08 aprile 2014

I giovani e la crisi di Massimiliano Caggiano

I GIOVANI E LA CRISI
La voce dei protagonisti del futuro inesistente

Si deve avere – dice la nonna – un pezzo di carta in mano”, riferendosi ad una laurea, un diploma, un qualcosa che attesti le nostre conoscenze. Nell’epoca della laurea per tutti, dell’ignoranza ed il bigottismo incombenti, si parla ancora solo di conoscenze meramente contenutistiche e prettamente “scolastiche”, tralasciando il fondamentale saper applicare; nell’epoca dei Post su Facebook sulla crisi dal proprio iPhone 5s e del falso dotto al Governo, si ha ancora lo spudorato coraggio di demonizzare il laicismo dello Stato, la legalizzazione della prostituzione e delle droghe leggere. Ecco i laureati con centodieci e lode, con tanto di bacio accademico, perennemente disoccupati, mantenuti a vita, senza il coraggio di declassarsi, o elevarsi, secondo i punti di vista, e lavorare presso un azienda che non richiede la propria specializzazione, un cancro con metastasi della società. Se da un lato è vero che la crisi è stata studiata a tavolino, dall’altro è pur vero che i media, tramite tecniche di Programmazione Neuro Linguistica sono riusciti a far passare l’idea di un’assenza di futuro. Futuro che continua ad essere rivendicato purtroppo senza azioni concrete. L’emblema dell’assenza di lavoro, dell’impossibilità della realizzazione dei propri sogni, si concretizza in tre tipologie di giovani. 1) Coloro che credono di poter lavorare grazie alla propria laurea o diploma accettando di attendere qualche anno in più; 2) Quelli che credono di poter trovare lavoro sia con sia senza la propria laurea, semplicemente cercandolo; 3) Chi è convinto di non poter costruire un futuro in alcuna maniera. Il grande problema è che tutti hanno ragione è che tutti non hanno ragione. La motivazione di ciò è da ricercarsi nei meccanismi della nostra mente che possono essere modificati con il minimo sforzo, usando solo le giuste parole. Terminato il nostro ciclo di studi, bisogna saper cogliere le occasioni. La realizzazione del proprio progetto di vita è rischio, richiede sacrifici. È impensabile diventare il CEO di una grande azienda, un grande artista o realizzare un qualunque sogno senza sacrifici. Per tale motivo tutte e tre le tipologie di carattere e di convinzione trovano conferma nella realtà: chi è pessimistico non si applica e non realizza i propri sogni, chi è moderato trova un lavoro che talvolta si confà alle proprie abitudini talaltra meno, chi è determinato ed ottimista realizza i propri sogni. La nostra mente adatta la realtà ai nostri meccanismi mentali proprio come le maschere dell’Io Pirandelliano ove tuttavia le maschere non sono indossate da noi, ma dalla realtà, idealizzata secondo i nostri schemi. Insomma, nell’era del “tutti contro il sistema” con demagogismi e populismi non coadiuvati da azioni concrete, la realizzazione del sogno della vita è proporzionale al proprio impegno. La disoccupazione giovanile è direttamente proporzionale al complottismo e la rassegnazione con cui osserviamo perché “Solo chi è così folle da pensare di poter cambiare il mondo, lo cambia veramente” (Steve Jobs). Non esistono crisi e sconvolgimenti più potenti di quelli mentali.
Massimiliano Caggiano

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