MAI DIRE MAI. CHE NE PENSA LA TERZA CARICA DELLO STATO a cura di Carmelo Musumeci
MAI DIRE MAI. CHE NE PENSA LA TERZA CARICA DELLO STATO
Da circa un mese un gruppo di persone del mondo accademico, del volontariato,
delle camere penali, della magistratura, della cultura e della politica,
rappresentanti di chiese e fedi diverse, alcuni ex ergastolani, hanno pensato di
chiedere un incontro al Presidente della Camera dei Deputati per discutere con
lui sul tema dell'abrogazione dell'ergastolo.
Abbiamo creato una segreteria, con recapito associazioneliberarsi@gmail.com
per raccogliere le adesioni.
Abbiamo contattato gruppi di associazioni e di persone singole spesso
promotori di diverse, pacifiche e costruttive, iniziative per l’abolizione
dell’ergastolo e impegnati per la legalità costituzionale in carcere. Docenti
universitari: Giuseppe Mosconi (Padova); Alessandro Fo (Siena); Luca Bresciani
(Pisa); Adriano Prosperi (Pisa); Carlo Fiorio (PG); Giuseppe Ferraro (NA);
Domenico Bilotti (CZ); Giovanni Capecchi (PG); avvocati: Maria Teresa Antonia
Pintus; Daniel Monni; Maria Brucale; Magistrati: Beniamino Deidda, Franco
Maisto; Laura Longo; associazioni: Nadia Bizzotto della Comunità Papa Giovanni
XXIII; Antigone, Yairaiha; Ristretti Orizzonti; Il Viandante; Urla dal silenzio;
Livio Ferrari; Movimento No Prison; registi: Francesco Vicari; musicisti:
Alessandra Celletti; insegnanti: Aristide Donadio; psicologi: Eleonora Laino;
persone religiose: Mons. Saulo Scarabattoli; eurodeputata: Eleonora Forenza;
politici: Rita Bernardini; giornalisti: Lino Lombardi; Ornella Favero; Maria
Antonietta Boe; ergastolano in liberazione condizionale; Sebastiano Prino;
Carmelo Musumeci. Tutti sono molto interessati all’iniziativa, altri ancora sono
in fase di contatto.
Probabilmente la maggioranza politica e quella del Paese è contraria
all’abolizione dell’ergastolo, ma la storia è piena di maggioranze che
sbagliano. Essere in molti non significa di per sé che si abbia ragione. La
legge viene dal greco nomos: distribuire, ordinare e misurare. Ma come
si fa a misurare l’ergastolo?
Crediamo che una condanna ad essere cattivi e colpevoli per sempre sia una
pena insensata perché non c’è persona che rimanga la stessa nel tempo. Senza un
fine pena certo, all’ergastolano rimane “solo” la vita, ma la vita senza futuro
è meno di niente. Il tempo dell’ergastolano è come se fosse scandito da una
clessidra: quando la sabbia è scesa, la clessidra viene rigirata…e questo si
ripete incessantemente, fino alla fine dei suoi giorni. La cosa più terribile è
che con questa pena la vita diventa peggiore della stessa morte, perché
assomiglia a una morte bevuta a sorsi, nell’oscurità e nel silenzio. E ogni
giorno in meno è sempre un giorno in più da scontare.
La maggioranza delle persone è contraria alla pena di morte, ma con la pena
capitale il colpevole soffre solo un attimo, con l’ergastolo invece il
condannato soffre tutta la vita. Ci chiediamo se, forse, questa forma di
“vendetta”, che nulla ha a che fare con la giustizia, possa soddisfare qualcuno,
comprese le vittime dei reati.
Ci sono ergastolani arrestati giovanissimi, a diciotto, diciannove, vent'
anni, che hanno passato più anni della loro vita dentro che fuori. Molti di
questi ragazzi sono stati usati, consumati e mangiati due volte, prima dai
notabili del territorio dove sono nati e cresciuti e poi dallo Stato centrale. A
qualcuno di loro è stata messa in mano una pistola e, forse per paura o per
cultura deviata, non hanno saputo dire di no. Perché non dare una seconda
possibilità a questi uomini, entrati in carcere solo ragazzi, educandoli ad
uscire dalla cultura criminale, offrendo loro l’alternativa di una cultura
civile, dando loro un fine pena?
Una pena senza perdono, senza speranza, senza un fine, una pena disumana come
il carcere a vita, senza possibilità certa di liberazione, non potrà mai
rieducare nessuno.
Per punire veramente un criminale, bisogna perdonare o dare una speranza:
così prevarrà il senso di colpa. Se invece si vuole far sentire innocente anche
chi non lo è, basta chiuderlo dentro e buttare via la chiave.
Per l’Associazione Liberarsi
Carmelo Musumeci

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