18 giugno 2007

"Foglie d'erba" di Walt Whitman

W. Whitman
Foglie d'erba
Mondadori
Ieri pomeriggio sono andato all’Iper di Varese e lì, vicino alla frequentatissima sezione DVD, ho trovato (con lo sconto riservato ai libri che nessuno legge più) una vera pietra miliare della letteratura americana: l’edizione Mondadori della raccolta di liriche “Foglie d’erba” di Walt Whitman, giornalista del “Long Island Star”, poeta fra i massimi esponenti del XIX secolo, e fondatore della testata “Brooklyn Freeman”. Whitman si dice raggiunse la maturità intellettuale solo dopo un lungo viaggio intrapreso verso il sud degli Stati Uniti, che nella sua attività di cronista lo portò fino a New Orleans, fra le colonne del “Crescent”.

Mi permetto di suggerire questo acquisto insolito – magari per un regalo da farsi ad amici che lo possano apprezzare - perchè in “Foglie d’erba” si respira veramente l’aria di un’America con il punto esclamativo!

Le liriche, con testo a fronte tradotto da Giuseppe Conte, hanno l’afflato potente di un uomo che visse in un periodo già di piena espansione capitalistica, ma che non esitò a ritagliarsi un angolino di spiaggia della sua isola natia – Long Island – per immergersi nella lettura del Vecchio e del Nuovo Testamento, di Dante, Omero, Ossian, Shakespeare, come se in queste letture trovasse davvero qualcosa di eterno ed al tempo stesso di assolutamente banale, oserei dire quotidiano, ritmico e scontato.

Gli argomenti della poesia di Whitman sono diversi, ma noterete che il filo conduttore è sempre lo stesso. Io ve ne propongo una, bellissima fra quelle che vale la pena di leggere ad alta voce, ma vi assicuro che alcuni passi – sparsi qua e là nel volume - vi toglieranno la parola per la bellezza e le verità che nascondono. Non ci vogliono più di due giorni a leggere tutta la raccolta, ma se lo farete con lo spirito giusto alla fine concorderete con Wittgenstein quel giorno che scrisse “su ciò che non si può dire bisogna tacere”.

For You O Democracy

Vieni, renderò il continente indissolubile,
creerò la più splendida razza su cui il sole abbia mai brillato,
renderò le terre divine e magnetiche,
con l’amore dei compagni,
con l’eterno amore dei compagni.

Pianterò la fratellanza, folta come gli alberi lungo tutti i fiumi d’America,
sulle sponde dei grandi laghi e ovunque nelle praterie,
renderò inseparabili le città con le braccia l’una al collo dell’altra,
con l’amore dei compagni,
con il virile amore dei compagni.
Per te questi versi da parte mia, Democrazia, per te o donna mia!
Per te, per te io canto.

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(A. di Biase)

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