28 giugno 2009

Libri: "Caffé noir" di Simona Camplone

Un percorso evocativo tra fatti e misfatti del genere letterario più charmant e in grado di interessare milioni di persone al mondo, CaffèNoir è un vademecum letterario per amanti del genere. Attraversando un immaginario iter culinario, dall'aperitivo alla cena, vengono offerti al lettore spicchi di curiosità, racconti di autori del genere, indicazione di siti dove trovare le più interessanti notizie e resoconti aggiornati e mari dove navigare in cerca di approdi che i fortunati troveranno. Forse. Senza voler dare definizioni, ci sembra appropriata la descrizione che ne fa Giorgio Gosetti: "Il noir non è un genere. È un colore, uno stato d'animo, una sensazione. Il noir più che indicare un genere specifico designa un tono generale, una serie di motivi, un insieme di sottogeneri. "Un viaggio che si sceglierà di compiere da un punto di osservazione non scontato, alterato non tanto dalle proposte che vi si trovano, quanto dalle sensazioni che emergeranno da strade buie, volti noti, pensieri non comuni.L'autrice, da un'angolazione del tutto personale e unica nel suo genere, ha inteso rendere omaggio, con questo lavoro, al noir d'autore e a quello meno noto, esclusivamente per il gusto di far emergere quanto non tutto quello che sembra finzione è tale, non tutto quello che appare vero è neanche lontanamente verosimile.
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Simona Camplone, nata a Pescara, è autrice di romanzi e racconti.
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Fonte: Albus edizioni

18 giugno 2009

Intervista a Michele Pappalardo, fotografo d'eccellenza in Costa d'Amalfi



Signor Pappalardo, abbiamo visto che il suo sito www.michelepappalardo.it è molto ben in vista, per non dire il più in vista su Google, tra i fotografi matrimonialisti. Sappiamo però per certo che lei è uno dei fotografi più apprezzati in Italia nel settore. Quando è nata questa passione per la fotografia?
La mia passione per la fotografia ha avuto inizio alle scuole medie, quando si tenevano dei corsi pomeridiani facoltativi di fotografia.
Ero sempre stato attratto dalla fotografia e quella fu l'occasione di cominciare a capire come funzionava la tecnica e i procedimenti che davano vita ad una foto.
L'approccio fu magico perché cominciai con lo sviluppo e la stampa del bianco e nero. Niente mi dava più l'impressione di qualcosa di alchemico e magico allo stesso tempo che il vedere quei semplici fogli di carta prendere vita nel buio di una camera oscura.
Dopo alcuni anni di esperienza sul campo decisi di iscrivermi all'istituto statale d'arte dove mi diplomai Maestro d'arte in fotografia.
In seguito frequentai L'Istituto Superiore Di Fotografia di Roma dove appresi le tecniche dello still life e del ritratto in studio.
Ho comunque sempre continuato a fotografare per me sperimentando tecniche diverse, maturando e affinando la tecnica.
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Quindi, signor Pappalardo, lei è un estimatore del 'negativo' oppure con il tempo ha cambiato idea, anche alla luce dei nuovi sviluppi della tecnologia digitale?
Lo ero finché la qualità del digitale non era ancora ai livelli che mi aspettavo, specialmente agli inizi dell'avvento del digitale.
Io vengo dal medio formato e quindi era abituato alla mia macchina con negativo 120 dove la qualità era ben evidente.
Ma adesso posso dire che il digitale mi soddisfa pienamente, in special modo con le reflex digitali di ultima generazione.
C'e' da dire che il grande vantaggio del digitale sono le grandi possibilità di intervento che oggi sono possibili.
Questo ha ampliato di molto , per noi fotografi, i margini di intervento sulle immagini, dandoci la possibilità di poter, adesso, finalmente esprimere al meglio le nostre idee e la nostra creatività.
Tutto questo non ha modificato il mio modo di fotografare ma mi ha, invece, aiutato a crescere ancora e in maniera più veloce.
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Possiamo chiederle, signor Pappalardo, che tipo di attrezzatura usa attualmente? Si avvale inoltre di collaboratori oppure lavora da solo?
Attualmente uso una canon eos 1d mark2 e una canon eos 5 con 24-70, 2,8 e un 70-200,2,8 e flash canon.
Mentre in studio ho due flash Elinchrom che uso per la pubblicità e la ritrattistica.
Lavoro da solo con l'aiuto di mia moglie a cui ho cercato di trasmettere questa mia passione.
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Le sue foto sono estremamente curate, attente al momento ma anche al particolare, al punto che secondo me lei, pur tracciando certamente una storia lungo tutta la giornata nuziale, deve essere considerato più un ritrattista che un fotogiornalista. Concorda con questa mia impressione?
Sono fotografo ormai da molti anni e ovviamente agli inizi ho subito l'influenza della scuola locale, inevitabilmente, ma questo, credo, faccia parte delle radici culturali che ognuno di noi porta con se e diventa bagaglio sul quale poi si sedimentano nuove esperienze.
Certamente vengo da una scuola un po' manierista tipica del sud Italia e quindi con un occhio attento al ritratto e alla cura di ogni particolare, ma credo, questo possa essere un vantaggio e un terreno su cui innestare nuove tendenze mediate dalla propria cultura di partenza, in fondo e' questo che connota lo stile di ogni fotografo.
Dico sempre ai miei amici colleghi che noi che viviamo in costa d'Amalfi, zona così ricca di bellezze, siamo abituati fin troppo bene e a volte bisognerebbe scappare per poter poi reinterpretare queste realtà in chiave diversa.
Lei non sbaglia nelle sue deduzioni anche se ho sempre voglia di crescere e ricercare continuamente nuove forme di linguaggio espressivo e nuovi modi di vedere il matrimonio.
Le dico che mi guardo intorno e cerco sempre nuovi spunti per fotografare in maniera diversa i miei soggetti sia nel contesto della Costa D'Amalfi sia in ambientazioni diverse dal solito .
A me piace quando gli sposi si lasciano coinvolgere nel gioco della foto e accettano di condividere con me la loro giornata lasciandosi fotografare in momenti diversi, sia rubati e foto giornalistici e sia , perché no', in momenti di divertente complicità.
Io sono lì per testimoniare i loro momenti con il mio personale modo di vedere.
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Ci abbiamo messo un po' a fare questa intervista, ma vedo che è venuta bene e non andrei oltre, perché tutti hanno capito lo spessore del personaggio. Le va, signor Pappalardo, di mandarci uno o due fotogrammi da pubblicare sul nostro blog? magari con la Costiera Amalfitana sullo sfondo?
Certo, eccole!

09 giugno 2009

Libri: "Le avventure delle immagini" di Francesco Galluzzi

Tre indagini sui rapporti tra le arti visive e il cinema nel panorama italiano. L’immagine del mondo classico nelle ricostruzioni filmiche da Cabiria al peplum, gli scambi e le collaborazioni tra artisti e registi nel secondo dopoguerra, i caratteri dei documentari d’arte tanto diffusi negli anni Cinquanta, diventano occasioni per considerare affinità e differenze tra due universi delle immagini, coniugando puntualizzazioni filologiche e valutazioni antropologiche complessive. Sondaggi su una “storia” che si comincia ora a scrivere, che diventano anche tentativi di immaginare le metodologie storiche e critiche necessarie per progettare nuovi confini della storia dell’arte.
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Francesco Galluzzi, storico e critico d’arte, insegna Estetica all’Accademia di Belle Arti di Palermo, e Arte e cinema alla Scuola di specializzazione di Storia dell’arte dell’Università di Siena. È redattore della rivista “Millepiani” e collabora regolarmente a “Cyberzone”, “Il Ponte”, “Titolo”. Ha pubblicato tra l’altro Pasolini e la pittura (1994), Roba di cui sono fatti i sogni. Arte e scrittura nella modernità (2004), Il barocco (2005).Nel 2007 ha curato la mostra "Il cinema dei pittori. Le arti e il cinema italiano 1940-1980" (Castiglioncello, Castello Pasquini).
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Fonte: Ufficio stampa Tabula Fati

Buone ferie

  Buone ferie a tutti voi, lettori e collaboratori. A rileggerci dal 20 agosto! Insubria critica