12 maggio 2014

Quale voto per l'Europa? di Antonio Laurenzano

                                     
QUALE  VOTO  PER  L’EUROPA?
Luci e ombre sul processo di costruzione politica europea  - Una scelta politica responsabile per il   nuovo Parlamento europeo – Sconfiggere la deriva populista e superare la crisi economica -
                  di  Antonio  Laurenzano

 
E’ iniziato il conto alla rovescia per le elezioni europee. Dal 22 al 25 maggio, nei 28 Stati membri dell’Ue, si voterà per rinnovare l’europarlamento di Strasburgo: 751 deputati in rappresentanza di circa 500 milioni di abitanti. In Italia, domenica 25 maggio, sono 73 i deputati da eleggere.Un appuntamento elettorale che, nella prospettiva della integrazione politica dell’Europa, dovrebbe costituire un passaggio fondamentale per rafforzare una coscienza europeistica e rilanciare il faticoso processo di costruzione della comune casa europea. Ma, su tutto il continente,  soffia forte il vento dell’euroscetticismo.
 La crisi finanzia ed economica legata ai debiti sovrani che ha sconquassato mezza Europa ha messo a nudo la debolezza di un sistema monetario senza un’unione politica e fiscale. Sulla strada del salvataggio dell’euro sono risultate aggressive le politiche di austerità imposte dall’Ue per ricondurre i conti pubblici di taluni Paesi a una condizione di sostenibilità nel tempo. Un mix di rigore fiscale e finanziario che ha causato una recessione economica con il crollo dei consumi, della produzione e dei livelli occupazionali. L’Europa paga i suoi ritardi per non aver definito in tempo una strategia imperniata su una reale integrazione economica. Sono anni che lo spirito europeo è andato affievolendosi nelle coscienze dei cittadini e nell’azione dei governanti. Una deriva che ora, a poche settimane dal voto, sta facendo un inquietante salto di qualità: da diffuso stato d’animo si sostanzia in “movimenti” anti-europei  e anti-mercato unico.
Si pagano cioè le conseguenze di un’opera incompiuta. L’architettura europea è rimasta a metà. L’Unione europea non è ancora un’Unione: manca un patto fondante in forza del quale lo stare insieme, il decidere e l’agire insieme siano un autentico collante. I Governi nazionali appaiono divisi e privi di volontà comune, intenti solo a difendere anacronistiche rendite di posizioni. E sullo sfondo emerge chiara l’incapacità delle istituzioni comunitarie nell’affrontare i problemi economici, sociali e politici di dimensione europea e globale. Istituzioni prive di legittimazione costituzionale sancita dal voto dei cittadini europei. Un’Europa ancora senza una bussola istituzionale, alla ricerca di una propria identità politica, sempre più esposta ai rischi di una prolungata latitanza sul piano internazionale. Con l’aggravante che l’originario spirito unitario con le sue spinte federaliste è stato soppiantato da crescenti pulsioni nazionaliste.
L’Europa è vista come il feroce guardiano dei conti pubblici, il fautore di tasse e balzelli, divenendo di fatto la bandiera dei risentimenti e dei disagi sociali. Invece di rafforzare il “progetto europeo” per una governance credibile vicina ai bisogni e agli interessi dei cittadini, si continua a scaricare sull’Europa colpe e responsabilità che sono invece  delle politiche nazionali.  E il recente successo in Francia del Fronte nazionale di Marine Le Pen è un significativo campanello d’allarme: un messaggio di esasperazione populista, di rigetto della politica, di paura dell’Europa. Un’Europa sempre più lontana, irriconoscibile rispetto agli ideali per cui è stata concepita e sognata dai Padri fondatori. Cresce così l’euroscetticismo e con esso un sentimento antieuropeo alimentato da un inquietante populismo, inaccettabile sul piano storico-politico-economico. Non si costruisce così l’Europa del futuro, ma si rischia di evocare i tragici fantasmi del passato!...
Che quello di maggio sia dunque un voto responsabile e consapevole per rilanciare  l’Europa dei popoli, fondata su una precisa identità culturale ed economica, fatta di coesione sociale, di qualità e dignità del lavoro, di una visione dei processi economici che riconosce una funzione insostituibile al mercato ma pronta a correggerne e orientarne le dinamiche. L’Europa unita non può essere soltanto quella dei mercati e dell’euroburocrazia. E’ giunta l’ora di guardare all’Europa con l’occhio lungo della storia e non con la mano dei mercanti o degli avventurieri politici! E’ la sfida del XXI secolo. 

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