02 aprile 2017

IL GARIBALDINO RAFFAELE SCHETTINI a cura di Vincenzo Capodiferro

IL GARIBALDINO RAFFAELE SCHETTINI
Scrittore morto in carcere e giovanissimo, come Rocco Scotellaro

Tra le figure che non spiccano nel nostro mancato Risorgimento nazionale, vi è quella soffusa e nascosta del garibaldino lagonegrese, professore di lettere, scrittore e poeta Raffaele Schettini. Insegnava letteratura presso l’Istituto Magistrale di Lagonegro, il quale oggi è intestato a Francesco De Sarlo. Di quell’Istituto poi ne divenne direttore. Di qui fino all’Aspromonte la vita del giovane Schettini era stata brillante: poi la rovina, il carcere e la morte trai tormenti. Raffaele insieme al fratello Francesco erano membri attivi del comitato garibaldino di Trecchina. Come riporta la “Rassegna storica del Risorgimento 1861-1862 – Le attività del movimento garibaldino 1861-1862” a. 1954, p. 511, il Partito d’Azione era strutturato in due diversi tipi di sezioni: i Comitati di Provvedimento, che avevano come scopo il reclutamento di volontari per le campagne garibaldine ed i Comitati Operai, che erano vere e proprie sezioni socialiste che operavano a difesa dei lavoratori. Come sottolineava una lettera indirizzata alla sottoprefettura di Lagonegro il 17 gennaio del 1862, questi comitati, insieme al partito “clericale-borbonico” erano considerati nemici dello Stato. Raffaele Schettini, direttore della Scuola Magistrale di Lagonegro, aveva fondato un Comitato di Provvedimento a Trecchina, perciò era tenuto sotto controllo dalla prefettura. Nel gennaio del 1862 i prefetti diramavano nelle province una circolare riservata che metteva in guardia proprio da tali comitati. Il 2 febbraio del 1862 addirittura il viceprefetto di Lagonegro comunicava l’arrivo di emissari garibaldini a Sapri. Intanto, il giorno successivo, Francesco Schettini, fratello di Raffaele, in qualità di “Ufficiale Garibaldino e delegato speciale del generale Garibaldi”, si recava a Trecchina, dove fu accolto trionfalmente dalla popolazione. Lo Schettini tenne un discorso veemente contro la politica francese e contro il Governo torinese. Il malcontento delle masse popolari d'altronde era molto forte ed esplodeva nel brigantaggio, nonché nei moti del pane, per non ricordare i manzoniani assalti ai forni, in seguito alla legge sul macinato. Garibaldi, fidando sul tacito consenso di Urbano Rattazzi, con un manipolo di volontari, lanciava da Palermo una campagna per liberare Roma. Il motto era: o Roma, o morte! Dietro pressione di Napoleone III Garibaldi venne fermato sull’Aspromonte il 29 agosto del 1862. Ferito fu imprigionato e poi rilasciato per amnistia. La questione romana rimaneva irrisolta. Dopo i fatti dell’Aspromonte Raffaele Schettini venne destituito dall’Ufficio di direttore della Scuola e tradotto in carcere a Napoli vi morì a soli 32 anni, dopo atroci tormenti. Sicuramente il giovane intellettuale venne torturato e maltrattato e perì di crepacuore. La figura di Raffaele Schettini non è stata celebrata negli annali della storia Risorgimentale, perché scomoda. Aspromonte significava pericolo! Non era solo la questione romana. La Roma dei papi era protetta da Napoleone III, almeno fino a Sedan, dopodiché anche Roma cadde, con la breccia di Porta Pia, nelle mani dei piemontesi. Aspromonte poteva significare una seconda spedizione dei Mille, anche se si rivelò come una seconda spedizione di Sapri. Dopo l’incontro, che sarebbe meglio definire “scontro” di Teano, tra Garibaldi e Vittorio Emanuele, vi poteva essere la possibilità di una rifondazione dello Stato del Sud sotto i democratici, con a capo il Garibaldi. Questa è la verità dell’Aspromonte: è stato fatto passare per un fatto riguardante la questione romana, ma la questione romana non c’entrava proprio niente! Ma vi pare che un generale come Garibaldi per conquistare Roma, niente di mano sarebbe dovuto partire da Palermo? Da così lontano? Ci poteva essere anche in Italia una guerra di secessione, come negli stessi anni già succedeva in America (1861-1865). La questione romana poi riprendeva nel 1867. Dopo la III Guerra d’Indipendenza il Partito d’Azione di nuovo riprese l’iniziativa. Garibaldi, fermato a Sinalunga, fu esiliato a Caprera. Il 22 ottobre del 1867, nello scontro tra truppe pontificie e garibaldini a Villa Glori, morivano, tra gli altri, eroicamente i fratelli Giovanni ed Enrico Cairoli. Questa altra fase si concluse il 3 novembre con la sconfitta di Mentana. Solo dopo la caduta di Napoleone III, nel 1870, il 20 settembre con la breccia di Porta Pia, Roma venne presa e passò al Regno d’Italia. Raffaele Schettini era un intellettuale democratico seguace di Garibaldi, ma profondo mazziniano. Garibaldi fu amnistiato. Perché Raffaele Schettini fu lasciato morire nelle prigioni di Napoli a soli 32 anni? Perché non fu amnistiato? Gli intellettuali sono sempre considerati pericolosi dai regimi di ogni tipo. Il regime piemontese aveva conquistato il Sud. Lo Schettini era un pericolo! Fu trattato alla stregua di un qualsiasi brigante. D'altronde i briganti chi erano? Oppositori al regime, poveri contadini! E i democratici? Sempre oppositori al regime, intellettuali e borghesi. E i borbonici e i preti? Oppositori al regime. Garibaldi fu solo usato dal sistema per conquistare il Sud. Poi divenne scomodo e fu esiliato. È stata solo una pedina dei poteri forti! Anche un altro intellettuale era stato perseguitato dal sistema: Rocco Scotellaro. Anche egli, dopo essere stato carcerato, morì di crepacuore a Portici il 15 dicembre del 1953. Come somiglia la sua sorte a quella dello Schettini! Entrambi morirono giovanissimi a Napoli.


Vincenzo Capodiferro

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