26 dicembre 2012

Nota enciclopedica : vita e opere di Ovidio

Publio Ovidio Nasone (meglio noto come Ovidio, poeta latino il cui nome originale fu Publius Ovidius Naso), nasce a Sulmona (attualmente in provincia de L'Aquila) nel 43 a.C. L'appartenenza ad una prestigiosa famiglia gli consentì di compiere i migliori studi retorici a Roma, cosa questa che doveva metterlo in condizione di intraprendere la carriera forense o politica. Dopo il perfezionamento condotto in Grecia, Ovidio torna tuttavia nel centro dell'impero dove presto decide di dedicarsi totalmente all'arte poetica: entra nel circolo letterario di Messalla Corvino e frequenta i poeti legati a Mecenate, come Orazio e Properzio.
Nei primissimi anni del nuovo millennio raggiunge il culmine della fama con la sua opus magnum "Le metamorfosi", poema sulla leggenda del mondo; poi venne la tragedia che lo vide forse testimone scomodo di uno scandalo di corte coinvolgente le due Giulie, figlia e nipote di Augusto. Con la sola accusa di aver composto l' "Ars amatoria" (un'opera certamente lasciva, ma non ultima nella sua produzione), Ovidio nell'anno 8 d.C. viene esiliato in quello che allora era l'Estremo oriente, Tomi (corrispondende all'odierna Costanza, città rumena sul Mar Nero). Qui il poeta trascorre gli ultimi anni della sua vita, in mezzo a gente che non gradisce e componendo alcune opere minori dalle quali traspare la sua amarezza ed il rimpianto per Roma. A Tomi Ovidio muore nel 17 d.C., mentre i suoi versi ed i miti da lui raccontati hanno continuato a vivere nell'arte  e nella letteratura occidentale degli ultimi due millenni. Fabia, l'ultima delle sue tre mogli, gli sarà fedele anche nell'esilio.

Tra le opere che hanno caratterizzato il percorso dell'autore vanno ricordate: gli Amores, scritto giovanile che canta l'amata Corinna; le Heroides, lettere di eroine abbandonate; Medea, la sua tragedia andata perduta, ed  il Medicamina formae feminae, un compendio di cosmetica femminile. Il ciclo si chiude con i Remedia amoris, i rimedi d'amore. Incompleti sono invece rimasti, per via della condanna, i Fasti.

All'ultimo tratto della parabola ovidiana, quella dell'esilio rumeno, appartengono invece i Tristia, le Epistulae ex Ponto e poco altro.
 
Autore: A. di Biase
Fonte iconografica: www.spaziovidio.it
Fonte dei contenuti: 1) Nota biografica a "Le metamorfosi", Ovidio, BUR 2010 . 2) La voce "Publio Ovidio Nasone" in Enciclopedia Universale (Ediz. Sole 24 Ore), vol. XVII, 2006.

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