19 maggio 2013

"Pulsar": l'arte di Marinella Pirelli al Teatro Filodrammatici dal 21 al 25 maggio



Pulsar è una personale dedicata a Marinella Pirelli, artista scomparsa nel 2009, che si articola in cinque giorni espositivi arricchiti da performance site-specific. Pulsar è una mostra innovativa, nata dalla collaborazione tra l'Archivio Marinella Pirelli e il Teatro Filodrammatici di Milano, che ambisce a superare il concetto classico di esibizione d'arte, togliendolo dal contesto tradizionale di spazio espositivo, promuovendo l'interpretazione delle opere attraverso la creatività di altri artisti e spingendo il fruitore ad entrare in contatto con opere in movimento, la cui temporalità ciclica esprime la volontà dell'artista di cercare nuove modalità di relazione. Pulsar si propone di riavvicinare il pubblico all'arte, grazie a un cambio di prospettiva, una trasformazione della percezione del momento culturale, sia da parte di chi ne fruisce sia di chi lo organizza.

Inaugurazione: martedì 21 ore 19.30
Tutti i giorni: 16.00 / 23.00 (ultimo ingresso ore 22.00)
Performance: ore 21.00

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Fonte: Newsletter Teatro Filodrammatici - Via Filodrammatici,1 Milano - T: 02.36727550 - www.teatrofilodrammatici.eu

Libri: "Superbi, preziosi ... Giardini" di Oliva di Collobiano


Cliccare sull'immagine per ingrandirla

16 maggio 2013

"Dalle ferite al perdono": con Agnese Moro alla Pieve di Romena


Dal sito della Fraternità di Romena riportiamo il resoconto della bellissima giornata alla Pieve di Romena, di domenica 22 Aprile 2012.
 
 
 
 
Ha raccontato di suo padre, dei giorni bui del rapimento e dell’uccisione, del macigno calato nella sua vita dopo la sua morte. Ma ha anche trasmesso la voglia di andare oltre il rancore, la voglia di vendetta, il bisogno cristiano di “amare i nemici” testimoniato dall’incontro, avvenuto un anno fa, con Franco Bonisoli, uno dei rapitori di suo padre. E’ cominciato con un toccante faccia a faccia con Agnese Moro, terzogenita del grande statista ucciso dalle Br, l’incontro “Dalle ferite al perdono” organizzato dalla Fraternità di Romena insieme alla associazione comunità Papa Giovanni XXIII. La testimonianza di Agnese ha permesso di toccare in profondità parole delicate come verità, giustizia, riconciliazione e di approdare così al cuore dell’incontro: e cioè a far conoscere la storia di Carmelo Musumeci, un uomo condannato all’ergastolo ostativo, cioè a una forma di pena che non prevede alcun regime di attenuazione. Condannato al “fine pena mai” nei primi anni Novanta  per fatti di sangue legati alla sua partecipazione a organizzazioni malavitose, Carmelo ha compiuto un percorso di profondo cambiamento in carcere, accompagnato in questo cammino dall’Associazione comunità Papa Giovanni XXIII, fondata da don Oreste Benzi. 

Nel corso dell’incontro, Agnese insieme a due volontari dell’associazione Papa Giovanni XXIII, Nadia Bizzotto e Giuseppe Angelini, che da anni sono vicini agli ergastolani del carcere di Spoleto ha presentato il libro “Undici ore di un uomo ombra”, in cui Carmelo racconta le uniche undici ore di libertà che gli sono state concesse dal 1991, quando ha cominciato a scontare la sua condanna, a oggi, per discutere la sua tesi di laurea in giurisprudenza. Su quella giornata il bellissimo servizio della trasmissione Rai che puoi rivedere qui .

Dobbiamo ricominciare a credere che gli uomini possono cambiare, non sempre succede, ma può accadere” ha detto Agnese in un messaggio profondo e semplice, e sempre in sintonia con la testimonianza di suo padre, che era contrario all’ergastolo, considerato una pena “crudele e disumana”. Il grazie da parte di Carmelo è arrivato attraverso la figlia Barbara che a fine incontro ha trasmesso la sua emozione e anche i sentimenti di amore verso un padre che, anche dal carcere è riuscito a trasmetterle valori positivi. 

L’incontro ( lo potete ascoltare sul nostro podcast )  si è concluso con un toccante pensiero di chi lo ha ispirato: suor Maria Grazia, una monaca di clausura (vive nel monastero delle domenicane a Pratovecchio) che da anni è in corrispondenza epistolare con Carmelo. Ed è stata proprio la lettura di una lettera scritta da Carmelo a Maria Grazia in questi giorni a concludere l’incontro.

Il testo della "Lettera aperta a Sr Grazia" di Carmelo Musumeci si trova QUI.

15 maggio 2013

La scuola poetica siciliana

Piccolo viaggio nella letteratura italiana

 
Ad un attento lettore che volesse proporre il preciso quesito su quando e dove è nata la poesia italiana non sarebbe agevole rispondere, talmente tante sono le influenze e le circostanze che portarono ad un primo coagulo degno di nota; certamente però, nello sforzo di focalizzare una risposta compiuta, a lui andrebbero esposte le straordinarie condizioni nelle quali operarono i funzionari di corte dell'imperatore Federico II di Svevia. Tra il 1230 ed il 1250 questo gruppo di intellettuali, composto in massima parte da giuristi e notai, si fregiò infatti per mero diletto di una produzione letteraria così valida da essere in seguito unanimemente eletta dai posteri al rango di “Scuola poetica siciliana”.

Vale qui la pena di spendere due righi sulla geografia della letteratura del tempo, perché la scuola siciliana fu un movimento poetico di estrazione occitanica, cioè fortemente influenzato dalla letteratura della Francia meridionale. Quest'ultima aveva avuto larga eco in Europa per la sua qualità, ma si era diffusa anche a causa delle crociate promosse da Innocenzo III contro i movimenti ereticali, in particolare contro i catari e gli albigesi, movimenti che in quelle contrade avevano trovato un terreno particolarmente fertile alla diffusione del loro credo. Dalla Provenza quella cultura giunse dunque anche in Italia certamente anche per via di mare. Difficile dire perché proprio in Sicilia questi influssi arrivarono a dare i migliori risultati, per poi tendere a risalire la penisola fino ad Arezzo e a Firenze, passando da Bologna; quel che si può ipotizzare, senza pretendere che questa sia l’unica risposta possibile, è che lì le condizioni per lo sviluppo di una lingua e di una cultura alta fossero più adeguate, perché la contaminazione culturale di quelle terre recava, da sempre, l’impronta dei molteplici condizionamenti greci, latini e arabi.

Lo Svevo fu una figura molto controversa: rimasto orfano di padre fin da bimbo, in principio fu messo sotto la protezione di papa Innocenzo III per intercessione della lungimirante madre Costanza d'Altavilla; ma le circostanze storico-politiche lo portarono ad un progressivo allontanamento dalla curia romana, fino alla scomunica fulminata contro di lui con un pretesto da uno dei successori di Innocenzo III, Gregorio IX.

Federico di Svevia avrebbe voluto porsi al vertice di uno stato unificato, ma sarebbe forse rimasto poco più che un buon sovrano europeo se non fosse stato per la grandissima attenzione da lui data in vita al sapere ed allo sviluppo culturale: oltre alla Scuola poetica siciliana gli dobbiamo infatti l'Università di Napoli, ancora oggi a lui intitolata, e l'istituzione della Scuola di medicina di Salerno. Fu uomo cosmopolita e lui stesso poeta, sebbene la critica non abbia voluto mostrarsi magnanima con la sua produzione: certo egli ebbe rapporti strettissimi con i suoi funzionari, primo fra tutti il diretto consigliere Pier della Vigna, poi caduto in disgrazia e morto suicida: celebre perché ricordato nell'Inferno di Dante. Meno noto è il giudice messinese Guido delle Colonne, mentre il poeta più famoso e celebrato tra questi è 'il Notaro' Jacopo da Lentini, al quale si ascrive l'ideazione della metrica in sonetto ed il rimaneggiamento definitivo della metrica in canzone. Nell'antologia di queste ultime, che lo vide massimo esponente, va certamente segnalata la canzone “Meravigliosamente”, a mio giudizio una delle più belle e sentite mai scritte su un argomento amoroso.

Anche i motivi conduttori dei poeti siciliani faranno infine scuola: dopo aver ereditato dalla nascente letteratura francese i temi dell'amore cortese e dell’ amore lontano (come quello, tra storia e leggenda, di Jaufré Rudel per la contessa di Tripoli), essi svilupperanno una propria concezione dell’ “amor fino”, la quale troverà la sua massima espressione proprio nelle rime del Notaro e sarà lasciata in eredità agli stilnovisti emiliani e poi toscani.

Antonio di Biase
Bibliografia:
  • La lirica del Duecento in Italia”, da pag. 160 a 185 de “La letteratura”, Vol 1, Baldi Giusso Razetti Zaccaria , Paravia, 2006. Dello stesso volume inoltre “La figura dell'intellettuale nell'età comunale” da pag 186 a 207.
  • Storia della letteratura italiana” di E. Cecchi e N. Sapegno, Garzanti, 2001)
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Pubblicazione riservata a Insubria Critica.
Fonte iconografia: Google da www.altezzareale.com .

14 maggio 2013

Il presente è tutto ! Riflessioni sulla categoria esistenziale della temporalità

 
“Il presente è tutto!” soleva ripetere Tommaso Pedio prima di morire. La vita è come un fiume in piena, a volte percorre tragitti comodi e sinuosi, a volte percorsi ardui e cascate. La vita non è qualcosa che ci appartiene in modo egoistico e singolare, ma è energia che ci ricollega all’universo, anzi all’insieme infinito degli universi, che spesse volte abbiamo chiamato Panverso. Noi siamo come degli accumulatori di energia vitale. Questa energia pullula innanzi a tutti. Essendo dei centri energetici, ognuno di noi ha un alone di elettricità. Siamo unici, ma in comunione con tutti gli esseri viventi, compresi gli astri. Il mondo stesso è un grande animale vivente, ed ha una grande anima. Ogni evento della vita è importante. Ci sono eventi che possiamo modificare con la nostra volontà, altri si possono vivere al meglio, soltanto se si impara ad accettarli. Facciamo alcuni esempi: cambiare casa, spostarci da un luogo all’altro, scegliere con chi sposarsi, andare al cinema o andare al teatro. Altri eventi: la salute, una malattia, una morte improvvisa, la nostra nascita. La vita è il dono più bello che abbiamo. Nonostante le difficoltà di ogni giorno continua ad essere bella. Si rischia però di trasformare la quotidianità in banalità. Dobbiamo sfatare i miti ideologici che cercano di ingabbiare la vita. L’esistenza non deve essere vista come qualcosa di negativo. L’esistenzialismo è una grande malattia dell’anima. È ora di costruire un esistenzialismo positivo che dia il giusto valore all’esistenza. L’esistenza è più preziosa dell’essenza. Le categorie esistenziali non possono essere solo l’angoscia e la disperazione. Quali sono le categorie dell’esistenza vera? «Amaro e noia la vita, altro mai nulla,» scriveva Leopardi in A se stesso, riecheggiando Schopenhauer, «la vita è dolore e noia». «Dei sette giorni della settimana sei sono dolore, il settimo è noia». Queste sono le categorie dell’esistenza secondo Schopenhauer. Eppure egli stesso perché non visse all’insegna di questo pensiero. Anzi fu attaccatissimo, al contrario di Leopardi, alla vita, con tutti i suoi agi e le sue possibilità ed i suoi trionfi. Geloso di Hegel finché fu in vita. Quando morì accolse l’attenzione del pubblico e ne godé subito. E d’altronde «non è necessario che un uomo bellissimo sia un grande scultore o che un grande scultore sia un bell’uomo». L’esistenza in realtà non è soltanto dolore e noia o angoscia e disperazione. L’essere qui ed ora è già un dono meraviglioso come e perché sia accaduto non importa, l’importante ed essere qui adesso, già questo ci deve dare gioia, la gioia di vivere e ammirare ogni bellezza che ci circonda dimenticandoci per un momento delle cose create dall’uomo ed apprezzando tutto ciò che fa parte della natura e di noi. Come ad esempio: Un fiore, un uccellino, un albero, un prato verde e fiorito, le montagne, la neve, le spiagge ed ogni cosa che ci dona la natura. Noi ci troviamo gettati in questo orizzonte perché mai questo gettamento dovrebbe portarci ad un sentimento doloroso. Noi ci troviamo tra le datità del tempo e dello spazio. Noi siamo essere del momento perché viviamo questo momento e non un altro. In ogni tempo ci sono i futuristi e il passatisti. Molte persone passano la loro vita, il loro tempo, pensando al loro passato, alle perdite delle persone care, ai sogni mai avverati. E passano la vita a torturarsi con tutti questi pensieri che vivono soltanto nella propria mente e che non permettono loro di guardare oltre. I passatisti sono sempre coloro che vivono nel passato ma non considerano mai il loro presente né il futuro, per questo vivono in una perenne nostalgia, sono sempre tristi, senza nessun obiettivo nella vita. Questo perché il loro pensiero è cosi occupato nel pensare al passato che non lascia spazio per le cose belle che sono oggi presenti e che potranno esserlo in futuro. Poi ci sono i futuristi, coloro che vivono pensando ad un ideale a volte anche irraggiungibile. Sono così pressi dal dover essere a tutti i costi qualcuno o a raggiungere qualcosa che dimenticano chi sono essi stessi. I futuristi molte volte dimostrano di avere tanto entusiasmo di iniziative e di buoni propositi, però si dimenticano del loro presente, trascurano di curarsi, e tralasciando oggi singola cosa, i futuristi distruggono il passato e distruggono il presente, ma anche loro stessi pensando solo al futuro. Il pensare, il sentire ed attuare sono cose che devono essere valutate insieme per poter ottenere risultati nella vita. Non posso pensare solo al passato e dimenticarmi del mio presente o del mio futuro perché mi troverò sempre alla fine della mia corsa uguale o peggio a prima. Allo stesso modo non posso solo pensare al mio futuro senza tener conto del mio passato e del mio presente. Bisogna vivere al meglio il presente, che è l’unica cosa certa che abbiamo e che come tale deve essere vissuta intensamente, prendendo input delle esperienze positive o negative del passato ma non in maniera esclusiva ed assoluta: le esperienze ci saranno sempre utili nel presente e nel futuro. Nello stesso tempo anche il futuro è importante, avere un meta è importante, perché se non abbiamo un obiettivo nella vita non andremo da nessuna parte, non importa come lo otterremo e come faremo per raggiungerlo, l’importante è iniziare a camminare verso ciò che desideriamo. È come quando il nostro desiderio è di andare in una città qualunque sia, con il nostro sguardo non riusciamo a vedere subito il luogo della destinazione, ma per poter arrivarci dobbiamo comunque prendere una strada che ci porterà presso la nostra meta. Il presente non ha tempo, ci sembra di essere sempre e siamo nel presente. Tutto quello che abbiamo, tutto quello che pensiamo lo possiamo fare solo nel presente, per cui arriveremo a dire non più “abbiamo tempo” ma “noi siamo il tempo”. C’è una differenza tra vivere ed esistere: vivere è lo stato dell’essere insieme a tutte le creature ed esistere invece è lo stato di essere insieme a tutte le cose e il sentimento di libertà di chi si sforza di andare avanti per superare sempre se stesso. L’esistente nega tutte le essenze per affermare solo egoisticamente la propria esistenza. Certi uomini sono vissuti poco eppure sono diventati grandi più di tanti che hanno vissuto a lungo ma non sono vissuti affatto. Non è la quantità del tempo che conta ma la qualità. Ecco perché dobbiamo vivere al meglio oggi singolo giorno della nostra vita. Le generazioni del passato amavano la staticità e il mobilismo. Altre amavano l’attivismo e la storia, oggi si ama più che mai il futuro. Si sono succedute nella storia tre epoche: idealismo, medioevo, lo storicismo età moderna e il futurismo e l’età contemporanea. Oggi abbiamo la febbre della comodità non siamo capaci più neanche di salire una scala dobbiamo prendere l’ascensore; non siamo più capaci di andare a piedi neanche per dieci minuti, c’è l’auto c’è il tran; oggi abbiamo la febbre della fretta, non siamo più capaci di andare piano. La vita è diventata una corsa pazzesca con i nervi sempre tesi. C’è tempo più per pensare? C’è tempo per meditare? Così la nostra vita si perde nelle illusioni della curiosità e ci viene posta davanti agli occhi della velo mediatico: curiosità in tutto, in cultura in morale, in politica. Si va più al cinema? Al teatro? C’è il tempo per leggere in dettaglio il giornale? C’è tempo per leggere? C’è tempo da dedicare agli altri? Ai figli? Al proprio compagno o compagna? Riusciamo più a distinguere il vero dal falso? Il vizio dalla virtù? Il bene dal male? C’è la febbre del successo della apparenza non dell’essere, si dice che vive bene solo chi riesce ed ha successo nella vita, in realtà non sappiamo affatto con quante difficoltà vivono le persone di successo ed è estimato ed apprezzato chi nella vita ha saputo osare. Ma quanti morti hanno provocato gli eroi? Il vero successo è già la vita anche se la più banale o più anonima. La vita è come un fiume esso nasce dalle montagne scorre rapido verso il mare e poi evapora e ritorna a piovere. Noia? Angoscia e disperazione derivano dal desiderio e dalla brama, dalla parte che Platone definiva concupiscibile dell’anima. Basta con il pensare solo al futuro buttando e sprecando il presente, bisogna vivere il presente per poter arrivare energici al futuro.
 
Yelice Feliz

13 maggio 2013

La storia non deve ripetersi, quando è storia di illegalità e di scarsa umanità

Da diverso tempo collaboro con Carmelo Musumeci a far conoscere il problema dell’ergastolo ostativo.
A fianco di nomi noti, come ad es. il dr. Veronesi, la Hack, Vecchioni, ecc. continuo a seguire i loro problemi di vita quotidiana e la loro battaglia.
Qui, di seguito, un brano che li riguarda.
Miriam Ballerini
 
La storia non deve ripetersi, quando è storia di illegalità e di scarsa umanità
 
 
Carmelo Musumeci è uno degli ergastolani improvvisamente trasferiti dal carcere  di Spoleto alla fine di luglio 2012 quando, con una decisione che è stata da più parti criticata, il Dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria ha deciso di chiudere la sezione AltaSicurezza1 di quell’istituto, interrompendo bruscamente l’esperienza forte e significativa degli ergastolani di Spoleto, che da anni portavano avanti con volontari e operatori tante iniziative. Carmelo Musumeci, da anni promotore di una campagna contro l’ergastolo, due lauree, diversi encomi e un percorso importante di rieducazione, confermato anche da eccellenti relazioni trattamentali, è stato trasferito nel carcere di Padova.
Appena arrivato Carmelo ha chiesto con forza che venisse rispettato il diritto alla cella singola per i condannati all’ergastolo, ma si è scontrato con una situazione di grave sovraffollamento che non prevedeva il rispetto di quanto stabilito in materia dall’art. 22 del Codice penale, e ha passato le prime settimane nella sezione di isolamento. Solo con la mediazione e il dialogo stabilito con la direzione dell’istituto padovano Carmelo ha ottenuto  di poter stare in una cella singola.
Ora la storia sembra ripetersi perché, in una situazione che nonostante le condanne e i richiami della Corte Europea non sembra destinata a migliorare in alcun modo, il sovraffollamento ha raggiunto livelli tali da richiedere anche agli ergastolani di Padova di stare in due o più all’interno di celle, che dovrebbero contenere una sola persona.
Ieri Carmelo e altri suoi compagni hanno chiesto di restare nelle loro celle, nel pieno rispetto della legge e delle disposizioni in materia penitenziaria, confermate anche da un’ordinanza del  Magistrato di Sorveglianza di Padova, n. 2012/1543 del 25/10/2012, che recita: “ (...) Orbene osserva il Giudice che sussiste il diritto del detenuto all’allocazione in cella singola ai sensi dell’art. 22 c.p. in quanto condannato all’ergastolo con isolamento notturno”.
Ciò nonostante la loro richiesta non è stata accolta, pur avendo Carmelo e i suoi compagni fatto una importante affermazione, che vogliamo qui riportare: 
"Ci teniamo però a dichiarare che quando ci sarà anche per noi il rispetto costituzionale della funzione rieducativa della pena e sarà data anche a noi una speranza dalla legge, una sola, di tornare un giorno uomini liberi, accetteremo di stare non in due in una cella, ma in quattro.
A Padova Carmelo ha faticosamente ripreso un buon percorso soprattutto all’interno della Redazione di Ristretti Orizzonti, grazie alle numerose e preziose occasioni di confronto e anche all’incontro con scolaresche e persone esterne al carcere.
I firmatari del presente appello credono fermamente che uno Stato, che non riesce a rispettare le sue stesse leggi e fa vivere le persone in condizioni di illegalità, perda il diritto di punire chi oppone resistenza pacifica ad un  trattamento non rispettoso della legge,
per cui chiediamo al Dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria di non prendere provvedimenti punitivi, ma di accettare un percorso di confronto e di mediazione
ma abbiamo anche chiesto a Carmelo e ai suoi compagni di fermarsi e di condividere temporaneamente la cella in due, dimostrando così di essere più rispettosi della legge delle istituzioni stesse, che pensano di rieducarli usando l’illegalità.
 Da parte nostra:
ü     garantiamo l’impegno per una battaglia per l’abolizione dell’ergastolo, che ha per prima tappa il superamento dell’ergastolo ostativo, e che gli ergastolani non possono e non devono combattere da soli
ü     confermiamo il nostro sostegno per il diritto dei detenuti a vivere in carceri rispettose della dignità di un essere umano, che consiste anche nel diritto alla cella singola per chi sconta pene lunghissime o senza fine
ü     ci impegneremo al loro fianco, con tutte le energie e le risorse che abbiamo, ma nel frattempo chiediamo agli ergastolani di sospendere anche lo sciopero della fame annunciato per la prossima estate, e di accettare di non mettere a repentaglio la loro vita e di lottare insieme a noi e alle loro famiglie per il diritto ad un fine pena per tutti e alla possibilità di reinserimento e di rieducazione, senza esclusione alcuna, così come sancito dall’articolo 27 della nostra Costituzione.  
 
§        Ristretti Orizzonti
§        Comunità Papa Giovanni XXIII
§        Associazione Antigone
§        Associazione Papillon di Rimini e Bologna
§        Memoria Condivisa - Familiari di vittime dei reati
§        Associazione Socialismo e Riforme
§        Margherita Hack (Trieste)
§        Andrea Pugiotto (Ordinario di diritto costituzionale nell'Università di Ferrara)
§        Agnese Moro (Roma)
§        Manlio Milani (Associazione Familiari caduti strage di Piazza Loggia) (Brescia)
§        Don Marco Pozza (cappellano della Casa di Reclusione di Padova)
§        Francesco Ferrante (già Senatore PD) (Roma)
§        Mariapia Garavaglia (già Senatrice PD) (Roma)
§        Alfonso Papa (Politico)
§        Massimo Niro (Giudice civile, ex Magistrato di Sorveglianza) (Firenze)
§        Ersilia Salvato (Docente) (Roma)
§        Monastero Domenicane (Pratovecchio - AR)
§        Giovanna Donzella (Psicologa penitenziaria) (Padova)
§        Francesca De Carolis (Giornalista e scrittrice) (Roma)
§        Livio Ferrari (Garante dei diritti delle persone private della libertà) (Rovigo)
§        Agnese Pignataro (Saggista) (Lione - Francia)
§        Associazione Yairaiha Onlus (Assoc. per i diritti dei detenuti) (Cosenza)
§        Giulio Petrilli (L' Aquila)
§        Umberto Grassi (Avvocato) (Pieve Fosciana - LU)
§        Pier Francesco Gasparetto (Docente di Letteratura Inglese, Università di Torino) (Biella)
§        Gianni Massa (Giornalista e Segr. Ass. Socialismo Diritti Riforme) (Cagliari)
§        Umberto Curi (Dir. Centro ricerche Storia e Fil. della scienza Univ. Padova) (Padova)
§        Roberto Segatori (Prof. di Sociologia politica Univ. Perugia) (Foligno - PG)
§        Giovanni Tavernari (Avvocato) (Varese)
§        Sandro Mezzadra (Prof. Filosofia Politica, Università Bologna) (Bologna)
§        Annamaria Cotrozzi (Ricercatrice, Università Pisa) (Pisa)
§        Antonio Vallini (Prof. Diritto Penale, Univ. Firenze) (San Giuliano Terme - PI)
§        Mario Pirovano (Attore) (Gubbio - PG)
§        Livio Ferrari (Garante dei diritti delle persone private della libertà) (Rovigo)
§        Francesca Vianello (Ricercatrice in Sociologia del Diritto, Univ. Padova)
§        Saverio Stano (Avvocato, Consigliere Camera Penale Ferrara) (Ferrara)
§        Augusto Cerri (Docente Diritto Costituzionale Univesità Roma) (Roma)
§        Padre Luigi Lorenzetti (Direttore Rivista di Teologia Morale) (Bologna)
§        Marco Boato (Ex Parlamentare) (Trento)
§        Giuseppe Mosconi (Docente Sociologia Università di Padova)

La politica economica e monetaria dell'unione europea

LA POLITICA ECONOMICA E MONETARIA DELL’ UNIONE EUROPEA
ALBERTO QUADRIO CURZIO : L’EUROPA DEVE VOLTARE PAGINA!
                                di ANTONIO LAURENZANO
“La drammatica crisi economica che dal 2008 ha investito l’Europa durerà ancora per qualche tempo se non cambieranno le politiche economiche europee”. Questo il parere dell’economista Alberto Quadrio Curzio, Professore emerito di Economia politica all’Università Cattolica di Milano, intervenuto a Como, al Congresso Lions, parlando di politica economica e monetaria dell’Unione europea.
Fortemente criticata la politica adottata dall’ Uem, “una politica di rigore fiscale per ricondurre i conti pubblici di taluni Paesi a una condizione di sostenibilità nel tempo”. Tante prescrizioni sotto la regia della Germania: “Berlino, ha osservato Quadrio Curzio, ha imposto una politica di rientro dei deficit e dei debiti pubblici talmente accentuata da determinare gravosi effetti recessivi.” Una dura politica di aggiustamento che, attraverso l’inasprimento della leva fiscale, ha messo in grosse difficoltà quei Paesi, come l’Italia, con forte debito pubblico, alle prese con problemi di bilancio e con una precaria economia reale. Dall’Europa un diktat gravoso per i conti pubblici italiani: pareggio di bilancio entro il 2013, impegno a far scendere il debito pubblico di trenta miliardi l’anno a partire dal 2015! Si rischia l’apnea!...
Ma è la stessa Europa, ha rilevato il relatore, a soffrire una crisi che ci ha riportato indietro nel tempo, al 1929. “Il tasso di disoccupazione ha toccato il 12%, 25 milioni sono i disoccupati di cui ben 5 milioni sono i di giovani, fra i 15 e i 25 anni. Una situazione molto pesante e in queste condizioni adottare una politica restrittiva ha significato causare recessione ma anche disoccupazione.” Nel 2013 l’Europa avrà un tasso di crescita vicino allo 0%, gli Stati Uniti viaggiano attorno al 2,5%. “Un paradosso, ha commentato Quadrio Curzio, se si pensa che la crisi è scoppiata proprio negli USA ed è stata esportata in Europa. Gli Stati Uniti stanno riprendendo a crescere con innovazioni tecnologiche, con tassi di disoccupazione che stanno rapidamente scendendo grazie a politiche espansive!”
E allora, perché la Germania di Angela Merkel si è ostinata a perseguire una politica recessiva così disastrosa per l’economia dell’Unione europea? Chiara e lucida sul punto l’analisi di Alberto Quadrio Curzio. “Due le ragioni: un antichissimo ricordo delle condizioni fallimentari in cui la Germania era caduta ai tempi della Repubblica di Weimar : paura dell’inflazione, paura di eventi traumatici da un punto di vista istituzionale. La seconda ragione è riconducibile alla scarsa credibilità agli occhi dei tedeschi del Paesi mediterranei con finanze pubbliche off limits tali da rischiare un rovinoso default, trascinando dietro tutta la finanza pubblica tedesca e le banche con forti esposizioni nei Paesi periferici, dalla Grecia alla Spagna.” Una ragione quindi storica e un’altra di “autodifesa”. Sullo sfondo di queste motivazioni l’errato convincimento dell’opinione pubblica tedesca della eccessiva “generosità finanziaria” della Germania nei confronti degli altri Paesi europei. “Una diffusa avversione di natura di psicologia sociale”.
Ecco perché il Governo tedesco, pressato dai ricordi storici, dai timori di dissesti finanziari dei Paesi del Sud e dalla teutonica opinione pubblica , ha scelto la strada del rigore, con buona pace dei vincoli di solidarietà che sono alla base dei Trattati europei! Per fortuna, grazie a Francia e Italia, “è in corso un ripensamento di queste politiche per rilanciare la crescita e ridurre i tassi di disoccupazione”
In chiusura, qualche battuta sull’Italia. “Io non credo che l’Italia andrà a fondo, anche se la crisi è gravissima. Occorre puntare sull’occupazione giovanile, su una politica economica interna più espansiva, compatibile con l’Europa, riducendo il prelievo fiscale e riformando la macchina pubblica per essere vicini all’economia reale, far scendere il debito pubblico senza ricorrere a misure di finanza straordinaria che tanto aggiustano …. quanto rompono!”

10 maggio 2013

Miriam Ballerini parla con Cinquew.it del suo libro "L'ultimo petalo"




Miriam Ballerini parla con Cinquew.it del suo libro "L'ultimo petalo"

 

ROMA - "L'ultimo petalo" è il titolo del libro scritto da Miriam Ballerini. Una raccolta di racconti, con ognuno una poesia personale che esalta il senso del proprio contenuto. La scrittrice lombarda parla di ultimi, di angoli e io, incuriosito, non avendo letto ancora le sue parole, ho stabilito con lei un contatto "elettronico" per viaggiare insieme nel libro. Ma uscire anche dalle pagine del suo lavoro per indagare l'essere umano. Noi.
Ballerini, le tre parole che più le ritornano de "L'ultimo petalo"...
Margherita per il titolo. Perdono, questo sconosciuto. Uomini, intesi come umanità, perché da sempre scrivo di narrativa sociale, e delle crepe del nostro animo e del nostro vivere.
Una prostituta la colloca tra gli ultimi? Chi sono i “suoi” ultimi?
I miei ultimi sono le persone che la società emargina. Gli imperfetti, chi sbaglia, chi si sporca… gli ammalati, soprattutto chi ha problemi mentali. Tutti quelli che per un motivo o per un altro vengono considerati diversi.
E chi sono i primi?
In realtà, se fosse per me, questa distinzione non esisterebbe. Io vedo solo persone! Ma per la società i primi sono coloro che vivono seguendo regole e comportamenti stabiliti. Chi ha e si mostra sempre efficiente.
La follia degli esseri umani, i cosiddetti pazzi le ispirano prosa o poesia?
Per loro ho scritto un romanzo, “La casa degli specchi”, uscito nel 2004. In seguito ci sono stati racconti e poesie. Sono molto vicina a questo genere di tematiche. Io soffro di attacchi di panico, spesso ho tenuto congressi su questo tema, perché la gente ha paura di ciò che non comprende; o magari ne soffre e teme il giudizio. Mettersi in primo piano e dimostrare che si può convivere con la malattia e vincerla, offre un ampio respiro a chi non ha il coraggio di affrontare il problema. A tutt’oggi collaboro con vari centri che ospitano malati psichici, portando mostre fotografiche di mio marito Aldo Colnago, oppure in occasione di congressi dove si parla di scrittura come una sorta di terapia.
Quando lei scrive, pensa a se stessa o a chi dovrà leggere le sue opere?
A me come una sorta di terapia, un rifugio, ma anche un posto dove scaricare il troppo che vedo e che sento. La persona che dall’inizio ha seguito la mia carriera, la professoressa Maria Chiara Sibilia, mi ha sempre detto che io non mi interesso del lettore, ma che scrivo principalmente per dare voce a questi problemi, accidentalmente piaccio anche a chi mi legge!
Di cosa può caricare maggiormente le pagine di un libro la penna di una scrittrice rispetto alla penna di uno scrittore?
Non saprei, tutto dipende dalla persona. Non credo che tutte le donne siano più sensibili degli uomini…sono solo luoghi comuni. Forse gli scrittori sono più pratici, le donne badano più al lato sentimentale, ma è solo una fragile supposizione!
A cosa serve oggi un libro. Pare non si mangi...
I libri, in generale, sono cibo per l’anima. Insegnano, portano in altri mondi; ci sollevano distraendoci. Credo che non potrei mai rinunciare alla lettura, perché ogni giorno della mia vita possa ricevere un nuovo insegnamento, possa cogliere una frase preziosa, possa anche confrontarmi o scontrarmi con quanto scritto, per aiutarmi (cosa non facile in questo mondo di tv e inquadramenti vari), a continuare a ragionare con la mia testa.
Ballerini, lei al tavolo di un bar con quale autrice e quale autore passato? Un complimento, un attestato di stima che rivolgerebbe all'una e all'altro...
Mary Shelley, autrice di Frankenstein. Ammirazione per una donna del suo tempo che scriveva di horror. Io, stranamente, scrivo di narrativa sociale, ma sono appassionata di horror e thriller. Indubbiamente le invidio la capacità di spaventare e creare la suspence che io non ho!
Dostoevskij, che ho scoperto solo dopo che qualcuno mi disse che la mia scrittura glielo ricordava (sacrilegio!!); mi complimenterei con lui per la scelta dei temi, perché anche lui guardava negli angoli alla ricerca degli ultimi e, decisamente, al suo tempo e nel suo lato di mondo, dovette impiegare molto coraggio.
La felicità arriva o la si ricerca?
Arriva inaspettata. Non si può cercarla, secondo me, perché si rischierebbe di rimanere degli eterni infelici, illusi di trovare chissà quali grande cose. Invece la felicità sono piccoli gesti, accenni, sorrisi: il mio cane che è contento di vedermi, un bacio sulla fronte, un bambino che mi corre incontro… quanta semplice felicità!
Oggi, quante pagine vorrebbe aggiungere e quante, eventualmente, togliere a "L'ultimo petalo"?
Non per presunzione, perché non si è mai sicuri del proprio lavoro, ma lo lascerei così com’è… inutile sconvolgerlo, meglio dargli la possibilità di farsi amare o odiare per ciò che è.
Di solito, quante volte legge i suoi libri a pubblicazione avvenuta?
Nemmeno una! Tanto che spesso sono i lettori a ricordarmi i nomi e le scene! Io, finito il lavoro, già sto pensando ad altro!
Quando ha scritto il suo primo libro, il titolo, quanti anni aveva...
Il primissimo, ingenuissimo libro aveva come titolo “Gabbie”, parlava di carcere e avevo 14 anni! Il primo romanzo pubblicato, invece, nel 2002, all’età di 32 anni “Il giardino dei maggiolini”.
Chiudiamo comunicando ai lettori di Cinquew.it dove è possibile trovare questo suo ultimo lavoro, il nome dell'editore e quanto costa...
Il mio ultimo libro s’intitola “L’ultimo petalo”, Serel International, costa 15 euro e lo si può cercare nelle librerie, oppure sui cataloghi online quali ibs, libreria universitaria, bol. Chi lo volesse acquistare direttamente dalla casa editrice: info@serelinternational.com Per chi, invece, lo volesse autografato con dedica può richiederlo alla sottoscritta: miriamballerini@alice.it
La ringrazio direttore per la sua intervista e attenzione nei miei confronti e saluto tutti i suoi lettori.

di Giuseppe Rapuano

Ringraziamo il Direttore Giuseppe Rapuano per la concessione all'inserimento dell'intervista su Insubria Critica.
La redazione.
 

Perché lasciare morire Raffaele Cutolo in regime di tortura del 41 bis? a cura di Carmelo Musumeci

Perché lasciare morire Raffaele Cutolo in regime di tortura del 41 bis? La gente fuori ha diritto di sapere cosa accade dentro un carce...