14 maggio 2014

Premio Severo Ghioldi



PREMIO SEVERO GHIOLDI



Come ogni anno torna la manifestazione del Premio Severo Ghioldi, promosso dall’ Associazione Iubilantes, in collaborazione con Insubria Media Point: un premio nato per incoraggiare la formazione e riconoscere l'attività dei giovani che vorrebbero cimentarsi nella realtà dei media. Riservato a opere inedite di giovani delle Scuole secondarie di primo e secondo grado e alle realtà sociali dedicate ai diversamente abili delle province di Como, Varese e del Canton Ticino. La premiazione ci sarà sabato 17 maggio alle ore 16,00 presso l’auditorium dell’Istituto “N.Sauro”

via Gasparotto – Malnate (Va).

Senza nulla togliere ai ragazzi che hanno partecipato, mettendo in gioco la propria passione per la scrittura giornalistica, questo articolo vuole porre l’attenzione sul premio conseguito da un ospite della comunità privata il Ciliegio di Vertemate.

Ho avuto modo di incontrare uno degli operatori, Enrico Pinotti, e di potere scambiare con lui alcune impressioni sull’importanza di un evento che per un ragazzo è un riconoscimento e un incoraggiamento a proseguire su questa strada; mentre, per una persona con problemi psichici, è un’evasione e una sorta di terapia.

All’uscita del bando Enrico ha proposto alle persone della comunità, otto in tutto, di scrivere un loro articolo. Di queste otto, due si sono mostrate propense alla scrittura. Così, Corrado di 45 anni ed Eugenio di 60, hanno pescato nei loro ricordi fino a trovare una storia che ben si adattasse a quanto richiesto.

Eugenio ha scritto “Pescando nei ricordi” del quale riportiamo un breve estratto: Ho preso la licenza di pesca per le zone libere ed il tesserino per poter pescare nelle riserve Fips (Federazione italiana pesca sportiva). Mio zio mi portava con la macchina sui luoghi. Ricordo che, la prima volta, siamo andati sul ponte di Lecco di sera, dalle diciannove alle ventitré, circa. Per pescare, quella sera, abbiamo usato galleggianti fosforescenti e molti ami con le esche dei cagnotti bianchi. Dico, per chi non sa di pesca che, i galleggianti sono quelli che avvisano il pescatore, che il pesce ha abboccato e, i cagnotti delle esche, sono le larve. Quella sera, sul ponte di Lecco, gli obiettivi erano le arborelle, i cavedani ed i pesci persici. I pesci pescati non dovevano superare le misure prefissate per legge, altrimenti li avremmo ributtati in acqua. La pastura che mettevamo agli ami era fatta di mollica di pane, cagnotti (le larve) e crusca. Pasturare, era il gettare il cibo in acqua per fare avvicinare i pesci, dopodiché si buttava l’esca con l’amo.

Corrado, che poi è stato il vincitore prescelto, ha raccontato di una simpatica rivalsa, dal titolo “Diamogli un taglio”: Quella sera, era una di quelle sere, in cui si realizza che l’inverno, lo si è definitivamente lasciato alle spalle; questo è già un bel traguardo: adesso c’è da attendere che la primavera arrivi veramente.

Era più o meno la fine del mese di marzo ed era l’imbrunire, il sole lanciava gli ultimi suoi raggi sui vetri delle finestre alte delle case ai bordi della piazza del bar dove noi quattro eravamo seduti. Eravamo seduti fuori dal bar, su delle sedie di plastica bianca e, quattro o cinque vasi bianchi anche loro e rettangolari, ancora senza fiori, ci dividevano dal resto della piccola piazza del paese, vicino alla chiesa.

Eravamo, appunto in  quattro, quattro come gli amici della canzone di Gino Paoli, ma non è che noi volessimo cambiare il mondo e, neppure stavamo parlando di anarchia e solidarietà. Ci stavamo raccontando di quello che avevamo fatto durante la giornata e, ci chiedevamo di quello che avremmo potuto fare da lì, fino alle undici- mezzanotte. L’aria di una possibile primavera ci stimolava ad uscire dai nostri gusci.

Quello che colpisce e che fa ben sperare, è che anche se, per forza di cose, il vincitore poteva essere solo uno, anche gli altri che non hanno partecipato si sono fatti prendere dalla gioia di questo momento. Forse solo Eugenio ha avuto un momento di delusione, ma che ben maschera unendosi alla felicità dell’amico.

Alla fine, lo scopo dello scrivere è quello della condivisione. È un’operazione individuale, che invita alla riflessione e all’introspezione; ma una volta che si scrive e il proprio pezzo viene letto, la magia che si compie è quella della condivisione e dell’unione. Il risultato è stato che gli ospiti  abbiano fatto gruppo, sentendosi parte di un tutt’uno.

Perciò, vista la buona riuscita di quello che poteva essere solo un esperimento senza seguito, Enrico si è sentito proporre di continuare con questa attività che li coinvolge, li fa sentire uniti, legati da un solo filo conduttore che, per un momento, ha la capacità di trasportarli oltre la malattia e il disagio.

Come in tante situazioni di questo tipo, l’operatività e l’incoraggiamento al fare, sono molto utili e affiancano in maniera didattica  e divertente il percorso di cura.

Forse, chi ha pensato al Premio Severo Ghioldi non si aspettava tanto, ma è bene sottolineare quanto, in casi come questo, non sia stato solo un riconoscimento, ma un valido incoraggiamento.



© Miriam Ballerini







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