02 febbraio 2013

Libri: "L'atto creativo in Baudelaire" di Silvia Peronaci

 
Silvia Peronaci
L'ATTO CREATIVO IN BAUDELAIRE
Edizioni Solfanelli
[ISBN-978-88-7497-770-3]
Pagg. 72 - € 7,00
 

Con un taglio filosofico inedito l’autrice si propone di rimeditare qui la ricezione dei Fiori del Male scavalcando la dicotomia di Spleen e Idéal su cui tanta critica ha incentrato le proprie analisi. L’indagine stringe il fuoco sui modi di creare in Baudelaire e ne ricostruisce, a suo modo, la fenomenologia.
A segnare i margini estremi del dualismo nativo di Baudelaire non sono, come sembra, i due poli che pur intitolano la prima e più lunga sezione del suo canzoniere. Dietro quelle due celebri istanze, secondo la filosofa, è possibile ravvisare un’altra «polarizzazione» che fa filare l’anima baudelairiana da un capo all’altro del telaio artistico: quella tra essere e divenire, tra stabilità e alterazione, tra esistenza costruita, perfetta ma impersonale, ed esistenza vissuta, imperfetta ma personale.
Si tratta, in fondo, di un invito a pensare l’esperienza come qualcosa di meno immediato di quel che comunemente si crede, a ripensarla nel suo legame con il preciso gesto interiore che si è scelto di fare più o meno consciamente. Il lettore vedrà che, se il tipo di azione intrapresa da Baudelaire consiste nel metter mano alla parola poetica per difendersi, per farne un uso ancora troppo materiale, individualistico e non individuale, il risultato non è un’esperienza di vita ma la «geometrizzazione» della vita stessa, la sua violenza. Quando invece Baudelaire intraprende la parola poetica non già per ripararsi dagli altri ma per «essere tra gli uomini» allora tale presa di posizione confluisce in un’esperienza che si umanizza.
Spesso l’esperienza non è negativa in sé ma relativamente al gesto – meccanico o vivente – con il quale il poeta dei Fiori ci interagisce. Questo il motivo per il quale Silvia Peronaci ha creduto di rinvenire nella creatività baudelairiana gli ordini distinti di un atto geometricamente costruito, che rompe con le cose e le rifugge, e di un atto fenomenologicamente vissuto, che va «dritto alle cose».
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Fonte: Ufficio Stampa Edizioni Solfanelli

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