27 gennaio 2013

La letteratura religiosa del Duecento

 
Piccolo viaggio nella letteratura italiana
 
Secondo Giorgio Petrocchi, che fu uno dei più autorevoli studiosi dell'argomento, la letteratura religiosa è quella che maggiormente caratterizza il XIII secolo; io sono d'accordo anche se la eccessiva componente devozionale di questi scritti spesso ne annacqua il non indifferente valore artistico.
Per dare risalto al tema occorre considerare, sul piano storico, da una parte il grande slancio mistico di quella età e dall'altra le forti tensioni che nell'Italia di allora videro contrapporsi il potere temporale dei pontefici a quello imperiale, tensioni che all'inizio del secolo successivo porteranno alla “cattività avignonese”, cioè a quel discusso periodo che vide lo spostamento del soglio pontificio da Roma ad Avignone.
Sul piano più squisitamente letterario si può invece osservare, a mio personale giudizio, che la letteratura religiosa fu la prima a scendere per così dire 'dall'alto', operando il passaggio, sia per l'esigenza di farsi comprendere dai più, sia per una più sottile ricerca di intimità, dal latino alla lingua parlata, la quale venne fissata su carta anche per soddisfare un bisogno liturgico e recitativo. A differenza di molti scrittori cortesi, i religiosi del tempo avevano infatti meno incertezze sul piano culturale, non dovevano emanciparsi né emancipare alcuno, quindi usarono il volgare eminentemente per ragioni espressive, tanto è vero che nel curricolo dei maggiori di essi non mancarono pregevoli e talora fondamentali scritti in latino.
Nel 1198 era salito al trono pontificio Giovanni Lotario, papa Innocenzo III, il quale era anche uno scrittore impegnato ed autore del trattato morale “De contemptu mundi”, il disprezzo del mondo. Questi si distinse immediatamente come riformatore oltre che come teorico della superiorità del potere spirituale su quello temporale, innescando così per primo le tensioni di cui si è detto.
Nel 1202 era poi morto un personaggio davvero singolare, il monaco calabrese Gioacchino da Fiore, che si era messo in luce per alcuni scritti nei quali profetizzava la venuta della cosiddetta “Era dello Spirito Santo”, annunciata per il 1260. Ognuno può farsi un'opinione sul valore di queste idee, confutate anche nella “Summa Theologiae” di Tommaso d'Aquino, ma ciò che conta è che esse ebbero un’eco straordinaria per tutto il secolo, al punto che ancora agli inizi del Trecento Dante dedicò due versi al “calavrese abate Giovacchino, di spirito profetico dotato” (Paradiso, XII, vv. 140-141). Tensione mistica, dunque, contrapposta alla simonia ed allo svilimento delle istituzioni ecclesiastiche impegnate nello scontro con l’impero: ecco il XIII secolo.
È da questa tensione che nasceranno i movimenti ereticali ai quali la Chiesa cercherà di porre freno con l'istituzione degli ordini mendicanti, quello francescano e quello domenicano.
Al poverello di Assisi la nostra letteratura deve alcuni scritti devozionali ed il primo grande testo in volgare, il “Cantico di frate Sole”; ma i testi francescani successivi non gli sono da meno, sia che si considerino tre belle biografie sullo stesso Francesco (la prima e la seconda dovute a Tommaso da Celano, la terza, invece, la cosiddetta “Legenda maior”, redatta da San Bonaventura), sia che si valuti la produzione volgare che del santo maggiormente vorrà farsi erede: quella in particolare del francescano spirituale Iacopone da Todi, un notaio convertito, nonché poeta originale ed intenso, ma angosciato e quasi delirante. Quest'ultimo sarà però capace di lasciare il segno, attraverso novantatrè componimenti, su un intero genere letterario destinato a lunga vita, quello della 'lauda' (celeberrima sarà quella intitolata alla “Donna de Paradiso”). A Iacopone è anche attribuita la struggente e celebre preghiera “Stabat mater dolorosa”.
Per quel che riguarda i domenicani, ebbero anch'essi una loro letteratura ma, forse per il più marcato ruolo di custodi della dottrina di Cristo, ruolo che venne ad essi attribuito e raccomandato in chiave razionalista, e che si può essere tentati di contrapporre allo slancio mistico francescano, nel XIII secolo la loro produzione fu di minor pregio. Non mancarono però le vette: Iacopo da Varazze sarà infatti autore della “Legenda aurea”, considerata la più bella raccolta di vite dei santi di tutto il Medio Evo.
 
Antonio di Biase
 
Bibliografia:
  • Il sentimento religioso”, da pag. 102 a 130 de “La letteratura”, Vol 1, Baldi Giusso Razetti Zaccaria , Paravia, 2006 .
  • Storia della letteratura italiana” di E. Cecchi e N. Sapegno, Garzanti, 2001 (vol I dell'edizione per Corsera).
  • Francesco da Assisi, gli scritti e la leggenda – a cura di G. Petrocchi – Rusconi 1983 – collocazione B.III.6627 biblioteca di Varese.
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