto Veronesi con l’apprezzatissima Orchestra del Petruzzelli, di cui è altrettanto “contemporanea” la nomina a direttore stabile.
Una e trina anche la narrazione, che si fa protagonista maieutica di una rappresentazione polifonica, policromatica e poli-caratteriale. Una sorta di scomposizione del coro classico del teatro greco, col narratore 1 (un eccellente Sandro Lombardi) unico elemento fisso incastonato nella scenografia, a cui si alternano gli interventi non solo vocali di Giovanna Bozzolo e Graziano Piazza, che porta in scena nientemeno che lo stesso scrittore Amos Oz.
Una rete che cede e si tende per ammortizzare e rimandare il caleidoscopio di vocalità e di temi musicali che, nell’azione scenica introspettiva, ruotano ancora attorno a una “triade” di  tonalità Soprano. Dove ai tempi evanescenti della morte-Nadia (Sabina Macculi) ed alle esitazioni confuse e spregiudicate di Dita (Yulia Aleksyuk), fa da contraltare il carattere più forte e maturo di Bettin Carmel (Chiara Taigi) sottolineato da un timbro decisamente più corposo. Lo scoglio a cui ancorare le nevrosi, le ansie e le paure di Albert Danon (Julian Tovey), il protagonista a corto di spirito d’iniziativa.
Guidati dal faro del compromesso e utilizzando, col medesimo ritmo intermittente, le gomme metaforiche dell’ascolto e della perseveranza, le stesse da sempre usate da Amos Oz nel suo impegno per la Pace, il miracolo è avvenuto. Le prime linee di confine cominciano ad essere meno marcate. L’universalità del gioco di scena e dei linguaggi musicali rendono meno evidenti le distinzioni tra prosa e poesia, opera e tragedia, vita e morte, autore e personaggi, deserto e giardino. Un buon auspicio per ben altre linee di confine, diventate addirittura muri di vergogna.
“Ponimi a sigillo sul tuo cuore” canta Nadia nel secondo atto, traendo dal Cantico dei Cantici una delle più belle dichiarazioni d’amore mai pronunciate. La stessa che Bari ha voluto estendere a Fabio Vacchi ed Amos Oz con la consegna del Sigillo della Città. Grazie a loro e a tutti gli attori del progetto “Lo stesso mare”, possiamo dire anche al Petruzzelli “Il futuro è già oggi”. Ha la forza del moderno, il coraggio della gioventù e tutte le controversie dell’amore. Bari imparerà presto ad amarlo!







Buone ferie

  Buone ferie a tutti voi, lettori e collaboratori. A rileggerci dal 20 agosto! Insubria critica