Claudio Camarca – Ordine pubblico a cura di Marcello Sgarbi
Claudio Camarca – Ordine pubblico (Dalai Editore)
Collana: I Nani
Pagine: 145
ISBN: 97888808967222
Vuoi perché romano, vuoi perché forte di un background giornalistico e di un’attenzione particolare agli aspetti sociali più critici, con un taglio da cronaca nera e uno stile cinematografico secco e crudo Camarca ci introduce nella Roma coatta e pasoliniana di Meraviglia. Un assassino seriale vuoto di cervello e pieno soltanto di sé, a cui un nome così sarcastico non potrebbe addicersi meglio. Superpalestrato e gonfiato da steroidi e anabolizzanti, non concepisce nient’altro se non il culto del proprio corpo e l’indifferenza per gli altri, tanto da uccidere per il gusto di farlo persino la madre.
Nello scenario di una metropoli disegnata in modo molto efficace, sia nelle descrizioni d’ambiente sia attraverso i profili dell’umanità che la popola, sulle tracce di Meraviglia si muoverà l’ispettore Faddi, fino a concludere la caccia con un epilogo tragico.
Strinse la lama nelle mani e la calò sulla gola della ragazzina a mo’ di tagliere, squarciandole la carotide come fosse lo spago con cui si lega il vassoio delle paste e seguitando a darci dentro chiedendosi fino a che punto potesse spingersi.
Roulotte zingare rimanevano mute fingendo di essere disabitate. Le pale dell’elicottero fecero da guida alla discarica maestosa piantata nel centro di un nulla che un giorno doveva essere stato un campo arato.
La innalzò sopra la testa simile a Rocky Balboa con la cintura d’oro di campione dei pesi massimi.
E racchiuse le braccia come dovesse suonare la fisarmonica. La nota prodotta fu un crack squillante molto vicino a un la diesis. La Cesara arrovesciò gli occhi che aveva azzurro-cielo e sputò fuori la lingua per quanto poteva: sentì molto dolore, ma crepò prima di urlare.
Dieci metri di vuoto. Il novizio divenne un santino sotto un mazzo di fiori fracassandosi lo sterno con il volante. A lui era andata grassa. Però le vertebre se l’era giocate.
Il traffico era un unico convoglio di latta e plastica musicato dai ronzii delle radio private che accavallavano i segnali.
Parcheggiarono in seconda fila davanti l’entrata del McDonald’s.
Liceali inalberanti creste di gallo arancioni; ragazzette calve; ciuffoni rockabilly stillanti gelgarnier.
Anfibi parmailitari; zainetti Invicta millecolori; giacconi verdi e pantaloni sdruciti a saltafosso. Cigarillos e spinelli e pipette trasparenti. Orecchini a pendaglio, cerchietti, schegge di diamante. Occhi bistrati nerofumo, barbette di tre giorni, guanti bianchi merlettati privi di dita.
Buttati contro i muri imbrattati dalle scritte con lo spray e dl piscio dei drogati. Accovacciati sulle scale a testa bassa. Seduti sui motorini verderame o rossofuoco o giallosole. Impegnati nella questua per i cento giorni, affamati sul big-burger, assetati nei bicchieroni rossi della Cocacola. Non li degnarono di un’occhiata.
© Marcello Sgarbi

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