03 marzo 2008

Cinema – la recensione di Bruna Alasia

“Onora il padre e la madre” di Sidney Lumet

Titolo originale: Before the devil knows you’re dead
Nazione: USA

Anno: 2007

Genere: Thriller
Durata: 120’
Regia: Sidney Lumet
Cast: Philip Seymour Hoffman, Ethan Hawke, Albert Finney, Marisa Tomei, Rosemary Harris
Produzione: Unity productions/Linsefilm ltd. production
Distribuzione: Medusa
Data di uscita: 4 marzo 2008

“Before the devil knows you’re dead” tradotto in Italia con “Onora il padre e la madre” é un thriller psicologico e avvincente, diretto con rigore, in una atmosfera di silenzi espressivi, dal leggendario Sidney Lumet: di lui basti ricordare “L’uomo del banco dei pegni”, “Assassinio sull’Orient Express”, “Quel pomeriggio di un giorno da cani”, “Quinto potere”.

All’età di 83 anni Sidney Lumet celebra in perfetta forma il suo quarantacinquesimo lungometraggio affrontando, come in altri film divenuti classici, l’abisso inquietante della natura umana che, a confronto con le proprie debolezze e paure, deflagra nell’apparente solidità di una famiglia medio-borghese.

Il film narra di due fratelli, Andy e Hank Hanson, cresciuti da una coppia di genitori per bene, proprietari di una gioielleria. Andy, il maggiore, pur guadagnando un superstipendio come dirigente di una grande azienda, non ce la fa a mantenere uno stile di vita minato dal dispendioso vizio della droga, se non attingendo alle casse della società per cui lavora. Hank, il più giovane e sprovveduto, dal canto suo non riesce nemmeno a pagare gli alimenti all’ex moglie e alla figlia.

Il maggiore dei due fratelli escogita una soluzione per risolvere ogni loro problema economico: una rapina nella gioielleria di famiglia. Piano perfetto, che dovrebbe far contenti tutti dal momento che gli ignari genitori intascheranno l’assicurazione per il furto, mentre Andy e Hunk guadagneranno con la vendita dei gioielli.

Però, come si suol dire, “il diavolo fa le pentole ma non i coperchi” e da quel momento nel calderone tenebroso dei sentimenti ribolliranno livori, bramosie, paure, vendette, sensi di colpa, tradimenti, in un intrico di ghiaccio nitido e teso, culminante in un finale mozzafiato, tale da giustificare quel noto proverbio irlandese che dice: “In Paradiso meglio arrivarci mezz’ora prima che il diavolo si accorga della nostra morte”.

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