20 giugno 2013

Intervista all'economista Alberto Quadrio Curzio sulla crisi in Europa

                                      
La politica economica dell’Ue: rigore e recessione- Le speculazioni dei mercati- La road map per il futuro dell’Italia : fisco, investimenti, occupazione- Uscire dall’euro?: ”un prezzo altissimo!”

di  Antonio Laurenzano
L’Europa, questa Europa non fa più sognare! Il “modello europeo” è da tempo avvolto in una fitta cortina di incertezze e contraddizioni. Un modello che alimenta inquietudini, crea insicurezze. Alle radici del disagio c’è l’impotenza della politica economica dell’Unione, la mancanza cioè di una reale governance economica  e  monetaria. Ne parliamo con l’economista Alberto Quadrio Curzio, Professore emerito di Economia politica all’Università Cattolica di Milano,  editorialista de Il Sole 24 Ore.
-L’attuale crisi finanziaria ed economica ha messo in evidenza le anomalie della governance istituzionale della UEM. Una pericolosa asimmetria fra politica monetaria e politica economica. Quale scenario è auspicabile affinchè l’euro non collassi?
La BCE si è trovata in una situazione molto difficile che l’ha costretta a svolgere delle funzioni di supplenza non previste dai suoi statuti e tuttavia necessarie per l’emergenza. Tuttavia, riprendendo quanto Carlo Azeglio Ciampi, disse in occasione delle celebrazioni dei dieci anni dei attività della BCE, “la costruzione istituzionale dell’Unione europea deve arrivare a disporre dell’intera panoplia degli strumenti di Governo dell’economia: di bilancio, dei redditi, delle strutture materiali e immateriali. Una moneta solida e una politica monetaria efficace, anche perché attuata da una banca centrale autonoma nel perseguire una missione precisa, danno stabilità; prevengono e dissipano incertezze.”
-La recessione economica in atto con la caduta dei livelli occupazionali sta causando in Europa un crescente antieuropeismo. L’euro e l’Europa rischiano di diventare la bandiera dei risentimenti, dei disagi sociali, del populismo, della facile demagogia. Quando si esce da questa crisi?
Una situazione di crisi che si avvia al sesto anno configura di gran lunga la peggiore crisi del dopoguerra che nata  nella finanza (americana)si è poi traslata in quella europea(sui titoli di stato)diventando anche crisi economica ed infine sociale. Le istituzioni europee che funzionavano bene in condizioni di normalità hanno cominciato a traballare ed i mass media invece di assumere un atteggiamento costruttivo e propositivo hanno alimentato i risentimenti. Così i paesi del nord hanno accusato quelli del sud di malagestio e quelli del sud hanno ribattuto accusando quelli del nord di egoismo. Il tutto ha fatto crescere l’euroscetticismo e addirittura l’anti europeismo.
-In particolare, come  risponde a chi, anche in Italia, auspica l’uscita dall’euro e un ritorno alla sovranità monetaria? Quale prezzo pagheremmo con il ritorno alle sovranità nazionali?
 L’uscita dell’Italia (come di qualsiasi altro Paese dell’UEM) dall’euro sarebbe molto dannosa. Sebbene i costi si potrebbero stimare solo dopo che l’evento si è verificato, i danni sarebbero altissimi in quanto si  bloccherebbero tutte le relazioni commerciali, industriali e finanziarie del nostro Paese con il resto dell’Europa e questo inevitabilmente avrebbe ripercussioni sull’economia reale: crescita minore, aumento della disoccupazione e via discorrendo. Il tutto condito di controlli sui movimenti dei capitali e alla fine anche di protezionismo. L’illusione di recuperare   sovranità e con questa gradi di libertà porterebbe esattamente all’opposto con minore libertà economica ed anche con minore benessere per tutti.
-E’ sempre più diffuso in Europa un sentimento anti-tedesco. La Germania con il rigore e l’austerità imposta ai suoi partner con il fiscal compact è ritenuta la causa della crisi economica in atto. Nel mondo per superare la crisi e incentivare la crescita si investe, in Europa si taglia! Qual è il Suo giudizio?
 L’esperienza ci dice che dalle recessioni profonde si esce non tanto o non solo con le liberalizzazioni, quanto con la spesa pubblica orientata soprattutto a investimenti infrastrutturali e ambientali nonché in ricerca e sviluppo che migliorano la qualità di processi e prodotti. La mia impressione è che se non riusciremo ad andare in questa direzione, potremmo dover convivere con la recessione ancora per molti anni. La Germania per ora si sta avvantaggiando della crisi in termini di tassi di interesse sempre più bassi sui suoi titoli di Stato ma se la recessione degli altri Paesi continua,crolleranno le sue esportazioni.
 
-Secondo l’ex Cancelliere Schmidt  “la Grande Germania sta perdendo il senso della storia, del suo riscatto europeo e della solidarietà con i partner”? E’ lecito chiedersi quale Europa per il futuro: quella equilibrata e solidale delle origini o quella germanizzata di oggi?
C’è del vero in tutte queste osservazioni, ma bisogna distinguere due questioni: la posizione della Germania, senza il cui beneplacito nella Uem e  nella Ue non si fa nulla (il che è comprensibile visto che si tratta di un Paese con un pil e una popolazione che pesano tra il 27% e il 28% del totale di Eurolandia); la situazione delle istituzioni in atto e in potenza dell’Europa. La Germania è stata lenta durante la crisi e ciò ha attirato parecchie critiche al cancelliere Merkel ma alla fine ha sempre preso delle decisioni europeiste. Certo che la Merkel non è Kohl.Per questo  il problema è che il suo atteggiamento potrebbe causare danni enormi per i ritardi nelle decisioni mentre i contagi si estendono molto più velocemente. E’ necessario dunque procedere sempre attraverso una logica solidale e con maggiore rapidità
 
-Europa: un’opera incompiuta! Più Europa, più Unione per  vincere la sfida della globalizzazione. Il Presidente emerito Carlo Azeglio Ciampi ha auspicato il recupero dei  valori fondanti dell’Ue: solidarietà e sussidiarietà. Condivide questa lettura della realtà europea?
 Concordo pienamente. Sono sempre più attuali i due grandi principi – e cioè quelli di sussidiarietà e solidarietà – su cui la Costruzione europea è cresciuta negli Ideali, nelle Istituzioni, nella Società, nella Economia. Ho avuto modo di constatare come valori e ideali da un lato e, dall’altro, ragione e realismo, saggezza e pragmatismo possano cooperare in persone che, pur avendo diversi riferimenti valoriali, intendono promuovere nella ragionevolezza un rinnovato umanesimo tipico della civiltà europea.
-Il recente salvataggio di Cipro con un prelievo forzoso sui depositi bancari  voluto dalle autorità monetarie di Francoforte l’ha convinta? Non potrebbe aver creato un pericoloso precedente esportabile in altri Paesi? 
La bancarotta di Cipro e la sua uscita dall'euro, con imprevedibili conseguenze per l'Eurozona (Uem), è stata fortunatamente evitata. Si è attuata  la ricapitalizzazione dell'intero sistema finanziario con la chiusura della banca più disastrata (Laiki) gravando le perdite sugli azionisti, sugli obbligazionisti e sui depositanti per importi superiori ai 100mila euro. È questa una nuova forma di "bail in" che rappresenta per la Uem una novità assoluta che non convince in quanto decisioni di questa natura dovrebbero essere adottate in contesti giuridico-istituzionali meno improvvisati.
-Come riassumerebbe la  “ricetta”  per azzerare lo spread in Italia e rilanciare il progetto europeo?
 Per l’Europa si tratta di  associare alla stabilità finanziaria il rilancio dell’economia reale da cui dipendono la crescita e l’occupazione. Per me senza investimenti europei in green growth infrastrutturale l’Europa rischia molto essendo ormai a 25 milioni di disoccupati. Ma l’Italia rischia ancora di più perché dal 2008 al 2012 ha visto crescere il tasso di disoccupazione di 5 punti percentuali ed oggi è al 12%.La base produttiva si sta deteriorando con il fallimento di molte imprese. il rilancio senza un spinta europea è difficile .Per questo io ho sostenuto che nel secondo semestre del 2012 il Governo Monti doveva chiedere come ha fatto la Spagna un prestito al fondo europeo o l’apertura dell’ombrello BCE per gli interventi sui titoli di Stato a scadenza triennale. Al proprio interno le ricette per l’Italia sono note ma tra queste darei priorità alla riduzione del carico fiscale su imprese e lavoro.
Messaggio chiaro e forte! E’ tempo di decisioni responsabili per tornare all’economia reale, quell’economia che crea lavoro e distribuisce la ricchezza prodotta, che non si lascia soffocare dalla grande finanza e dai suoi pericolosi intrecci speculativi.
 

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