04 gennaio 2021

ANNO NUOVO, FISCO NUOVO IN ARRIVO? di Antonio Laurenzano


ANNO NUOVO, FISCO NUOVO IN ARRIVO?

di Antonio Laurenzano

Fisco, un anno difficile quello che si è appena chiuso per contribuenti, consulenti e amministrazione finanziaria. Un rapporto tributario fortemente segnato dalla pioggia di provvedimenti governativi adottati per fronteggiare la crisi economica causata dalla pandemia. Un susseguirsi di bonus fiscali, contributi e proroghe di scadenze attuate senza preavviso e con astrusi criteri di spettanza del beneficio che hanno generato incertezze fra gli operatori economici e stress negli studi professionali. Agevolazioni concesse in odore di assistenzialismo non sempre di facile fruizione perché condizionate da norme complicate, sovrapposte, a volte incoerenti, pubblicate a distanza di poco tempo l’una dall’altra. In primis le agevolazioni per la casa con il superbonus 110%: una normativa complessa e articolata che, per le sue tante criticità, ha suscitato non poche riserve.

Il coronavirus con la eccezionalità dei suoi effetti ha messo a nudo la debolezza strutturale del sistema Paese intrappolato nei lacci e lacciuoli di un’asfissiante burocrazia e in un federalismo reso zoppo da una rattoppata modifica del Titolo V della Costituzione che ha prodotto un groviglio di norme e regolamenti, attribuzioni e competenze tra Stato centrale e autonomie locali, non sempre chiare e univoche. “Regole incomprensibili, basta con la giungla delle tasse”, ha dichiarato in una recente intervista Ernesto Maria Ruffini, Direttore dell’Agenzia delle Entrate. Una denuncia precisa in direzione di una riforma fiscale strutturale, radicale e complessiva, rispetto al caotico sistema fiscale in vigore per semplificare e velocizzare le procedure amministrative. Per rimuovere cioè anacronistiche bardature e fastidiose incombenze.

Il Governo è intenzionato a riportare al centro della propria azione il tema della riforma fiscale, un tema non più prorogabile per una modernizzazione del sistema in termini di equità con conseguente redistribuzione del carico impositivo tra i diversi tipi di contribuente e tra le diverse imposte. Un ruolo centrale della riforma va attribuito in via prioritaria alla semplificazione, iniziando dallo sfoltimento dei diversi regimi e dalla razionalizzazione delle “tax expenditures” (detrazioni fiscali). La miriade esistente di “misure sottrattive” o agevolative, ulteriormente implementate al tempo del Covid, rappresentano una zavorra sul piano gestionale i cui benefici andrebbero rapportati con quello che deriverebbe da un abbassamento delle aliquote fiscali. In tale ottica si inserisce anche il problema della fiscalità basata su incentivi settoriali che, se soddisfa strategie elettorali, impedisce ogni intervento sul taglio del prelievo generale con riduzione degli effetti distorsivi della tassazione. Un significativo contributo al miglioramento del controverso rapporto fisco-contribuente, al contrasto all’evasione, al recupero di un primato del legislatore sulla prassi e sulla giurisprudenza deriva proprio da una precisa legislazione di principio sulle procedure di accertamento, di riscossione, di rimborso, su quelle sanzionatorie, oltre che da una diversa organizzazione degli organi della giurisdizione tributaria.

“Passare dalla semplificazione alla semplicità”, ha ammonito Enrico De Mita, docente emerito di Diritto tributario alla Cattolica di Milano. L’ordinamento tributario non può continuare ad essere caratterizzato dalla casualità, dall’incertezza e dall’arbitrio a causa delle ragioni di gettito e degli “scostamenti” di bilancio. Un appello per un’attività legislativa meno caotica, più seria e responsabile. Il nostro Paese ha il non invidiabile record della onerosità degli adempimenti fiscali con una bassa incidenza sulla lotta all’evasione. L’assenza di una pur minima visione strategica e della reale capacità di governare l’ordinamento tributario genera grande confusione con palesi contraddizioni sul piano normativo. Da anni si opera con una frantumazione della legislazione tributaria e un proliferare di leggi e leggine che è causa non solo di uno scadimento qualitativo della legislazione, ma anche della potenziale ignoranza della legge, con grave pregiudizio della certezza del diritto, divenuta una chimera! Una violazione dell’insegnamento di Ezio Vanoni, il padre della omonima riforma tributaria degli Anni Cinquanta, che auspicava “un ordinamento tributario conoscibile nelle forme e comprensibile nei contenuti”. Malgrado i tentativi della maxi riforma del 1971 che aveva puntato sulla semplificazione legislativa, sulla tassazione personale progressiva, sulla perequazione del sistema, la situazione odierna è ancora caratterizzata da una “diluviale e disordinata produzione legislativa”.

Un sistema tributario da ricostruire nei suoi principi fondanti: equità, certezza e semplicità. I principi che ispirarono le riflessioni di Luigi Einaudi sulla “imposta ottima” grazie alla quale si ottiene il migliore soddisfacimento dei bisogni pubblici, espressione del benessere sociale, nel rispetto dell’equilibrio fra gettito e sussidi erogati. Fantapolitica tributaria?


 

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