26 novembre 2011

Paratissima-Edizione 2011 parte seconda

Paratissima – Edizione 2011
Artisti e no - Parte seconda
di Marco Salvario

Continua l’analisi di alcuni artisti presenti a Paratissima, Edizione 2011.
Si rimanda per chiarimenti all’introduzione della Parte prima.
Opere e autori citati (in ordine assolutamente casuale):



Paola Cabutti
paolacabutti@yahoo.it
In internet e nel mio schedario, ho trovato con dispiacere pochi accenni a questa artista che dimostra gusto, creatività e capacità raffinate. Inoltre, Paola Cabutti dà nelle sue opere prova di uno stile e di una personalità coerente e riconoscibile, qualità che, in tempi di massimo appiattimento e produzioni in serie, è una preziosa rarità.
I suoi lavori in terracotta esposti durante Paratissima in via Pio V, poco prima di arrivare a piazzetta Primo Levi e al Tempio israelitico, nella locazione chiamata “Cortile delle Testine” - accogliente per la disponibilità delle persone presenti che offrivano the caldo e biscotti ai visitatori zuppi e infreddoliti - sono semplici, ciò nondimeno validi. Le creazioni della Cabutti si protendono vigorose verso l’alto alla ricerca della luce e dell’infinito, come nell’opera illustrata, che è accompagnata e completata da un brano dei Miserabili di Victor Hugo, o all’offerta di un fiore all’innamorata, un grande fiore che il movimento e l’ardore del gesto esaltano, mentre il cuore ardente dell’amante si gonfia nel petto fin quasi a scoppiare: un’esaltazione che sa tenersi lontana dal caricaturale e dal ridicolo. Interessanti creazioni sono anche i due vasi di terracotta che sono stati presentati nella stessa locazione, esempi che dimostrano con quanta facilità e naturalezza l’artista sappia trovare l’equilibrio plastico tra canoni classici e ricerca di nuove armonie.




Periferia urbana - Daniela Borla “Dabò”
http://www.dabocromie.com
Pregevole olio su tela, dove tratti e chiaroscuri suggeriscono più che mostrare le forme di una città senza colori, senza vita, sporca di smog e fuliggine. Geometrie di un quartiere industriale che sembra sgretolarsi, prossimo a collassare. Una metropoli fallita, svuotata, che ha ucciso se stessa, descritta con uno sguardo di compatimento senza compiacimento, solo di fredda denuncia. Paura, forse, e rassegnazione che seppellisce la rabbia impotente nel proprio cuore.
Mi strappa un sorriso, dopo avere commentato questo lavoro tecnicamente perfetto ed emotivamente adeguato nel suo uso dei grigi, notare che Dabò ha racchiuso nel suo sito la propria produzione sotto la definizione “dinamismi cromatici”. Eppure ha ragione, non c’è contraddizione: dietro “Periferia urbana” palpita il desiderio di tinta, di colore, di ribellione. Un colore auspicato e non trovato. Un colore che i meccanismi del progresso hanno distrutto.
Segnalo per completezza che Dabò alterna la produzione pittorica, nella quale un ampio spazio hanno le tematiche legate a città, cantieri e periferie urbane, a singolari creazioni in terracotta e ceramica.



Rinascita - Musicante Alchemico
http://musicantealchemico.oneminutesite.it

Tante le fotografie esposte a Paratissima, foto che le meraviglie tecnologiche di questi ultimi anni rendono tecnicamente perfette, esatte nelle luci e nei colori, precise nei dettagli, però tutte monotonamente uguali. Per carità, sarà colpa del mio occhio poco allenato, però a Paratissima da anni mi sembra di assistere, con poche eccezioni, alla ripetizione delle stesse inquadrature, alle stesse elaborazioni, alle stesse ricerche, agli stessi risultati. Il piacere narcisistico di fare vedere la propria abilità a ripulire ed elaborare le immagini, il compito diligente e sicuramente anche faticoso di tanti bravi discepoli, lodevoli ma sui quali non c’è molto annotare. Viva il digitale, viva i ritocchi di Photoshop e parenti; e basta.
Per fortuna l’opera di Musicante Alchemico è fotografia, ma qualcosa di diverso dal fotografare. L’immagine in lui diventa solo la cattura di un attimo, frammento di una rappresentazione che non ha passato, non ha futuro eppure “è” quel momento. Il fotografo non coglie l’attimo ma lo crea, lo plasma e solo alla fine lo cattura, immortalando la realtà dopo averla trasfigurata, ingannata, modificata.
A completare la sua opera, l’artista si sente obbligato a spiegare, ad aggiungere testo e parole: non sono convinto di tale scelta, ciò nondimeno nell’opera “Rinascita” tali parole - forse troppe, ma un logorroico come me non può accusare gli altri di scrivere troppo - hanno una loro efficacia. Cito solo una frase: “Riemergere come nuovi esseri dagli abissi, guardare la vita con nuovi occhi, ritrovarsi, finalmente.”
L’interpretazione di Rinascita suggerisce storie e al tempo stesso rinnega quello che evoca. Sul sito la fotografia ha un sottotitolo che il testo allegato nell’esposizione a Paratissima ampia e sviluppa: “evoluzione dell’essere”. Va bene, se così vuole Musicante Alchemico, io mi lascio guidare, però mal volentieri: davanti a un’opera, anche se è un sogno che l’autore propone, lasciate che il pubblico scelga e sviluppi la sua interpretazione senza vincoli. Lasciate che chi guarda crei il proprio sogno in autonomia, sperando che anche lui abbia ancora la capacità di sognare.




Anche gli angeli (Particolare) - Lele De Bonis
http://www.leledebonis.com

Al ParaMercure, che già abbiamo citato più volte nella prima parte di questo articolo, gli angeli di Lele de Bonis, creature metalliche alte due metri, mi hanno messo a disagio. Sono opere impegnative, complete, curate nei particolari, eppure da ognuna di esse traspira un sorriso giovane e irridente: come e più che in altre locazioni, mi sono chiesto dove finiva il manichino – o il robot – e dove cominciava la statua, dove finiva l’oggetto e dove cominciava l’opera d’arte. In questo mio travaglio nel volere giudicare, ho sentito forte lo sguardo dell’artista che, come un giovanile Jannacci, in qualche modo guarda “di nascosto l’effetto che fa”.
Di questo senso innaturale del gioco, ho quasi una prova leggendo la prima pagina del sito di Lele: "Amo sporcarmi le mani, l'odore dei colori, la colla che si attacca sulle mani, il rumore dell'avvitatore, martellare ripetutamente il ferro, temperare la matita da disegno, lavare con cura i pennelli, assemblare cose per farle diventare altro... L'ARTE, IN REALTA' E' SOLO UNA SCUSA DI PIACERI PIU' NASCOSTI". Il maiuscolo gridato è dell’autore e, se fino a quel punto il mio testone annuiva soddisfatto, lì mi sono bloccato. Povera Arte (salvo una maiuscola sola), ridotta a così poco: a un momento di transito subito abbandonato e perduto. Temevo potesse essere così l’atteggiamento del visitatore veloce che guarda, interpreta, e lascia che le sensazioni scivolino in lui, diventino associazioni, pensieri, immagini slegate e irriconoscibili, ma non immaginavo potesse esserlo per l’autore! Tante diverse descrizioni può avere l’Arte, ma essere solo una scusa, no!
Chiarito questo, ovviamente una frase secondo me infelice non toglie nulla a un artista (dovrei definirlo “piacerista”?), che elabora forme e immagini con serietà e estro, in una ricerca coerente e minuziosa che si concretizza forse meglio nei suoi Skyscrapers (grattacieli) luminosi e geniali, piuttosto che nei suoi angeli.

5 commenti:

  1. Anonimo22:32

    ciao! sono lele de bonis , sono capitato casualmente su questo sito e ti ringrazio per il piccolo articolo! ne sono rimasto piacevolmente sorpreso non solo per quello che concerne l'analisi dele mie opere ma anche per tutto il resto che ho letto riguardo ad altri artisti.
    detto questo, ci tenevo a puntualizzare sulla questione "arte come scusa". tale frase (ovviamente è giusto che sia a libera interpretazione) l'ho scritta come provocazione. provocazione in quanto troppo spesso, a mio giudizio,si compie l'errore di guardare ed analizzare esclusivamente l'opera finita e mai invece si cerca di ragionare (lavorando anche di fantasia) sul suo percorso realizzativo. dal mio punto di vista è molto più importante il processo costruttivo di un'opera d'arte piuttosto che la sua effettiva realizzazione, perchè è in questo processo che si attiva e prende forma il processo espressivo secondo la sensibilità di ogni artista. per questo ho sottolineato soprattutto il piacere del martellare o di lavare i pennelli, perchè sono l'estensione della mente di ogni artista.
    spero in poche parole di essere stato chiaro, anche se il discorso è molto più ampio e più complesso...
    complimenti ancora! continuate così!
    lele de bonis

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  2. Anonimo14:06

    Grazie del commento e dell'attenzione.
    La redazione.

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  3. Anonimo20:54

    Ringrazio anch’io l’autore della visita e del commento che ha chiarito il suo punto di vista: certo, non è che un’opera d’arte abbia più valore perché l’autore ci ha lavorato e faticato tanto o poco, ma non bisogna svalutare il lavoro di ricerca e perfezionamento che c’è dietro. Chi segue una via merita rispetto sia quando riesce a metà, sia quando fallisce. Sia quando, d’improvviso, compie il miracolo e s’inventa (invenzione che può sembrare intuizione di un attimo, ma che dietro ha sempre anni di sacrifici e fatica) il capolavoro.
    In bocca al lupo!
    Salvario

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  4. Anonimo23:31

    Buonasera, sono Paola Cabutti, volevo ringraziare per il commento lusinghiero, che vedo solo ora, e con sorpresa, ai miei lavori esposti a Paratissima.
    Era la prima volta che esponevo e, pertanto, conserverò la vostra critica come un prezioso incoraggiamento.
    Grazie ancora
    Paola Cabutti

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  5. Anonimo14:41

    Grazie a Paola della visita e del suo messaggio.
    Mi sorprende sapere che era alla prima esposizione perché ho giudicato la sua opera curata, matura e convincente: spero che per lei Paratissima possa essere stata l’occasione giusta per fare il primo passo di un lungo percorso.
    Salvario

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