19 dicembre 2016

FEDRA E OCNA Due tragedie di Capodiferro Egidio a cura di Vincenzo Capodiferro

FEDRA E OCNA
Due tragedie di Capodiferro Egidio

Fedra e Ocna. Due tragedie. Scritture verticali, è l’ultima opera di Capodiferro Egidio, edita da Ibiskos, nel 2016. Egidio Capodiferro vive in Basilicata, dove insegna nella scuola dell’infanzia. Sin dall’infanzia è stato un “ispirato” in letteratura. Si è dedicato alle passioni del verso, della rima e della prosa. Ha scritto molto. Nel solo 2016 ha pubblicato con Italic Pequod una raccolta di racconti, con Puntoacapo una raccolta di prose poetiche, dal titolo “Acquerelli”, con Limina Mentis “Incastri Lirici”. Le protagoniste di queste due tragedie sono due giovani donne: Fedra e Ocna, vittime dell’amore. Mentre la tragedia “Fedra” è un’ambientazione del passato e si inquadra nel contesto classico, la tragedia “Ocna”, invece, si inquadra nel presente. Passato, presente e futuro, le tre estasi del tempo, vengono intrecciati nello spirito tragico. Pur cambiando le epoche non cambia il cuore dell’uomo e le sue passioni, mentre cambia solo la parte superficiale, quella razionale. In termini nietzschiani diremmo che lo spirito dionisiaco rimane immutabile, mentre quello apollineo cambia col tempo: veritas filia temporis. Le tragedie del Capodiferro riprendono i miti greci. Il mondo greco, d'altronde, è la culla del teatro universale. Fedra ama Ippolito, il suo figliastro, che Teseo aveva avuto da un’amazzone, Ocna, invece, si è perdutamente innamorata di Eunosto, un amico di suo fratello. Entrambe queste donne soffrono per amore. L’amore non corrisposto le porta alla rovina, al suicidio. E torna il tema classico e funesto: si può morir d’Amor! Questi due piccoli gioielli del Capodiferro riprendono questo forte tema dell’amore con intenso introspettivismo psicologico e di escavazione dell’animo umano. Dall’amore provengono tutti i beni e tutti i mali. Come direbbe Scheler, non si può odiare senza prima aver amato. L’amore è un atto originario: ogni atto di odio è fondato su di un atto di amore (Ordo Amoris, p. 99). Tutte le malattie mentali hanno origine venerea: questo principio aveva compreso bene Freud. Tra l’altro possiamo rileggere il mito di Fedra come un correlativo indiretto del complesso di Edipo. Come il figlio ama la madre, la madre ama il figlio. E come la figlia ama il padre, il padre la figlia. Il superamento dei complessi incestuosi reciproci segna la formazione delle personalità. Ma l’infrangere le leggi dell’amore comporta spesso la disperazione e la morte. È questa la punizione che provoca il dolore. E amore è dolore e dolore è amore. Quest’opera in fin dei conti costituisce una celebrazione del senso tragico della vita. E come afferma Aristotele, la tragedia è catarsi: «La tragedia è l’imitazione di un’azione seria e completa, avente una certa ampiezza di svolgimento, espresso in bella lingua, che, suscitando la pietà e il terrore, giunge a placare questi due sentimenti, sublimandoli» (Poetica IV).


Vincenzo Capodiferro

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