26 ottobre 2013

Il "Milione" di Marco Polo (1298)




Piccolo viaggio nella letteratura italiana

A giudizio di Alexander von Humboldt, uno dei padri della geografia moderna, Marco Polo è stato “il più grande esploratore terrestre di tutti i tempi e di tutti i paesi”. L'espressione potrebbe apparire eccessiva, anche perché non si può escludere che altri personaggi, i quali alla storia sono sconosciuti perché non hanno mai voluto o saputo scrivere nulla delle loro avventure, abbiano viaggiato in vita al pari o di più della famiglia Polo; tuttavia cosa mai si potrebbe pensare oggi di un piccolo pugno di uomini che, partiti da Venezia, vanno in Cina a cavallo (ma verosimilmente anche a piedi) e che per quasi trent'anni visitano in lungo ed in largo l'estremo oriente? Ecco, per capire l'eccezionalità dell'impresa e dell'opera che Polo ci ha trasmesso bisogna capire il viaggio con occhi moderni, per poi collocarlo nella geografia e nella storia della seconda metà del Duecento.
Fu così che il “Divisament dou monde”, la descrizione del mondo, prese forma nelle carceri di Genova, dove Marco si trovò occasionalmente a condividere la prigionia con un letterato del tempo, Rustichello da Pisa, al quale raccontò e probabilmente in una qualche maniera documentò il viaggio da lui compiuto quando era giovane.
Il “Milione” o “Emilione”, così chiamato dal soprannome con il quale veniva all'epoca identificato il ramo della famiglia Polo alla quale Marco apparteneva, fu originariamente scritto da Rustichello in lingua d'oil, cioè nel francese medievale che, soprattutto nel Norditalia, era la lingua intellettuale d'eccellenza dopo il latino.
Il successo dell'opera poliana, nonostante essa sia rimasta bruscamente incompiuta, è stato talmente grande nei secoli, con copie, rifacimenti e rimaneggiamenti in molte lingue, da aver infine creato una serie di problemi agli studiosi, primo fra i quali la perdita del manoscritto originale, che non è mai stato ritrovato. Per curiosità possiamo riportare che, ad aggi, le copie più autorevoli e fedeli dello scritto di Rustichello sono due: la più importante, in lingua franco-italiana, si trova presso la Biblioteca Nazionale di Parigi, mentre l'edizione latina, più curata e precisa (anche se parzialmente ridotta), è stata rinvenuta solo nel 1932 presso l'Archivio Capitolare di Toledo, a coronamento dello sforzo del mecenate inglese Sir Percival David e dopo i monumentali studi sull'argomento condotti dal torinese Luigi Foscolo Benedetto.
Venendo brevemente ai contenuti va detto che il testo è, se non brillante, quantomeno molto curioso, soprattutto nella prima parte, e si presenta come una sorta di zibaldone di geografia, etnologia, arte della mercanzia ed infine, più fiocamente, di storia. E' per lo più scritto in brevi capitoli, i quali molto spesso prendono la forma dell'aneddoto.
L'episodio più gustoso, alla mia lettura, è stato quello della tovaglia di 'salamandra' (cioè di amianto) che il Gran Khan avrebbe inviato in dono al pontefice e sulla quale sarebbe stato ricamato un verso del Vangelo di Matteo.
E poi ancora si legge di: pozze di olio sorgivo (petrolio) trovate in Georgia ed usate per ungere uomini ed animali contro la rogna, unicorni, l'arca di Noè in Armenia, l'uso di prestare le mogli ai forestieri ed il particolare gusto dei mariti becchi, prove di verginità, previsioni astrologiche, pesci pelosi, cannibali, gemme di dimensioni straordinarie, misurazione delle ombre come auspicio mercantile e, tra il buffo ed il grottesco, la descrizione del modo di orinare delle donne russe.
Non sorprende dunque che ogni epoca, anche la nostra, abbia avuto intellettuali affascinati e suggestionati dal testo poliano: Primo Levi, ad esempio, nel 1981 ne pubblicò alcuni stralci nell'antologia intitolata “La ricerca delle radici”; mentre Umberto Eco volle sottolinearne la modernità del testo, soprattutto per la visione nuova ed empirica del mondo promossa nel XIII secolo dal mercante veneziano. Italo Calvino infine, con le “Le città invisibili” (1972), ne propose addirittura un rifacimento in chiave moderna.
Antonio di Biase

Bibliografia:
  • Milione” a cura di Alvaro Barbieri, Ugo Guanda Editore, per la “Collana di scrittori italiani” diretta da Dante Isella e Giovanni Pozzi, 1998 – Collocazione S III 2821 della Biblioteca di Varese.
  • I libri di viaggi”, da pag. 143 a 153 de “La letteratura”, Vol 1, Baldi Giusso Razetti Zaccaria , Paravia, 2006.
Fonte iconografica: www.telegraph.co.uk

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