27 ottobre 2010

Euro e crisi economica





EURO E CRISI ECONOMICA

I problemi di una moneta senza Stato.
di Antonio Laurenzano






Austerità. E’ la svolta rigorista impressa ai conti pubblici dei Paesi europei dai ministri dell’Eurogruppo-Ecofin per fronteggiare la crisi finanziaria ed economica che, attraverso la Grecia, ha investito Eurolandia con gravi ripercussioni sull’euro sui mercati internazionali.
In un contesto di grande precarietà, causata anche dalla mancanza di una politica economica e fiscale comune, i governi europei si sono affrettati a varare in questi ultimi mesi “ricette anticrisi”: misure correttive dei bilanci adottate per contenere i deficit pubblici e rilanciare, fra “lacrime e sangue”, la ripresa economica. Il rigore coniugato con lo sviluppo.
Un tema riecheggiato più volte nel corso del recente workshop Ambrosetti di Cernobbio: i bilanci in disordine minacciano la stabilità dei mercati finanziari. L’eccessivo livello di indebitamento pubblico di un Paese genera un perverso effetto domino con il trascinamento di altri Paesi nell’operazione salvataggio della moneta unica. Una spirale dagli effetti pericolosi che, indebolendo la fiducia degli investitori per il timore di solvibilità dei debitori, ritarda la ripresa economica.
Dunque, chi taglia il debito cresce e… fa crescere in equilibrio anche gli altri. E’ la sconfitta della teoria del “deficit spending” dell’economista inglese John Maynard Keynes, uno dei grandi geni della macroeconomia del XX secolo, strenuo assertore del ruolo della spesa pubblica come strumento anticiclico. Durante una crisi, i governi dovrebbero aumentare e non ridurre il proprio deficit. Qualsiasi tentativo di pareggiare il bilancio, o contenerne il deficit, non farebbe che peggiorare la crisi. Il “paradosso della parsimonia”.
L’Europa a difesa della propria moneta e della propria economia, ha scelto invece la strada del rigore. Ma quanti ritardi! L’Unione monetaria europea è una innovazione istituzionale senza precedenti storici, una unificazione monetaria che ha preceduto quella politica. Un’opera incompiuta: una moneta senza Stato! Una moneta senza una bussola, senza cioè una comune politica economica e fiscale. Senza una forte governance economica!
L’ipotesi su cui si basava la scommessa della moneta unica sganciata dal potere di governo dell’economia o da una fiscalità unica era la presunta omogeneità dell’area dell’euro, nel quadro di un graduale progetto di unificazione politica dell’Unione. Una ipotesi rivelatasi errata con il progressivo allargamento di Eurolandia a Paesi con debolezze strutturali di bilancio e di mercato e con politiche nazionali vincolate in modo soft ai parametri del Patto di stabilità che non è mai potuto diventare anche un Patto di crescita, come si era auspicato.
Affievolito nel tempo il progetto politico, con la crisi istituzionale registrata con la bocciatura del Trattato costituzionale, sono arrivati al pettine i nodi di sempre: l’assenza di ogni spirito unitario, i rigurgiti nazionalistici, i bassi interessi di bottega in un clima di soffuso euroscetticismo. E questo in un contesto internazionale sempre più globalizzato per affrontare il quale sul piano della concorrenza, cancellate le svalutazioni competitive del passato, occorre invece più Europa, più unità, più voglia di fare strada insieme!
Lo stretto coordinamento delle politiche economiche e fiscali è la condicio sine qua non per dare risposte certe alla crisi finanziaria ed economica, superando ogni anacronistica logica intergovernativa e proiettare l’azione comunitaria verso il compimento del progetto dell’unità politica dell’Europa: la creazione cioè dello Stato federale europeo, dotato di poteri circoscritti ma reali e di risorse proprie.
Prendere consapevolezza di questa necessità storica diventa non più differibile. Ma l’Unione e i governi nazionali vivono sospesi in una … gabbia fatta di vedute corte, particolarismi nazionali, mancanza di coraggio e lungimiranza politica. I problemi non si risolveranno finchè ogni nazione non vedrà il progetto europeo come il suo progetto. E’ auspicabile che vengano presto rimosse tutte le asimmetrie di potere che alimentano e alimenteranno la crisi globale, oppure possiamo cullarci ancora per qualche tempo con le illusioni e i miti del vecchio sistema europeo degli stati nazionali, mentre altri scrivono -senza di noi- le nuove regole del gioco della politica e dell’economia del mondo globalizzato. L’integrazione economica e politica dell’Europa può aspettare!....

I bilanci pubblici e la stabilità dei mercati finanziari.

23 ottobre 2010

Piccole anime di Matilde Serao

Piccole Anime di Matilde Serao


Vi sono uomini brutti e vi sono uomini ripugnanti: ma Dio volle che non vi fosse infanzia senza sorriso e senza fascino di amore.
Con tutta la loro contraddizione, i bimbi valgono - per l’arte - quanto l’uomo nel pieno rigoglio della sua virilità, quanto la donna nel pieno fiore della sua bellezza
Da queste parole della Serao, un piccolo saggio del libro, capace di toccare gli animi e anche scuotere, così come solo un bimbo sa fare: Sempre un bimbo mi sorprende e mi fa pensare.
Ed è talmente unito alla nostra vita, parte di noi più sorridente e più sensitiva, che spesso egli ci salva - e spesso egli ci perde
Una serie di racconti che si susseguono come fotografie in bianco e nero, con qualche tocco di colore qua e là, ritratto di una società (tanto di ieri quanto di oggi) che rende spesso i bambini vittime del malessere degli adulti, ma al tempo stesso essi ne sono la speranza e la salvezza, perché restano integri e puri come solo a quell’età si può.
La toccante innocenza dei fanciulli, la loro purezza e tutta la loro splendida, esplosiva interiorità, raccolte nel libro pagina per pagina, fin dalla copertina, con il disegno appositamente realizzato da Carmelo Costa per questo capolavoro della Serao.




Matilde Serao nasce a Patrasso (Grecia) il 7 marzo 1856 dal giornalista napoletano Francesco Serao e dalla nobile greca Paolina Bonelly. Studia a Napoli, dove si diploma maestra nel 1876. Dopo aver lavorato alle Poste per quattro anni come telegrafista intraprende la carriera di giornalista; collabora con il «Piccolo», la «Gazzetta letteraria piemontese» e il «Corriere del Mattino». Nel 1881 si trasferisce a Roma. Collabora con «Fanfulla della Domenica», «Nuova Antologia», «Cronaca Bizantina» e «Capitan Fracassa», dove conosce il giornalista Eduardo Scarfoglio. I due si sposano nel 1885 e hanno quattro figli. Insieme dirigono il «Corriere di Roma» dal 1885 al 1887. Tornati a Napoli Scarfoglio fonda il «Corriere di Napoli», poi assieme alla moglie fonda e dirige «Il Mattino». Nel 1902 Matilde lascia il marito. Conosce l’avvocato Giuseppe Natale, dal quale ha una figlia ma che non sposa, e con lui fonda, nel 1904, il «Giorno». Muore a Napoli il 25 luglio 1927.


Piccole anime. Un classico che non può mancare nelle migliori biblioteche.


.Piccole anime, Collana Classica di AlbusEdizioni


Pagg. 88;


€ 9,00;


Codice ISBN: 978-88-96099-36-0


Nelle migliori librerie, anche on-line, o dal nostro sito: www.albusedizioni.it

20 ottobre 2010



Michael e l’uomo nero - racconto terzo


di Bruna Alasia


Negli anni sessanta l’America si caratterizzava per la recrudescenza delle discriminazioni razziali, negli Stati del sud il senatore George Wallace proponeva leggi penalizzanti per gli afroamericani. Alle Olimpiadi di Città del Messico, nel 1968, gli atleti di colore Tommie Smith e John Carlos, vincitori della gara dei 400 metri, durante la cerimonia di premiazione diedero vita a una delle più clamorose proteste della storia dei Giochi olimpici: saliti sul podio scalzi, ascoltarono l’inno nazionale a capo chino, sollevando un pugno guantato di nero, simbolo del movimento di liberazione che rifiutava la prassi nonviolenta di Martin Luther King, le “Black Panthers”. Era un invito alla rivolta: la cronaca registrò nuovi tumulti razziali, scontri e vittime. E in quel clima la “black music” non poteva che ritrovarsi ghettizzata.

Fino al 1934 l'Apollo Theatre nel quartiere nero di Harlem, a nord di Manhattan, accoglieva solo bianchi. L’arrivo di nuovi proprietari consentì finalmente l’ingresso agli artisti di colore e presto divenne uno dei luoghi sacri del jazz di New York. Il pubblico dell’Apollo era fatto di scalmanati che potevano accoglierti con vere standing ovation oppure, se non gli piacevi, tirarti dietro qualsiasi cosa. Nel 1968 Joe iscrisse i suoi figli a un concorso a questo importante teatro.

Michael che fino a quel momento aveva frequentato locali di secondo e terzo ordine tra Gary e Chicago, ai quali li accompagnava Joe con un macilento furgone Volkswagen, era elettrizzato dallo sbarco nella Grande Mela. Aveva solo dieci anni, ma il desiderio di emergere era connaturato alla sua indole e all’ educazione. Non era mai contento di sé: sentiva che, qualsiasi cosa avessero fatto, restavano dei neri. Senza esserne consapevole la famiglia, a cominciare da suo padre, anelava al successo come affrancamento da una schiavitù antichissima.

La sera dell’esibizione il pubblico dell’Apollo era in fermento. Attimi di suspense a conclusione del motivo interpretato. Una donna ruppe l’attesa urlando:
- Wonderful little boy!
Si scatenò il delirio: i Jackson 5 stravinsero. Corroborati dagli applausi tornarono eccitati nei loro camerini, passando davanti ad una stanza con la porta aperta, nella quale si struccava una ballerina che faceva andare in visibilio gli spettatori. Da quella sera a Gary, in cui dovette assistere all’amplesso di una spogliarellista, Jacko provava grande imbarazzo verso le signore, ma questa era così alta, così elegante, con capelli lunghissimi e ciglia alate… ne restò ammirato e si fermò.
La danzatrice gli sorrise:
- Entra, che guardi?
Il bambino si fece avanti intimidito.
- Vuoi? – gli porse un cioccolatino
Jacko scrollò il capo.
- Me li regalano gli ammiratori… - e nel dir questo, inaspettatamente, con la mano destra si tolse la parrucca e la depose sulla toeletta. La sua testa rasa e oblunga brillò alla luce. Jacko restò di stucco. L’altra scostò le spalline e tirò via dal reggiseno due coppe di gommapiuma, il torso apparve nudo e piatto. Un uomo! pensò Michael con orrore. Indietreggiò verso l’uscita e scappò. Il suo sgomento era tale che il transessuale scoppiò in una risata.

***

Michael stava imparando presto in fatto di sesso, a volte in maniera traumatica, ciò che altri bambini digeriscono a poco a poco. La cosa gli creava profonda insicurezza. L’esempio di suo padre, che tradiva la madre senza nasconderlo ai figli, lo faceva soffrire. Tornati a Gary, freschi della vittoria conseguita aveva ascoltato Joe parlare con la mamma, mentirle sui luoghi in cui era stato e su quello che aveva fatto. Lo disprezzava. Il successo riscosso all’Apollo Theatre aveva partorito un contratto con la Mototown Company, casa discografica fondata agli inizi degli anni sessanta da Berry Gordy, compositore afroamericano. La Mototown era un’ impresa gestita da neri che si proponeva di diffondere la “black music”. Per la stipula sarebbero dovuti andare a Los Angeles.
- A che ora vi chiamo domani? - chiese Katherine
- Alle cinque… - rispose il marito
- Così presto?
- Non possiamo rischiare di non arrivare in tempo.
- Conoscete già le condizioni della Mototown?
- Non nel dettaglio, ma il fatto stesso che ci prenda è una grande fortuna… ha lanciato i Tempations, Stevie Wonder, Diana Ross…
- Se dovete alzarvi presto andate a letto, ragazzi – disse sua madre
- Non sono stanco – fece Michael
- Vai a letto non strapazzarti! – lo redarguì suo padre - Vuoi perdere la voce?!

***

Michael era sotto le coperte da un po’ quando vide stagliarsi, nel chiarore della finestra aperta, una figura alta e minacciosa. Balzò a sedere e lanciò un urlo. Il mostro si catapultò nella stanza e urlò anche lui.
- Aiuto! – strillò Jacko
L’uomo nero afferrò Michael e lo scrollò sgridandolo:
- Quante volte ti devo dire che non devi dormire con la finestra aperta?! Può entrare qualcuno in casa…
Stranamente la voce sembrava quella di suo padre ma il bambino stentava a riaversi. Scoppiò a piangere. Joe accese la luce.
- Adesso imparerai a chiudere la finestra!
Da quella notte, e per molti anni, Michael Jackson ebbe incubi continui: sognava che un uomo nero venisse a rapirlo.

***


Joe Jackson aveva finalmente firmato il primo contratto importante. Mister Gordy era l’uomo grazie al quale la musica nera si era diffusa su vasta scala, l’afroamericano che faceva gli interessi di quelli come lui. La soddisfazione si leggeva sul viso sia di Joe che di Berry quando si strinsero la mano.
- Aspettate un momento… voglio presentarvi una signora – disse mister Gordy e chiese alla segretaria di introdurla.
Di li a poco apparve un’afroamericana dai lineamenti raffinati, chioma voluminosa, sorriso invitante.
- Diana Ross - la presentò Gordy
- Ciao ragazzi, come siete carini – disse Diana, poi rivolta a Michael – soprattutto tu…
I cinque tacevano intimiditi.
- Mi hanno parlato spesso di voi… voglio vedervi alla prova…. Sono sicura che faremo cose straordinarie…
***

I Jackson 5 avevano messo piede sul gradino di una scala che li avrebbe portati in alto. Nell’autunno del 1969 veniva pubblicato dalla Mototown il primo singolo “ I want you back”: a ottobre era solo novantesimo in classifica, a gennaio del 1970, detronizzati notissimi artisti, era sulla vetta.
http://video.google.it/videosearch?q=%22i+wont+you+back%22&hl=it&emb=0&aq=f#q=%22i+want+you+back%22&hl=it&emb=0



(continua)



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14 ottobre 2010

L'ora dei tea party - recensione

Marco Respinti

L'ORA DEI "TEA PARTY"
Diario di una rivolta americana






Il popolo degli Stati Uniti d’America è giunto a saturazione. Il “cambiamento” promesso dal presidente Barack Hussein Obama è una delusione colossale. Dal 19 febbraio 2009 la reazione alle politiche perseguite dalla sua Amministrazione ha preso forma attraverso una rivolta popolare e piuttosto trasversale di natura fiscale, i “Tea Party”: un richiamo alla storia e alle tradizioni politiche del Paese, un appello allo “spirito del 1776” e al conservatorismo costituzionale, una formula felice e accattivante.
I “Tea Party” crescono, di continuo, in tutto il Paese. Sono cenacoli informali, riunione di poche decine di persone oppure raduni con migliaia di partecipanti, alcuni famosi, la maggior parte cittadini comuni. Gridano alla politica che la misura della sopportazione è oramai colma, che nessuno ha più voglia, semmai l’avesse avuta prima, di pagare i costi e i danni prodotti da altri, soprattutto da uno Stato sempre più invadente e rapace. La crisi finanziaria mondiale, iniziata negli Stati Uniti con il crollo del sistema surreale dei mutui “allegri”, ha innescato la miccia e oggi continua ad alimentare la protesta, fornendo il quadro di riferimento al movimento. Ma i “Tea party” sono molto più della pur dura e doverosa contestazione dell’Amministrazione Obama e delle sue politiche liberal. Sono il modo in cui sta prendendo vita, nuova vita, il movimento conservatore grassroots, cioè popolare ma non populista, dopo la sconfitta subita dal Partito Repubblicano alle elezioni del 2008, la formazione politica in cui diversi suoi esponenti avevano creduto, almeno in parte, di potersi riconoscere.
Le elezioni di medio termine del 2 novembre 2010 saranno, per il movimento, un banco di prova importante. Non certo la sua tappa finale.
Ecco perché ha senso ripercorrere i tratti salienti di quanto è avvenuto negli scorsi mesi negli Stati Uniti proprio attorno ai “Tea Party”.


Questo libro, che è una raccolta di articoli susseguitisi nei primi sei mesi del 2010, propone quadri, scene, spunti per comprendere un poco di più le dinamiche politico-culturali del "Paese più citato del mondo", ma forse meno conosciuto.


Marco Respinti (Milano, 1964), giornalista professionista, traduttore, studioso del pensiero conservatore anglo-americano, è Senior Fellow presso The Russell Kirk Center for Cultural Renewal (Mecosta, Michigan) e direttore della sua sezione italiana, il Centro Studi Russell Kirk di Milano. Socio di Alleanza Cattolica, presidente del Columbia Institute di Milano, socio fondatore e membro del consiglio direttivo del Center for European Renewal (L’Aia, Paesi Bassi), è coordinatore per l’Italia del World Congress of Families promosso da The Howard Center for Family, Religion and Society (Rockford, Illinois), nonché responsabile per il Nordovest della Laogai Research Foundation Italia Onlus (Roma).


Marco Respinti


L'ORA DEI "TEA PARTY"


Diario di una rivolta americana


Edizioni Solfanelli


[ISBN-978-88-7497-705-5]


Pagg. 160 - € 13,00


http://www.edizionisolfanelli.it/oradeiteaparty.htm


http://oradeiteaparty.blogspot.com/

Perché lasciare morire Raffaele Cutolo in regime di tortura del 41 bis? a cura di Carmelo Musumeci

Perché lasciare morire Raffaele Cutolo in regime di tortura del 41 bis? La gente fuori ha diritto di sapere cosa accade dentro un carce...