30 giugno 2013

Riflessione: la persona nella Bibbia


Poche note di riflessione sul cuore

 Scrive P. Beauchamp, «Nella Bibbia non troviamo un vocabolo che sia equivalente alla nozione di Persona», in L’idea di Persona a cura di V. Melchiorre, Pubblicazioni dell’Università Cattolica, Milano 1996, p. 33. Pero vi è forte l’idea dell’eletto, e questo rimanda all’unico. L’insieme degli eletti costituisce il popolo eletto. Un esempio di questa unicità dell’uomo dinnanzi a Dio è data dal Salmo 91:
[1] Tu che abiti al riparo dell'Altissimo
e dimori all'ombra dell'Onnipotente,
[2] dì al Signore: "Mio rifugio e mia fortezza,
 mio Dio, in cui confido".
[3] Egli ti libererà dal laccio del cacciatore,
dalla peste che distrugge.
[4] Ti coprirà con le sue penne
sotto le sue ali troverai rifugio.
[5] La sua fedeltà ti sarà scudo e corazza;
non temerai i terrori della notte
né la freccia che vola di giorno,
[6] la peste che vaga nelle tenebre,
lo sterminio che devasta a mezzogiorno.
[7] Mille cadranno al tuo fianco
e diecimila alla tua destra;
ma nulla ti potrà colpire.
[8] Solo che tu guardi, con i tuoi occhi
vedrai il castigo degli empi.
[9] Poiché tuo rifugio è il Signore
e hai fatto dell'Altissimo la tua dimora,
[10] non ti potrà colpire la sventura,
nessun colpo cadrà sulla tua tenda.
 
Questa unicità che prefigura la persona è correlata strettamente al cuore. Nella Bibbia, il cuore è la sede non solo dell'attività spirituale, ma di tutte le operazioni della vita umana. "Cuore" ed "anima" sono la stessa cosa. In questo senso "cuore" non è mai attribuito agli animali. Così nel Deuteronomio (6,5), è scritto: Tu amerai dunque il Signore tuo Dio, con tutto il cuore, con tutta l'anima tua e con tutte le tue forze ... ed anche nel vangelo è ripreso questo concetto, ad es. in Mt 22,37: Gesù gli disse: «Ama il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente. Ed ancora in Mc, 12,30-33, ove Gesù sintetizza la Legge, che ha a che fare direttamente col cuore, perché è scritta nel cuore, come se Dio avesse impresso nell’anima i nomoi, che sono innati: Ama dunque il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta l'anima tua, con tutta la mente tua, e con tutta la forza tua". Il secondo è questo: "Ama il tuo prossimo come te stesso". Non c'è nessun altro comandamento maggiore di questi». Lo scriba gli disse: «Bene, Maestro! Tu hai detto secondo verità, che vi è un solo Dio e che all'infuori di lui non ce n'è alcun altro; e che amarlo con tutto il cuore, con tutto l'intelletto, con tutta la forza, e amare il prossimo come se stesso, è molto più di tutti gli olocausti e i sacrifici. Su questa base il cristianesimo, soprattutto a partire da San Paolo ha costruito il concetto di Persona. Il cristianesimo dei primi secoli volle usare il termine persona per chiarire le relazioni intercorrenti tra il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo. La persona o ipostasi, dunque, fu estesa dalla deità all’uomo.  La scelta fu molto felice, anche se fu proprio alla base della famosa controversia trinitaria non sopita nemmeno dalle decisioni del Concilio di Nicea (325). Bisognò attendere San Tommaso per una formulazione della persona: in Dio la relazione non è un accidente, ma la stessa essenza divina; di conseguenza la persona è divina. Come l'essenza divina è Dio, così la paternità divina è Dio Padre, la figliolanza divina è Dio Figlio e l'amore divino Dio Spirito Santo. Nella filosofia tomistica l'uomo è persona in quanto natura distinta. San Tommaso aveva messo l'accento sull'essenza della persona, rationalis naturae individua substantia (Summa Theol., I, q.29, ad 1), ma c’è una differenza di fondo tra individuo e persona, come scriveva Mounier:  Ogni persona ha un significato tale da non poter essere sostituita nel posto che essa occupa nell'universo delle persone. Tale è la maestosa grandezza della persona che le conferisce la dignità di un universo; e tuttavia la sua piccolezza, in quanto ogni persona è equivalente in questa dignità, e le persone sono più numerose delle stelle. Il valore irrinunciabile della persona è correlato a quello della famiglia, che deve essere fondato sulla fedeltà e sull’amore coniugale. L’insieme delle persone costituisce la famiglia, l’insieme delle famiglie costituisce la società civile, che deve essere fondata sulla solidarietà e sulla giustizia sociale. Lo Stato deve adeguarsi al diritto naturale, che è la legge eterna, come la definiva San Tommaso, voluta da Dio, oltre a quella rivelata. Solo in questo senso potremmo cogliere il rapporto profondo con Dio, che è rapporto tra persone o meglio tra la nostra persona e le Persone di Dio: il Padre, il Figlio e lo Spirito. E noi siamo persona proprio in virtù di questa relazione con Dio, per cui godiamo per partecipazione, la metessi platonica, delle Persone divine e nello stesso tempo possiamo rapportarci agli altri ed a noi stessi. Le tre anime, come Platone le definiva, la concupiscibile, l’irascibile e la razionale vivono in noi. Un esempio di questo intimo rapporto con Dio ci è dato dal Singolo davanti a Dio di Kierkegaard. Il Singolo per Kierkegaard ha una grandissima importanza poiché è creato ad immagine di Dio. Kierkegaard, in base a tale realtà, attacca la filosofia speculativa e il sistema hegeliano. L'esistenza per il filosofo corrisponde alla realtà singolare, cioè al singolo. La filosofia sembra essere interessata soltanto ai concetti: si preoccupa solo di quell'esistente concreto che possiamo essere io e tu, e non dell'irripetibilità e singolarità della persona. Il singolo in sostanza è il punto su cui egli converge la sua filosofia. Contro i concetti rivendica l'esistenza. Il singolo è la categoria attraverso cui devono passare il tempo, la storia e l'umanità. Ed è il singolo l'unica alternativa all'hegelismo poiché per Hegel ciò che conta è l'umanità. Per Kierkegaard il singolo è la contestazione e la confutazione del sistema, della forma di immanentismo e panteismo con cui si tenta di ridurre e di riassorbire l'individuale nell'universale. Il singolo diviene così baluardo della trascendenza. La persona si erge contro il cristianesimo universalmente diffuso e l'organizzazione sociale dell'umanità come folla. Il singolo si pone nel cammino di riconoscere il proprio io a poco a poco: ne segue la gradualità della vita e gli stadi che impongono nell'esistenza una crescita umana. Prendiamo un passo del Diario di un seduttore: Ella è davvero bella! Povero specchio, deve essere un tormento, fortuna che non sei geloso,. Il suo viso è d'un ovale perfetto, ed ella tiene il capo leggermente reclinato così che, limpida e superba, la sua fronte pare innalzarsi senza che il pensiero la solchi d'una minima ruga. I suoi neri capelli si raccolgono, sottili e morbidi, sulla fronte. Il suo volto è come un frutto, ogni tratto dolcemente pronunciato; la sua pelle, lo sento con gli occhi, è diafana, come velluto toccarla. I suoi occhi: oh! Ancora non li ho veduti, ché sono nascosti dalla frangia di seta si quelle ciglia adunche come uncini pericolosi per chi vuole penetrare il suo sguardo. La sua testa è una testa di Madonna, purezza e innocenza l'improntano. Ella si china come una Madonna, ma non si perde nella contemplazione dell'unico, il che dona una variazione all'espressione del suo volto. Ciò che ella contempla è il Molteplice, il Molteplice sul quale il lustro e lo splendore terreni gettano un loro riflesso. Si leva un guanto per mostrare allo specchio e a me una mano destra bianca e perfetta come marmo antico, senza alcun ornamento e neppure il liscio anello d'oro al terzo dito - brava! Ella solleva gli occhi: come tutto in lei si trasfigura, pur rimanendo invariato! La fronte è un po' meno alta, il volto un po' meno regolarmente ovale ma più vivo. Anche qui, in qualunque senso, pur nella dispersione della personalità, tipo il pirandelliano Uno, nessuno, centomila, il Singolo che è la Persona per eccellenza - e torniamo all’assunto di fondo già evidenziato a principio di questo percorso (Persona=singolo=unico=eletto), - si trova sempre, volente o nolente, a doversi confrontare con sé stesso in tutti gli stadi della vita, ad esempio quelli kierkegaardiani: estetico, etico, religioso. Passiamo all’ultimo punto: il contributo della Chiesa orientale alla costruzione del concetto di persona è fondamentale. Anzi la persona è un ponte di collegamento ecumenico tra le chiese ed è fondamentale. Nella Chiesa orientale  la persona che entra nella vasca battesimale non è vista come quella persona che ne emerge. Perciò alla persona viene dato un nuovo nome, usando sempre ed esclusivamente il nome di un santo. Altra nota ad esempio è la percezione della condizione "miracolosa" dei resti mortali o reliquie, anche se questo da solo non è considerato sufficiente. In alcuni paesi Ortodossi è prassi di rimuovere le tombe dopo tre o cinque anni, a causa dello spazio limitato. Le ossa vengono lavate rispettosamente e poste in un ossario, spesso con il nome della persona scritto sul cranio. Occasionalmente, quando un corpo viene esumato avviene qualcosa ritenuto miracoloso, che mostra la santità della persona. Per quest’ultimo obiettivo abbiamo preso in esame un passo di Isacco di Ninive: Beato colui il cui cuore è stato aperto e che ha percepito qual che Dio farà al genere degli esseri dotati di ragione. È mirabile come la nature intellegibili sopportino questa gioia, esse che conoscono esattamente questa speranza, dove siano invitate esse stesse e noi. (Isacco di Ninive, La conoscenza di Dio, Mondadori, Milano 1985, p. 38). Che meravigliosa descrizione della persona umana! La letteratura in tal senso è immensa, ma ci fermiamo qui. Non ci meravigliamo affatto che leggiamo ne I fratelli Karamazov che c’è un grosso libro con la copertina gialla che copre, nella stanza di Smerdjakov il denaro che fu il movente del delitto. Quando Ivan Karamazov legge il titolo, si tratta de I sermoni del nostro santo padre Isaak il Siro, un libro che Dostoevskij possedeva e dal quale ha tratto molti spunti, soprattutto nella parte del romanzo dove lo staretz Zosima parla dell’amore di Dio.
 
Vincenzo Capodiferro

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