21 settembre 2017

IL MISTERO BUFFO DEL FISCO di Antonio Laurenzano

IL MISTERO BUFFO DEL FISCO
di Antonio Laurenzano

In scena in questi giorni, nel variegato panorama fiscale italiano, l’ultimo atto del … “Mistero buffo”. La famosa opera teatrale di Dario Fo rivive nella rappresentazione della “semplificazione” sceneggiata dall’Agenzia delle Entrate. Un copione … buffo, un misero dejà vu!
Contribuenti e professionisti alle prese con un nuovo adempimento: lo “spesometro”, ossia l’invio telematico entro il prossimo 28 settembre dei dati delle fatture emesse e ricevute, bollette doganali e note di variazione relative al primo semestre dell’anno in corso. Un vero rompicapo nella selva delle norme inutili e fastidiose. “Basta un click, secondo l’Agenzia, per trasmettere all’ Amministrazione finanziaria i dati già presenti presso il soggetto d’imposta in forma informatizzata”. Pubblicità … ingannevole soltanto se si pensa alla miriade di ricevute/fatture fiscali emesse dai pubblici esercizi e dettaglianti anche di minimo importo, e registrate riepilogativamente nei corrispettivi giornalieri. Si tratta ora di recuperare per ogni singola ricevuta/fattura i dati anagrafici del cliente, completi di codice fiscale e partita Iva, fidando nella corretta acquisizione dei dati prodotti dal cliente. Siamo davvero al capolinea … E questo dovrebbe essere lo “spesometro a costo zero” per il contribuente: in realtà, un adempimento peggiorativo rispetto ad analoghi obblighi del passato (non sono previsti limiti di esonero), dispendioso e di scarsa utilità. Tutto da verificare infatti il reale utilizzo da parte dell’Amministrazione finanziaria di questa gran mole di informazioni, molte delle quali già arrivano al Fisco attraverso altri canali. Una ennesima prova di un sistema tributario che naviga a vista senza una precisa progettualità, causando proteste fra gli operatori e rendendo sempre più difficile il dialogo fra fisco e contribuente.
Il nostro Paese ha il non invidiabile record della onerosità degli adempimenti fiscali con un basso rapporto costo-beneficio in termini di lotta all’evasione. L’assenza di una pur minima visione strategica e della reale capacità di governare l’ordinamento tributario genera grande confusione anche sul piano normativo. Da anni si opera con una frantumazione della legislazione tributaria e un proliferare di leggi e leggine che è causa non solo di uno scadimento qualitativo della legislazione ma anche della potenziale ignoranza della legge, con grave pregiudizio della certezza del diritto, divenuta una chimera!
Il contrasto all’evasione fiscale, che in Italia ha raggiunto livelli patologici con ricadute sull’economia del Paese, va condotto con una normativa chiara, estremamente semplice. Più complicato è un sistema fiscale, più facile sarà nascondere reddito nelle sue pieghe oscure, anche in termini di elusione. Sarebbe ora di voltare pagina: mettere al centro, sul piano legislativo, l’obiettivo di una profonda semplificazione con un taglio netto di balzelli e inutili adempimenti. Ciò di cui il Paese ha bisogno, soprattutto in un periodo di timida ripresa economica, è un fisco che oltre a ridurre la pressione fiscale sostenga la crescita per aggredire l’ingombrante debito pubblico.


In attesa della riforma tributaria, a conferma di una legislazione fiscale spesso incerta, quasi sempre incompleta e caotica, si procede con le … proroghe, perché la necessità di prorogare si lega infatti alla quantità eccessiva di adempimenti che gravano sui contribuenti. E le proroghe altro non sono che il tentativo estremo di rimediare a qualcosa che in sede legislativa non ha funzionato, conseguenza ed effetto di inquietante estemporaneità. Il 2017 di proroghe ne ha registrate finora ben 19: dalla rottamazione delle cartelle alle liquidazioni periodiche, dai versamenti di imprese e lavoratori autonomi alla presentazione delle dichiarazioni, alla voluntary disclosure 2.0. Proroghe che, nonostante la sbandierata ricerca della semplificazione, a volte arrivano addirittura dopo la scadenza del termine peggiorando, se possibile,la situazione in uno dei sistemi fiscali più complicati d’Europa. Senza ignorare la forma dei rinvii, anticipati con un “comunicato-legge”per poi diventare legge con la pubblicazione del provvedimento sulla Gazzetta Ufficiale! Un mix di elementi espressione di un sistema malato che genera un fisco che appare sempre più lontano dalle esigenze del Paese. “Meno burocrazia, meno adempimenti, dialogo con i contribuenti”, ha dichiarato il nuovo Direttore dell’Agenzia delle Entrate Ruffini. Lo sperano in molti, ma la posizione è quella di uno scetticismo vigile dopo le tante promesse al vento e i tanti proclami di cambiamento. E’ ora di un salto di qualità per rendere trasparente il processo decisionale fra Governo, Parlamento e Amministrazione finanziaria e soprattutto per dare credibilità all’azione di una seria lotta all’evasione fiscale.

17 settembre 2017

La mappa del destino di Glenn Cooper recensito da Miriam Ballerini


LA MAPPA DEL DESTINO                                     di Glenn Cooper
© 2012 Tea   ISBN 978-88-502-4642-7
€ 5,00  Pag. 411

Primo libro di Cooper che leggo. Il suo primo romanzo “La biblioteca dei morti” ha ricevuto recensioni memorabili.
Non avendo modo di fare paragoni, forse la mia sarà una recensione migliore di altre che ho letto in rete e che, danno questo romanzo come un poco deludente rispetto al primo d’esordio.
Personalmente mi è piaciuto. È un giallo ambientato in ben tre epoche diverse, con risvolti fantascientifici.
L’autore è laureato in archeologia, pertanto non si può fare a meno di notare l’accuratezza di alcuni passaggi storici. Da questi passaggi nasce il romanzo d’invenzione, che si apre a ventaglio .
Nella nostra epoca, dopo un incendio, in una abbazia viene ritrovato un manoscritto redatto nel 1307.
Luc Simard è un archeologo e viene coinvolto in questo ritrovamento che è solo la punta dell’iceberg. Dai disegni e dalla mappa si risale a una grotta risalente agli uomini preistorici con dipinti eccezionali.
Viene istituito un campo per la ricerca, ma pare che agli abitanti del posto ciò non faccia piacere. Cominciano ad avvenire strani morti, fino al completo eccidio di tutti i componenti della squadra di ricerca.
Luc e la sua amica e collega Sara sono in serio pericolo. La loro scoperta non si limita al ritrovamento di una delle più antiche, grandi e favolose grotte del periodo preistorico. C’è ben altro.
Il romanzo si articola in tre momenti: l’oggi, il 1300 e la preistoria. Veniamo così a conoscenza di tutti quanti i protagonisti che, da una scoperta incredibile, arrivano fino ai nostri giorni e a coloro che, pur di mantenere segreta una sorta di pozione della longevità, sono disposti a tutto, anche all’omicidio.
Il libro è un crescendo di colpi di scena e di verità.
Fino alla fine, fino a quando tutta la realtà ci viene mostrata. Fino a quando Luc e Sara dovranno ancora una volta lottare per la propria vita e scendere a patti pur di continuare nella loro ricerca e nella loro esistenza.
Eppure, all’ultima pagina, scopriamo che quel segreto che tale deve rimanere è andato ben oltre i confini della cittadina francese dove tutta la vicenda si è svolta.
Dice Antonio D’Orrico: “Appare sempre più evidente che il nuovo millennio ha un cuore macabro. Glenn Cooper lo ha intuito prima e meglio di tutti. E sa raccontarcelo”.

© Miriam Ballerini

Perché lasciare morire Raffaele Cutolo in regime di tortura del 41 bis? a cura di Carmelo Musumeci

Perché lasciare morire Raffaele Cutolo in regime di tortura del 41 bis? La gente fuori ha diritto di sapere cosa accade dentro un carce...