15 gennaio 2014

Paratissima 9- 2013 terza e ultima parte di Marco Salvario


Paratissima 9 – 2013
Terza parte - SASUDEQU

La denominazione SASUDEQU è formata dalle prime due lettere dei cognomi dei quattro artisti che si sono associati per presentare questo particolare progetto: Marcella Savino, Matteo Suffritti, Lele De Bonis e Gianluca Quaglia. Di due di essi ho già parlato in passato: di Lele De Bonis sia nel 2012 sia nel 2011, di Marcella Savino l’anno scorso. Si tratti di personaggi che hanno in comune l’ottimo marchio di fabbrica del gruppo creativo r-EVOLution, ovvero dell’associazione culturale “anonimartisti.it”.
Se l’anno scorso lo spazio concesso a Paratissima agli artisti di questo gruppo era stato stranamente avaro e penalizzate, questa volta è stata fatta ammenda con un locale ampio che i SASUDEQU si sono divisi ipotizzando quattro locali distinti da muri ideali suggeriti da semplici linee tracciate a terra. L’impostazione ricorda gli ambienti astratti del film Dogville di Lars Von Trier: un’idea valida ed efficace, anche se gli ambienti proposti alla fine sono risultati abbastanza disomogenei e ogni artista ha portato avanti, giustamente ma un po’ cacofonicamente, la propria poetica e il proprio percorso indipendentemente dagli altri. Più che armonizzazione, il risultato fa pensare a una simpatica sfida, allegra e scanzonata, ma che sempre sfida è rimasta.


Marcella Savino
(Bedroom)


Una vista non dovrebbe cominciare dalla stanza da letto, ma lasciatemi seguire l’ordine suggerito dal nome del progetto.
Tennero e malizioso il letto bianco, verginale o da prossima sposa, e il ciuffo nero di capelli che ne macchia il candore, ma la vera suggestione è nelle grandi foto, stampe ai carboni su carta cotone, appese alle pareti. Corpi di donne in movimento e spezzati, corpi che sembrano muoversi sfumati e violenti come pensieri. Paure e sogni in questa stanza da letto innocente e torbida, dominata fin quasi all’ossessione nell’assenza dei colori: solo bianchi e neri mediati da tanti toni di grigio. Non si afferma che si sogna in bianco e nero?
Marcella Savino è una fotografa piena di risorse, che porta la sua ricerca avanti con coraggio e originalità, raggiungendo ottimi risultati.


Matteo Suffritti
(Bathroom)


Ogni tanto, vilmente, davanti alle opere di un artista sospendo il mio giudizio in attesa di capire meglio la sua personalità e chiarire con me stesso le impressioni che mi trasmette. Forse in questi casi dovrei allargare le braccia e riconoscere: “Io non lo so!”.
Matteo Suffritti, ottimo illustratore e molto più che illustratore, è uno di quei personaggi che mi stuzzicano senza convincermi appieno. Le sue opere hanno sostanza, sono tasselli staccati di un percorso complesso che, però, si disegna omogeneo. Ricevo il messaggio, però la mia comprensione deve migliorarsi.
Se avrò occasione di incrociare l’artista di nuovo in futuro saprò dare un giudizio più preciso, altrimenti, cari lettori, cercate di trovare voi l’occasione per vedere le sue opere di persona: ritengo che non ne rimarrete delusi. E fatemi conoscere il vostro pensiero!


Lele De Bonis
(Kitchen)


Anno dopo anno i lavori di Lele De Bonis aumentano in consapevolezza e la sua ricerca sta dando ottimi risultati. Amo in particolare le sue opere dove il metallo lavorato è in grado con riflessi e con luci interne di rendere la materia plastica e sfuggevole. Assemblaggi come “The pilot of the psiche” o i tre blocchi “METAMORFOSI 1-2-3”, volutamente incompleti come i Prigioni di Michelangelo, hanno forza espressiva e perfezione classica. Sono meno convinto quando l’autore fa esplodere di colore i suoi lavori plasmando lattine, bottiglie e ogni genere di avanzi plastici e metalli: è anche questo un esperimento stimolante e offre risultanti non banali, pur se di livello inferiore.


Gianluca Quaglia
(Living Room)


Chiudiamo la visita a SASUDEQU da dove avremmo dovuto cominciarla: il salotto è in un alloggio la stanza più condivisa, quella dove s’incontrano gli ospiti e dove si è un po’ meno padroni a casa propria.
Il salotto di Gianluca Quaglia è ricoperto di uno spesso tappeto di coriandoli (foglie, petali?) rossi, in un’immagine che di primo acchito mi ha fatto pensare a un’accoglienza sensuale e maliziosa, conturbante come l’ambientazione di una famosa scena di American Beauty, ma su tale mia interpretazione in parte ho dovuto ricredermi quando ho visto in quel morbido cumulo rosso giocare divertiti alcuni bambinelli. Questa è l’arte e questo è un soggiorno: sa offrire al pubblico/visitatore, chiunque egli sia, qualcosa che lo interessa e lo sorprende!

Paratissima 9 – 2013
Quarta parte, una piccola appendice.
Chi si rivede! - Artisti già segnalati in edizione passate di Paratissima.


Maria Ritorto


Di questa brava e raffinata scultrice ho già scritto la scorsa edizione di Paratissima e ne riparlo per segnalarla ancora e con piacere in questa occasione, confermando il giudizio favorevole.
Le sue figure estratte dalle radici d’erica - e mi è difficile pensare a un elemento più ostile e masochistico da plasmare -  essenziali eppure capaci di suggerire energia, movimento e slancio, sono la prova di come la vera arte riesca a dare sempre e comunque un’anima alla materia.
Le opere di Maria Ritorto sono creazioni originali, sempre nuove e sorprendenti, da cui è difficile non farsi affascinare.


Paola Cabuti


Anche con questa artista un ritrovarsi a un anno di distanza, però con molte sorprese. Non si respira più l’atmosfera condannata e sofferente del 2012 e scivoliamo in un mondo più tra l’onirico e il fiabesco. In “Terra di frontiera” e in “Opulenza indolenza”, un sorriso divertito si disegna sul volto del visitatore davanti alla povera gallina che sembra non trovare più il proprio corpo riflesso o al colombo che è ingrassato a dismisura. Un sorriso che può smorzarsi quando ci si comincia a chiedere di chi siano simbolo i due animali: di noi stessi? Della nostra illusione di sapere dove stiamo dirigendoci e nell’impossibilità di frenare i nostri vizi?
Riaffiora la saggezza morale delle favole di una volta, adatta e pensata per i grandi che devono imparare a guardare con occhi attenti sia il mondo sia se stessi.
Su tutto, l’ammirazione per la maestria sempre più sicura con cui Paola Cabuti plasma e prepara le proprie terrecotte.


Debora Quinto


La memoria per i nomi non è mai stata il mio forte e soltanto mentre cercavo di documentarmi sull’autrice del bell’olio su tela “La ragazza afgana”, sciaguratamente esposto in un corridoio di passaggio troppo stretto e poco adatto a una comoda analisi, ho scoperto di avere già lodato due anni fa, a Paratissima 2011, un altro suo lavoro: “Monaco tibetano in preghiera”.
La produzione di Debora Quinto sembra sia molto limitata come quantità, probabilmente è scarso il tempo che riesce a dedicare alla pittura, eppure sa raggiungere risultati eccezionali, di grande impatto e comunicativa.


E ora...
Arrivederci a Paratissima 10!

Insubria Critica ringrazia Marco Salvario per il suo reportage su Paratissima.

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