07 marzo 2016

OMICIDIO STRADALE : E’ LEGGE Approvato dal Parlamento il nuovo reato penale di Antonio Laurenzano

                             
OMICIDIO  STRADALE :  E’ LEGGE Approvato dal Parlamento il nuovo reato penale
                                        di  Antonio Laurenzano


L’omicidio stradale è legge. Dopo quattro anni dalla prima raccolta di firme da parte delle Associazioni “vittime della strada”, si è finalmente concluso un lungo iter che ha visto il disegno di legge arrivare a Palazzo Madama in quinta lettura, non senza imboscate parlamentari, superate alla fine con il voto di fiducia posto dal Governo. Un atto di giustizia nei confronti di chi è rimasto ucciso sulle strade da pirati su quattro ruote!
Si parla spesso di curve assassine, di alberi killer, di strade dissestate per giustificare le corse in auto che finiscono in tragedia. Una guerra invisibile che quotidianamente si combatte sulle strade. Ma il 90%  degli incidenti stradali è imputabile  a chi  sta al  volante e alle sue condizioni psico-fisiche …. E l’alcol è il killer in ombra, il pericoloso compagno di viaggio.
Secondo i dati ISTAT 2013, in Italia ci sono oltre 180 mila incidenti stradali l’anno con lesioni a persone, 3385 morti, quasi 10 al giorno, 260 mila feriti. Una cronaca senza fine, un vero bollettino di guerra! Nel 30% dei casi, secondo i dati forniti dall’osservatorio Asaps (Associazione sostenitori amici polizia stradale), l’investitore è risultato sotto l’effetto di alcol e droga. E a subirne  le conseguenze tante vite innocenti, fra cui tanti bambini: nel 2014 ben 63! Vite spezzate, sogni e speranze derubati!
  Siamo in assoluto il Paese d’Europa con il maggior numero di vittime sulle strade. Anche il numero dei morti per milione di abitanti, media Ue 51,4, ci vede ancora al 14° posto con 56,2 vittime. E i casi di recidiva sono altissimi. Il reato di omicidio stradale aiuterà a combattere questo triste primato. Una efficace misura di prevenzione.
La nuova legge introduce  nel codice penale il reato di omicidio stradale per effetto del quale è punito a titolo di colpa con la reclusione, di diversa entità a seconda del grado di colpevolezza, il conducente la cui condotta imprudente costituisca causa dell’evento mortale. Resta la pena già prevista oggi, da 2 a 7 anni, nell’ipotesi base, quando cioè la morte sia stata causata violando il codice della strada. La sanzione penale però sale sensibilmente negli altri casi. In particolare, chi uccide una persona guidando in stato di ebbrezza grave, con un tasso alcolemico oltre 1,5 grammi per litro, o sotto effetto di stupefacenti, rischia ora da 8 a 12 anni di carcere. La pena può aumentare fino a 18 anni di carcere se a morire è più di una persona. E’ prevista una specifica circostanza aggravante nel caso in cui il conducente, responsabile di un omicidio stradale colposo, si sia data alla fuga, omettendo ogni soccorso. In tale ipotesi, la pena è aumentata da 1/3 a 2/3 e non può, comunque, essere inferiore a 5 anni.
Grande soddisfazione è stata espressa da chi per anni ha atteso un intervento del Legislatore per una risposta a un inquietante problema sociale, espressione in molti casi  di una vita spericolata, vissuta senza inibizione alcuna. E per i più giovani al volante, oltre alle misure di legge, è fondamentale insegnare la “cultura della sicurezza”, educarli alla legalità ridestando  in loro i grandi ideali, la passione civile  per renderli protagonisti consapevoli del loro ruolo sociale, del loro futuro. Coniugare cioè la libertà con il senso del dovere per poterla vivere non come trasgressione ma come valore di grande significato.
Si volta pagina, dunque. “La patente non è licenza di uccidere”! Guidare nel rispetto del codice della strada per evitare lutti e dolori e porre fine alle strazianti cronache di assurdi incidenti stradali. Guidare con il volante e non con …. Il bicchiere perché la vita va vissuta, non va bevuta! 

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