01 settembre 2006

Libri: "Nomade fino alla morte" di Vladimir Maksimov

Nomade fino alla morte di Elisabetta Costa (tratto da La Prealpina del 11 agosto 2006)

Se volete leggere un libro avvincente, denso di avventura e di colpi di scena, con una prosa che rende le immagini vivide, come in un film del miglior cinema e con il valore aggiunto che si tratta di una storia vera, allora leggete di Vladimir Maksimov, Nomade fino alla morte, edito da Spirali nel giugno scorso, pp. 410, € 25,00. E' la prima edizione integrale del testamento di Vladimir Emel'janovic Maksimov (Leningrado 1930 - Parigi 1995) pubblicato postumo in Italia in versione integrale. Sul sito di Spirali è disponibile il testo in lingua russa. La traduzione è splendida, come sono le traduzioni di Elena Corti, già sperimentate nei precedenti libri di Maksimov e di altri scrittori russi, come Vladimir Bukovskij, ad esempio. Maksimov è uno dei dissidenti più conosciuti in Occidente, insieme con Zinov'ev, recentemente scomparso in Russia, Bukovskij, Kuznekov e altri. All'inizio degli anni '60, con il romanzo "E' vivo l'uomo" Maksimov acquista notorietà e viene accolto nell'Unione degli scrittori sovietici. I romanzi successivi "I sette giorni della creazione" (1970) e "La quarantena" (1973) incorrono nella censura, ma circolano nel samizdat, che in russo vuol dire "edito in proprio" . Nel giugno 1973 Maksimov viene espulso dall'Unione degli scrittori sovietici, nel 1974 ottiene il permesso di espatrio e va a vivere in Francia, nel 1975 gli viene revocata la cittadinanza sovietica. A Parigi fonda la rivista Kontinent, che diventa la voce dell'intellighenzia dei dissidenti dell'Europa dell'est. Prosegue la sua attività di narratore e pubblica in Italia con Spirali il romanzo autobiografico in due volumi "Addio da nessun dove" e "La coppa dell'ira", a cui seguono negli anni '80 "Uno sguardo nell'abisso" e, con altri autori russi, "Per Armando Verdiglione", nel 1987. Nel 1990 gli viene data la cittadinanza russa e nel 1991 esce in Russia l'opera omnia in otto volumi. "Nomade fino alla morte" è il suo ultimo libro, scritto a Parigi nel 1993. L'esergo è una citazione di Cechov: "Alla fine, estenuato dalla fatica della riproduzione e dalla fame, il pesce muore, e già nel medio corso del fiume si comincia a incontrare una grande quantità di esemplari senza vita, mentre nel corso superiore le rive ne sono disseminate e l'odore è nauseante. Le traversie del pesce nel periodo dell'amore vengono chiamate "nomadismo fino alla morte", perché conducono inevitabilmente alla fine, e non un solo esemplare riesce a tornare nell'oceano, muoiono tutti nei fiumi." (A. Cechov, L'isola di Sachalin). Per lasciarvi con un'idea della lingua e dell'intensa trama alle quali vi disponete per leggere, ecco l'inizio: "Per me la cosa più difficile è il risveglio. Brandelli di sogni fluttuano nella mia memoria come carte di caramella in un gorgo d'acqua torbida, la testa di piombo mi rintrona come dopo una sbornia e mi sembra che al primo movimento la mia carne sudata potrebbe spappolarsi e liquefarsi sotto il suo stesso peso, da non raccogliere neanche con un cucchiaio. una vita conclusa, esaurita da tempo, che di me ha lasciato sulla terra una carcassa vuota, nella cui fetida vacuità volteggiano pigramente i fantasmi e le chimere del passato. Mi lascio spronare da loro come un tossicomane dalla dose che ha sottomano, giusto per sentire che sono ancora vivo. Del resto, chi può dire che non sia già morto da un pezzo e che l'aldilà non sia proprio il girotondo della memoria? Per così dire, il nostro paradiso e il nostro inferno?".

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