15 dicembre 2008

Bush preso a scarpate

di Antonio V. Gelormini
In pochi secondi e con una capacità di sintesi impressionante Muntadar al-Zeidi, reporter della tv irachena Al Baghdadia, ha dato corpo alla voglia inconfessata non solo di una gran quantità di iracheni, ma anche di larga parte della pubblica opinione mondiale, ben al di là dei soli avversari della disastrosa politica interventista americana: prendere idealmente a calci George W. Bush.
Non potendo e non volendolo fare canonicamente, si è limitato a scagliare le sue scarpe contro il Presidente americano, durante una improvvisata conferenza stampa a Bagdad. Accompagnando il gesto con due invettive chiarificatrici: "Questo è il regalo degli iracheni, il tuo bacio d'addio, cane", ha gridato il giornalista iracheno, lanciandogli addosso la prima scarpa. "E questo proviene dalle vedove, dagli orfani e da coloro che sono stati uccisi in Iraq", ha poi aggiunto, lanciandogli contro anche la seconda.
Il Presidente è riuscito a schivarle entrambe, ma la scena è stata implacabilmente ripresa dalle telecamere e rimandata immediatamente dalle emittenti di mezzo mondo. C’è chi dice che Bush se l’è cercata. Dopo aver riconosciuto, di recente, l’infondatezza delle premesse su cui fu basato l’intervento americano in Iraq, ha voluto ostinatamente insistere sulla sua “necessità”. Andando a motivarla fino a Bagdad: “per la sicurezza americana, la speranza irachena e la pace nel mondo”. E quando caparbiamente ha aggiunto: “La guerra non è ancora finita”, una dopo l’altra sono volate le scarpe di Muntadar al-Zeidi.
Un gesto carico di risentimento per la tradizione locale. Lanciare delle scarpe contro qualcuno è per un iracheno una maniera per esprimere il suo massimo disprezzo, vuol dire che il destinatario sta ancora più in basso delle scarpe. Così come pesante è il riferimento-insulto al “cane”, animale considerato impuro dalla cultura araba. Roba da far rabbuiare qualsiasi espressione e giustificare ogni seria preoccupazione. Guardando il filmato, si nota invece che il Presidente ostenta un compiaciuto sorriso (forse per la prontezza del riflesso), tra lo smarrito e il beffardo. Assumendo, davanti al mondo intero, la tipica “faccia da schiaffi”.
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Fonte fotografica da Google: http://www.clipsandcomment.com
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