18 novembre 2011

Paratissima- edizione 2011- prima parte

Paratissima – Edizione 2011
Artisti e no - Parte prima
di Marco Salvario

Dal 2 al 6 novembre 2011, sotto una pioggia impietosa e a tratti torrenziale, si è svolta nel cuore del multietnico quartiere torinese di San Salvario, l’evento artistico di Paratissima. Molte le iniziative che lo hanno accompagnato, moltissime le opere esposte di cui qualcuna anche interessante, ma il cattivo tempo ha scoraggiato i visitatori, ridimensionando e rovinando la festa.
Se un convinto applauso va tributato agli organizzatori, una tirata di orecchi deve essere riservata agli artisti, specialmente ai più giovani che, anche quest’anno, hanno peccato di fantasia e di coraggio. Insomma: siete giovani (se non anagraficamente, almeno come cuore), non avete nulla da perdere, buttatevi allo sbaraglio! L’arte è sfida e, se non rischiate voi, chi deve farlo? Invece, ho contemplato affranto sequenze di opere scimmiottanti modelli molto migliori di loro, colori che non ferivano, sculture sformate, fotografie buone per cartoline rivierasche.
Giovani, venite fuori! Siete troppo innocenti, tenui, addomesticati, appiattiti: cercate di peccare, e di peccare per eccesso, non per difetto. Meglio rischiare uno schiaffo, che non provare neppure a baciare la dea bendata. Non lasciatevi invischiare in ragnatele che non rompete per la paura di spaventare il nero ragno della vostra incapacità ad affrontare il mondo. Tirate fuori le unghie, rompetevele nella lotta contro la materia che volete plasmare e affrontate il pubblico con mani sanguinanti.
Maledizione! Mi sentivo coperto di appiccicoso miele quando, in ogni locazione, volti puliti e contenti mi sorridevano timidi quando entravo e mi ringraziavano all’uscita. Ho visto artisti che s’inchinavano per salutarmi: grazie, vi odio! Non è con inchini e dolcezza che farete strada: non siate così sottomessi, perché vi utilizzeranno come zerbini per pulirsi i piedi. Se volete costruirvi una reputazione, lottate con lealtà e onestà, ma le unghie e i vostri denti fatemeli sentire sulla pelle, negli occhi, con la vostra personalità e le vostre opere. Non abbiate paura di non sporcare. Ricordatevi di osare.
Avete già dimenticato Jobs? “Stay hungry. Stay foolish.”
Note:
Delle locazioni di Paratissima, per colpa dell’estensione geografica, per gli orari di certi locali che più volte ho trovato chiusi, per il contorto e disagevole transito da una postazione a un’altra (l’ho già detto che pioveva?), per una certa inevitabile confusione logistica, perché anch’io non avevo a disposizione che qualche ora nei miei pomeriggi per curiosare in giro, credo di averne visitate meno di un terzo.
Chiedo per questo scusa agli artisti che meritavano di essere citati e non lo sono stati: può essere successo perché le loro opere - pur valide - non sono piaciute al mio gusto personale e opinabile ma, molto più probabilmente, non le ho proprio viste!
Ultimo consiglio a tutti gli espositori che ancora non hanno un riferimento internet: realizzate un sito con le necessarie note biografiche, qualche fotografia delle vostre opere e l’elenco delle vostre attività. Sicuramente è un impegno che vi farà perdere un po’ di tempo, ma vi permetterà di presentarvi, farvi conoscere e ritrovare in fretta.

Opere e autori citati (in ordine assolutamente casuale):



Monaco tibetano in preghiera – Debora Quinto
http://www.deboraquinto.it

L’artista torinese Debora Quinto racchiude la sua produzione artistica sotto il convincente titolo di “Ritratti in stile etnico” e nei suoi dipinti riesce con efficacia a comunicare la tensione e le emozione maturate in esperienze di volontariato, nell’impegno in attività sociali e nei viaggi all’estero.
Nel quadro “Monaco tibetano in preghiera”, l’immagine del religioso dal vestito rosso, drappeggiato in morbide pieghe, si scaglia violenta sullo sfondo nero con un’energia scenica che ricorda le tele del Caravaggio. Il volto, poche linee base e accurato gioco di luci e toni di colore, sprofondato in una meditazione trascendente e dolorosa, intimidisce e costringe ad abbassare il tono della voce, come quando entrando in un tempio, ci si sente permeati da un’atmosfera di sacro, prossimi alla divinità.
Entrando nel piccolo negozio di via Principe Tommaso dove il dipinto era esposto - più che piccolo per spazio, si trattava di un negozio denso fino a rischiare la saturazione di opere, merci e persone - il “Monaco tibetano” s’imponeva all’attenzione e calamitava lo sguardo appena varcata la soglia, quasi cancellando le altre opere esposte e creando l’illusione che le luci del locale fossero fari puntati nella sua direzione. Non era così: era la forza cromatica della tela che riusciva a creare l’illusione luminosa.
Una delle opere migliori che ho visto a Paratissima.




il naufragar m'e' dolce in questo mare - Manusch Badaracco
http://manuschbadaracco.jimdo.com

 Tra gli espositori del ParaMercure in via Nizza 11, segnalo il gruppo “r-EVOLution anonimartisti” (http://www.anonimartisti.it), le cui iniziative spaziano tra arti visive, video, performance, pittura, fotografia e scultura: il mondo artistico a 360 gradi. Il legame che unisce tale gruppo è il concetto dell’arte concepita come lavoro e ricerca: non si diventa artisti per l’ispirazione di un attimo, ma con un lungo e necessario lavoro di costruzione. Amen!
All’interno del gruppo si avvertono personalità composite e interessanti, tra le principali Manusch Badaracco, giovane e bella artista italo-iraniana, che ha presentato a Paratissima alcune opere tra cui “Il naufragar m'e' dolce in questo mare”, pregevole olio su tela che è, insieme a “Deepwater horizon”, la sua creazione più intrigante.
L’opera è un autoritratto che mostra l’artista dipingere sull’acqua del mare, mentre intorno a lei, animandosi quadri che sono abili citazioni delle sue precedenti opere, le persone ritratte le puntano contro mitra e pistole.
In un’intervista sul canale YouTube, l’autrice afferma che la pittura è per lei una necessità: c’è da crederle e in quest’opera appare chiaro come ogni lavoro finito sia stimolo per continuare, un gradino per salire più alto; restando nella metafora della scala, la tela presentata, riuscitissima e convincente nella sua concezione e rappresentazione, più che un gradino sembra un pianerottolo, un punto di arrivo e di partenza stabile e compiuto. Dopo il periodo di una ritrattistica di ricerca, che nella deformazione dei tratti somatici cercava di esprimere i sentimenti e le emozioni del soggetto, Manusch si dimostra pronta per un altro periodo di creatività artistica più complessa e interessante.



Murzio Giuseppe (Artelaser)
http://www.myspace.com/artelaser

Al ParaMercure esponeva anche Giuseppe Murzio, in arte Artelaser. Chiedo scusa ai lettori e all’autore per non essermi annotato il titolo della creazione illustrata, se questa aveva un titolo, tuttavia è una dimenticanza quasi voluta perché l’opera non mi ha colpito per la sua singolarità, ma solo come valido esempio della produzione di quest’autore che, dal metallo e dal fuoco della fiamma ossidrica, sa trarre immagini convincenti e di forte impatto, imprimendo nel metallo la violenza dei gesti, il dinamismo e la plasticità del corpo umano. All’abilità di valido artigiano che sa modellare la materia con la precisione di un orafo, Artelaser aggiunge un’eccezionale capacità nell’analizzare, scomporre, semplificare e ricreare i suoi soggetti; il risultato sono immagini dai contrasti violenti, ricche di riflessi, tridimensionali e cangianti con le angolazioni; opere vive, mobili, emozionanti.
Nel suo sito l’autore si definisce “esploratore di nuove forme d'arte”: a mio giudizio la sua esplorazione l’ha già portato a realizzazioni mature come tecnica e coinvolgenti come risultato.




Studio Alberto Reviglio
http://www.albertoreviglio.com

In occasione di Paratissima, verso il termine di via Goito, quasi dirimpetto alla storica Società Scacchistica Torinese e di fianco allo Studio999 che propone l’interessante realizzazione di orti sui terrazzi delle città, il grafico, pittore e fotografo Alberto Reviglio ha aperto il suo laboratorio al pubblico.
Entrare nella tana di un artista è un’esperienza particolare ed emozionante, si ha quasi paura di spezzare l’atmosfera creativa del momento e, nel mio caso, proprio così è stato, perché l’autore per accogliermi, mostrarmi lo studio e dedicarmi una mezz’ora del suo tempo, ha lasciato una tela in lavorazione e riposto il pennello, il suo strumento di creazione, perché il colore non si seccasse.
L’ambiente mi ha colpito subito per la sua estrema verticalità; molte tele erano appese a corona circa a quattro metri d’altezza, creando l’impressione di un livello superiore, consolidato e definitivo, con e contro il quale il pittore si trovasse in ogni attimo a competere, per valutarsi e confrontarsi. In un certo modo, si respirava la stessa atmosfera dell’opera di Manusch Badaracco, sopra citata, con l’artista circondato e stimolato dalla sua produzione precedente.
Di alcune tele, Alberto Reviglio mi ha raccontato il concepimento nelle emozioni di una passeggiata notturna nei boschi (colori netti: rosso e nero), la preparazione su bozzetti curatissimi che sono opere finite, il passaggio sulla tela e i problemi tecnici, gli insuccessi e il caso che viene a dare una mano, suggerendo e modificando in parte il progetto. L’arte che, quindi, si manifesta nella sua duplice essenza di messaggio (sensazione, sentimento, grido, piacere o sofferenza) da esprimere e tecnica per esprimerla. La convinzione di Alberto Reviglio, e i quadri intorno a lui confermano la sua coerenza, è che il vero artista non può e non deve mai fermarsi a un risultato, ma deve continuare la propria strada, insaziato e insaziabile; questo con buona pace di coloro che, trovata per abilità o fortuna la formula per un successo, si adagiano nel ripetersi sempre uguali a se stessi. L’irrequietezza creativa di Alberto Reviglio è nella sua vita ricca di esperienze, progetti, iniziative. L’irrequietezza è nei suoi occhi.


- Fine prima parte -

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