25 marzo 2013

Giuliana Ciaccia: una narrativa del "fanciullino" tra impossibile e reale


 
Giuliana Ciaccia nasce a Matera nel 1970. Come scrive il prefatore Filippo d’Agostino a Il segreto della montagna di fuoco, edito da Work Media Marketing a Milano nel 1998, Giuliana «vive l’infanzia e poi l’adolescenza fra Montalbano Jonico e Varazze in Liguria, dove frequenta le scuole medie. Per un certo periodo della sua vita fa l’acconciatrice, ma la passione per la scrittura, che nasce in lei prepotentemente, la porta ad abbandonare ben presto il lavoro, per dedicare gran parte del suo tempo a romanzare le sue fantasie riflesse soprattutto nel magico mondo dei bambini. Ai bambini, Giuliana è affezionatissima, tant’è che all’età di ventidue anni si sposa con un commercialista del luogo e ben presto diventa mamma di due splendidi bambini: Lucio e Checco». Su queste storie luccicanti dell’infanzia sono sempre puntati i riflettori della narrativa di Giuliana Ciaccia e questo fantastico mondo dell’eterno fanciullino, che, come sosteneva Pascoli, è sempre in noi, viene riflesso in tutti gli scritti di Giuliana, questa giovane e promettente scrittrice, di cui segnaliamo, oltre a Il segreto, Viaggio negli Inferi, dello stesso editore, del 1999, e L’impossibile diventa realtà, edito da Aletti nel 2008. Il mondo del fanciullo, quel freudiano mondo dell’Es, si ribalta con tutte le sue contraddizioni ed i suoi aneliti, i bisogni spezzati ed i desideri irrisolti, le proiezioni ed i progetti che stanno alla base di ogni vita, di ogni religione, di ogni speranza. Così scrive Giuliana nel Viaggio, un’esperienza letteraria felice, tanto cara alla letteratura classica sull’argomento, da Omero a Virgilio, da Dante a tanti altri: «saggio David, come procedono? Chiese Iddio. Mio Signore, giocano lieti e spensierati. Smit e Vanny, tornati bambini, incominciarono una nuova vita di felicità, e il loro amore, come un candido giglio, era più dolce e più forte che mai. Ebbene sì, Vanny e Sandy erano la stessa persona, poiché il Diavolo l’aveva rapita nel regno di Osiris, per il suo turpe piano. Sandy e Alan si erano appartenuti al passato, e ora Vanny e Smit perpetuavano per l’eternità quell’unione». Risuona il tema forte dello sdoppiamento tra fantastico e reale, tra paradiso e inferno, tra metafisico e fisico in quella eterna lotta. «Riuscirà lo spirito del bene a sopprimere il male?» scrive ancora Giuliana in L’impossibile diventa realtà, «E se toccasse a Crisby … Scopriamolo insieme … La lotta si rivelò mordace. Il male sopraffece più volte il bene tra magie e tranelli architettati con scaltrezza e perfidia. Scontri di luci tuonanti e immortali si cozzarono con prorompenti esplosioni mentre l’abisso di lì a poco sarebbe stato inghiottito da un’enorme voragine». Questa lotta che porta il dissidio tra tutte le cose, nella narrativa della Ciaccia, però, non va vista in funzione esclusiva ed irriducibile. Giuliana sa considerare il male in funzione del dramma catartico, in funzione dialettica e non tragica. In questo dramma i protagonisti sono sempre liberi e responsabili ed il campo di battaglia ove le forze si combattono non è passivo, ma attivo. Così nell’isola felice e solitaria, quelle creature intelligenti, grazie alle cure della fata riescono a sopravvivere anche alla lotta contro le forze del male. In fin dei conti quelle forze che si combattono non sono altre da quelle dell’uomo stesso.

Vincenzo Capodiferro

 

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