21 marzo 2011

Salomè e la scimitarra di Tremonti

SALOME’ E LA SCIMITARRA DI TREMONTI

di Antonio V. Gelormini








Non è certamente con la “misericordia”, il corto pugnale del boia decollante del Caravaggio, che Giulio Tremonti, la vera polizza assicurativa della Lega nel governo, sta intervenendo nella mortificante azione di taglio delle risorse per la cultura del nostro Paese. A dispetto dei modi apparentemente gentili, da lacchè promosso cocchiere, i suoi fendenti risultano inferti con indiscriminata risoluzione e con la devastante violenza della scimitarra di un giannizzero.
Gli Enti lirici agonizzano. Teatri e cinema non stanno assolutamente meglio, per il dissolversi di risorse pubbliche vitali. Un inestimabile patrimonio, tangibile ma anche in buona parte immateriale, è a rischio sabotaggio. La dissipazione, più o meno scientifica, di un’eredità unica e per molti versi irripetibile. Un imperdonabile atto di assurda arroganza nei confronti delle future generazioni, alle quali non si è capaci, o peggio non si vuole, trasmettere un bagaglio ricco di strumenti formativi, a favore di una standardizzazione intellettuale appiattita sulla mediocrità.
E mentre un’allibita incredulità, come hola gigantesca, attraversa il mondo intero, perché nel Paese col più imponente patrimonio culturale si persiste nel tagliare, anziché investirvi con consapevolezza e intraprendenza, al Teatro Petruzzelli si trova il modo obtorto collo di fare “le nozze coi fichi secchi”, e di farlo riuscendo a cogliere ancora un successo, nella sua stagione lirica, con un’operazione coraggiosa, innovativa e coralmente apprezzata.
La proposta della “Salomè” di Richard Strauss, tratta dall’omonimo poema di Oscar Wilde, con la regia di Vittorio Sgarbi, ha trasformato il limite apparente della forma semiscenica in uno dei motivi dominanti e sorprendenti della drammatizzazione dell’opera. Che tra l’altro, per la prima volta a Bari, veniva presentata nella versione in tedesco del canto-recitativo. Infatti, le magnifiche foto di Massimo Listri, dello splendido Castello moresco di San Mezzano in Toscana, sono diventate lo snello e magistrale adattamento scenografico nella digitalizzazione artistica di Ezio Frigerio.
Un’interazione ricca di modernità che, con l’estro artigianale dei costumi di Franca Squarciapino (premio Oscar 1990 per Cyrano de Bergerac) ha conquistato il pubblico barese, mettendo nel contempo in evidenza tutte le note caravaggesche di questa suggestiva opera di Strauss. Rese più brillanti dalla bacchetta del Maestro Ralf Weikert e dall’Orchestra del Teatro Petruzzelli, ed illuminate trasversalmente dalle voci di Erika Sunnegardh (Salomè) e di Samuel Youn (il Battista).
Una performance accattivante che ha raggiunto momenti sublimi negli aneliti sensuali e provocanti della Salomè “sgarbiana”, che in verità sembrava intimamente rivolgersi al Battista dei quadri del Caravaggio. Che nei panni di scena presentava le fattezze dell’ossessivo modello dai tratti michelangioleschi, che lo stesso artista lombardo ha ripetutamente utilizzato per i suoi capolavori.
Un bel lavoro, una bella rappresentazione e una bella regia. Che non avevano alcun bisogno delle forzature mediatiche, riassunte platealmente nei parallelismi con le vicende mondane delle recenti cronache nazionali. Tantomeno del cammeo stonato del “procuratore dai capelli rossi”. Che forse, se proprio esigeva una presenza in quel palco più volte illuminato, avrebbe trovato più appropriata corrispondenza nella distaccata e melodrammatica osservazione di una figura magari più simile a Veronica Lario.






(gelormini@katamail.com)

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