29 ottobre 2012

Suicidio in carcere di Paola Zorzi

SUICIDIO IN CARCERE
Una profonda testimonianza di Paola Zorzi di Biella



La notte del 27 settembre nella casa circondariale di Biella un detenuto di 51 anni si è tolto la vita. questo è avvenuto esattamente il giorno prima dell'inaugurazione a Torino della mostra “detenzioni.2012”. La soddisfazione nel vedere attraverso questa iniziativa (detenzioni.2012) tante persone, artisti, istituzioni coinvolte in problematiche legate alla condizione di persona detenuta ha lasciato ora il posto allo sgomento. Da un lato questi fatti evidenziano una consapevolezza già nota: l'assenza di una politica che da tempo, con il benestare moralistico e populista di una parte della società, ha scaricato sugli addetti ai servizi (e naturalmente sui detenuti!) il problema di gestire una popolazione carceraria superiore alle capacità ricettive. ma non solo, ha anche lasciato queste persone nell'impossibilità da un lato di farlo attraverso forme adeguate al sentire di cittadini contemporanei e dall'altro, tollerando in alcuni casi prepotenze altrimenti e oggettivamente ingiustificabili. Ancor più viva appare in questi casi, la consapevolezza e prova, se ancora ce ne fosse bisogno, dell'emergenza, drammaticità, troppo sovente sconfinante in tragedia, di questa condizione. Molte volte, in quanto operatori nel campo dell'arte contemporanea, ci è stato rimproverato di realizzare opere inquietanti. Forse andrebbe detto però “ben vengano!” se questa inquietudine potesse contribuire ad allontanare la tragedia. se un'opera come una ferita nera si imprimesse nella nostra mente e servisse a focalizzare la nostra attenzione su questi ed altri problemi. Il breve percorso intrapreso da me e riva nell'ambito di “detenzioni”, e che ha coinvolto alcuni detenuti della casa circondariale di Biella, è stato più che altro un tentativo di rompere con l'idea di isolamento mettendo in relazione interno ed esterno. interno in quanto ambiente carcerario, esterno in quanto cosiddetta libera società civile. Ci siamo resi conto di quanto, nonostante i molti passi avanti, questi due mondi siano ancora separati da un muro ancor prima culturale che materiale. Dal mio punto di vista, nonostante io non rinneghi il ruolo del libero arbitrio, penso che questo risulti di molto ridotto in determinate circostanze fino al limite estremo in cui tende a diventare del tutto irrilevante. “Non c'è nulla al buio che non ci sia anche alla luce”... e la sedicente luminosa, senza macchia, società libera, che sta fuori dalle carceri potrebbe essere solo una delle due facce di una stessa medaglia. La cronaca di questi e altri giorni ce lo confermano. Questa convinzione contribuisce ancor più alla sensazione di sgomento di fronte alla tragedia dei suicidi in carcere.



Paola Zorzi

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