22 febbraio 2013

"Gabbia d'acciaio" di Philip Kerr


© 1996 Rizzoli Pag. 393  € 14,00 ISBN 8817372998
In copertina si legge: “La risposta inglese a Micheal Crichton”, del Financial Times. Leggendo, si scopre che questa definizione si avvicina molto alla realtà. Non troviamo dinosauri ricreati dall’uomo che finiscono per rivoltarsi contro ai loro “padri”; ma l’intento segue lo stesso filo conduttore. Il soggetto è un palazzo di ultima generazione, un edificio “intelligente”, interamente gestito da Abraham, un computer. E’ lui che si occupa del funzionamento dell’impianto di climatizzazione, degli ascensori, le porte, le serrature; perfino la pulizia dei bagni e dell’ingresso! Alla soglia dell’inaugurazione, dove già si sono delineati il caratteraccio dell’architetto che lo ha ideato, Ray Richardson, e le peculiarità degli altri personaggi che hanno lavorato per creare questa meraviglia tecnologica, un tecnico e un guardiano notturno vengono trovati morti all’interno della costruzione. All’inizio, si pensa alla mano di un folle, o a una tremenda fatalità. A questo punto, il lettore viene sorpreso, riga per riga, dalla terribile verità che si delinea, quando Richardson e i suoi collaboratori, rimangono bloccati nel grattacielo. Uno dopo l’altro, sembra siano tutti destinati a fare una fine orribile, decisa dalla mente del computer. Il modo di narrare di Kerr è abile, avvincente, informato. I capitoli, suddivisi in libri, sono tutti preceduti da frasi scritte da altri scrittori e architetti. In alcuni capitoli, mentre Abraham si avvia sulla strada della onnipotenza, troviamo scritte le sue parole e i suoi pensieri. “ Undici persone morte, e in meno di trentasei ore! Una cosa che faceva capire quanto la gente fosse vulnerabile di fronte al mondo che essa stessa si era costruito. Quanto fosse pericoloso il mondo efficientista, energetico, automatizzato, cablato, che la scienza aveva portato alla luce. Era facile essere uccisi, se si sbarrava la strada alle macchine. E quando una macchina si guastava, si finiva sempre per sbarrarle la strada. Come facevano scienziati e ingegneri a non capirlo?”. Vale la pena di aggiungere le tre frasi che completano il retro della copertina: Hanno progettato il grattacielo perfetto. Gli hanno dato un cervello proprio. E ora ha deciso di usarlo.
© Miriam Ballerini

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