29 settembre 2016

“INCASTRI LIRICI”, POEMA MULTIFORME DI EGIDIO CAPODIFERRO Un insieme di tasselli ben incastonati in un mosaico poetico

“INCASTRI LIRICI”, POEMA MULTIFORME DI EGIDIO CAPODIFERRO
Un insieme di tasselli ben incastonati in un  mosaico poetico

“Incastri Lirici” è un’opera di Egidio Capodiferro, edita da Puntoacapo nel 2015. Si tratta di un micro-poema multiforme, ove si susseguono in ordine diacronico varie tematiche, le quali si intrecciano in una forma classicheggiante, con verso metricamente libero. Nell’agile forilegio-poemetto si nota il contrasto tra aspetto formale, quello “apollineo” ed aspetto materiale, o “dionisiaco”. C’è un’armonia dei contrari che tende alla coincidentia oppositorum. Ecco come vi troviamo descritta la dimensione stilistica: «I versi poetici volano liberi e leggeri/ ma i discorsi logici stanno in groppa/ all’asino di grammatica e sintassi…». O ancora: «La rima o il verso libero,/ l’assonanza morbida/ o la consonanza ruvida/ vomita il poeta in smalti di luce». C’è una rapida successione di quadretti agitati: sembrano degli idilli leopardiani. Le varie situazioni vengono così incastonate dal collante lirico: il “dicembre”, gli “alberi”, la “vetta”, il “vaso”, la “notte”, le “spiagge”, la “tempesta”, l’”occhio”. C’è un’evoluzione creatrice che pare involvere da immagini materiali a forme immateriali, che declinano nel romantico cielo tempestoso, nel tuffo sull’infinito, audace nunzio dell’apocalisse. Alla fine compare il Giudice e Padre “Io Sono”, che è anche il dedicatario dell’opera. La poetica del Capodiferro può essere sintetizzata in un verso centrale: «Tra il detto e il non detto, il taciuto,/ si apre uno scorcio sull’abisso». I temi romantici del titanismo, della sehnsucht si intrecciano con motivi crepuscolari e neoclassici, che si dimenano tra dantismo e “innismo” rinascimentale. Il poemetto è sintesi della poesia universale. I temi sono profondamente crepuscolari. La bellezza, bandita oramai dalla società contemporanea, abita solamente il passato monumentale. Se il presente non ha storia, allora alla poesia non resta che rifugiarsi nei sinuosi domini della memoria e del sogno. È l’immaginazione che rievoca e trasfigura i ricordi dell’esperienza vissuta. Le rappresentazioni simboliche dirimono la dissociazione tra arte e vita. Il poeta si sente irriducibilmente estraneo al mondo contemporaneo. Vi sono belle riprese di temi millenaristici medievali. Si avverte fermamente quella crisi profonda del dannunziano poeta-vate. E come non intravedervi quel “male di vivere” di Corazzini e di Montale, ben condito di una prospettiva futuristica? Anzi il passatismo della Genesi si proietta nel futurismo dell’Apocalisse! Benché educato alla tradizione classicista, sensibile alle lezioni dantesche, la ricerca poetica del Capodiferro, non indifferente alle esperienze post-crepuscolari e post-futuriste, si proietta in un deciso simbolismo. Non vi manca quell’aspetto della “sapienza tragica”, che avvicina il Nostro al Campana. Infatti nella sua poetica sussiste un flusso ininterrotto espressionistico della poesia, ove la successione spontanea delle immagini si armonizza perfettamente con la regolarità ritmica dello stile, anche se sconvolge e sovverte l’ordine sintattico.

Vincenzo Capodiferro

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