23 novembre 2009

Recensione "Nhan Bu il cuore della giovane tigre" di Umberto Maggesi

NHAN BU il cuore della giovane tigre
 di Umberto Maggesi

© 2009 Ugo Mursia Editore S.p.A. ISBN 978-88-425-4016-8
Pag. 299 € 18,00

Nhan Bu il cuore della giovane tigre è il sesto libro di Maggesi, il secondo romanzo che ha come protagonista il giovane Nhan Bu.
Lo abbiamo lasciato nella scuola dello stagno, intento a imparare le arti marziali e lo ritroviamo, tredicenne, in questo nuovo lavoro.
Ambientato nel Vietnam del XIII secolo, ci riporta un fatto storico: l’invasione dei mongoli nel Dai Viet, facendolo aderire ai suoi personaggi d’invenzione.
Il giovane Nhan Bu, coi suoi compagni e il suo maestro, verranno anche loro chiamati a far parte dell’esercito che difenderà la propria patria dall’invasione.
Scritto con capitoli brevi, veloci, subito comprensibili, è un romanzo di atmosfere: di suoni, di odori, di usi e costumi abilmente ricostruiti.
La descrizione armoniosa della natura fa addentrare il lettore nella foresta di cui si parla nel libro. Ci fa vedere cosa si cela fra i rami e, da essa, fa nascere un prezioso insegnamento: “La natura ha le sue leggi, giovane Nhan, non trasformare la tua paura in odio”.
Questa frase viene detta durante un incontro con una tigre nella foresta e, proprio come quell’animale che si prepara a combattere per difendere la prole, così anche Nhan Bu dovrà trovare nel suo cuore lo stesso ardimento per combattere il nemico.
Ricco di preziose perle di saggezza, ci parla della guerra, quella antica, ma che fin troppo assomiglia a una delle tante odierne. “La guerra è tragedia, sovvertimento dell’ordine, fine dell’arte e degli studi. La sconfitta dell’uomo”.
Il romanzo è scritto con perizia, si nota lo studio e la ricerca che ci sono state da parte di Maggesi. L’uso dei termini più adeguati che ben si addicono al periodo e al testo.
Mi permetterei di consigliare questo romanzo quale libro di testo per i nostri giovani, i quali ne avrebbero da trarre un grande insegnamento. Consapevole che libri che sanno donare parole che fanno riflettere e crescere, sono frutti rari.
“ Non dolerti se qualcuno ti ricorda ciò che sei. Un passero non è un’aquila, non caccia e non ha artigli pericolosi, ma il suo canto è una gioia per la foresta e le altre creature, non cerca di essere qualcosa che non è”.


© Miriam Ballerini

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