20 ottobre 2010



Michael e l’uomo nero - racconto terzo


di Bruna Alasia


Negli anni sessanta l’America si caratterizzava per la recrudescenza delle discriminazioni razziali, negli Stati del sud il senatore George Wallace proponeva leggi penalizzanti per gli afroamericani. Alle Olimpiadi di Città del Messico, nel 1968, gli atleti di colore Tommie Smith e John Carlos, vincitori della gara dei 400 metri, durante la cerimonia di premiazione diedero vita a una delle più clamorose proteste della storia dei Giochi olimpici: saliti sul podio scalzi, ascoltarono l’inno nazionale a capo chino, sollevando un pugno guantato di nero, simbolo del movimento di liberazione che rifiutava la prassi nonviolenta di Martin Luther King, le “Black Panthers”. Era un invito alla rivolta: la cronaca registrò nuovi tumulti razziali, scontri e vittime. E in quel clima la “black music” non poteva che ritrovarsi ghettizzata.

Fino al 1934 l'Apollo Theatre nel quartiere nero di Harlem, a nord di Manhattan, accoglieva solo bianchi. L’arrivo di nuovi proprietari consentì finalmente l’ingresso agli artisti di colore e presto divenne uno dei luoghi sacri del jazz di New York. Il pubblico dell’Apollo era fatto di scalmanati che potevano accoglierti con vere standing ovation oppure, se non gli piacevi, tirarti dietro qualsiasi cosa. Nel 1968 Joe iscrisse i suoi figli a un concorso a questo importante teatro.

Michael che fino a quel momento aveva frequentato locali di secondo e terzo ordine tra Gary e Chicago, ai quali li accompagnava Joe con un macilento furgone Volkswagen, era elettrizzato dallo sbarco nella Grande Mela. Aveva solo dieci anni, ma il desiderio di emergere era connaturato alla sua indole e all’ educazione. Non era mai contento di sé: sentiva che, qualsiasi cosa avessero fatto, restavano dei neri. Senza esserne consapevole la famiglia, a cominciare da suo padre, anelava al successo come affrancamento da una schiavitù antichissima.

La sera dell’esibizione il pubblico dell’Apollo era in fermento. Attimi di suspense a conclusione del motivo interpretato. Una donna ruppe l’attesa urlando:
- Wonderful little boy!
Si scatenò il delirio: i Jackson 5 stravinsero. Corroborati dagli applausi tornarono eccitati nei loro camerini, passando davanti ad una stanza con la porta aperta, nella quale si struccava una ballerina che faceva andare in visibilio gli spettatori. Da quella sera a Gary, in cui dovette assistere all’amplesso di una spogliarellista, Jacko provava grande imbarazzo verso le signore, ma questa era così alta, così elegante, con capelli lunghissimi e ciglia alate… ne restò ammirato e si fermò.
La danzatrice gli sorrise:
- Entra, che guardi?
Il bambino si fece avanti intimidito.
- Vuoi? – gli porse un cioccolatino
Jacko scrollò il capo.
- Me li regalano gli ammiratori… - e nel dir questo, inaspettatamente, con la mano destra si tolse la parrucca e la depose sulla toeletta. La sua testa rasa e oblunga brillò alla luce. Jacko restò di stucco. L’altra scostò le spalline e tirò via dal reggiseno due coppe di gommapiuma, il torso apparve nudo e piatto. Un uomo! pensò Michael con orrore. Indietreggiò verso l’uscita e scappò. Il suo sgomento era tale che il transessuale scoppiò in una risata.

***

Michael stava imparando presto in fatto di sesso, a volte in maniera traumatica, ciò che altri bambini digeriscono a poco a poco. La cosa gli creava profonda insicurezza. L’esempio di suo padre, che tradiva la madre senza nasconderlo ai figli, lo faceva soffrire. Tornati a Gary, freschi della vittoria conseguita aveva ascoltato Joe parlare con la mamma, mentirle sui luoghi in cui era stato e su quello che aveva fatto. Lo disprezzava. Il successo riscosso all’Apollo Theatre aveva partorito un contratto con la Mototown Company, casa discografica fondata agli inizi degli anni sessanta da Berry Gordy, compositore afroamericano. La Mototown era un’ impresa gestita da neri che si proponeva di diffondere la “black music”. Per la stipula sarebbero dovuti andare a Los Angeles.
- A che ora vi chiamo domani? - chiese Katherine
- Alle cinque… - rispose il marito
- Così presto?
- Non possiamo rischiare di non arrivare in tempo.
- Conoscete già le condizioni della Mototown?
- Non nel dettaglio, ma il fatto stesso che ci prenda è una grande fortuna… ha lanciato i Tempations, Stevie Wonder, Diana Ross…
- Se dovete alzarvi presto andate a letto, ragazzi – disse sua madre
- Non sono stanco – fece Michael
- Vai a letto non strapazzarti! – lo redarguì suo padre - Vuoi perdere la voce?!

***

Michael era sotto le coperte da un po’ quando vide stagliarsi, nel chiarore della finestra aperta, una figura alta e minacciosa. Balzò a sedere e lanciò un urlo. Il mostro si catapultò nella stanza e urlò anche lui.
- Aiuto! – strillò Jacko
L’uomo nero afferrò Michael e lo scrollò sgridandolo:
- Quante volte ti devo dire che non devi dormire con la finestra aperta?! Può entrare qualcuno in casa…
Stranamente la voce sembrava quella di suo padre ma il bambino stentava a riaversi. Scoppiò a piangere. Joe accese la luce.
- Adesso imparerai a chiudere la finestra!
Da quella notte, e per molti anni, Michael Jackson ebbe incubi continui: sognava che un uomo nero venisse a rapirlo.

***


Joe Jackson aveva finalmente firmato il primo contratto importante. Mister Gordy era l’uomo grazie al quale la musica nera si era diffusa su vasta scala, l’afroamericano che faceva gli interessi di quelli come lui. La soddisfazione si leggeva sul viso sia di Joe che di Berry quando si strinsero la mano.
- Aspettate un momento… voglio presentarvi una signora – disse mister Gordy e chiese alla segretaria di introdurla.
Di li a poco apparve un’afroamericana dai lineamenti raffinati, chioma voluminosa, sorriso invitante.
- Diana Ross - la presentò Gordy
- Ciao ragazzi, come siete carini – disse Diana, poi rivolta a Michael – soprattutto tu…
I cinque tacevano intimiditi.
- Mi hanno parlato spesso di voi… voglio vedervi alla prova…. Sono sicura che faremo cose straordinarie…
***

I Jackson 5 avevano messo piede sul gradino di una scala che li avrebbe portati in alto. Nell’autunno del 1969 veniva pubblicato dalla Mototown il primo singolo “ I want you back”: a ottobre era solo novantesimo in classifica, a gennaio del 1970, detronizzati notissimi artisti, era sulla vetta.
http://video.google.it/videosearch?q=%22i+wont+you+back%22&hl=it&emb=0&aq=f#q=%22i+want+you+back%22&hl=it&emb=0



(continua)



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