03 dicembre 2015

Paratissima di Marco Salvario - seconda parte



Margherita Garetti “Maretti”

“Gocce di memoria” di Margherita Garetti è una delle mie opere preferite in questa edizione di Paratissima. Un’opera di composta malinconia, di fragilità e solitudine. Delicatissimo il leggero accenno rosso delle labbra.
L’autrice sa portare il meglio delle sue esperienze d’illustratrice e fumettista nel mondo della pittura, realizzando un gioco riuscitissimo di livelli e riflessi, di luci e appannamenti.
Valide e segno di una creatività davvero interessante e ancora in evoluzione, anche le altre opere presentate.

Alessandro Berra

Ecco tre ritratti essenziali e vivaci che sanno scendere oltre l’aspetto fisico dei tratti per presentarci tre differenti caratteri e modi di essere. Gli occhi sono lo specchio dell’anima? Non solo gli occhi! Alessandro Berra riesce ad arrivare all’essenza di queste tre giovani donne da tanti minimi particolari: dai capelli, dalla bocca e dalle labbra, dalla carnagione, addirittura dai riflessi di luce. Dietro il pennello dell’artista c’è uno psicologo attento e che non fa sconti, pronto allo scherzo, ma inflessibile nella sua analisi. Possono turbare più un volto o uno sguardo che un corpo nudo.

Guido Roggeri “GuRo”

Guido Roggeri, scultore e ceramista, l’ho già citato nella precedente edizione di Paratissima e conferma la mia considerazione.
Eleganti le sue porcellane a cui le mie foto non riescono a dare il dovuto risalto: Il custode del bosco, dal volto quasi mutato in corteccia; Il traghettatore dell’oltre, un Caronte da brividi; L’elsa del Ronin.
Ronin è il nome che, nel Giappone del XVIII secolo, veniva dato ai Samurai rimasti senza signore e quindi disonorati. Banditi e briganti che, a volte, diventavano famosi.


Francesco Marinaro

Francesco Marinaro: ventotto anni e tanta voglia di mettersi in gioco e di sfidare le regole.
Le sue opere in argilla fanno il verso a opere d’arte famose, donando loro una reale tridimensionalità. Un remake del Pianeta delle scimmie in chiave scultorea e così, ecco le creazioni di Munch, Donatello e Leonardo trasformate, mai dissacrate, in una rivisitazione dove la satira è creatività, ricerca, riproposizione. Quanto spesso l’arte di oggi è solo uno scimmiottare le opere del passato? Marinaro ammette la colpa senza nascondere la mano e crea la propria diversità.


Flavio Ullucci

Ve lo ricordate il giovane uomo nudo, prigioniero in fondo a scatole di cartone da imballo, che sembrava chiedere il nostro aiuto? Se l’avete già incontrato nelle passate edizioni di Paratissima o in altre occasioni, sicuramente non l’avete dimenticato.
Vi posso annunciare una buona notizia: Flavio Ullucci è uscito dalla scatola. Purtroppo nessuno gli ha dato da rivestirsi e ora è la scatola, un cubo dove il corpo nudo e raccolto è inquadrato da ogni angolazione. Però, se il nostro artista è diventato la scatola, dentro la scatola, adesso, cosa c’è? Aspettiamo le mostre future di questo artista carmagnolese, quasi quarantenne, che sa fare ottimo uso di una capacità tecnica raffinata e di un’originalità coerente che è dote rara di questi tempi.


Simone Benedetto

Bravo, sempre bravo, sempre più bravo. Decimo artista e dieci è il voto che merita, con la lode! Creativo, intelligente, artigiano eccellente, comunicatore efficace.
Angoscianti le sue creazioni che lottano per uscire dai monitor dei cellulari in cui sono sprofondate per colpa di un mondo tecnologico che ci sta snaturando, comprimendo, inglobando e nega la nostra umanità.
Addolorante il bambino soldato dal volto smarrito e ipnotizzato, col fucile in una mano, un animaletto di stoppa nell’altro e un cranio davanti ai piedi.
Simone Benedetto ha uno stile forte, riconoscibilissimo. Con i suoi trent’anni è tra gli artisti giovani e, posso scommetterci, saprà stupirci ed emozionarci ancora tante e tante volte.
Osservatelo bene: ha il talento e la forza di un nuovo Michelangelo!
A lui, il mio appaluso più sincero e convinto.
P.S. L’ho già detto che è bravo?


Massimo Bertoli

Sono sicuro che le sue tematiche sociali piaceranno alla mia amica Miriam Ballerini, ma se Massimo Bertoli compare in questo elenco, è solamente perché piace a me. Ho trovato poche informazioni su questo artista, e questo è un peccato perché, al giorno d’oggi, non avere evidenza in internet è come esistere solo a metà.
Eppure in lui ci sono la qualità scenica del vero artista e capacità grafiche sicure.
Il barbone che tende il cappello per chiedere un’elemosina e riceve una carezza, è una scena semplice, toccante: un esempio di come l’immagine sappia esprimere sensazioni. Lo stesso per l’uomo senza età, forse un giovane, che ha cancellato se stesso davanti a una bottiglia. Un quadro alla Degas che vorrei fosse esposto in bella evidenza nei locali delle varie movide, anche se gli avventori dai cervelli devastati di alcool e frastuono, difficilmente riuscirebbero a coglierne il significato e il monito.


Daria Piccotti

Daria Piccotti, in collaborazione con Giusi Venuti, ha ideato il progetto InFineArt.
Gli InfiNuts accompagnano come una famiglia, in genere una coppia, di coraggiose e innocenti mascotte, le immagini di Torino e del mondo. Ma i protagonisti sono solo loro, le due noccioline che sembrano tenersi per mano, trascinarsi alla scoperta – alla riscoperta – di mondi nuovi, grandi o piccoli. Alle loro spalle, l’immagine si sfuoca e si confonde rendendo l’atmosfera favolosa e irreale. Poetica pura e coinvolgente!

Creazioni in cui l’abilità tecnica estrema crea l’illusione della semplicità e della naturalezza, al punto che, allontanandosi e proseguendo la visita a Paratissima, succede di avere l’allucinazione di vedere le due noccioline comparire all’improvviso da dietro un’installazione e attraversare gli ambienti con una corsa saltellante.

...continua

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