20 novembre 2016

Paratissima 12 - Marco Salvario

Paratissima 12 - Marco Salvario


Puntale, a dodici mesi di distanza da Paratissima 11, ecco Paratissima 12. Un periodo di lavoro intenso e denso di proposte, nel quale questo evento d'arte contemporanea ha continuato la sua crescita e la ricerca di nuove sfide non solo in Italia (Cagliari), ma soprattutto all’estero, sbarcando a Skopie e a Lisbona. Chi vuole avere una vaga idea di che universo d’interessi Paratissima è diventata, dia un’occhiata all’elenco dei partner e degli sponsor: tanti, per non dire troppi.
Non si deve fare più riferimento a una spavalda armata Brancaleone, ma a un’oliata macchina da guerra che non ha più spazio tra le sue file per artisti troppo sconosciuti. Chi espone ha Paratissima non viene più per farsi conoscere, ormai tutti i presenti hanno qualche mostra importante alle spalle e qualcuno ne ha centinaia, ma per trovare un mercato; chi espone ha fatto un suo investimento di energie e capitale, si è preparato e sa il fatto suo. Qui si lavora seriamente e non si gioca al piccolo creativo.
Questa mia partenza non vuole essere una critica troppo negativa, ma parlando con gli artisti e facendo il confronto con le passate edizioni, ho trovato una capacità di presentarsi e di valorizzarsi eccellente, a volte parecchio superiore alle reali doti artistiche.

Paratissima 12 si è svolta a Torino, dal 2 al 6 novembre 2016, favorita dal bel tempo. Terzo anno nel Palazzo di Torino Esposizioni al Valentino, a dimostrazione di una sempre più ridotta propensione ad affrontare il rischio di nuove sistemazioni logistiche. Secondo anno con ingresso a pagamento: non che ci si possa lamentare per i tre euro richiesti, che sono sicuramente ben spesi per quanto è offerto, però non era questo lo spirito delle prime edizioni. Si cresce e si diventa più attenti alla gestione della cassa: d’altronde sono tempi in cui i soldi non crescono più sugli alberi.
Paratissima “to the star”: questo il titolo. Un titolo buono e banale come molti altri.

Edizione tranquilla, composta, senza volgarità, senza esibizionismi.
Mi sono chiesto e me lo chiedo ancora, se i giovani creativi aggressivi e contro corrente sono stati scremati prima o se non esistono più.
Questa realtà la si vive tutti i giorni: i giovani sono delusi senza essere arrabbiati, sono sconfitti senza essere ribelli, affondano i propri pensieri bevendo birre, i più morigerati, e affondando senza neanche provare a emergere. A volte galleggiano.
Poveracci, quanto si piangono addosso.
Se le persone che sgomitano per imporsi hanno spesso più di mezzo secolo di vita, un applauso a loro, alla vecchia guardia che non si arrende.

Il numero di artisti presenti a Paratissima è salito a seicento, davvero un esercito agguerrito, mentre i visitatori si sono assestati come lo scorso anno poco sotto i cinquantamila, numerosi già dai primi giorni di apertura.

Prima di iniziare la mia personale analisi dell’evento, lasciatemi puntualizzare:
1)     Le segnalazioni e i giudizi che leggerete in quest’articolo sono pareri personali e riguardano opere di artisti che mi hanno colpito favorevolmente. Se uno degli espositori si trova citato, è perché la sua opera mi è piaciuta. Se non si parla di lui, o non mi ha interessato, o il caso ha voluto che le sue opere mi sfuggissero.
2)     Mi sono soffermato esclusivamente su opere di pittura, scultura, grafica e fotografia, mentre non ho considerato multimedialità, moda, design, musica ecc.
3)     L’elenco che segue non è una classifica: è nato dalla sistemazione casuale delle fotografie che ho scattato.

Parallela alla manifestazione principale si è svolta Paratissima 360, con locazioni sparse per la città. Ho cercato speranzoso di curiosare su tale realtà, che sembrava volere ricreare lo spirito delle prime edizioni, ma la mia ricerca è stata faticosa e priva di soddisfazione. Peccato!

Diamo fiato alle trombe e iniziamo.



Fausto Cubello

Bravo ritrattista questo pittore, ma il meglio di sé lo offre con la reinterpretazione moderna di temi religiosi come “Deposizione” e “San Sebastiano”, oli su lino di grandi dimensioni, che si riallacciano con rispetto al passato, ricreando anche la patina offuscata dal fumo dei ceri e delle candele, che i devoti accendono davanti alle immagini.
Non ha volto il San Sebastiano, la parte superiore del suo tronco è sconvolta in forme plastiche e illogiche, come se il dolore di quell’unica freccia penetrata nel fianco avesse violato ogni ragione e snaturato ogni regola. Oppure, come se la fede strappasse l’anima verso l’alto, liberandola in una nuova dimensione, abbandonando il corpo straziato nel martirio.
Un’opera a tema che non sfigura nel confronto né con le opere moderne né con i classici del passato.



Cristina Maravacchio

Non conoscevo quest’artista e poco su di lei ho trovato nelle mie ricerche in internet e nei miei appunti. Perché si nasconde? Mi auguro di conoscere presto di più sulla sua attività, perché credo che abbiamo da esaminare un personaggio che può affascinarci e stupirci.
A Paratissima l’artista presentava tre ottimi oli su tela, carichi di giovane e calda sensualità. Figure pure, intime, di privato abbandono, dove il silenzio è interrotto solo da un affrettato respiro a fior di labbra.
Grande padronanza di tecnica e capacità eccezionale nel cogliere e provocare sentimenti, emozioni, turbamenti.



Daniela Capaccioli

La ridotta illustrazione che ho inserito non può riprodurre che in minima parte la bellezza impalpabile dell’installazione “Famiglia”, realizzata in rete metallica e in scala quasi reale: il personaggio più alto è circa un metro e mezzo di statura.
L’effetto disorienta, le distanze si confondono, l’occhio automaticamente completa l’immagine. Resta la sensazione di un mondo delicato, popolato di fantasmi o di essenze vitali che si stanno perdendo. Forse siamo davvero così, forse lo diventeremo a breve. Squisito, e purtroppo invisibile nella fotografia, il gattino nell’angolo in basso che è personaggio come gli altri, ma, al tempo stesso, sembra essere spettatore attonito e spaventato. Fragilità nella fragilità.
Lo sfondo grigio e grezzo offerto dalla locazione, rende l’opera ancora più evanescente e trasparente.
Un ottimo lavoro di un’artista che, forte anche delle proprie esperienze come scenografa teatrale, da questo improbabile modo di cercare e plasmare le forme sta ottenendo risultati convincenti ed emozionanti.
Complimenti all’autrice per essere sia tra i vincitori del Premio Paratissima sia del Premio Mauto.



Michi Dago

Michele D’Agostino, poco più che trentenne, torinese, spazia con eclettica disinvoltura dai fumetti alle illustrazioni, dai rebus alla pittura.
Le opere che ha presentato a Paratissima, realizzate con pastelli a olio e collage, sono squarci non solo su ambienti e interni, ma soprattutto sulla nostra interiorità. La capacità di concentrare lo sguardo sia su scorci ed elementi isolati, sia sull’ambiente nella sua complessità permettendo di cogliere riuniti gli elementi prima isolati, identificati con le coordinate della posizione, non è l’elaborazione puramente scolastica di un tema, quanto una sfida coraggiosa che dà vita autonoma e importanza a quanto prima era solo una componente ininfluente del contesto.



Silvia Perrone

Sui lavori di quest’autrice ci siamo già piacevolmente soffermati nell’edizione di Paratissima del 2014. Da allora qualcosa è profondamento cambiato nel suo modo di affrontare i soggetti, che sono e restano volti di giovani donne. Adesso il contrasto cromatico è meno violento, in certe opere è assente, mentre c’è molta più cura nell’inseguire i dettagli: i capelli riprodotti a ciocca a ciocca, le gocce d’acqua sulla pelle, i riflessi di luce e le ombre, i motivi sulla maschera di carnevale.
Due anni fa mi ero chiesto se si ammiravano donne prede o cacciatrici: la risposta che ricevo quest’anno è che si tratta di cacciatrici che usano le armi della seduzione con tranquilla e matura malizia, sapendo di rischiare qualcosa, eppure sentendosi padrone del gioco.



Patrizia Piga

La fotografia digitale e i programmi di editing grafico hanno cambiato quest’arte in modo così profondo da rendere ormai tutti potenziali autori di mondi fantastici con apparente poca fatica. Quasi tutti: io già tribolo vergognosamente a fornire le illustrazioni che accompagnano questa presentazione in forma decente.
Patrizia Piga unisce alle abilità tecniche, capacità artistiche e creative, poesia e ironia.
La realizzazione “Coffee fall” è una fonte magica di pensieri. La ragazza che fa il bagno nella tazzina in cui il caffè è versato, la montagna metallica di caffettiere napoletane di cui una sola s’inclina a versare la cascata cremosa, i chicchi di caffè su cui è posata la tazza, il panorama sfumato che sembra richiamare lontane piantagioni.
Tanto di cappello, che altro dire?



Angela Betta Casale

Una breve galleria di donne che sembrano uscite dalle opere di Ariosto e del Tasso o dal ciclo di Re Artù.
L’artista, come scrive lei stessa, ama giocare con stucchi e tessuti, lacche e pigmenti, e riesce a portarci in un mondo perduto o mai esistito, un mondo solo femminile di dame, regine, maghe, cortigiane e incantatrici. Volti incorniciati ma non celati da pizzi, veli, gioielli. Volti sereni ma mai veramente felici. Volti che interrogano e aspettano risposte.
Gli uomini? Assenti! Sono cavalieri e paladini impegnati a conquistare fama e gloria prima di osare offrire il proprio cuore all’amata, quando e se torneranno, oppure sono poeti che cercano le strofe più seducenti da cantare per lodare la bellezza di una nobildonna.



Renata Seccatore

Uno dei temi ricorrenti in questa edizione di Paratissima, probabilmente il più ricorrente: donne che dipingono donne. Perché, se vogliamo discutere del sesso degli angeli, anche l’angelo che l’artista ha esposto, acrilico su tela, è una fanciulla.
Donne che delle donne non cercano la bellezza del corpo, ma il segreto delle passioni, dei desideri, le paure nascoste. Forza e fragilità. Volti, quindi occhi e sguardi. Espressioni rubate.
La scelta dei colori, a volte arrischiata ma a mio giudizio sempre vincente, la capacità di creare per ogni volto un’espressività che apra lo sguardo fino al cuore del personaggio, danno a ogni quadro una vita propria.
In “Farfalle”, sorpresa ed emozione si mischiano quasi in una metamorfosi. La ragazza è farfalla anch’essa e condivide con le farfalle colori e fragilità, leggerezza e magia.



Elio Pastore

Donne che dipingono donne e uomini che dipingono… sempre donne. Cambia lo sguardo dell’autore, fatalmente e giustamente, uguale il soggetto. Diversa la ricerca.
Nelle due opere presentate, la modella ritratta è consapevole di essere osservata e restituisce uno sguardo sorpreso e di sfida. Donne sicure, appena turbate e infastidite dall’essersi fatte sorprendere svestite. Non fuggono e non si celano. Donne coscienti del fascino che esercitano, della propria gioventù e della propria bellezza. Donne padrone di se stesse e, al tempo stesso, donne che vogliono amare. Forse le donne, osservate dagli uomini, sembrano più sicure e forti di quanto appaiono e si sentono loro stesse.
Molto bello, oltre al quadro in sé, il titolo di una delle opere: “Reverie”. Tradotto in italiano perde tutto il fascino e la poesia: “Sogno ad occhi aperti”? No, proprio non va.



Erika Zolli (Eribluff)

Certo, leggerezza. Il corpo è senza peso, però è una leggerezza che non è acquisizione di libertà. La sfera, forse solo una perfetta bolla di sapone, diventa prigione, senza sbarre, ma invalicabile. Fragile prigione di un corpo ancora più fragile. L’energia manca: stanchezza e assenza di volontà.
Oltre la sfera, i quadri di una mostra, una scala e altre immagini. Oltre la bolla, forse, ci sono altre prigioni più crudeli e la sfera può essere protezione, guscio, placenta vitale.
Chiudersi in se stessi, rifiutare il mondo esterno perché fa paura, perché non ci si sente all’altezza. Rifiuto o, piuttosto, muta richiesta di aiuto.
Con un certo imbarazzo, ma per fortuna elaborando l’immagine l’effetto è stato molto attenuato, ho notato che anche la mia sagoma riflessa era entrata nell’opera e non ci stava neanche male!



Mauro Cherubini #Elforneso

Nei suoi quadri, l’artista riesce a catturare le luci del giorno e il buio della notte, il vento che soffia tra i rami, lo scorrere delle stagioni. La pittura diventa un inno alla natura, potente e libera, creatrice e dominante, mentre l’uomo è assente o è un piccolo e sgradevole intruso.
La forza espressiva di queste opere è celata nel colore violento e nella pulizia intrecciata del tratto, quasi a rilevare che l’uomo è solo, abbandonato a se stesso, mentre nella natura tutto si lega, si unisce, si amalgama, diventando un’anima e un respiro unici e universali.



Maurizio Giarnetti

Aggressività e fantasia scatenata in “Tellus Mater”. Un corpo tatuato, dove i simboli impressi sulla pelle diventano gioiosamente e rabbiosamente vivi. La natura che si ribella?
Ogni disegno, sia quelli che restano solo statici tatuaggi e ancora più quelli che si animano, può essere esaminato come opera autonoma e significativa, e quanti spunti abbiamo, allora? Decine! Guerre, proteste, denunce e repressioni, ma non solo: uomini e alieni, bestiario medioevale e carri armati, fantasmi e fumetti si esibiscono su questo particolare teatro senza che l’autore perda il filo e che la rappresentazione finale scivoli nel disordine.
Opera densa, piacevole e intelligente, che si può contemplare a lungo senza mai esaurirne il significato.



Enrico Guastadisegni

Cosa c’è di più bello del tratto della matita sulla carta? Nero su bianco, semplicità e poesia.
Lo ammetto, in questo caso sono di parte e seguo il mio gusto personale per una tecnica che sarà anche la tecnica base iniziale e più elementare, ma è al tempo stesso la strada verso la perfezione nell’arte del disegnare.
Il nostro artista adotta uno pseudonimo simpatico, a fare il “guasta disegni” hanno purtroppo provveduto, come in molti altri casi, il riflesso dell’illuminazione spesso infelice e troppo diretta della manifestazione: problema non facile e fastidioso, già notato nelle passate edizioni. Problematica di cui gli artisti sono vittime senza colpa.
Tornando alle opere qui presentate, l’espressività dei soggetti e l’abilità realizzativa s’incontrano con ottimi risultati. Nel ritratto “Woderall”, gustatevi la trama curata del cappello, i capelli nel passaggio dallo sfondo chiaro a quello scuro del vestito. In “Imaginary girl”, cercate di non farvi ipnotizzare da quegli occhi infiniti.



Yulia A.Korneva

No, non solo macchie e, in fondo, non importa verificare se per dipingere siano usati veramente succhi di frutta, salsa di soia, vino, caffè o altro. Quello che conta è il risultato e quest’artista, pittrice e ritrattista anche su commissione, moscovita ma residente a Torino, sa realizzare dei gradevoli gioielli intensi ed efficaci anche con questa tecnica di “diversamente acquarello”.
In “Essenza di soia” la figura dipinta sembra nascere realmente dal caso e prendere forma descrittiva per magia. E quando più un’opera sembra semplice, naturale, tanto più è frutto di studio, calcolo ed esperienza.



Simone Benedetto

Ultimo, non per caso, ma perché quest’artista m’intimidisce con la sua bravura. Era presente anche in questa edizione, ormai un must di Paratissima, e le sue opere da sole varrebbero il prezzo del biglietto.
Ripeto il giudizio che su di lui ho scritto la passata edizione di Paratissima: Bravo, sempre bravo, sempre più bravo.
Ogni anno, a ogni manifestazione, riesce a rinnovarsi e a stupire con la sua capacità di plasmare la materia e dare voce al proprio impegno.


Citazioni veloci:

Fabrizio Rossin – Ottimo il dittico Times Square e, pure se le opere presentate sono un po’ disarmoniche, la voglia espressiva è forte come in pochi altri artisti.

Matteo Bosi – Mezzo secolo di vita, occhio attento, esperto costruttore d’immagini. La serie “Litanie” proposta all’interno della partnership tra Paratissima e “Frattura Scomposta – Contemporary Art Magazine”, rivista in formato elettronico che seleziona e presenta artisti emergenti considerati di qualità, è una piccola ma valida finestra delle capacità di questo fotografo.

Leon Ignacio Rado – Come si può definire il rotondo olio su tela “Bubble revolution”? Semplicemente come uno sberleffo magistrale e intelligente, sul quale si dovrebbe fermarsi a confrontarsi. Mi copro il capo di cenere per averlo citato con pochissime righe.

Renato Civitico – Cittadine dense di case abbarbicate alle colline, le chiese che si erigono tra le case, formicai umani o forse ex formicai, ora deserti, perché la figura dell’uomo è scomparsa. Immagini che, in questi giorni, fanno pensare alle devastazioni del terremoto e, in parte, profeticamente sembrano prevederle.

Paolo Gelo – Non solo ferro! Un sessantenne che sa donare con la sua opera “Alfonso”, freschezza, originalità e grande perizia. Questa Paratissima apre il palcoscenico sempre più raramente a ragazzi che cercano di sbagliare da soli e sempre più a maestri poco noti al grande pubblico ma pieni d’idee e di stimoli. Speriamo che vengano apprezzati e seguiti come meritano!

Ignazio Fresu – L’installazione “Ultima Cena” è un lavoro elegante e curatissimo nei dettagli. Il pranzo deve essere ancora consumato, eppure i tovaglioli sono stropicciati e abbandonati, uno persino sullo sgabello di plastica. Un’Ultima Cena senza gli invitati.

Anelo 1997 – La struttura realizzata, ordinata eppure involuta, rappresenta i gomitoli di strade tanto cari a Ungaretti, ma sono gomitoli spigolosi e sgradevoli, sbarre di una prigione. Eppure hanno un loro fascino. Due livelli, di cui il superiore sospeso sopra l’inferiore, impossibilitati a comunicare.


Giuliano Cataldo Giancotti – Il labirinto e i suoi infiniti significati. Un ingresso e nessuna uscita, al centro uno specchio nel quale l’uomo trova se stesso, la propria immagine. Allegoria del ritrovarsi soli con la propria vuota esteriorità o quello specchio sa riflettere anche la nostra anima?

2 commenti:

  1. Buongiorno e grazie per avere menzionato le mie opere nel Suo articolo, ne sono molto onorata.
    Vorrei confermare che le opere sono state realizzate con le sostanze "dichiarate" ovvero salsa di soia, succo di mirtilli neri e caffè.
    Le auguro un creativo Anno Nuovo pieno di soddisfazioni
    Yulia A. Korneva

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  2. Sei riuscito a cogliere il senso della mia arte. Grazie.

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