30 aprile 2012

Nuvole rosse sotto il mare di Antonio Tenisci

Antonio Tenisci
NUVOLE ROSSE SOTTO IL MARERomanzo
Edizioni Solfanelli


Ortona, inverno 1943. Sullo sfondo di una città martoriata che urla il suo dolore ogni giorno più forte, l’amore tra due giovani riesce a tenere in vita le rispettive famiglie, alimentando così una speranza di libertà che sembra a tutti irrealizzabile. Intanto il destino gioca con gli eventi crudi della guerra, davanti al coraggio di un caporale canadese che spinge i suoi uomini a combattere in prima linea e all’inquietudine di un soldato tedesco che si scontra con le illusioni di gloria dei suoi camerati, smaniosi di ricacciare indietro l’avanzata delle truppe alleate.
Tra battaglie e macerie, le loro sorti si tesseranno con la storia, l’unica e sola che potrà, inevitabilmente, scriverne l’epilogo.
Ma la ferita ha lasciato il suo segno e non accenna ancora a rimarginarsi, forse perché a molti sconosciuta o peggio, dimenticata.
Masetto Tusco è l’unico testimone della lunga autocolonna che porta i reali d’Italia sulla banchina del porto di Ortona. Tutto è pronto per la fuga.
Il geniere tedesco Waldo Rich discute con il suo camerata e compagno Otmar Feld che è impaziente di dare battaglia, al contrario di lui che non ha mai voluto questa guerra, ma nell’aria c’è odore di polvere e morte.
I signori Cavani aiutano un disertore a fuggire e si preparano a lasciare la città davanti alla battaglia imminente. La loro figlia Laura non vuole partire, è innamorata di Masetto. Sa già che lui resterà, ma farà di tutto per salvare quell’amore.
Il caporale canadese Stuart Dely avanza con la sua squadra. Insieme al soldato David Morel è pronto a combattere a Ortona, sognando di raggiungere presto Roma.
Nuvole cariche di pioggia avanzano verso il mare, il sole rosso del mattino le illumina con il colore del sangue.
Tra amori, dolori, macerie, e rancori… è la storia che dovrà infine scrivere la sua verità!



Antonio Tenisci, classe 1968, vive a Ortona, in Abruzzo, dopo anni di lavoro tra Roma e Napoli.
Sposato, con due figli, è consulente informatico.
Ha partecipato a diverse conferenze per importanti società informatiche e scritto su alcune riviste del settore. Alcuni dei suoi racconti sono stati pubblicati in raccolte di genere storico e fantasy. Un suo racconto è presente nell’antologia "365 racconti per la fine del mondo" (Delos Books, Milano 2012) a cura di Franco Forte.
"Nuvole Rosse Sotto il Mare" è il suo primo romanzo.




Antonio Tenisci
NUVOLE ROSSE SOTTO IL MARE
Romanzo
Copertina di Vincenzo Bosica
Edizioni Solfanelli
[ISBN-978-88-7497-761-1]
Pagg. 328 - € 22,00
http://www.edizionisolfanelli.it/nuvolerossesottoilmare.htm

24 aprile 2012

La fattoria globale di Renato Pestriniero

Renato Pestriniero
LA FATTORIA GLOBALESci-Fi Collection


George Orwell scrisse di una fattoria in cui tutti gli animali erano uguali, salvo alcuni più uguali degli altri; Marshall McLuhan descrisse un mondo trasformato in villaggio globale grazie alle comunicazioni satellitari: entrambi esempi di uno scenario che, sostenuto da una tecnologia piena di buone premesse, è lanciato verso obiettivi la cui interpretazione è ambigua e le cui conseguenze sono imprevedibili.
La fattoria globale rivela come questi postulati possano concorrere a realizzare un futuro in cui un lato oscuro della natura umana si combina e si alimenta di un lato oscuro della tecnologia per dar vita a un sistema micidiale. E’ un quadro agghiacciante, seppur ricco di fascino, un tourbillon di personaggi e situazioni che sembrano ma non sono, e dove apparenti normalità nascondono risvolti impensabili.
Indagini poco ortodosse, cronaca nera e gente comune contribuiscono a svelare poco a poco una rete occulta che pare avvolgere tutto e tutti senza possibilità di salvezza.
Pare, appunto. Ma ci sarà scampo per qualcuno?



Renato Pestriniero
LA FATTORIA GLOBALE
Edizioni Tabula fati
Copertina di Vincenzo Bosica
[ISBN-978-88-7475-266-9]
Pag. 224 - € 16,00
http://www.edizionitabulafati.it/lafattoriaglobale.htm

23 aprile 2012

Il lionismo varesino ... in europa

IL LIONISMO VARESINO ….IN EUROPA

Importante riconoscimento ad Antonio Laurenzano del Lions Club Gallarate Seprio
Importante affermazione a livello nazionale del lionismo varesino. Il Consiglio dei Governatori del Multidistretto 108 Italy, riunitosi a Roma, ha approvato all’unanimità l’appello “Per un’Europa unita!” proposto da Antonio Laurenzano, socio del Lions Club Gallarate Seprio, addetto stampa distrettuale.
“Un appello maturato, dichiara Laurenzano, in un contesto politico-economico europeo di grandi tensioni istituzionali causate da una crisi valutaria dentro la quale si è colta l’assenza dell’originario spirito europeo che superasse gli egoismi e gli interessi nazionali. I Lions, portatori di cittadinanza attiva, auspicano per i popoli europei una comune casa europea, costruita sui valori della millenaria civiltà dell’Europa, fattore di stabilità e di progresso nel mondo. E’ tempo di vivere non più come cittadini di diverse nazioni, ma come europei di diverse regioni”.
Ad Antonio Laurenzano, opinionista della Prealpina sulle tematiche economiche e politiche dell’Europa, è pervenuto un messaggio del Governatore del Distretto 108 Ib1, Danilo F. Guerini Rocco, di cui fa parte il club gallaratese: “Mi complimento vivamente con l’autore dell’appello per la sua ben nota sensibilità di europeista di vecchia data e per il suo costante impegno giornalistico a favore della storica causa europea, condividendo con tutti i Lions del Distretto questo successo che legittima in ambito nazionale il ruolo del 108 Ib1 e lo spirito di servizio dei suoi soci”.
Nei prossimi giorni, il Presidente del Consiglio dei Governatori, Naldo Anselmi, provvederà a trasmettere alle istituzioni nazionali e comunitarie l’appello del Lionismo italiano per una sollecita integrazione politica del Vecchio Continente.

20 aprile 2012

La metà di niente di Catherine Dunne


LA META’ DI NIENTE                             
di Catherine Dunne
© 2007 Tea – Tea Due
ISBN 88-7818-864-6  Pag. 292  € 7,50


Nell’immagine di copertina c’è una teiera rotta, tenuta assieme da dello scotch. Questa fotografia è esattamente come viene descritta la protagonista del romanzo.
Un libro per donne, scritto da una donna; ma che parla agli uomini.
Rose è sposata con Ben e hanno 3 figli.
Una bella mattina lui la lascia, senza preavviso, senza spiegazioni. Semplicemente le dice: “non ti amo più” e va via.
Rose s’incrina, si spacca dentro, proprio come la teiera di copertina.
Pensa.
La scrittrice usa il tempo presente quando racconta della Rose del passato; mentre usa il tipico stile narrativo proseguendo nella narrazione presente.
Attraverso i ricordi e i pensieri di Rose, arriviamo a comprenderla, ad arrabbiarci con lei che ha subìto il modo maschilista e unilaterale di comportamento del marito.
Con lei soffriamo mentre si ricostruisce, affronta i figli, il fatto di non avere un soldo.
Lavoriamo sodo con lei, mentre fa di tutto per avvolgersi di scotch e ritirarsi in piedi.
Nonostante sia un romanzo che parla semplicemente di una fine di un amore, come ce ne sono tanti, ha di particolare che scava a fondo nel ruolo della donna, facendone scaturire ogni piccolo sentimento recondito.
Ridà dignità alla donna, alla sua figura, alla sua persona. A quel tipo di donna che si dona pienamente alla famiglia e, proprio per questo, assurdamente, viene lasciata.
Dice Isabella Bossi Fedrigotti: “E’ proprio la sua immediatezza, che pare presa in diretta dalla vita, a dare a questo romanzo la sua forza e verità”.
Rose, infine, arriva a comprendere che, mentre lei pensava al matrimonio come a un’unione fra due persone, in realtà lei era solo la metà di niente.
La scrittrice, all’ultima pagina, tenta quasi di ridare un poco di spessore al personaggio di Ben, costruendogli una sorta di giustificazione, mostrandolo non solo come l’uomo egoista e meschino che è stato per tutto il libro.
Alla fine, ecco, forse anche Ben ha avuto le sue ragioni, i suoi perché, anche se davvero di poco conto rispetto a quelli della moglie.



© Miriam Ballerini

19 aprile 2012

Le radici dell'utopia di Corrado Gnerre

Corrado Gnerre
LE RADICI DELL'UTOPIAL’incompatibilità tra utopia e giudizio cristiano


L’utopia è un’idea innocua? Assolutamente no. Essa ha sempre generato sangue… e non a caso.
In questo libro si parla delle radici filosofiche dell’idea di utopia.
Ne viene fuori un risultato che pochi conoscono: l’utopia è strutturalmente antiumana.
Per due motivi. Il primo: perché si pone volutamente al di fuori dell’ordine naturale. Il secondo: perché deve necessariamente poggiare su un delirio dell’immaginazione.
Da qui un’incompatibilità irrisolvibile tra l’idea di utopia e la filosofia naturale e cristiana.

Corrado Gnerre insegna Storia dell’Utopia in età moderna e contemporanea e Antropologia filosofica presso l’Università Europea di Roma. Collabora con riviste a tiratura nazionale e ha al suo attivo diverse pubblicazioni, tra cui "L’Incarnazione alla prova della Storia" (Udine 1999), "La religiosità orientale. Induismo e Buddismo a confronto con il Cristianesimo" (Roma 2003) e "La Rivoluzione nell’uomo" (Verona 2008).


Corrado Gnerre
LE RADICI DELL'UTOPIA
L’incompatibilità tra utopia e giudizio cristiano
Terza edizione ampliata
Edizioni Solfanelli
[ISBN-978-88-7497-764-2]
Pagg. 184 - € 13,00
http://www.edizionisolfanelli.it/radiciutopia.htm

12 aprile 2012

Percorsi speciali di Dieter Schulz


QUALE IMPORTANZA HANNO I BAMBINI DIVERSAMENTE ABILI PER LA BIOGRAFIA DEI LORO GENITORI

Un interessante studio pedo-psicologico del Dottor Dieter Schulz
Percorsi speciali. Quale importanza hanno i bambini diversamente abili per la biografia dei loro genitori, è uno studio del Dottor Dieter Schulz, pubblicato da Novalis a Milano nel Gennaio del 2012, traduzione di Eliana Assenza. Dieter Schulz (1955) si è formato come pedagogo curativo nel Seminario Camphill a Ṻberlingen sul Lago di Costanza. È stato attivo per anni in scuole, strutture assistenziali ed Istituti pedagogici e curativi. Dal 1985 fa libera professione seguendo pazienti privatamente nel suo ambulatorio. Docente e consulente tiene corsi e conferenze sul tema della disabilità anche in Italia. Le famiglie dei diversamente abili vivono dei forti momenti di crisi, di riflessione, di ripensamento, in una parola di croce. Il Dottor Schulz parte dal concreto, adducendo esempi pratici di casi di bambini disabili, che grazie alla sua guida hanno sconvolto anche la vita dei genitori, ma non solo in negativo, come avviene sempre agli esordi delle disabilità, ma soprattutto in positivo, liberando le loro anime dalle presunte ed opprimenti colpe e facendole librare in nuovi voli, che portano ad un profondo apprezzamento dell’esistenza, che si avverte di più forse nei casi di diversità che nei casi normali. La disabilità diviene allora così un’occasione d’oro per la redenzione dell’umanità, per il riscatto della debolezza dal pregiudizio infamante dei secoli, per la liberazione dalle superstizioni che vedono in questa una punizione divina, una condanna celeste. «Avere la conferma definitiva che il proprio bambino soffre di una disabilità provoca dolore. Questo dolore viene descritto da molti genitori come qualcosa che scava dentro, porta con sé un sentimento di impotenza che paralizza. Al dolore si accompagna spesso la paura per il futuro per il bambino, per i fratelli, per i genitori … La disabilità del bambino è sempre una cesura profonda nella vita dei genitori» (p. 17). La pedagogia e la psicologia del Dottor Schulz si ispirano a quelle del grande Rudolf Steiner, per cui l’obiettivo principale era «elaborare una pedagogia che insegni ad apprendere, ad apprendere per tutta la vita, dalla vita stessa». Seguendo la psicologia steineriana Schulz tenta di ricostruire il percorso biografico dell’individuo disabile in rapporto alla sua costellazione familiare: «Ciò che l’individuo ha vissuto nell’infanzia e nella giovinezza come qualcosa che proviene dall’esterno, riemerge a partire dal ventunesimo anno dall’interno di se stesso. Esiste quindi un collegamento tra il quattordicesimo ed il ventottesimo anno, come fra il quarantaduesimo ed il primo. Fino al quarantaduesimo anno possiamo riafferrare gli eventi e le esperienze dell’infanzia e della giovinezza e rielaborarli attraverso l’attività dell’Io» (p. 33). Sappiamo benissimo come per Steiner oltre ai cinque sensi esistessero altri sette: la vita, il moto, il calore, l’equilibrio, il pensiero, la parola e l’alterità e come si sviluppassero in settenni nell’arco della vita individuale. La vita del singolo va rapportata sempre a quella dell’universo, così Schulz cita il famoso passo di Goethe: Nel respiro vi sono due grazie: inspirare l’aria ed espirarla. L’una opprime, l’altra rinfresca: così mirabile la vita si mischia (p. 39). È il respiro cosmico, di cui noi siamo parte. Noi siamo aria, spirito. Così possiamo sintetizzare il cammino del Dottor Schulz negli obiettivi che ha raggiunto un suo paziente, Michele: 1) Niente è semplicemente ovvio. La vita è in continuo movimento; 2) Michele è una persona autonoma, che ha bisogno degli altri; 3) l’energia e la forza non durano in eterno se non le ricostruiamo in modo cosciente attraverso il nostro lavoro interiore; 4) i pensieri nuovi continuano ad entusiasmarci e ci aiutano a superare i momenti oscuri e gli abissi; 5) possiamo imparare qualcosa da ogni essere umano e da ogni incontro; 6) lo sforzo ed il tentativo di imparare ad amare il nucleo essenziale di ogni essere umano arricchisce la nostra vita; 7) solo la molteplicità e la diversità della natura e dell’uomo stesso rendono la vita ricca e degna di essere vissuta (cfr. p. 16). Sono pensieri rivolti a tutti. Il cammino che propone il Dottor Schulz è universale, interessa tutti gli uomini, non solo i diversi, ma anche gli abili, perché tutti in qualche modo siamo disabili di fronte al mistero della Vita. Questo è uno studio profondo ed intenso sul senso intimo dell’esistenza e del ruolo finale dell’uomo nel contesto della natura. L’uomo è un mammifero sui generis. Gli altri mammiferi di solito abbandonano i figli disabili, ma l’uomo può cogliere dall’esperienza biografica che può avere a contatto colla disabilità ciò che di più alto si possa raggiungere: il profondo legame che lega ogni essere vivente alla vita dell’universo intero e del mondo che è un grande animale, vivente in noi e per noi.


Vincenzo Capodiferro

03 aprile 2012

Fotografare la santità di Gaetano Mastrorilli

FOTOGRAFARE LA SANTITA’
Padre Pio negli scatti di Gaetano Mastrorilli
di Antonio V. Gelormini



Strumento e artefice di fede. Prescelto per “immortalare” la speranza, l’anelito di devozione, l’abbraccio amorevole e sorridente della carità. Chissà quante volte, Gaetano Mastrorilli, si sarà posto la medesima domanda: “Perché proprio io?”, cosa rende tanto degni da diventare il fotografo ufficiale di un santo come Padre Pio?
Questa è la storia di un’esperienza unica. La raccolta di documenti e fotogrammi destinati a sopravvivere nel rosario infinito della riproduzione di un culto, con i riflessi suggestivi e familiari di una città (Bari) che, scatto dopo scatto, trasforma il suo abbraccio in una lunga carezza al mare che la bagna e all’orizzonte largo che tiene vivi sogni, speranze e ambizioni dei suoi abitanti.
Il tutto raccolto nell’eleganza grafica di un libro, “Il Fotografo, il Santo e la Città”, Padre Pio negli scatti di Gaetano Mastrorilli, a cura della figlia: Patrizia Mastrorilli, edito dalla Gelsorosso, 2011 - €15,00. Sintesi anche di una mostra fotografica itinerante, che l’erede di questo certosino e segnato “artigiano dell’immagine” promuove instancabilmente, per celebrarne il senso artistico e la memoria, cercando di valorizzarne nel contempo il patrimonio tramandato.
Accade ai santi di non aver bisogno o di rendere superflua la presenza evanescente di un  compagno celeste. Per questo Gaetano Mastrorilli può essere considerato l’angelo custode “terreno” del santo riconoscibile dall’intenso profumo di fiori. San Pio da Pietrelcina, al secolo Francesco Forgione, destinato a diventare il santo di S. Giovanni Rotondo.
Le sue foto e i suoi reportage hanno reso accessibile l’inaccessibile. I suoi album e i suoi documentari sono diventati strumenti efficaci di catechesi e di emozionante evangelizzazione. Il suo è stato un effetto di sequenza fotografica, la cui scomposizione ha dato vita a una sorta di “cinema speculare”, che è arrivato a fare della finestra dei saluti col fazzoletto, la finestrella di proiezione di una storia straordinaria e suggestiva, dalla sceneggiatura senza copione.
Nella discrezione della sua artigianalità (il digitale ai tempi di Padre Pio non esisteva ancora), Gaetano Mastrorilli ha messo a fuoco e realizzato con maestria la missione che, forse inconsapevolmente, era stato chiamato a compiere. Attraverso la testimonianza fotografica diretta, e non più tramite il tratto mediato di un disegno, dar vita al “santino” che esalta l’umana espressione della santità di Padre Pio, per rendere perenne e diffuso il “sollievo della sofferenza”!



(gelormini@katamail.com)

02 aprile 2012

Doriana Giudici a Varese

DORIANA GIUDICI E LA CHIESA RIFORMATA DI VARESE
Le lezioni sul Deuteronomio alla Coop

Il 12, 19 e 26 aprile, dalle ore 17:45, si terranno presso il salone della Coop di Varese a Via Daverio le lezioni sul Deuteronomio. Questi incontri su letture bibliche di Doriana Giudici sono rivolti a tutti gli interessati. L’iniziativa delle lezioni bibliche ha avuto il suo incipit su richiesta di persone che partivano da posizioni di ateismo e di agnosticismo per affrontare le più profonde questioni di fede e Doriana nel corso degli anni di è resa disponibile a questo tipo di dialogo. Solitamente si procede alla lettura di un brano, alla sua esegesi e poi al confronto sui temi trattati. Doriana Giudici fa parte dell’antica comunità valdese di Varese, una comunità storica che aveva la sua sede in Via Verdi fin dagli anni ’40, ed è sorella di Giovanni Giudici, vescovo di Pavia. Questa esperienza era nata proprio negli anni settanta, forte periodo di riflessione e di contrasto sui temi della fede e della religione. Pur partendo dai pulpiti della chiesa riformata Doriana si è dimostrata sempre sensibile al dialogo interreligioso. Vuole offrire una lettura laica che tiene conto delle scienze bibliche, come archeologia, scienze religiose, storia e che si propone di intelaiare la rilettura biblica nel suo giusto contesto culturale e storico e nel suo necessario rapportarsi alle altre religioni dell’umanità, come quella sumera e quella egizia. Doriana fa parte dell’Auser, nonché della Fidapa di Varese, è una donna da anni impegnata nel sociale e culturalmente. Nata nell’immediato anteguerra ha avuto diretta esperienza di tutti gli sconvolgimenti e le contraddizioni del secondo ‘900. Il padre proveniva dalla Valceresio, la valle dei ciliegi, un paese di scultori e la madre di Marchirolo. A proposito mi sovviene in mente un fatto che forse non c’entra con Doriana, ma con gli artisti: c’era al mio paese uno scultore. Visto che un ciliegio non portava frutto aveva deciso di tagliarlo. «Ci farò almeno una statua,» disse. E vi scolpì un bel crocefisso che poi portò in chiesa. Poi a qualcuno che chiedeva informazioni sulla sua opera, esclamava: «Io ti conosco ciliegio!». Doriana si è laureata in Giurisprudenza alla statale di Milano ed ha avuto tra gli insigni suoi docenti Gian Domenico Pisapia, il padre del sindaco di Milano. Il suo nome fu scelto dal padre dopo la lettura de “Il giudizio universale” di Papini, dove si parla del mitico pescatore Doriano. Il nome etimologicamente deriva dai Dori, antica popolazione che colonizzò la penisola ellenica. Ha lavorato attivamente per anni nella Cgil, sezione tessili, è stato membro del consiglio nazionale Cnel. Aveva aderito al socialismo ed è stata molto attiva come sindacalista negli anni delle battaglie per i diritti dei lavoratori. Doriana vuole offrire in questi incontri tutta la sua disponibilità all’insegna della sua diretta esperienza di fede e di vita.


Vincenzo Capodiferro

Perché lasciare morire Raffaele Cutolo in regime di tortura del 41 bis? a cura di Carmelo Musumeci

Perché lasciare morire Raffaele Cutolo in regime di tortura del 41 bis? La gente fuori ha diritto di sapere cosa accade dentro un carce...