LA TENEREZZA AL TEMPO DELL'ORRORE di Janusz L. Wisniewski a cura di Miriam Ballerini
LA TENEREZZA AL TEMPO
DELL'ORRORE di Janusz L. Wisniewski
ISBN 978-88-6256-497-7 ©
2010 Salani Editori
€ 19,00 Pag. 503
Ci sono romanzi capaci di
sorprenderti, di sollevarti e portarti nel loro mondo, mentre, fra le
righe d'invenzione, sapientemente mescolati trovi quei valori che
fanno di una persona un uomo.
Ho comprato questo libro
pensando di leggere una delle tante, pregevoli testimonianze
sull'olocausto, perché è nostro dovere ricordare e continuare a far
presente a tutti cosa è accaduto.
Invece, ho trovato un
romanzo d'invenzione, dove sono presenti molti fatti storici, nei
quali sono stati calati i protagonisti.
Trovo la penna di questo
scrittore decisamente delicata, eppure realista, sincera. Ha un modo
particolare di scrivere e di condurci nel mondo da lui creato.
Siamo nel 1945 a Dresda,
Germania. La guerra sta finendo, le forze alleate bombardano la
città, distruggendola.
Anna, ventidue anni,
tedesca, si salva. Coi suoi genitori ha tenuto nascosto in cantina un
ragazzino ebreo. Non tutti i tedeschi furono nazisti.
Le sue emozioni sono
urlate in questa sua risposta: “Sai che cosa significa perdere
la casa? La strada, il fornaio all'angolo? Sai che cosa significa
guardarsi indietro e constatare che della tua casa è rimasta
un'asse? Un'asse! Sai che cosa significa dover bruciare quell'asse
per scaldarti? Che cosa significa non sapere dov'è il tuo posto?!
Dove poserai il capo il giorno dopo? Lo sai?! Lo sai che cos'è la
guerra? Lo sai quanta vodka bisogna mandare giù per non sentire il
gemito di una madre che raccoglie il corpo della figlioletta
straziato da una scheggia di bomba? Hai mai sentito un simile
gemito?”
Si
salva rifugiandosi in una cantina piena di bare, con un ragazzo che
suona il violino e di cui non saprà mai nemmeno il nome.
Con
sé ha una macchina fotografica che le aveva regalato suo padre, con
la quale osserva quel mondo che le sta crollando addosso.
Dall'altra
parte del mondo, il fotografo Stanley Bredford, inviato del New York
Times, viene mandato in Germania per documentare cosa sta accadendo.
Casualmente
incontra Anna e ha modo di vedere le sue foto. Le sue foto
spettacolari.
Quando
torna in America la porta con sé e la fa assumere dal suo giornale.
Quasi
non conta la guerra, ciò che è accaduto, gli orrori... ciò che si
segue con attenzione sono i passi di Anna e di Stanley, i loro passi
che camminano sopra le macerie. Le persone con le quali le loro vite
si incrociano; contano i sentimenti, i pensieri, le azioni. Il punto
di vista degli orrori visti da una tedesca, che viene definita,
adesso, il male assoluto.
Stupendo
questo monologo che Anna tiene alla sua gatta Karafka: “Sai che
oggi ho pregato? Io non ho un Dio mio. Perciò ho pregato il suo Dio.
In inglese, perché mi capisse meglio. Che dici, Karafka? Dio parla
inglese? Pensi che Dio conosca tutte le lingue del mondo? E in tal
caso, ora si vergognerà in tedesco? Karafka, che ne pensi? Si
vergognerà per sempre così? Fino alla fine del mondo?”
Anna
viene inviata a Bikini, l'isola dove, in seguito alla guerra, si
faranno dei test nucleari, scacciandone la popolazione.
Ancora
una volta la tedesca, sarà colei che lotterà per gli abitanti del
posto, mostrando tutta la propria disperazione.
Un
libro di sentimenti, nessuna piaggeria, solo veri e puri sentimenti.
©
Miriam Ballerini

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