17 settembre 2013

Riflessioni - Miriam Ballerini




RIFLESSIONI

 
Un martedì, giorno di mercato. Sullo sfondo Appiano Gentile, ma potrebbe essere qualsiasi paese o città italiana.
Assisto a una scena che mi lascia basita: un uomo siede in un angolo, fuori da un negozio di Piazza Libertà. Non chiede nulla, non infastidisce nessuno.
Al mio arrivo, dal momento che già le nostre strade si sono incrociate in precedenza, mi chiede se posso prendergli un litro di latte.
A seguito di questa richiesta delle donne escono dal negozio, le conosco di vista: benestanti, praticanti, la classica gente “perbene”.
Con acrimonia si rivolgono all’uomo: «Gli metterei una bomba».
Il colmo lo si tocca quando, entrata nel negozio per acquistare il cartone di latte, la gestrice, sapendo che andrà all’uomo seduto fuori, quasi tentenna nel volermelo dare.
Intanto, all’esterno, il vigile, che altro non fa che il suo lavoro, lo invita ad allontanarsi; ma, saputo che dovevo dargli il pacchetto, aspetta fuori con lui.
L’uomo, in seguito, mi mostra i documenti per mandare a scuola i figli.
Essendo io una scrittrice di narrativa sociale mi sono sentita in dovere di raccontare questo episodio, non per giudicare le storie di queste persone che conosco superficialmente; ma perché una domanda mi sorge spontanea: ammesso che nessuno si deve sentire obbligato ad essere caritatevole, perché l’accanimento? Perché l’offesa? Perché la denigrazione?
Appiano Gentile ha avuto anch’esso, negli anni 50’, la sua brava storia di emigranti che andavano all’estero per lavorare.
Come ogni dove, anche qui la gente ha dovuto lavorare per uscire dalla crisi del dopoguerra, e poche sono le famiglie nate benestanti.
Stride questa immagine di brava gente, ma che mostra una parte di sé che affonda nel nero dell’ignoranza e della sconoscenza della più mera umanità.
Ecco da dove nasce questo articolo: dal desiderio di fare riflettere, con la speranza che molti ne saranno inorriditi, e la paura che altri daranno ragione a chi ha dimenticato l’atavico valore della fratellanza.

 

© Miriam Ballerini

 

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